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MUSICA: E' MORTO SALVATORE TRIMARCHI. SCRISSE 'IN FONDO AL VIALE'
Si è spento all’età di 67 anni lo storico cantautore siciliano Salvatore Trimarchi. Nato a Monforte San Giorgio nel 1947, ha vissuto a Venetico, sempre in provincia di Messina. Tra le tante canzoni da lui composte moltissimi ricorderanno una delle più famose “Vola”, con la quale omaggia la squadra del Messina, “In fondo al Viale”, “Jo Spirito Libero”. All’età di 18 anni, fondò a Messina “Gli AntiSociali” e due anni dopo, lasciò la Sicilia per trasferirsi a Roma, alla...
Operazione antimafia della DIA, confisca beni per 50 miliardi al re dell'eolico GIUSEPPE SCINARDO. E' considerato l'uomo di fiducia del capomafia di MISTRETTA SEBASTIANO RAMPULLA

Altra grande confisca per la famiglia Scinardo. La Dia di Catania e di Messina ha confiscato beni per una valore di 50 milioni di euro a Giuseppe Scinardo, alla moglie Annina Briga e alla figlia Carmela Scinardo....
MESSINA: Lesioni a paziente, medici a giudizio
La mattina dell’8 marzo 2012 mentre mi trovavo in bagno ho visto uscire feci dalla vagina e mi sono conseguentemente fatta accompagnare d’urgenza in ospedale, dove all’esito di un’ecografia e di una risonanza magnetica, è emersa una perforazione dell’intestino ed il prolasso del sigma della vagina». È solo una tappa del calvario che una donna di 54 anni ha dovuto sopportare per mesi da quando le fu diagnosticato un fibroma all’utero nel gennaio del 2012, e da lì i medici decisero...

Resoconto della giornata dell’11 febbraio in memoria di Attilio Manca: Racconterò a mia figlia

Racconterò a mia figlia che ho disertato gli impegni familiari per poter essere presente a questo anniversario; ma un giorno spero anche di riuscire a trasmetterle le cose importanti che la giornata di oggi mi ha regalato.

Con gli amici dell’associazione Cittadinanza per la Magistratura sono venuta a conoscenza dell’evento organizzato dalla famiglia Manca di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) per ricordare il loro familiare Attilio, morto in circostanze quantomeno singolari. Molti ormai sanno che il medico ”accusato” di essersi suicidato con un’overdose di eroina lascia alle sue spalle forti dubbi sulla veridicità di questa ipotesi, anche se i magistrati che si sono occupati della vicenda hanno ripetutamente tentato di chiudere il caso assegnandovi questo epilogo, cui la famiglia da anni si ribella con grande sobrietà ma altrettanta fermezza. Si pensa invece che il livello di eccellenza raggiunto in medicina e in particolare nella pratica chirurgica – in una tecnica in particolare, di cui era pioniere – lo abbia portato a sua insaputa ad intervenire su un paziente che si sarebbe poi rivelato il superlatitante Bernardo Provenzano. Intervento che un giorno gli sarebbe stato fatale. Ma non voglio aggiungere dettagli, per timore di commettere errori su una vicenda già tanto soggetta a occultamenti, mistificazioni e voluta confusione.

Leggere la storia incredibile di questo giovane brillante medico è una cosa; accedere a quella che era la sua casa ed entrare in contatto con la sua vita e la sua famiglia, tutta un’altra cosa. Dunque dicevo: essere accolti nella casa di Attilio. Il calore e l’affettuosità che traspaiono dai visi e dalle parole della mamma Angela, del papà Gioacchino e del fratello Gianluca sono indescrivibili. Il desco familiare oggi si è allargato agli amici a loro vicini nella lotta, includendo casualmente anche me, che mi sono trovata lì semplicemente per un gesto concreto di solidarietà, pur conoscendo così poco della loro storia. Rinchiudermi nel silenzio è stato solo un istinto dettato dal rispetto e da un profondo turbamento; eppure fra gli scambi e le testimonianze dei commensali, a tutti è stato chiaro che in quel momento in mezzo a noi c’era – mi imbarazza chiamarlo per nome – Attilio.

