Giudiziaria / 8 Febbraio 2026

Episodio inquietante al processo per l'omicidio Mazzotti.

di Paolo Moretti - Prima il killer Demetrio Latella, che mentre esce dall’aula della Corte d’Assise punta il dito contro l’avvocato Fabio Repici e gli urla: «Con lei io non parlo». Ora il coimputato (e co-condannato) Giuseppe Calabrò, che nel suo memoriale consegnato ai giudici prima della camera di consiglio punta il dito sempre contro lo stesso legale dandogli del «mistificatore» e del «calunniatore». C’è un che di inquietante, nella sistematicità con cui uno degli avvocati di parte civile è stato preso di mira da chi, mercoledì in un’aula di giustizia, è stato ritenuto colpevole di aver rapito e accompagnato al suo terribile destino, per conto della ’ndrangheta, Cristina Mazzotti. Parole pesantissime, quelle riservate all’avvocato Fabio Repici, al quale - probabilmente - non è stato perdonato di aver avuto il senso civico di far riaprire l’indagine a carico dei presunti sequestratori della giovane studentessa, poi morta in prigionia. Parole alle quali, nell’ultima udienza poche ore prima della sentenza, ha replicato il collega, Ettore Zanoni, definendo la strategia di Calabrò e del suo legale come «veleno puro». Nel suo memorandum consegnato alla Corte d’Assise . . .