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MESSINA: La discarica di Mazzarrà non chiude a fine mese. Tirrenoambiente ha ricevuto una richiesta dalla regione siciliana affinchè trovi nuove volumetrie
Si va avanti fino a martedì, data in cui è prevista la conferenza dei servizi a Palermo durante la quale si dovranno prendere delle decisioni importanti, se non definitive, per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in tutta la Sicilia. Slitta quindi la chiusura della discarica di Mazzarrà S.Andrea che era prevista per domenica 31 agosto, e slitta su decisione dell’ufficio regionale per i rifiuti che ha invitato la società Tirreno Ambiente a trovare nuovi spazi per ampliar...
Mafia, così Riina parlò di Andreotti: "Ci incontrammo ma il bacio non ci fu". Per la prima volta il boss racconta la sua verità sulla vicenda. "C'era anche la scorta". Il dialogo in cella depositato a Palermo
PALERMO - Per trent'anni è stato uno dei segreti meglio conservati della mafia siciliana, adesso è il padrino più autorevole dell'organizzazione a svelarlo per la prima volta. Racconta Salvatore Riina: "Balduccio Di Maggio dice che mi ha accompagnato lui e mi sono baciato con Andreotti. Pa... pa... pa". Il capo di Cosa scuote le mani mentre passeggia sorridente nel cortile del carcere milanese di Opera, come a far capire: tutte palle. Non ci fu alcun bac...
RASSEGNAWEB (da www.huffingtonpost.it) - Renato Accorinti incontra Matteo Renzi. Messina ha le casse vuote: il premier promette di impegnarsi ma non dà garanzie
Anche per Messina non ci sono i soldi. Grande feeling tra il premier rottamatore e il sindaco tibetano scalzo, che oggi è andato a trovare Matteo Renzi a Palazzo Chigi in vista del decreto legge "Sblocca Italia". Ma la situazione è quella che è: il presidente del Consiglio promette e rassicura tutti i suoi interlocutori, e ora è toccato a Renato Accorinti, tuttavia le casse sono vuote. O almeno, i vin...

Giorgina, la nipote del professore Paolo Giaccone (quell’ “eroe normale” ucciso dalla mafia l’11 agosto di 30 anni fa per essersi rifiutato di falsificare una perizia), se n’è andata questa notte

Abbiamo sperato, pregato, affinché si risvegliasse dal coma in cui è entrata 6 mesi fa, a seguito dell’emorragia cerebrale che la leucemia le aveva provocato. Una leucemia venuta dal nulla, scoperta una sera di giugno, quando in seguito ad un malessere fu portata all’Ospedale dei Bambini. Leucemia fulminante avevano detto a mamma Milly. Da lì è stata una corsa contro il tempo, una lotta per arrestare il tempo. Interventi, trasfusioni e la grande mobilitazione dei cittadini, amici, conoscenti e sconosciuti, per donare il sangue di cui la piccola aveva costantemente bisogno.
 Stanotte Giorgina se n’è andata, proprio ad un tiro di schioppo dalla fine dell’anno. Aveva 12 anni.
Ci piace pensare che da stanotte Giorgina sia tra le braccia di suo nonno, Paolo Giaccone, quell’ “eroe normale” ucciso dalla mafia l’11 agosto di 30 anni fa per essersi rifiutato di falsificare una perizia che avrebbe incastrato (e incastrò) Giuseppe Marchese, il killer della strage di Natale di Bagheria del 1981. di Marta Genova

Mafia: Palermo, ‘Olimpiadi della legalita” in ricordo di Beppe Alfano e Mario Francese

