1 Aprile 2025 Giudiziaria

L’IPOTESI DEL PM: Il presunto assassino di Sara Campanella, Stefano Argentino, è stato aiutato a fuggire

Il presunto assassino di Sara Campanella, Stefano Argentino, è stato aiutato a fuggire. Dopo averlo scovato nella notte a Noto, i carabinieri di Messina, coordinati dalla procura guidata da Antonio D’Amato, continuano a indagare, anche per capire le dinamiche della fuga del ragazzo. Chi lo ha aiutato a nascondersi? E perché. Argentino non era reperibile, non è stato trovato a casa a Messina e nemmeno nell’abitazione dei suoi genitori a Noto: solo in nottata è stato localizzato in un B&B della madre, nella città in provincia di Siracusa. Ma per arrivarci deve essere stato aiutato.

Con questa motivazione, almeno, la pm Alice Parialò motiva l’esigenza di una misura cautelare. “Può ritenersi sussistente il pericolo di fuga che giustifica l’adozione di un intervento precautelare immediato da parte del pubblico ministero. E ciò si desume dal fatto che Argentino si è agevolmente dato alla fuga nelle immediatezze dei fatti potendo contare sull’appoggio di soggetti terzi, in via di identificazione, per far perdere le proprie tracce”, si legge nel provvedimento di fermo firmato dalla pm della procura di Messina. Dopo avere accoltellato Sara, l’assassino si è allontanato velocemente.

Di certo lo studente ha aspettato la sua vittima dopo le lezioni e l’ha seguita, come dimostrano le immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza. Non è mai tornato nella sua casa di Messina, in via Natoli. Si è allontanato dalla città dello Stretto, presumibilmente, nello stesso pomeriggio: il luogo dove si sono svolti i fatti, ovvero il viale Gazzi, è una lunga strada in salita che porta direttamente in autostrada. Ha di certo percorso la Messina – Catania, per poi proseguire verso Siracusa e fermarsi a Noto. Lì è nato e lì risulta residente nella casa dei genitori, dove, però, non c’è neanche passato. I militari lo hanno, invece, scovato in un b&b di proprietà della madre.

Adesso le indagini puntano a individuare chi ha aiutato Argentino. Gli eventuali complici erano consapevoli di quello che era successo a Sara Campanella? Intanto il suo legale, Raffaele Leone, del foro di Siracusa, ha avuto un primo incontro interlocutorio con il presunto assassino. Per la giornata di mercoledì 2 aprile è previsto l’interrogatorio di garanzia del gip.

L'AGGUATO E LE TESTIMONIANZE DECISIVE.

Il 27enne Stefano Argentino avrebbe colpito ripetutamente Sara Campanella con una lama, dopo un breve battibecco, provocandole diversi tagli, uno dei quali al collo. Quello mortale.

E' morta cosi la 22enne universitaria, secondo l'accusa che ha raccolto diversi gravi indizi, ravvisando 'un solido quadro accusatorio' con il quale ha disposto il fermo del giovane.

E' drammatica la testimonianza di una donna che si trovava sul posto dell'agguato e che e’ stata raccolta nell'immediatezza. La donna racconta di aver sentito delle forti grida.

"Subito dopo vedevo nel marciapiede di fronte una ragazza... provenire dalla mia destra, intenta a fuggire velocemente in preda al panico, piangendo in posizione piegata, come in evidente stato di sofferenza, che si fermava sullo stesso marciapiede all'incirca all'altezza della fermata in cui mi trovavo continuando a chiedere aiuto gridando, mentre si accasciava per terra. Vedevo altresi che subito dopo la stessa veniva raggiunta da un ragazzo di anni 23 circa, con un'arma da taglio in mano, che non ho visto con precisione, in quanto dall'altra parte della carreggiata ho potuto solo vedere che deteneva una lama in una mano non ricordo. Questi raggiunta la ragazza che versava per terra ancora intenta a gridare per poco, date le sue condizioni, si allontanava subito dopo a piedi con la suddetta lama in mano correndo in direzione Messina centro, inseguito dal ragazzo che era con me alla suddetta fermata in attesa dell'autobus".

Gli uomini dell'arma trovano la ragazza riversa al suolo, priva di sensi e in una pozza di sangue.

"Basta...lasciami...basta", avrebbe urlato la ragazza al suo aggressore. Lo racconta un altro testimone, un ragazzo che aveva assistito alla scena per poi inseguirlo senza successo.

Significative le dichiarazioni rese da due amiche e colleghe della vittima, che affermavano che Sara Campanella "era stata vittima delle attenzioni moleste di un loro collega di corso - tale ARGENTINO Stefano - che con cadenza regolare importunava al vittima, proponendosi, chiedendole di uscire e di approfondire il loro rapporto, non fermandosi neppure innanzi al rifiuto dela ragazza".

Diverse registrazioni, files audio inviati direttamente dal ragazzo, proverebbero "un'autentica strategia molesta".

Le due ragazze hanno raccontato che quel pomeriggio dell'omicidio Stefano Argentino, "terminate le lezioni, aveva chiesto loro dove si trovasse la Sara e, accortosi che la stessa era rimasta indietro, si allontanava dal gruppo (evidentemente per cercare la ragazza). Successivamente sull'utenza dell'amica perveniva un messaggio whatsapp da parte di Sara del seguente tenore "dove siete che sono con il malato che mi segue"".

"Formidabile prova - scrive il pm Alice Parialò - di ciò e della responsabilità dell'Argentino si aveva dall'acquisizione ed esame dei video estrapolati dagli impianti di video sorveglianza del Policlinico, del bed and breakfast sito nei pressi del predetto nosocomio e del distributore di benzina (Q8) sempre limitrofo. Dall'analisi delle immagini si riscontra perfettamente quanto detto dalle amiche della vittima sentire a sommarie informazioni".

Dalle immagini si noterebbe l'Argentino appostarsi ed attendere fuori dal padiglione dove la ragazza aveva frequentato le lezioni; Stefano Argentino segue a distanza la ragazza per poi uscire dall'ingresso del Policlinico da solo e di corsa, imbocca le scalette adiacenti il beb il "Quadrifoglio" per poi tornare indietro e raggiungere la Campanella per mettersi a parlare con la stessa. Le successive immagini estrapolate dal rifornimento (ore 17,14), inquadrano i due ragazzi all'altezza del rifornimento Q8 (incrocio viale Gazzi, via consolare Valeria), che prima svaniscono dietro il gabbiotto, per poi ricomparire sul viale Gazzi. I due sembrano discutere e la Campanella si allontana in direzione mare; in questo frangente l'Argentino con uno scatto la raggiunge, afferrandola da dietro, la Campanella tenta di divincolarsi per poi essere nuovamente raggiunta e quindi, ragionevolmente, colpita. La Campanella riuscirà a percorrere pochi metri per poi accasciarsi nel luogo ove poco dopo verra' rinvenuta".

"L'analisi dei video non lascia alcun dubbio - scrive la Procura - circa l'esatta dinamica dei fatti. L'Argentino, fra l'altro, indossa lo stesso zaino scuro con vistosa scritta bianca cui aveva fatto riferimento il testimone oculare dei fatti che si era posto all'inseguimento dell'aggressore".