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Stato-mafia, Napolitano scrive alla Corte: "Disponibile a testimoniare il 28 ottobre"
Il presidente della Corte d'assise Alfredo Montalto ha informato in udienza che ieri pomeriggio è arrivata a Palermo una lettera del presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano ribadisce la sua disponibilità a testimoniare al processo, così come chiesto dalla procura di Palermo. L'udienza si terrà il 28 ottobre alle ore 10, nel palazzo del Quirinale. In udienza,...
RASSEGNAWEB - BARCELLONA: Sequestro Candifrucht, 12 rinvii a giudizio
Va al vaglio dei giudici del Tribunale di Barcellona l'inchiesta Last Orange, sull'illecito smaltimento del "pastazzo" alla Canditfrucht. Il Gup di Messina, Antonino Genovese, ha rinviato a giudizio i 12 imputati, che compariranno al processo fissato per il prossimo 17 dicembre. Al centro dell'inchiesta l'impresa tedesca Canditfruch, ubicata all'ingresso di Barcellona, una grossa realtĂ  che lavora agrumi, posta sotto sequestro n...
L'ANATEMA DEL BOSS, LE INTERCETTAZIONI - SONIA ALFANO: "Tenuta all'oscuro delle minacce di Totò Riina contro di me". Il boss dal carcere: "Io facevo prepare i cioccolatini...". Il Comitato per l'ordine e la sicurezza di Palermo si è riunito per decidere se elevare il grado di protezione nei confronti dell'ex presidente della commissione antimafia europea che su Fb scrive, "La paura c'è, forse per la prima volta dopo 22 anni"

“Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno”: così par...

SENTENZA STORICA – LA CONDANNA PER DIFFAMAZIONE DEL PROCURATORE GENERALE DI MESSINA FRANCO CASSATA: LE IMPRESSIONI D’UDIENZA di FABIO REPICI, L’AVVOCATO ‘EROE’ CHE HA RIDATO ONORE E GIUSTIZIA AD UN UOMO PERBENE, ADOLFO PARMALIANA