Come potrei spiegare a mia figlia cosa si prova a stare a tavola con i familiari del Dott. Manca; e insieme ai coniugi Agostino privati del loro figlio, coraggioso agente di polizia, il cui assassinio ha, analogamente, dato vita a indagini con moltissime zone d’ombra? Come spiegare il silenzio dolente di Brizio Montinaro, fratello del caposcorta morto insieme al giudice Falcone, chiuso nella sua tragedia e per giunta travolto negli affetti familiari? Ci sono parecchie cose che dovrò spiegare a mia figlia: sarò orgogliosa di farlo per le persone di alto valore che sto conoscendo in questi giorni – ma sarò piena di vergogna per la consapevolezza che le più grandi verità nel nostro paese vengono sempre calpestate senza scrupolo alcuno per la vita e la dignità dei vivi e dei morti. Infatti, al pari di moltissimi (si diceva il 70%) dei familiari delle vittime di mafia, i familiari di Attilio – che a dire dagli esiti processuali non sono ancora considerati tali – combattono per quel binomio di verità e giustizia tanto invocato quanto ostacolato da poteri ostinatamente ”grigi”, ostinatamente anonimi. La metafora del grigio è del Sindaco di Barcellona, Maria Teresa Collica, che esordisce nel suo intervento confutando oggi la definizione della sua città come la Corleone del Terzo Millennio.

Tuttavia, prima di proseguire sul convegno, è necessario fare un passo indietro per dare conto della messa di Don Ciotti. Partendo da un brano dell’Esodo in cui Mosé fa scaturire l’acqua dalla roccia, il sacerdote sottolinea che la sete di oggi è sete non di acqua, bensì sete di vita, di senso, di valori; ma di più: questa sete va addirittura ricercata, fortemente sollecitata, in modo che diventi sempre più grande, in un deserto come quello in cui spesso ci troviamo; e in una giornata come quella di oggi, che si è aperta con le annunciate ”dimissioni” del Pontefice. L’altro concetto sul quale si focalizza la celebrazione è che il significato di Resurrezione in questo caso non è tanto riportare in vita i cari che ci mancano, quanto perseguire la verità e ricercare la giustizia. Qualcuno dei miei amici dell’associazione la definirebbe ”memoria viva”.

Le conversazioni avviate nel salotto della famiglia Manca sono proseguite quasi senza soluzione di continuità con gli interventi del convegno, sulla cui locandina è riportato un logo che ricorda l’impronta di una mano – impronta di un parente della famiglia che non avrebbe dovuto trovarsi nel bagno di quella che era allora l’abitazione del medico a Viterbo. È lo stesso fratello Gianluca a definirla ”tragedia nella tragedia”: una persona cresciuta insieme alla famiglia, una persona di famiglia, che aveva sempre avuto accesso alla loro casa – diventata all’improvviso oggetto di giustificati, terribili sospetti.

L’appello pieno di forza e di dignità del fratello Gianluca, avvocato, giunge alla fine di un’intensa sequenza di interventi intervallati da alcune performance musicali e teatrali e introdotta da un video che ritrae il giovane medico in vari momenti della sua vita. L’organizzatore del convegno, Umberto Di Maggio dell’Associazione Libera, modera l’incontro con grande agilità e sobrietà, accennando fra l’altro alla questione dei beni confiscati alla mafia, e non senza momenti di commozione – come quello in cui hanno parlato i coniugi Agostino, o di grande lucidità di analisi, come quella dello scrittore Luciano Mirone. Personalmente sono totalmente d’accordo col signor Agostino quando asserisce di essere alla ricerca della verità non solo per sé, ma per tutti: diventare consapevoli di questa realtà renderà noi, persone comuni, cittadini migliori. L’avvocato Fabio Repici, difensore della famiglia e di numerosi familiari di vittime di mafia, traccia un panorama disincantato della ”(in)giustizia” sul caso Manca, non trascurando l’aspetto umano dello stesso; se spesso non sembra possibile essere ottimisti, bisogna però restare fiduciosi – questo il messaggio che traspare.

Un’osservazione a parte per Brizio Montinaro: il senso della misura; la fatica del rompere il silenzio su un terribile dolore cui si è aggiunto altro dolore: la presa di distanza dalla vedova di suo fratello minore e lo strazio di non vedere i nipoti da tanti anni. Ma anche, l’amicizia con Gianluca Manca; il desiderio di tenersi vicini, stretti; la volontà di testimonianza. Infine l’appello, ancora una volta, alla definizione di quella verità processuale che almeno per lui, in gran parte è giunta a buon fine.

