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MESSINA - “Gotha 3”, D’Amico: a capo di una loggia l’ex senatore Nania


Al processo sulla mafia barcellonese i legami tra mafia e massoneria. E’ l’ex senatore Pdl Domenico Nania (in foto) ad essere stato capo di una loggia massonica a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). A dirlo il collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico al “Gotha 3”, il processo contro la mafia barcellonese già concluso in primo grado con diverse condanne ai boss. D’Amico, nel corso della sua deposizione, ha descritto i rapporti tra m...
IL GIORNO DOPO LE CLAMOROSE DICHIARAZIONI IN AULA DEL PENTITO D'AMICO - Caso Nania, Sonia Alfano rivela: “Mio padre aveva capito tutto”




di Giuseppe Pipitone - Un Mister X al vertice di una loggia massonica occulta attiva tra la Sicilia e la Cala...
MESSINA. TUTTI I PARTICOLARI: Operazione DARK TRUCK 2. Scoperta maxi frode fiscale. Sequestri per oltre 9 milioni, due arresti (ANDREA CURRO' E MICHELE NIGRELLI) e sei indagati




Nella mattinata odierna, militari dei Nuclei di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo e di Messina, hanno eseguito due ordinanze di custodi...

 

LE CLAMOROSE DICHIARAZIONI DEL PENTITO D'AMICO CONTRO NANIA. IL SENATORE NEL 2012 PRESENTO' DUE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI A DIFESA DELL'AMMINISTRAZIONE GUIDATA DAL CUGINO E DELL''AFFAIRE PARCO COMMERCIALE' DI CATTAFI & C. RILEGGIAMOLE...



Sulle accuse di D’Amico ha prontamente replicato l’ex sen. del PDL Nania...
MESSINA: PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO DEL COLLETTIVO TEATRO PINELLI OCCUPATO CONTRO IL COMUNE, "CALPESTATA ANCORA UNA VOLTA L'ESPERIENZA DI AUTOGESTIONE"

Comunicato del 27 gennaio - Teatro Pinelli Occupato Questa mattina si è consumato l’ennesimo atto vile da parte del Comune e dell’amministrazione. Senza alcuna notifica formale, né presa di posizione ufficiale, è stato saldato il cancello di ingresso dell’ex-scuola Ugo Foscolo, nell’intento di calpestare ancora una volta l’esperienza di autogestione portata avanti dal Teatro Pinelli. Ribadiamo che l’apertura di questo spazio non vuole essere solo il tentativo di evidenziare...
Messina, pentito D'AMICO in aula: "L'ex vice presidente del Senato NANIA a capo di una loggia occulta". LE ACCUSE AL DICHIARANTE MAURIZIO MARCHETTA, "Era parte della nostra associazione, diciamo che era il nostro colletto bianco"



MANUELA MODICA - MESSINA - L'ex vice presidente del Senato, Domenico Nania, ai vertici di una loggia massonica occulta attiva in tutta la Sicilia e in tutta la Calabria. Tra i cui membri "politici, mafi...

IL VERDETTO – Consulta (giudici relatori di questo primo passaggio, il messinese Gaetano Silvestri e Giuseppe Frigo): “Quirinale contro pm è conflitto tra poteri dello Stato”

ROMA – La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato sollevato dal Quirinale contro la Procura di Palermo. La vicenda riguarda le conversazioni del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, intercettato indirettamente al telefono con l’ex ministro dell’Interno ed ex vicepresidente del Csm Nicola Mancino, sottoposto a sorveglianza dai pm siciliani nell’ambito dell’indagine sulla trattativa Stato-mafia. Su Mancino pende una richiesta di rinvio a giudizio per falsa testimonianza. La Consulta ha deciso anche di ridurre i tempi previsti per l’esame nel merito del ricorso sollevato dal capo dello Stato, che verrà affrontato la seconda settimana di novembre.