9 - Gli avvocati Parmaliana e Repici

L’AVVOCATO BIAGIO PARMALIANA E L’AVVOCATO FABIO REPICI – FOTO EDG

Queste impressioni d’udienza, scritte in piena notte, sono le ultime sul giudizio di primo grado a carico del Procuratore generale di Messina Antonio Franco Cassata, imputato di diffamazione ai danni della memoria di Adolfo Parmaliana. Ieri sera, infatti, il Giudice di pace di Reggio Calabria Lucia Spinella ha emesso la sentenza di primo grado. Una sentenza storica. Il magistrato più potente del distretto giudiziario di Messina degli ultimi decenni è stato condannato. Sì, proprio condannato, perché riconosciuto come il corvo che nel settembre 2009 inviò un infame dossier anonimo allo scrittore Alfio Caruso (in quel periodo impegnato nella stesura di “Io che da morto vi parlo”, ed. Longanesi, lucidissima analisi della vita di Adolfo Parmaliana e delle traversie da lui patite fino al suo suicidio del 2 ottobre 2008) e al senatore Beppe Lumia, l’unico esponente politico che Adolfo ebbe vicino fino al suo ultimo giorno di vita. Cassata è stato condannato. Ma non c’è solo questo. Il giudice, che pure ha concesso all’imputato le attenuanti generiche, ha ritenuto sussistenti a suo carico pure le circostanze aggravanti dei motivi abietti di vendetta rispetto all’ultima lettera lasciata da Adolfo e dell’attribuzione di fatti determinati. Chiunque conosca il ruolo di Cassata sa bene che la sentenza di oggi è storica davvero. Ed è ben più dell’inizio della fine per il quasi ex Procuratore generale di Messina. “Quasi ex” perché di certo nemmeno il Csm questa volta potrà fare finta di niente; ma “quasi ex” anche perché le voci meglio informate del palazzo di giustizia di Messina avevano già preannunciato che il pensionamento anticipato di Cassata sarebbe arrivato subito dopo l’inaugurazione dell’anno giudiziario e, nel suo auspicio, subito dopo l’assoluzione a Reggio Calabria. Ora, invece, l’inaugurazione dell’anno giudiziario si celebrerà domani e sicuramente a latere della manifestazione non si parlerà d’altro che della condanna di Cassata. Condanna che è stata pronunciata in contumacia di Cassata, come in sua contumacia è facile prevedere si svolgerà domani l’inaugurazione dell’anno giudiziario a Messina. Perché di certo per lui sarebbe un po’ faticoso reggere tutti gli sguardi a lui rivolti e al suo ruolo di unico Procuratore generale d’Italia non più solo imputato ma addirittura pure condannato in primo grado. Qui va detta una cosa urticante: e cioè che ha avuto ragione Adolfo. Ha avuto ragione, purtroppo, nel ritenere che fosse necessario il suo cadavere per ribaltare l’onnipotente sistema “barcellonese-messinese” che garantiva impunità impensabili e si era dedicato ad avviare la rappresaglia ai suoi danni. Lo si ribadisce per l’ennesima volta e lo si farà in eterno: sarebbe stato ben meglio che quel sistema mantenesse il suo strapotere e che Adolfo fosse ancora vicino ai suoi cari. Ma è certo che quel sistema cominciò a subire crepe che mai più sarebbero state rimaneggiate proprio a partire dal suicidio di Adolfo. E la condanna di Cassata di ieri è l’icona più significativa di un tracollo epocale del sistema nel suo complesso e di quella sua fondamentale componente definita nell’ultima lettera di Adolfo con la locuzione “magistratura messinese-barcellonese”. Già pochi minuti dopo la sentenza iniziava a giungere l’eco reboante della caduta del santo patrono di Barcellona Pozzo di Gotto (il copyright è dello scrittore Alfio Caruso). Del resto è una sentenza davvero epocale. Non si ha ricordo di un precedente analogo. Per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana un Procuratore generale è stato condannato. Su un piano sostanziale, poi, per la provincia di Messina è una delle sentenze più rilevanti degli ultimi decenni. Da domani la storia giudiziaria messinese sarà scissa in due fasi: prima della condanna di Cassata e dopo di essa. E, allora, quando l’avvenimento è ancora nella dimensione della cronaca e prima che si incardini nella storia, qualche ulteriore considerazione di dettaglio si impone. La prima riguarda la giudice, la dr.ssa Lucia Spinella, umile giudice onoraria: con quella sentenza, pronunciata nelle condizioni note a chi per tutto l’ultimo anno ha letto queste impressioni d’udienza, ha dimostrato schiena dritta come decine e decine di giudici togati tutti insieme sarebbero stati incapaci di fare. La seconda riguarda la moglie, i figli, i genitori e i fratelli di Adolfo. Ieri non hanno riottenuto indietro la preziosa persona del loro congiunto ma hanno visto lo Stato restituire una volta per tutte l’onore al loro caro Adolfo, quell’onore che chi aveva avuto la fortuna di incrociarlo aveva colto all’istante ma che l’intera nazione aveva avuto la possibilità di conoscere solo un anno dopo il suo suicidio, grazie al libro “Io che da morto vi parlo”, scritto da un giornalista e scrittore a sua volta con la schiena dritta come Alfio Caruso. La terza riguarda chi scrive e la propria collega Mariella Cicero, che per tutto quest’anno hanno avuto la ventura di tutelare processualmente la memoria di Adolfo Parmaliana. Hanno avuto una di quelle fortune che capitano raramente, servire una causa giusta, e vincerla, e sapere dunque che la loro professione ha avuto un senso nobile e che potrebbero smettere anche domani di esercitarla avendo comunque concorso a realizzare vera giustizia, quella sensazione che certi presunti principi del foro non raggiungeranno mai, nemmeno dopo centinaia e migliaia di cause vinte e proporzionati guadagni. La quarta riflessione, poi, riguarda Adolfo Parmaliana, figlio mirabile di questa Sicilia disgraziata, inseguito dalla persecuzione di iene e sciacalli perfino dopo la sua morte. Da ieri sera le infamie contro di lui svaniranno in fretta. Pazienza se la sua terra non è stata capace di riconoscerlo in tempo, lui scienziato indiscusso e cittadino integerrimo e coraggioso, prima che si trovasse costretto a togliersi la vita. Pazienza se la politica, pure quella soi-disant moralmente corretta fu così cieca che nella sua Terme Vigliatore, a uno come Adolfo venne preferito, e portato al Parlamento, uno come Scilipoti. E pazienza perfino se ancora in questa tornata elettorale una lista che con qualche azzardo è stata chiamata Rivoluzione Civile è stata capace di candidare al Senato in Sicilia uno dei suoi più accaniti detrattori, dopo la sua morte ancora più che in vita di Adolfo, non a caso finito fra i testimoni indicati dalla difesa di Cassata nel processo conclusosi ieri. Pazienza, e viene un groppo in gola a scriverlo. Ma da ieri tutto il fango che per decenni la figura composta di Adolfo, e poi il suo cadavere, avevano calamitato per invidia, per intolleranza, per convenienza, per vendetta o per altre miserrime ragioni lascerà il posto al non più contrastato riconoscimento della sua grandezza umana, professionale e politica. Una cosa posso arrogarmi la facoltà di dirla in prima persona. Caro Adolfo, quell’enorme onere morale, pesante molto più di un macigno, che ci assegnasti con la tua ultima lettera (“Chiedete all’Avv.to Mariella Cicero le ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al senatore Beppe Lumia, chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all’Avv.to Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per farvi conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo”), io per la mia parte l’ho adempiuto, così come sono certo anche tutte le altre quattro persone per la parte loro. Anche in questo, caro Adolfo, hai avuto ragione. Fabio Repici