Palermo. Due mesi all’insegna dello sport e della legalita’. Prendono il via a Palermo il prossimo 23 gennaio per concludersi il 23 marzo le ”Olimpiadi della legalita”’, la manifestazione dedicata alla memoria delle vittime di mafia. La kermesse, organizzata dall’Associazione sportiva antimafia, Comitato di Palermo, presieduta da Vincenzo Lipari, e’ inserita nel progetto ministeriale sport-legalita’, che dallo scorso 6 novembre al luglio del prossimo anno prevede una serie di iniziative in memoria delle vittime di Cosa nostra. Una manifestazione sportiva per celebrare due fieri servitori dello Stato: Beppe Alfano e Mario Francese. Due degli otto giornalisti uccisi da Cosa nostra in Sicilia, l’uno l’8 gennaio del 1993, l’altro il 26 gennaio del 1979. Ad accomunarli la capacita’ di scavare a fondo nella realta’, l’istinto investigativo e la voglia di restare in trincea, senza accontentarsi di comode ‘sistemazioni’ professionali. Qualita’ che li resero agli occhi di Cosa nostra bersagli scomodi da eliminare fisicamente. Alfano fu freddato con tre colpi di pistola a bruciapelo mentre era a bordo della sua auto. Ad ucciderlo furono alcune grandi inchieste, tessute con pazienza in una cittadina dalla forte presenza criminale, quale era Barcellona Pozzo di Gotto nel messinese. Quando la mafia lo colpi’ a morte non era nemmeno iscritto all’Ordine dei giornalisti Beppe Alfano, il tesserino arrivo’ dopo, anche se la passione per il giornalismo era stata coltivata fin dalla fine degli anni ’70 in emittenti locali e poi nel quotidiano ‘La Sicilia’, di cui era diventato corrispondente.

MESSINA: Papà e mamma di Laura, la piccola morta al Policlinico, vanno oltre la denuncia e scrivono ai vertici della Sanità