Il moderatore, tracciando come il Sindaco un appello alla libertà ma anche alla responsabilità, ha concluso l’incontro con la frase ”Li sconfiggeremo di più con il coraggio, ovvero con l’amore e con l’amore per la nostra terra.” Io invece concludo richiamando le sue parole riguardo quella sistematica distorsione della realtà che accomuna le mafie e le dittature.

Ripensando all’amore solidale nei confronti della famiglia cui ho assistito oggi; alle lacrime dell’attore Vincenzo Crivello nell’interpretare alcuni passi del libro ”Le Vene Violate” – scritto da un altrettanto infuocato Luciano Armeli Iapichino; ripensando alla discrezione dei musicisti e alla delicata magia che hanno saputo creare; rivivendo l’emozione del fratello Gianluca e di chi come me non ha saputo contrastarne l’intensità, posso solo dire che vale la pena per tutti noi scendere a combattere contro tutte le mafie e tutte le dittature. di Simonetta Genova – 12 febbraio 2013

Info: attiliomanca.it

Eseguita l’autopsia sul corpo del tenente Felice Stringile. La verità sul decesso verrà fuori tra 30 giorni

Nella giornata di ieri è stata eseguita l’autopsia sul corpo del tenente Felice Stringile, il 26 ufficiale della Guardia di Finanza trovato morto ad Aversa nel proprio alloggio di servizio all’interno della caserma, ubicata in via Lenin. Secondo una prima ricostruzione, sul corpo non sarebbero stati trovati segni di violenza, e sarebbero state rinvenute all’interno della stanza alcune macchie di vomito. L’autopsia, secondo indiscrezioni, avrebbe confermato come causa della morte un arresto cardiocircolatorio. L’esame disposto dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, verrà reso noto tra circa trenta giorni. Sara dunque il rapporto finale del medico a stabilire le cause che hanno provocato la morte del giovane ufficiale, fino allo scorso luglio operativo presso il distaccamento delle Guardia di Finanza di Barcellona Pozzo di Gotto, località in provincia di Messina. I familiari pretendono di sapere nel dettaglio quanto accaduto e, soprattutto, se ci sono state eventuali responsabilità di altre persone. Una famiglia ancora sotto choc e incredula per l’accaduto e proprio per sapere la verità si è rivolta ai Carabinieri. http://www.strettoweb.com/2013/02/eseguita-lautopsia-sul-corpo-del-tenente-felice-stringile-la-verita-sul-decesso-verra-fuori-tra-30-giorni/63141/

PONTE SULLO STRETTO: Una proroga per l’accordo con Eurolink. La richiesta di sei deputati dell’Ars

Una proroga di 90 giorni per permettere la sottoscrizione dell’atto aggiuntivo al contratto vigente tra la concessionaria Stretto di Messina S.p.A. e il Contraente Generale Eurolink.

E’ la richiesta dei deputati regionali Nino Germanà, Santino Formica, Nello Musumeci, Totò Cordaro, Giovanni Di Mauro e Bernadette Grasso, indirizzata al presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti, al presidente del Pdl, Silvio Berlusconi ed ai Governatori delle due regioni interessate, il siciliano Rosario Crocetta ed il calabrese Giuseppe Scopelliti.

“il Decreto legge per lo Sviluppo – dichiara il deputato messinese Germanà – tra le misure per il settore delle infrastrutture, ha recepito, senza modifiche sostanziali, le norme relative al Ponte sullo Stretto di Messina mediante il quale l’Autorità di Governo, ha deciso di prorogare, per un periodo complessivo di circa 2 anni, i termini per l’approvazione del Progetto definitivo del Ponte sullo Stretto, al fine di verificarne la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità. E’ stato inoltre esplicitato – continua Germanà – che la nuova procedura dovrà essere accettata dal Contraente Generale, ovvero l’Eurolink, tramite la sottoscrizione di un atto aggiuntivo al contratto vigente entro il termine perentorio del 1 marzo 2013, pena la caducazione di tutti gli atti che regolano i rapporti di concessione, nonché delle convenzioni e di ogni altro rapporto contrattuale stipulato. Il 1 marzo è ormai alle porte e ad oggi non ve n’è traccia, ed è quindi evidente che l’atto aggiuntivo al contratto vigente, non vedrà mai la luce entro tale data fissata quale termine ultimo. In considerazione di ciò abbiamo ritenuto indispensabile intraprendere un’azione improcrastinabile ed urgentissima al fine di concedere una proroga non tanto per la sua stipulazione, ma per prevedere degli aggiustamenti e/o delle modifiche alla clausola di caducazione automatica, poiché in caso contrario verrebbe sancita la fine di un’opera strategica sia dal punto di vista multisettoriale, che da quello multifunzionale, rinunciando definitivamente alle grandi opportunità che si aprirebbero per l’intera area dello Stretto, rappresentando un volano di crescita economica e sociale”.