Giudici relatori di questo primo passaggio, Gaetano Silvestri e Giuseppe Frigo, entrambi di nomina parlamentare: il primo eletto su indicazione del centrosinistra, il secondo del centrodestra. Il giudizio sull’ammissibilità era dato per scontato, visto che oggi la Corte era chiamata a verificare se Quirinale e Procura sono poteri dello Stato. Via libera adesso all’esame nel merito, che avverrà prima del previsto, vista la delicatezza della materia.

“Non siamo sorpresi – commenta anche il procuratore di Palermo, Francesco Messineo -. La valutazione di ammissibilità è un passaggio processuale, serve a stabilire se ci sono i presupposti astratti del conflitto di attribuzione. Ma non ha nessuna incidenza su fondatezza dei contenuti, quindi sul ricorso”.

“Andiamo avanti nel nostro lavoro, nell’inchiesta e nel processo – aggiunge il pm Nino Di Matteo -. Siamo convinti di avere agito nel pieno rispetto della legge in vigore”. I pm di Palermo adesso dovranno stabilire se difendersi da soli, come pure è teoricamente possibile, o se nominare gli avvocati costituzionalisti, ammessi a patrocinare davanti alla Consulta, con i quali sono già stati presi contatti nelle scorse settimane. Al centro del ricorso presentato da Napolitano, la mancata distruzione delle telefonate registrate intercettando le conversazioni dell’ex ministro Mancino. Secondo l’avvocatura dello Stato, il comportamento dei pm di Palermo avrebbe leso le prerogative garantite al capo dello Stato dall’articolo 90 della Costituzione. La Procura di Palermo difende il proprio operato sostenendo che per procedere alla distruzione delle intercettazioni è necessaria, in base al Codice di procedura penale, un’apposita udienza davanti al gip.

“Ora la Corte Costituzionale potrà fare chiarezza sulla procedura da seguire” per la distruzione di intercettazioni indirette che coinvolgano il Capo dello Stato, commenta il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli. “Un’ordinanza di ammissibilità di un ricorso per conflitto di attribuzione è molto diversa da una decisione nel merito – aggiunge il leader del sindacato delle toghe -. Come ho già osservato in passato, credo l’intera vicebda debba essere ricondotta nei limiti di un problema procedurale, e non letta come un conflitto in altri sensi”.

“La stessa Procura di Palermo – sottolinea ancora Sabelli – ha rilevato che quelle intercettazioni sono penalmente irrilevanti, andrebbero comunque distrutte. Si discute se questo debba avvenire o meno dopo una Camera di Consiglio. Il tema della distruzione di intercettazioni è disciplinato dal Codice di procedura penale, in cui, però, non si parla delle intercettazioni indirette al Capo dello Stato”.


CONSULTA AMMETTE CONFLITTO TRA POTERI DELLO STATO. SONIA ALFANO (PRES. COMM. ANTIMAFIA EUROPEA): “DECISIONE SCONTATA. IL PROBLEMA E’ COSA POTREBBE VENIRE FUORI DALL’ACQUISIZIONE DELLE INTERCETTAZIONI”.

BRUXELLES, 19 SET – “Che il Capo dello Stato e la procura di Palermo siano entrambi poteri dello Stato è evidente. La decisione della Consulta era scontata. Quello che bisogna sottolineare è che Giorgio Napolitano, con la sua azione, ha messo in grave difficoltà la Corte Costituzionale. Non ha fatto lo stesso quando Bertolaso dichiarò apertamente che un quotidiano nazionale possedeva il contenuto di sue conversazioni con lo stesso Napolitano. Allora il Presidente non si allarmò: forse perché non aveva detto nulla di compromettente. Il problema quindi non è la decisione di oggi, che non può avere alcuna incidenza rispetto al ricorso, ma quello che potrebbe venire fuori se nell’ambito dei processi palermitani (processo Mori o trattativa) dovessero essere acquisite le intercettazioni di Mancino con Napolitano. Che la procura di Palermo abbia operato legalmente è fuor di dubbio: ha intercettato un cittadino, Nicola Mancino, per il quale è già stato chiesto il rinvio a giudizio. Se questi conversava con il Capo dello Stato per chiedere di intercedere al fine di evitargli un confronto ‘pericoloso’, il problema non è della procura. Piuttosto Napolitano non avrebbe dovuto scrivere al procuratore generale della Cassazione per chiedere un coordinamento tra procure, visto che la Costituzione assegna al Capo dello Stato il ruolo di Presidente del CSM ma nessun potere di intervento sull’esercizio della giurisdizione. Avrebbe dovuto semplicemente dire a Mancino di affrontare la giustizia con serenità, e non cercare di intervenire in suo soccorso, come pare abbia fatto, anche per il tramite del suo consigliere giuridico”. Sonia Alfano (Presidente della Commissione Antimafia Europea) commenta così la decisione della Corte Costituzionale di ammettere il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sollevato dal Quirinale contro la Procura di Palermo.