Luigi Leva e Anita Carbonaro, genitori della piccola Laura, morta al policlinico di Messina a soli 12 giorni dalla nascita, sul cui decesso la Procura ha aperto un’inchiesta, scrivono al Presidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario, alla Camera dei Deputati, al Ministro della Salute, all’assessore della Salute della Regione Sicilia, all’ Ordine dei Medici di Messina, alla direzione del Policlinico di Messina.
Ecco il testo: Siamo Luigi Leva e Anita Carbonaro, i genitori della piccola Laura, la bimba prematura morta tra il 25 ed il 26 dicembre scorso presso il Policlinico Universitario di Messina. Ci rivolgiamo principalmente ad Ella nella nutrita speranza che l’elevato organo presieduto, epressione di volontà sovrana, possa avviare quell’indagine necessaria che ad esso compete parallelamente alle indagini avviate dalla Procura di Messina. Le scriviamo ulteriormente straziati dalle recenti dichiarazioni della direzione sanitaria del Policlinico Universitario che, protesa nella necessità di difendere l’operato proprio “ad ogni costo” ha condotto un’indagine interna che, a considerarne solo i tempi (appena un giorno dalla nostra denuncia in Procura) e le strutture interessate (solo la Neurochirugia Infantile, la Chirurgia Neonatale e Pediatrica, la Terapia Intensiva Neonatale e Pediatrica e non anche la U.O.S. DIP.Neonatologia, l’ U.O.C. Ostetricia e Ginecologia e l’ U.O.S. Ostetricia d’urgenza del medesimo Dipartimento Materno Infantile) si attesta dagli esiti evidentemente parziali ed ancora una volta incomprensibili. Nessuno dubita che, come detto nel comunicato stampa, il “Policlinico – spesso sotto i riflettori perché uno dei centri che per patologie diverse accoglie i casi più gravi, spesso provenienti da tutta la Sicilia e la Calabria – continua a rappresentare di fatto il “terminale” ultimo delle situazioni più complesse, talvolta non suscettibili di guarigione”. Ma certo, come genitori, come cittadini e come cristiani non comprendiamo come mai una donna incinta all’ottavo mese ricoverata il 13 dicembre per una gravidanza complicata da ipertensione all’ultima settimana di gestazione e da diabete gestazionale trattato con dietoterapia, operata (cesareo d’urgenza) il 14 dicembre, che ha dato alla luce una bimba di 35 settimane +5 giorni con difficoltà di suzione (emersa durante la brevissima degenza), mai alimentata con latte materno e “gestita” secondo procedure operative analoghe a quelle adottate per neonati in termine, sia stata dimessa il 19 dicembre alle 13.00 circa. Nel comunicato stampa fatto immediatamente dal Policlinico Universitario di Messina non si chiarisce perché, negli undici giorni antecedenti, la bambina non sia stata sistemata nell’incubatrice, visto che era nata prematura con 35 settimane e 5 giorni ed un peso di 2,180 chilogrammi, quindi al di sotto dei 2,500 chilogrammi, per la cui condizione, generalmente, è procedura standard l’utilizzo dell’incubatrice. Nel comunicato stampa non si chiarisce perché, sebbene noi genitori siamo stati in ospedale presso U.O.S. DIP. Neonatologia i giorni: 20 dicembre alle ore 15.40 circa, 21 dicembre alle ore 9 .00 circa ed il 24 dicembre dalle 9 alle 11.15 circa, lamentando ripetutamente ed accoratamente problemi di suzione, inappetenza e letargia, siamo stati “tranquillizzati ” e indotti a ritenerci “eccessivamente ansiosi” e, quindi mandati a casa. Perché la dr.ssa Antonella Palmara, di turno il giorno 24 mattina presso U.O.S. DIP. Neonatologia, alle ore 11.15 dello stesso giorno 24 , ci ha rilasciato una prescrizione medica di visita specialistica neonatologica da effettuarsi “tranquillamente” per il 27 dicembre, quando invece, successivamente all’evento mortale, secondo il prof. Ignazio Barberi, direttore della Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico, vi era un’infezione preesistente, che evidentemente aveva contratto nell’ultima fase della gravidanza esplosa in modo particolarmente virulento il 24 stesso? Ed infatti, sulla “Gazzetta del Sud”- edizione di Messina – del 27 dicembre 2012, pag.32, il prof Ignazio Barberi ha dichiarato che:” è una bimba arrivata da casa con una condizione gravissima di sofferenza, quindi abbiamo avviato immediatamente tutte le procedure diagnostiche, abbiamo rilevato a carico dell’addome una condizione di grande sofferenza (….) a livello intestinale. La causa può essere una infezione preesistente, che evidentemente aveva contratto nell’utlima fase della gravidanza verosimilmente collegata con la gestosi della mamma e che ha covato nei giorni successivi per poi esplodere in modo particolarmente virulento. Si immagini che in fase operatoria hanno dovuto resecare oltre 30 cm di intestino ed è chiaro che un intervento demolitorio di questo tipo diventa difficile da sopportare per un organismo oltretutto fortemente debilitato. Né d’altra parte c’erano altre soluzioni. Bisognava intervenire subito”. La patologia mortale, accertata per la nostra bimba, è l’enterocolite necrotizzante (NEC), una malattia che interessa specialmente il neonato prematuro caratterizzata da una necrosi della mucosa o anche degli strati più profondi della parete intestinale. La NEC si può verificare in forma epidemica o sporadica; gli studi epidemiologici hanno evidenziato alcuni casi sporadici, associati a specifici germi (p. es., Klebsiella, Escherichia coli, stafilococchj coagulasi-negativit. Orbene, se lo stato di gestosi della madre era conosciuto e conclamato, se comunque vi era una situazione di particolare rischio infettivo per la nostra bimba prematura, anche perché la madre è risultata positiva al germe dello stafilococco, a seguito del tampone vaginale eseguito prima del parto (ritualmente acquisito in cartella); considerato, inoltre, che già recentemente si era verificato un ulteriore caso di NEC in un prematuro morto dopo circa 12 giorni senza mai essere stato dimesso; forse le procedure attuate e che attualmente continuano ad essere applicate per i prematuri (prima del parto, al momento del parto, dopo il parto e durante la degenza e nel periodo di follow-up [quest'ultimo assolutamente assente per noi]) sono inadeguate e dagli esiti pericolosi (tragicamente infausti nel nostro caso) e non in linea con il Manifesto dei diritti del bambino nato prematuro e delle prescrizioni date dall’OMS. I genitori di Laura, nella loro battaglia legale, sono assistiti dall’avvocato Daniela Chillè.