LA NOTIZIA TANTO ATTESA: CONDANNATO IL PROCURATORE GENERALE DI MESSINA FRANCO CASSATA PER IL REATO DI DIFFAMAZIONE IN DANNO DEL PROF. ADOLFO PARMALIANA. IL COMMENTO DELL’ON. SONIA ALFANO

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FRANCO CASSATA – FOTO DI ENRICO DI GIACOMO


Pochi minuti fa il Giudice di Pace di Reggio Calabria ha emesso la sentenza di condanna nei confronti del Procuratore Generale di Messina Franco Cassata, accusato di essere l’autore del falso dossier contro il Professore Adolfo Parmaliana, morto suicida il 1° Ottobre del 2008.
Previa concessione delle circostanze attenuanti generiche equivalenti alle riconosciute aggravanti dei motivi abbietti di vendetta e dell’attribuzione di fatti determinati, Franco Cassata è stato condannato a 800 € di multa e al risarcimento del danno in favore dei familiari di Adolfo Parmaliana

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ADOLFO PARMALIANA

dal WEB: Diffamazione Parmaliana, condannato il PG Cassata.
Alla fine la condanna è arrivata. Il Procuratore Generale di Messina Franco Antonio Cassata è stato condannato per avere diffamato con un dossier falso la memoria del professor Adolfo Parmaliana. Il Pubblico Ministero aveva chiesto una condanna a tre mesi, ma il Giudice di Pace del Tribunale di Reggio Calabria gli ha invece inflitto una multa di 800 euro ed ha previsto anche un risarcimento danni da valutare in sede civile. Ad aspettare la sentenza la famiglia di Adolfo Parmaliana, che in tutti questi anni non ha mai smesso di lottare perchĂ© si facesse giustizia. “Per ora preferisco non dire nulla – dichiara cortesemente il fratello Biagio, avvocato”. Sulla stessa linea d’onda la moglie del professor Parmaliana, Cettina, che piĂą volte ha dichiarato al nostro giornale che avrebbe passato il resto della sua vita a difendere la memoria del marito. “Adesso non posso parlare – spiega”. E nella voce c’è tutta la tensione accumulata in un anno di udienze. Intanto in questi giorni nei corridoi di Palazzo Piacentini i rumors si inseguivano, soprattutto in vista dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario, fissata per sabato prossimo alle 9. C’è chi sostiene che Cassata sia pronto ad andare in pensione e chi invece sostiene che sarĂ  trasferito altrove. In ogni caso, resta il Consiglio Superiore della Magistratura, che parla di “incompatibilitĂ  ambientale” perchĂ© il figlio di Cassata, l’avvocato Nello, esercita presso il Tribunale di Barcellona. Nessuna parola dal CSM sul fatto che Nello Cassata è coinvolto in un processo per truffe assicurative e che il padre, che è Procuratore Generale, coordina i magistrati che lo accuseranno e lo giudicheranno. http://messina.sicilians.it/2013/01/24/diffamazione-parmaliana-condannato-il-pg-cassata/