MESSINA: Morte bimbo di sette mesi, dieci medici indagati. A stroncare il piccolo un’invaginazione intestinale che non sarebbe stata diagnosticata in tempo

Sono dieci i medici indagati per la morte del piccolo Riccardo Alberto Caramella avvenuta il 23 agosto del 2010 al Policlinico. Il sostituto procuratore Anna Maria Arena, a chiusura delle indagini, ha inviato i relativi avvisi ad otto medici del reparto di Neonatologia dell’ospedale Piemonte ed a due di Chirurgia Pediatrica del Policlinico. Il reato ipotizzato per tutti è di omicidio colposo. Il bambino, figlio di un impiegato e di una casalinga, aveva solo sette mesi quando morì dopo un calvario durato alcuni giorni. Fatale si rivelò, secondo quanto accertato dall’autopsia, una invaginazione intestinale. Il piccolo sarebbe stato sottoposto ad un clisma opaco che avrebbe provocato la rottura dell’intestino. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti Riccardo Alberto è giunto al Piemonte, su consiglio del pediatra di famiglia, con la pancia molto gonfia. I medici gli hanno diagnosticato un’infezione virale ma dopo 4 giorni, a seguito di un’ecografia, i sanitari si sono accorti della presenza di una occlusione intestinale. Il bambino, dopo l’applicazione di un sondino, è stato trasferito al Policlinico. Qui i sanitari hanno deciso subito di operarlo ma quando tutto era pronto per l’intervento chirurgico il piccolo è morto nonostante i disperati tentativi di rianimarlo. I genitori presentarono una denuncia alla Polizia chiedendo che venisse fatta luce sull’operato dei medici, dieci dei quali ora sono stati iscritti sul registro degli indagati.

CSM: Aperta pratica su pg Messina FRANCO CASSATA. Rischia trasferimento per incompatibilità con il figlio Nello che nella stessa città esercita la professione di avvocato

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Roma, 19 set. – (Adnkronos) – La prima commissione del Consiglio superiore della magistratura ha aperto una pratica sul procuratore generale di Messina, Franco Cassata, per presunta incompatibilita’ parentale: il figlio e’ infatti avvocato nel foro della stessa citta’ e, per quanto civilista, avrebbe avuto incarichi anche in procedimenti penali. I consiglieri della Commissione hanno sentito ieri lo stesso Cassata che avrebbe pero’ assicurato che quegli incarichi al figlio sarebbero stati immediatamente revocati. A carico del Pg messinese, che rischia il trasferimento, penderebbero anche altri fascicoli che la commissione, rinnovata nella sua composizione, non ha avuto ancora modo di esaminare.