MESSINA: DOMANI IL PRESIDENTE DELLA REGIONE CROCETTA A MESSINA

Il commissario straordinario del comune di Messina, Luigi Croce, si incontrerà a palazzo Zanca con il Presidente della Regione siciliana. Rosario Crocetta. Alle ore 11, nella sala Falcone Borsellino del civico palazzo, il Governatore Crocetta ed il commissario Croce, incontreranno, quindi, la stampa. Crocetta e la sua giunta, nell’ultimo fine settimana, hanno stanziato 40 milioni per il Comune di Messina nell’ambito del decreto Salva Enti. Attraverso questa somma è stata scongiurato il dissesto ed il Commissaio Croce ha potuto anche firmare il preventivo 2012, dando nuove speranze ai tanti lavoratori che hanno vissuto settimane di paura, attese e proteste.

L’INCHIESTA DI ANTONIO MAZZEO: Inganni elettromagnetici nella base Usa di Niscemi

Procedure sin troppo superficiali; pericolose sottovalutazioni dei campi elettromagnetici esistenti; misurazioni incomplete, inidonee e ingannevoli; conclusioni contraddittorie, incompatibili e irragionevoli. È quanto emerge dalla nota del fisico Massimo Coraddu (autore con il prof. Massimo Zucchetti dello studio del Politecnico di Torino sui rischi associati all’impianto di telecomunicazioni militari USA di Niscemi e al costruendo centro satellitare MUOS), consegnata dai Comitati No MUOS all’Assessore regionale al territorio e ambiente, Mariella Lo Bello, in occasione dell’incontro congiunto tenutosi a Palermo il 28 dicembre 2012.

“Quelli della realizzazione del MUOS e della sicurezza elettromagnetica nella base NRTF di Niscemi sono problemi gravi che non è più possibile rimuovere”, spiega Coraddu. “I loro aspetti più preoccupanti sono tali da mettere seriamente in discussione la fondatezza delle autorizzazioni concesse anche dopo una valutazione dei rischi legati alle emissioni elettromagnetiche da parte di ARPA-Sicilia”. Gli studi dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, avviati solo a partire del 2009, non sono giunti ancora a qualsivoglia conclusione, soprattutto a causa degli ostacoli frapposti dai militari statunitensi. “I pochi dati sicuri emersi, nel corso dei rilievi, hanno invece mostrato un chiaro superamento dei livelli di sicurezza previsti per la popolazione, già con l’impianto nella sua configurazione attuale”, scrive il prof. Coraddu. Per l’ARPA, invece, le proprie verifiche (“effettuate sempre con tecniche di misure conformi alla norma”) hanno “confermato il non superamento del valore di attenzione”. A smentire però l’agenzia ci sarebbero alcune conclusioni nelle relazioni sui monitoraggi effettuati a Niscemi. “Nell’istruttoria del 2009, l’ARPA dichiara ad esempio di non essere stata in grado di portare a termine il compito affidatole, in quanto le informazioni tecniche relative agli impianti già operanti risultano secretate dall’attività militare, così come i valori di campo elettromagnetico ante e post opera”, rileva Coraddu. “Di fronte a questo insormontabile rifiuto, ARPA Sicilia non ha potuto valutare complessivamente la distribuzione, sul territorio limitrofo, dei valori di campo elettromagnetico, come si era invece proposta”.