dal CORRIERE.IT
IL DOSSIER CONTRO IL PROFESSOR PARMALIANA, MORTO SUICIDA
Diffamazione, condannato il pg di Messina Francesco Antonio Cassata condannato per aver diffuso un memoriale anonimo. Il procuratore generale di Messina, Francesco Antonio Cassata è stato condannato per diffamazione dal giudice di pace di Reggio Calabria. Cassata, nel settembre 2009, divulgò un dossier, allora anonimo, contro il professore Adolfo Parmaliana. Un memoriale inviato, tra gli altri, allo scrittore Alfio Caruso (che in quel momento era impegnato nella stesura del libro «Io che da morto vi parlo», biografia del docente suicidatosi il 2 ottobre 2008) e al senatore Beppe Lumia, amico di Parmaliana. Cassata è stato condannato a 800 euro di multa e al risarcimento del danno in favore dei familiari di Parmaliana. Docente universitario e segretario dei DS nel paese di Terme Vigliatore (Messina), Parmaliana, si gettò da un cavalcavia dell’autostrada Messina-Palermo, lasciando una lettera in cui denunciava le gravi responsabilità di politici e magistrati nel rallentare le indagini sulla mafia.

CONDANNATO IL PG DI MESSINA, ANTONIO FRANCO CASSATA. S. ALFANO (PRES. CRIM): “FINALMENTE UN PO’ DI GIUSTIZIA PER ADOLFO PARMALIANA”.
PALERMO, 25 GEN – Il procuratore generale di Messina, Antonio Franco Cassata, è stato condannato ieri, in primo grado, dal giudice di pace di Reggio Calabria Lucia Spinella, per aver diffamato il professore Adolfo Parmaliana. Sonia Alfano, presidente della Commissione Antimafia Europea, commenta con soddisfazione il risultato ottenuto dai legali della famiglia del compianto professore: “Finalmente un po’ di giustizia per Adolfo. Si tratta di una sentenza storica, un evento senza precedenti. Mi auguro che il Consiglio Superiore della Magistratura adesso si assuma la responsabilitĂ  di rimuoverlo definitivamente. PerchĂ© se era grave fingere di non vedere che a Messina il procuratore generale era un imputato, ancor piĂą grave sarebbe fingere di non vedere che adesso a Messina il procuratore generale è persino condannato”.