ON. SONIA ALFANO: Una pratica del Csm sul pg di Messina Antonio Franco Cassata
La notizia è di oggi: il Csm ha avviato un procedimento per incompatibilità ambientale sul procuratore generale di Messina, dott. Antonio Franco Cassata. Ecco come lo annuncia l’AdnKronos: Csm: aperta pratica su pg Messina Cassata, rischia trasferimento. Roma, 19 set. – (Adnkronos) – La prima commissione del Consiglio superiore della magistratura ha aperto una pratica sul procuratore generale di Messina, Franco Cassata, per presunta incompatibilita’ parentale: il figlio e’ infatti avvocato nel foro della stessa citta’ e, per quanto civilista, avrebbe avuto incarichi anche in procedimenti penali. I consiglieri della Commissione hanno sentito ieri lo stesso Cassata che avrebbe pero’ assicurato che quegli incarichi al figlio sarebbero stati immediatamente revocati. A carico del Pg messinese, che rischia il trasferimento, penderebbero anche altri fascicoli che la commissione, rinnovata nella sua composizione, non ha avuto ancora modo di esaminare. In realtà, molti ricorderanno quanto scrissi alcuni mesi fa: “E’ notizia dei giorni scorsi che il figlio del dott. Cassata, l’avv. Nello Cassata, è indagato dalla Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto (organo requirente sottoposto al controllo del Procuratore generale di Messina Cassata) per associazione a delinquere finalizzata alla truffa assicurativa. Si può ritenere il dott. Antonio Franco Cassata compatibile con l’ambiente nel quale esercita, essendo il figlio indagato dagli uffici a lui sottoposti? Pare che il Csm ritenga di sì…”. Ecco, mi viene da pensare che il procedimento per il trasferimento d’ufficio di Cassata sia stato avviato proprio perché il suo ruolo di Procuratore generale crea necessariamente una posizione di imbarazzo e di difficoltà istituzionale ai pubblici ministeri che dovranno avviare il processo a carico dell’avv. Nello Cassata. Con il trasferimento (o il pensionamento di Cassata) magari i cittadini barcellonesi onesti avranno la fortuna di vedere tornare nella loro città le agenzie assicurative, visto che, da quando Barcellona Pozzo di Gotto era divenuta la capitale mondiale della infortunistica stradale, seppure solo quanto ai risarcimenti, perfino i colossi assicurativi erano stati costretti a chiudere i battenti nella città del Longano.

LA TRATTATIVA MAFIA-STATO, LA CLAMOROSA RIVELAZIONE DELLA GDS: POTREBBE ESSERE SENTITO L’AVVOCATO ROSARIO CATTAFI! C’E’ UN ESPOSTO ANONIMO. IERI VERTICE INTERFORZE IN PROCURA