I deputati siciliani che hanno apposto la loro firma si riconoscono quali “paladini della più grande opera infrastrutturale della storia d’Italia” e sono concordi nel definire il Ponte sullo Stretto di Messina “una delle priorità del riscatto del Sud poiché servirà ad attrarre notevoli flussi turistici, a continuare l’alta velocità da Salerno fino alla Sicilia, ed anche per la logica dell’intermodalità dei trasporti che la realizzazione dell’opera comporterà. Una rete moderna – concludono all’unisono i deputati regionali firmatari – ed efficiente di infrastrutture, di linee ferroviarie ad alta velocità, di più vie del mare, di porti adeguatamente ristrutturati, di aeroporti più dinamici, per abbassare gli attuali costi di trasporto dando maggiore competitività al Sud che diventerebbe la vera cerniera tra l’Europa e le altre economie emergenti, un collante tra due realtà che avranno nei prossimi decenni un ruolo strategico nell’economia mondiale”.

Barcellona Pozzo di Gotto, ricordato l’urologo: Attilio Manca, nove anni dopo

E’ stato ricordato ieri l’urologo barcellonese Attilio Manca, giovane e stimato medico di 34 anni, trovato morto a Viterbo il 12 febbraio 2004, in un contesto che a distanza di anni la Magistratura non è riuscita ancora a fare emergere tutta la verità. Attilio è stato ricordato dai familiari, dagli amici e dall’Associazione Nazionale Amici Attilio Manca. Un incontro-dibattito altamente partecipato andato in scena presso l’Oratorio Salesiano di Barcellona Pozzo di Gotto, località in provincia di Messina. La manifestazione è stata preceduta da una messa commemorativa presso il Duomo di Santa Maria Assunta. Alla manifestazione hanno partecipato diverse Istituzioni, a partire dal sindaco Maria Teresa Collica e dall’Assessore Raffaella Campo. Importanti anche le presenza di Fabio Repici, legale della famiglia Manca, di Brizio Montinaro, fratello di Antonio componente della scorta di Giovanni Falcone ucciso nella strage Immagine 1607di Capaci, di Luciano Mirone, giornalista-scrittore, di Luciano Armeli Iapichino, autore del libro “Le vene violate” e Gianluca Manca , fratello di Attilio. Durante la manifestazione, grazie alla collaborazione degli attori Vincenzo Crivello e Annalisa Insardà, del regista Emanuel Giliberti, dei colleghi Giuseppe Pollicina, Luigi Alioto, Giuseppe Cardullo e Ivan Bertolami, ed ai musicisti Antonio Vasta, Giovanni Perdichizzi e Pasqualino Conti, è Immagine 1603stato reso omaggio alla figura di Attilio con recite, canti, proiezioni video e letture di poesie. Sono passati ormai nove anni ma Attilio è ancora in mezzo alla gente che lo ha amato. Il suo ricordo li accompagna sempre. La sua tragica ed improvvisa scomparsa è stata un’enorme perdita non solo per la famiglia ma anche per tutto il mondo della Sanità. Con lui, cosi come ribadito più volte durante la manifestazione, se ne andata una persona straordinaria eccezionale, un punto di riferimento. Il suo lavoro ed il suo esempio sono rimasti e si ritrovano sempre nei valori che ha trasmesso alle persone a lui care, valori che la famiglia continua a difende e li porta avanti con decisione.