MESSINA, RINVIATO A GIUDIZIO L’EX DS DEL POLICLINICO GIOVANNI MATERIA

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DOPO IL PASSAGGIO IN CASSAZIONE CHE AVEVA RIAPERTO I GIOCHI E DECISO UN NUOVO PROCESSO, ADESSO C’E’ DA REGISTRARE UN RINVIO A GIUDIZIO CON L’IPOTESI D’ACCUSA DI FALSO, PER IL RILASCIO DI UN CERTIFICATO, PER L’EX DIRETTORE SANITARIO DEL POLICLINICO GIOVANNI MATERIA, CHE UNA PRIMA VOLTA DAVANTI AL GUP MARIA TERESA ARENA ERA STATO PROSCIOLTO CON LA FORMULA ‘PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE’. IERI INVECE IL GUP DE MARCO, DOPO UNA NUOVA VALUTRAZIONE DEGLI ATTI, HA DECISO PER IL RINVIO A GIUDIZIO. IL PROCESSO INIZIERA’ IL 24 GENNAIO DEL 2014. LO SCENARIO E’ CAMBIATO ANCHE IN RELAZIONE ALLA PARTE CIVILE, RAPPRESENTATA DALL’AVVOCATO DOMENICO GANGEMI, CHE QUESTA VOLTA E’ STATA AMMESSA. LA PROCURA GIA’ ALLA SCORSA UDIENZA AVEVA CONCLUSO PER IL RINVIO A GIUDIZIO, RITENENDO SUSSISTENTE IL PROFILO DAL FALSO, RICHIESTA REITERATA ANCHE DAVANTI AL GUP DE MARCO. LA VICENDA RISALE AL 31 GENNAIO DEL 2008 QUANDO L’ALLORA DIRETTORE SANITARIO DEL POLICLINICO GIOVANNI MATERIA, NELL’ATTESTAZIONE RILASCIATA ALLA PROFESSORESSA ROSA MUSOLINO, DICHIARO’ CHE IN RELAZIONE ALLA STESSA NON ERANO “MAI PERVENUTE ALLO SCRIVENTE RECLAMI E/O CONTESTAZIONI VERBALI E/O SCRITTE NE’ DA PARTE DELL’UTENZA, NE’ DAL PERSONALE MEDICO E PARAMEDICO DELLA UOC NE’ DI ALTRE UNITA’ OPERATIVE DELL’AZIENDA, CONTRASTANTI CON QUANTO DICHIARATO”. QUESTA ATTESTAZIONE, NELL’IPOTESI INIZIALE D’ACCUSA, SI PRESUMEVA FALSA IN QUANTO MOLTI MESI PRIMA, NEL 2007, ALCUNI MEDICI AVEVANO INDIRIZZATO A MATERIA ALCUNE LETTERE, CHE LO AVEVANO SPINTO AD AVVIARE UN CONFRONTO PER RISOLVERE I PROBLEMI SEGNALATI. LA PRIMA SENTENZA DI PROSCIOGLIMENTO ERA STATA OGGETTO DI RICORSO DA PARTE DELLA PROCURA E DOPO IL PASSAGGIO IN CASSAZIONE, ERA STATA DECISA LA CELEBRAZIONE DI UNA NUOVA UDIENZA PRELIMINARE. NUCCIO ANSELMO – GDS DEL 24-01-13

L’INCHIESTA DI ANTONIO MAZZEO: Le Filippine fanno shopping di armi italiane

Nuovi affari in Asia per AgustaWestland, la società produttrice di elicotteri del gruppo Finmeccanica. La marina militare delle Filippine ha ufficializzato l’acquisto di tre velivoli leggeri lanciamissili AW109 “Power” nell’ambito del programma straordinario di rafforzamento delle forze armate per far fronte alla recente crisi politico-militare con la Cina. Per i tre velivoli e il relativo supporto logistico fornito da AgustaWestland il governo di Manila spenderà non meno di 33,6 milioni di dollari.

“L’acquisto di questi elicotteri navali è un ulteriore passo per conseguire pienamente l’obiettivo di modernizzazione della marina militare filippina e delle nostre forze armate in generale”, ha spiegato il segretario alla difesa Voltaire Gazmin. “Grazie ai nuovi programmi militari, potremo dimostrare la nostra volontà ad assicurare la sovranità dello Stato e l’integrità del territorio nazionale”.

Il nuovo piano di riarmo prevede una spesa complessiva di due miliardi di dollari circa ed è stato varato dopo l’inasprimento della disputa internazionale sul gruppo di isole di Scarborough Shoal nel Mar Cinese Meridionale. La loro sovranità è rivendicata praticamente da tutte le nazioni che si affacciano su questo tratto di mare (Brunei, Malesia, Vietnam, Taiwan, Cina e Filippine), ma sono soprattutto le autorità di Manila e Pechino a contendersi le isole minacciando l’uso della forza. Le Filippine affermano in particolare che esse rientrano “all’interno della zona economica esclusiva dell’arcipelago delle Filippine”. Da qui il massiccio impegno finanziario per acquisire negli Stati Uniti e in Europa unità navali da guerra, pattugliatori costieri, cacciabombardieri e mezzi di trasporto aereo. Oltre ai tre velivoli AW109 “Power” acquistati da Finmeccanica, sarà bandita nei prossimi mesi la gara per dotare le forze aeree filippine di 10 elicotteri d’attacco da impiegare per “operazioni di supporto e sicurezza interna e delle frontiere”. In pole position per la commessa concorrerà ancora AgustaWestland più alcune aziende specializzate di Francia, Russia e Sud Africa.