CATTAFI Rosario Pio

POTREBBE ESSERCI UN NUOVO ‘TESTE’ IMPORTANTE NELL’INCHIESTA PALERMITANA SULLA TRATTATIVA STATO-MAFIA, CHE POTREBBE FORNIRE UNA SERIE DI ELEMENTI PROBABILMENTE INEDITI E CLAMOROSI SU ALCUNI PASSAGGI ISTITUZIONALI E ‘COPERT’, CONSUMATI ANCHE ALL’INTERNO DELLE CARCERI ITALIANE NEGLI ANNI ’90. E SI TRATTA DELL’AVVOCATO BARCELLONESE ROSARIO PIO CATTAFI (NELLA FOTO), ARRESTATO DUE MESI FA NELL’AMBITO DELL’OPERAZIONE GOTHA 3, L’ENNESIMO COLPO ALLA FAMIGLIA BARCELLONESE DELLA DISTRETTUALE PELORITANA. CATTAFI DAL CANTO SUO HA SEMPRE RACCONTATO ANCHE DAVANTI AI MAGISTRATI DI ESSERE VITTIMA DI UNA VERA E PROPRIA MACCHINAZIONE PER AVERE RIFIUTATO DI FAR PARTE DI UN PROGETTO POLITICO CHE AVREBBE DOVUTO ‘RIVOLUZIONARE’ BARCELLONA POZZO DI GOTTO. L’AVVOCATO CATTAFI POTREBBE RACCONTARE UNA SERIE DI CIRCOSTANZE CHE LO AVREBBERO VISTO PROTAGONISTA IN PRIMA PERSONA NEI PRIMI ANNI ’90, ANCHE QUANDO ERA DETENUTO PER LA VICENDA DELL’AUTOPARCO DI MILANO. IN QUESTI GIORNI L’ATTIVITA’ DEGLI INVESTIGATORI PELORITANI E’ INCENTRATA ANCHE SU UN ALTRO FATTO, E PROPRIO IERI IN PROCURA SI SAREBBE TENUTO UN VERTICE INTERFORZE NELL’UFFICIO DEL PROCURATORE CAPO LO FORTE, AL PRIMO PIANO DI PALAZZO PIACENTINI. A QUANTO PARE SI STANNO SVOLGENDO ALCUNI ACCERTAMENTI INVESTIGATIVI SU UN ESPOSTO ANONIMO CHE NEL MESE DI GIUGNO E’ STATO INVIATO OLTRE CHE AD UNA SERIE DI PROCURE, TRA CUI QUELLE DI MESSINA E CALTANISSETTA, E AL PRURATORE NAZIONALE ANTIMAFIA PIERRO GRASSO, ANCHE ALLO STESSO AVVOCATO CATTAFI, CHE DAL CANTO SUO QUALCHE GIORNO PRIMA DI ESSERE ARRESTATO NELL’AMBITO DELLA GOTHA 3, LO AVREBBE CONSEGNATO AL COMMISSARIATO DI POLIZIA DI BARCELLONA. IN QUESTO ESPOSTO CI SAREBBE UNA SERIE DI RIFERIMENTI PRECISI A FATTI DELLA NOSTRA STORIA ITALIANA PIU’ BUIA, PARTENDO ADDIRITTURA DAL GOLPE BORGHESE PER PASSARE ALLE STRAGI, ALLA LATITANZA DEL BOSS ETNEO NITTO SANTAPAOLA, AD ALCUNI MAGISTRATI ED INVESTIGATORI, MA ANCHE A DUE OMICIDI: QUELLO DI BEPPE ALFANO, IL CRONISTA TRUCIDATO DALLA MAFIA NEL GENNAIO DEL 1993 A BARCELLONA POZZO DI GOTTO, E DELL’INGEGNERE ANTONINO MAZZA, AMMAZZATO SEI MESI DOPO ALFANO, LA NOTTE DEL 30 LUGLIO 1993, POCO PRIMA DELLA MEZZANOTTE, NELLA SUA VILLETTA DI CONTRADA S. BIAGIO, A GIAMMORO. UN OMICIDIO MAI CHIARITO. MAZZA ERA IN QUEL PERIODO L’EDITORE DI TELENEWS, LA TV PRIVATA DOVE ALFANO TRASMETTEVA I SUOI SERVIZI GIORNALISTICI, E SPESSO I DUE COMPARIVONO ASSIEME IN VIDEO. NELL’ESPOSTO PERO’ CI SONO TANTI ALTRI PASSAGGI CHE RIGUARDONO ALTRI ARGOMENTI SPECIFICI SULLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA BARCELLONESE E ALCUNI AVVOCATI DIFENSORI, E ANCHE I NUOVI COLLABORATORI DI GIUSTIZIA. C’E’ ANCHE UN RIFERIMENTO PRECISO AL PROCURATORE AGGIUNTO DI PALERMO ANTONIO INGROIA, UNO DEI MAGISTRATI CHE STA CONDUCENDO L’INCHIESTA SULLA TRATTATIVA. NUCCIO ANSELMO – GAZZETTA DEL SUD DEL 19-09-12

Esami falsi Unical, indagati altri 70 studenti. Altri settanta studenti sono indagati nel prosieguo dell’inchiesta sui falsi esami alla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università della Calabria. Si tratta del secondo filone d’inchiesta