In un successivo passaggio della stessa relazione, l’ARPA ammette che la “documentazione acquisita non è conforme a quanto previsto dall’allegato n.13 (art 87 e 88) – Mod. A del D.lgs 259/03”, pertanto “non è stato possibile emettere un parere ai sensi del citato decreto legislativo”. Come evidenzia Coraddu, l’agenzia per l’ambiente non ha dunque potuto svolgere correttamente il proprio compito, “né da allora risulta che ci siano stati altri tentativi”. Così, nell’assenza di una sufficiente documentazione tecnica, “l’inquinamento elettromagnetico prodotto complessivamente dalla stazione di telecomunicazioni della Marina militare Usa di Niscemi resta ignoto”.

Il ricercatore spiega poi come le condizioni di misurazione delle emissioni siano state del tutto inappropriate. “Vista l’impossibilità di effettuare valutazioni complessive del campo emesso, l’ARPA ha ripiegato su una attività di misura e monitoraggio in alcuni punti specifici, ma neppure questo compito limitato si è però potuto svolgere nel pieno rispetto della normativa”, scrive Coraddu. “Nel caso di impianti radio-base, come quelli di Niscemi, i rilievi devono essere svolti infatti nelle condizioni più gravose possibili, ovvero con tutti i trasmettitori attivi simultaneamente alla massima potenza. Il comandante della base NRTF ha però dichiarato che le antenne non verrebbero mai attivate tutte assieme, ma solo in certe particolari combinazioni denominate A, B e C, che sono state quelle concordate con l’ARPA in occasione delle verifiche del 26 gennaio 2009”. Come si evince da una dichiarazione giurata ma certificata da un notaio solo il successivo 5 febbraio 2009 (dieci giorni dopo le misurazioni), il comandante statunitense Terry Traweek ha affermato di aver attivato, “alternativamente”, le configurazioni A-B-C alla “massima energia”. Un procedimento del tutto anomalo e assai discutibile, basato sulle mere dichiarazioni dell’ufficiale e non dalla verifica della configurazione reale degli impianti da parte dei tecnici ARPA. Lo stesso militare ha inoltre ammesso che delle 45 antenne ad alta frequenza (HF) ed una a bassa frequenza (LF) esistenti “sono in funzione solo 27”, mentre che durante il funzionamento dell’antenna LF “la riduzione energetica impedisce l’uso contemporaneo delle altre 27 antenne HF”. Condizioni del tutto diverse quindi da quanto prescritto dalle leggi italiane, che però sono state ammesse e condivise dai tecnici dell’agenzia per l’ambiente.

“Se l’ipotesi delle condizioni più gravose possibili si fosse verificata il 26 gennaio 2009, in quel giorno le centraline installate in quattro abitazioni vicine alla base avrebbero dovuto registrare un’emissione più alta rispetto a quella dei giorni precedenti e successivi”, evidenzia Coraddu. “Se osserviamo i tracciati di quella giornata invece troviamo che due centraline (la n. 3 e la n. 4) registrano un segnale identico a quello medio degli altri giorni, mentre altre due registrano addirittura un segnale notevolmente inferiore. Oltretutto l’analizzatore EHP-200 impiegato, ha registrato un numero e una distribuzione di sorgenti emittenti assolutamente identico e indistinguibile nelle tre configurazioni A, B e C. Infine la centralina in Contrada Ulmo, la sola che ha proseguito le rilevazioni quasi ininterrottamente dal febbraio 2011 sino ad ottobre 2012, ha registrato, a partire dalla fine di agosto 2012, un chiaro aumento delle emissioni, ben oltre quelle rilevate nel gennaio 2009, indicando così inequivocabilmente che quelle concordate con i militari USA il 26 gennaio 2009 non erano affatto le più gravose condizioni possibili. Le verifiche delle emissioni si sono rivelate un inganno. I livelli dell’elettromagnetismo nella base NRTF restano tuttora ignoti e fuori dalla portata di ogni controllo civile”.

