1 Aprile 2025 Giudiziaria

Femminicidio Sara Campanella, procuratore D’Amato: “Attenzioni insistenti e reiterate nel tempo”

Durante la conferenza stampa tenutasi questa mattina presso la Procura di Messina, il Procuratore Capo Antonio D’Amato ha fornito alcuni dettagli che hanno portato all'identificazione e al fermo del presunto responsabile dell’omicidio di Sara Campanella.

“Siamo arrivati all’identificazione del presunto omicida – ha dichiarato D’Amato – fermo restando che vige il principio della presunzione di non colpevolezza e che si tratta di un provvedimento di fermo del tutto provvisorio, il quale deve ancora essere convalidato dal giudice per le indagini preliminari. A quest’ultimo abbiamo già richiesto l’emissione di un provvedimento restrittivo della libertà personale nel suo massimo rigore.” L’inchiesta ha portato alla raccolta di un quadro indiziario definito “grave” dagli inquirenti. “Grazie a una serie di elementi raccolti – ha proseguito il Procuratore – è stato possibile giungere all’identificazione del sospettato. Gli elementi in questione includono filmati degli impianti di videosorveglianza dell’università e delle aree esterne al Policlinico, dove la vittima e il presunto carnefice seguivano corsi di tecnico di laboratorio in biologia.” Determinanti sono stati anche i video registrati dagli impianti di sorveglianza di esercizi commerciali e privati lungo la pubblica via, in particolare su via Legarsi, luogo in cui si è consumato il tragico delitto. “Un ruolo chiave nell’inchiesta – ha aggiunto D’Amato – è stato svolto dalla collaborazione di numerosi testimoni oculari, molti dei quali amici e compagni di corso della vittima. Il loro contributo è stato fondamentale non solo per l’identificazione del presunto omicida, ma anche per la sua successiva individuazione.” “Gli studenti colleghi di corso della vittima – ha detto il procuratore di Messina Antonio D’Amato – hanno fornito un contributo essenziale per la ricostruzione dei fatti e l’identificazione del fermato, Stefano Argentino. Importanti – ha aggiunto – anche le immagini degli impianti di videosorveglianza pubblici e privati. Frequentava lo stesso corso della vittima – ha proseguito – ed emerge che c’erano state delle attenzioni di questo giovane anche in maniera insistente e reiterata nel tempo; tuttavia, non essendosi mai trasformate in qualcosa di minaccioso e morboso, non avevano destato una particolare preoccupazione nella vittima, che pure aveva condiviso con le compagne di corso il fastidio per queste attenzioni che si andavano ripetendo nel tempo, da circa un paio d’anni, da quando era iniziato il corso per tecnico di laboratorio biomedico, ma tali da non determinare una preoccupazione.”