Altri settanta studenti sono indagati nel prosieguo dell’inchiesta sui falsi esami alla facoltà di Lettere e filosofia dell’Università della Calabria. Si tratta del secondo filone d’inchiesta condotta dal sostituto procuratore della Repubblica, Antonio Tridico, che ieri ha emesso l’avviso di conclusione d’indagine nei confronti di altre 75 persone tra studenti, un tutor e personale amministrativo della facoltà, accusate, a vario titolo, di falso e introduzione abusiva nel sistema informatico dell’Ateneo. Dalle indagini compiute dalla Procura di Cosenza stanno emergendo numerose modalità con le quali si riusciva ad ottenere il conseguimento dei falsi esami. Tutti però hanno un unico comune denominatore: i falsi esami venivano compiuti 2-3 mesi prima della sessione in laurea in modo da ridurre al minimo la possibilità di venire scoperti. Agli atti dell’inchiesta ci sono oltre 20 mila atti attraverso i quali sono state ricostruite le modalità con le quali gli studenti riuscivano ad attribuirsi gli esami pur non avendoli mai sostenuti. La Procura ha effettuato anche numerose consulenze grafologiche. L’inchiesta ha avuto inizio dopo la denuncia del preside della facoltà di lettere e filosofia, Raffaele Perrelli, che nel corso di una seduta di laurea non riconobbe come sua la firma apposta in uno degli statini inseriti nel fascicolo di un candidato. La Procura di Cosenza ha poi in corso una ulteriore inchiesta che riguarda altre sette facoltà dell’Università della Calabria. Nel luglio scorso sono stati acquisiti gli atti relativi alle lauree conseguite in queste facoltà dal 2008 al 2011.

Ente porto Messina: Bruno Manfrè commissario. Il Governo siciliano ha deciso di nominare l’attuale dirigente comunale alla Protezione civile al posto di Rosario Madaudo (il mandato era scaduto a giugno)

A Manfrè tocca, dunque, la gestione temporanea (l’incarico è subordinato alla nomina del nuovo commissario straordinario) di uno di quegli Enti inutili della Regione siciliana, della cui soppressione si è discusso a lungo senza, però, che alle parole e agli impegni seguissero mai i fatti. Eppure, sembra un paradosso ma in questo momento la nomina di Manfrè costituisce un atto di grande rilevanza, perché consente di sbloccare l’iter di una gara d’a p p a lto dalla quale dipende la demolizione di uno degli “ecomostri” della Zona falcata.

MESSINA: Croce rimette in sella Ferlisi. Il comandante della polizia municipale tornerà il primo ottobre. Riprende il posto che temporaneamente l’ex sindaco Buzzanca aveva affidato al comandante in seconda Crisafulli

Già pochi minuti dopo l’insediamento di Croce a Palazzo Zanca, Ferlisi aveva consegnato al commissario la lettera con cui esprimeva il desiderio di tornare al comando della polizia municipale, lasciato pochi mesi fa ufficialmente per “urgenti motivi personali”, in realtà per un’acclarata incompatibilità con il sindaco Buzzanca, col quale i rapporti si erano ampiamente incrinati per diverse ragioni. Dimessosi Buzzanca, Ferlisi, che nel frattempo era stato trasferito all’Avvocatura comunale, ha subito chiesto di tornare al suo posto, ad oggi occupato dal dirigente vicario Marco Crisafulli. Il contratto di quest’ultimo, però, scadrà il 30 settembre, quando Crisafulli tornerà commissario capo lasciando vacante l’unica poltrona dirigenziale oltre quella di Ferlisi. Il quale, dunque, dal 1. ottobre tornerà comandante, mantenendo per un mese anche l’incarico a interim di dirigente dell’Avvocatura. In questi giorni Croce sceglierà se avvalersi o meno di consulenti che lo collaborino in questa fase delicata. Secondo indiscrezioni dovrebbe accompagnarsi a due figure, due esperti a cui delegare, nel primo caso, il settore dei rifiuti e delle emergenze cittadine – si fa sempre più forte il nome di Nino Dalmazio, che proprio Croce scelse per guidare MessinAmbiente in amministrazione giudiziaria.

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Il treno del ferro


Voci nel fango