Secondo il ricercatore sardo, per la presenza a Niscemi di decine di sorgenti differenti che trasmettono simultaneamente a frequenze molto diverse tra loro, le misurazioni delle emissioni sono particolarmente gravose e si possono facilmente produrre malfunzionamenti e risposte imprevedibili nella strumentazione utilizzata. “Non di rado i tecnici ARPA si sono trovati di fronte a strumenti di misura che producevano risultati completamente diversi e incompatibili”, afferma Coraddu. “In una situazione così complessa sarebbe quindi buona pratica impiegare più frequentemente possibile strumenti di misura a banda stretta, capaci cioè di distinguere le singole sorgenti emittenti. Purtroppo, per quanto ne sappiamo, l’ARPA ha impiegato uno strumento di questo tipo, l’analizzatore NARDA EHP 200, una sola volta, il 26 gennaio 2009, in soli 7 punti di misura. Quello invece normalmente utilizzato, il misuratore portatile in banda larga PMM 8053A, con la sonda EP 330, produce alle alte frequenze delle misurazioni del tutto incompatibili con le corrispondenti in banda stretta, e va quindi ritenuto poco affidabile”.

Quando è stato possibile analizzare dei dati numericamente sufficienti, c’è stata comunque la chiara indicazione di un “notevole superamento” dei limiti di sicurezza dei campi elettromagnetici. Onde tutelare la popolazione dagli effetti di un’esposizione prolungata, la legislazione italiana prevede che in prossimità delle abitazioni il campo elettrico debba trovarsi al di sotto della soglia di 6 V/m. A Niscemi, l’unica centralina (la n. 2 di Contrada Ulmo) che ha effettuato misurazioni prolungate nelle alte frequenze ha registrato valori assai variabili delle emissioni: tra i 5,9 e gli 0,6 V/m del periodo dicembre 2008 – marzo 2009 e tra i 4,5 e i 5,5 V/m nel periodo febbraio – settembre 2011. Nel luglio 2012 sono stati raggiunti i 5,8 V/m e nel successivo mese di settembre il livello delle emissioni è arrivato a superare i limiti di sicurezza dei 6 V/m per lunghi intervalli (dell’ordine delle 10 ore), sino ai 7 V/m.

Nel caso di esposizioni multiple, come indicato dalla legge, all’esposizione alle alte frequenze deve essere poi sommata la componente di bassa frequenza (LF) che a Niscemi è assai elevata, nell’ordine di 6-7 V/m. “Sommando i valori, è evidente come l’intensità di campo elettrico sia doppia rispetto al limite previsto”, denuncia Coraddu. “Per le emissioni della base NRTF deve quindi essere resa al più presto obbligatoria la riduzione a conformità prevista dal DPCM 8 luglio 2003. E, ovviamente, non è possibile concedere autorizzazioni per ulteriori impianti trasmittenti, come le antenne satellitari del MUOS, le cui emissioni andrebbero a sommarsi a quelle degli altri trasmettitori presenti, con rischi ulteriori”.

Ancora oggi, date le scarne caratteristiche tecniche delle antenne del MUOS fornite dai militari USA, è impossibile prevedere quale sarà la portata reale delle emissioni del nuovo impianto di guerra. “Le autorità statunitensi hanno fornito solo le caratteristiche tecniche delle antenne elicoidali TACO H124, operanti in banda UHF (peraltro liberamente disponibili nel sito web del costruttore)”, spiega il ricercatore. “Le caratteristiche delle grandi antenne paraboliche che trasmetteranno in banda Ka (30-31 Ghz) sono note invece in forma molto parziale, il che consente solo una valutazione approssimativa nella direzione dell’asse principale e grandi distanze (superiori ai 500 metri). Una valutazione superficiale porta ad errori e ad evidenti paradossi, come accade nella relazione ARPA dove si ammette che il modello di calcolo utilizzato non fornisce valori in zona di campo reattivo, ovvero in un raggio di 497 metri dal centro elettrico della parabola. Osservando i mappali si vede chiaramente che le parabole MUOS vengono deificate a circa 150 metri dalla recinzione della base, oltre la quale si trova una zona parco della Sughereta di Niscemi, attrezzata con sentieri e punti sosta. Che succederà in questa fetta del parco in caso di attivazione del MUOS? L’ARPA propone di effettuare verifiche post-installazione. Ovvero di lasciare edificare l’opera per valutare a posteriori un inquinamento e un danno che non siamo in condizione di prevedere. Una proposta che non sembra né ragionevole né accettabile”.