Tratto da: strettoweb.com

‘Ndrangheta, morto il boss Iaria

E’ morto stamattina all’ospedale di Asti, dove era piantonato da alcuni giorni per problemi cardiaci, il boss della ‘ndrangheta torinese Giovanni Iaria, 65 anni. Era in carcere, ad Asti, dallo scorso ottobre, dopo la condanna con rito abbreviato a 7 anni e 4 mesi per associazione a delinquere e voto di scambio nell’ambito del processo Minotauro. Di origini calabresi, Iaria era stato mandato al confino a Courgnè, dove negli anni 80 era stato consigliere comunale e assessore.

Lettera aperta dell’on. SONIA ALFANO alla I commissione del CSM: allontanare PG FRANCO CASSATA da MESSINA

cassata

Il procuratore generale di Messina, Antonio Franco Cassata, va trasferito non soltanto per l’incompatibilità generata dalle indagini a carico del figlio (per associazione a delinquere finalizzata alle truffe assicurative), ma per fatti ancor più gravi. Di seguito la lettera aperta che ho scritto alla prima Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura:

Il procuratore generale di Messina, Antonio Franco Cassata, è stato di recente condannato in primo grado per diffamazione pluriaggravata ai danni del prof. Adolfo Parmaliana, morto suicida il 2 ottobre del 2008 a causa delle persecuzioni giudiziarie perpetrate nei suoi confronti da una certa magistratura messinese-barcellonese.

Il Csm ha aperto sul P.G. Cassata ben due procedimenti per incompatibilità: uno immediatamente successivo alla condanna inflittagli dal giudice di pace di Reggio Calabria e uno per una vicenda che riguarda il figlio dell’alto magistrato, Nello Cassata (avvocato), indagato dalla procura di Barcellona Pozzo di Gotto per associazione a delinquere finalizzata alla truffe assicurative.

Se ciò non bastasse, può essere utile ricordare che la storia dell’attuale procuratore generale di Messina è costellata da comportamenti e fatti lesivi del prestigio e del decoro della magistratura. Antonio Franco Cassata, infatti, oltre ad essere “il corvo” che diffamò il prof. Parmaliana e oltre a essere il padre di un avvocato indagato per gravi reati, è stato anche il principale animatore di un circolo paramassonico (“Corda Fratres”, di cui fecero parte anche il boss Gullotti, condannato in via definitiva per l’omicidio di mio padre e il boss Rosario Pio Cattafi, oggi al 41bis), il compagno di viaggio del mafioso Chiofalo (insieme a lui e con l’avvocato Bertolone, infatti, a dire dello stesso Chiofalo, si recò in auto a Milano nel 1974) e l’uomo che per strada, a Barcellona Pozzo di Gotto, si fermò a chiacchierare con la moglie dell’allora latitante Giuseppe Gullotti (il boss condannato per l’omicidio di mio padre, appunto).

Più volte, inoltre, l’alto magistrato è stato accusato di aver tentato di fermare o pilotare vicende giudiziarie che coinvolgevano persone a lui vicine (due casi su tutti: la vicenda del carabiniere che gli faceva da autista, per il quale Cassata mandò un complice a minacciare una denunciante, e quella di un consigliere comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, Giuseppe Cannata, già arrestato per gravi reati, in favore del quale Cassata chiese al Gup di rimandare la trattazione dell’udienza preliminare a suo carico, al fine di “concedere” il tempo necessario per essere eletto vicepresidente del consiglio comunale).

Per concludere, in un verbale di denuncia orale (anno 1998) si leggono testuali parole: “Egli (tale Giuseppe Pirri, n.d.a.) ha continuato dicendo che con tale denuncia avevo permesso a voi carabinieri di venire a conoscenza di un ‘giro’ molto grosso di prostituzione in cui sarebbero coinvolti appartenenti alle forze dell’ordine, avvocati, giudici e tra questi in particolare il giudice Cassata”.

In tutta onestà dubito servano ulteriori elementi per allontanare l’infedele magistrato Cassata dalla guida della Procura generale di Messina. Senz’altro, sarebbe lesiva per i cittadini onesti del distretto giudiziario di Messina la permanenza al vertice della magistratura inquirente di una persona condannata per un reato infamante e squallido come pochi, un dossier anonimo per infangare la memoria di una persona, Adolfo Parmaliana, che si era tolta la vita per amore di giustizia.

ON. SONIA ALFANO