“Nessuno è stato in grado di effettuare previsioni credibili sulle emissioni che il sistema MUOS, nel suo funzionamento ordinario, comporterà per l’ambiente circostante già ampiamente soggetto a inquinamento elettromagnetico”, conclude il prof. Coraddu. “L’autorizzazione alla realizzazione del sistema MUOS in queste condizioni è stato, nel migliore dei casi, un grave errore. La prosecuzione in presenza di elementi così gravi sarebbe un errore ancora peggiore, che non può trovare nessuna giustificazione”.

A dispetto di un iter autorizzativo a dir poco discutibile e pasticciato e a fronte delle proteste della popolazione e delle amministrazioni locali, i lavori proseguono con celerità. Centinaia di ragazze e ragazzi si alternano presidiando da 40 giorni le strade di accesso alla base USA di Niscemi per impedire l’arrivo di un enorme camion gru che dovrà innalzare le tre parabole sui piedistalli già installati. Potrebbe bastare una firma del governatore Rosario Crocetta per sospendere l’efficacia delle autorizzazioni concesse illegittimamente dal predecessore Raffaele Lombardo. I No MUOS l’hanno richiesta nel recente incontro con l’assessora Lo Bello che ha però preferito glissare la questione. “Chiederemo ai militari italiani e statunitensi di sospendere i lavori”, ha dichiarato. Peccato che lo aveva già fatto, inutilmente, nel giugno scorso, la Procura della repubblica di Caltagirone, ravvisando nei lavori del MUOS gravi illeciti penali e violazioni delle normative ambientali.

SALVATORE ARCOVITO NUOVO PRESIDENTE DELL’ANCE MESSINA

L’ingegnere Salvatore Arcovito, 60 anni, è il nuovo presidente dell’Ance Messina, eletto con una percentuale dell’ 85% dei voti espressi da una Assemblea dei Soci molto partecipata che ha visto un ampio dibattito e un confronto acceso e franco all’interno dell’organizzazione che rappresenta gli imprenditori edili messinesi. Arcovito, con una lunga e corposa esperienza in campo associativo, già al vertice dell’Ance Sicilia e della Cassa Edile, intende avviare un programma che ponga al centro il rilancio delle azioni a sostegno degli interessi del comparto edile, da sempre trainante nell’economia e colpito da una crisi senza precedenti. L’Ance Messina dovrà interloquire con gli enti locali, promuovere le occasioni di investimento private e favorire i rapporti di partnership pubblico-privato, ampliando al massimo la partecipazione degli iscritti e delle imprese edili della provincia. L’Assemblea ha anche eletto il nuovo Consiglio Direttivo che lavorerà insieme ad Arcovito per il raggiungimento degli obiettivi dell’Ance Messina. I consiglieri sono Tindaro Calabrese, Sebastiano D’Andrea, Rosario De Domenico, Giuseppe Lupò, Maurizio Maiorana, Gaetano Mancuso, Antonino Oliva, Giuseppe Pettinato, Antonino Ricciardello e Giovanni Sofi. Giuseppe Travia è stato invece eletto tesoriere, mentre i nuovi revisori dei conti saranno il prof. Francesco Vermiglio ed i soci Antonino Bongiovanni e Giuseppe Giunta.