Quello dei tre elicotteri navali è il primo importante affare del complesso militare industriale italiano dopo che lo scorso anno le autorità di Manila hanno rinunciato ad acquistare 12 caccia-addestratori M-346 di Alenia-Aermacchi, preferendo i velivoli TA-50 della coreana KAI. Le Filippine sono però uno dei migliori clienti asiatici dei produttori di armi italiani. Nel 2008 l’aeronautica militare ha acquistato ad esempio 18 velivoli da addestramento primario SF.260F di Alenia Aermacchi (valore 13,8 milioni di dollari), che si sono aggiunti ai Siai-Marchetti SF.260 ad elica e S.211 a getto, in servizio nel paese da alcuni anni. L’accordo sottoscritto dai manager di Alenia Aermacchi ha tuttavia assicurato ai filippini che l’assemblaggio finale dei velivoli fosse effettuato in loco dalla “Aerotech Industries Philippines Inc.”.

In vista del rafforzamento della partnership tra i due paesi nel settore dell’industria bellica, il 14 giugno 2012 il ministro della difesa Giampaolo Di Paola si è recato in visita ufficiale nella Repubblica delle Filippine per incontrare il presidente Benigno S. Aquino III e le massima autorità militari locali. Cinque mesi prima era stato il segretario della difesa Voltaire Gazmin ad essere ricevuto a Palazzo Baracchini a Roma per un vertice con lo stesso Di Paola. Da quanto trapelato a conclusione dei due incontri, Manila avrebbe espresso l’interesse di acquisire mezzi navali e aerei di produzione italiana, in particolare due fregate della classe “Maestrale” in via di dismissione dalla Marina militare (previa rimessa a nuovo da parte di Fincantieri), alcuni pattugliatori lanciamissili, gli aerei biturbina P180 “Avanti” della Piaggio, i velivoli cargo C-27J di Alenia e finanche una decina di cacciabombardieri “Eurofighter” di prima generazione che l’Aeronautica militare sarebbe intenzionata ad alienare in vista dell’arrivo dei controversi e supercostosi F-35.

“La cooperazione tra Italia e Filippine deve essere rafforzata” è l’imperativo lanciato dal ministro Di Paola preferendo ignorare che le maggiori organizzazioni non governative internazionali denunciano come il paese sia lacerato da un sanguinoso conflitto interno e che sono ancora numerosi i casi di tortura, le esecuzioni extragiudiziali e le sparizioni forzate. Le forze armate e di polizia sono impegnate a combattere gruppi di guerriglieri di estrema sinistra in alcune aree rurali e le milizie islamico radicali nelle regioni meridionali dell’arcipelago. Nel corso delle operazioni belliche si registrano inauditi massacri della popolazione: ad esempio, il 23 novembre 2009, nella provincia meridionale di Maguindanao, sono state sequestrate e poi assassinate 57 persone, tra cui 32 giornalisti. Amnesty International ha criticato l’“assenza di giustizia” e ha chiesto al governo del presidente Aquino di fermare la proliferazione delle bande armate private al soldo dei clan locali. “Figure di primo piano del clan Ampatuan, tra cui lo stesso governatore di Maguindanao, sono sotto inchiesta per il massacro ma il procedimento giudiziario va avanti con estrema lentezza e tra mille ostacoli”, scrive l’ONG. “Nel frattempo le bande armate private continuano a operare senza freni, grazie ad un ordine esecutivo in vigore dal 2006, che autorizza la Polizia nazionale ad avvalersi di milizie e di organizzazioni civili di volontari come moltiplicatori di forza”. Nell’ottobre del 2011 sono scoppiate le ostilità tra le forze armate nazionali e il Fronte di liberazione islamica Moro (Moro Islamic Liberation Front – Milf) sull’isola meridionale di Basilan. Durante le incursioni militari, sempre secondo Amnesty, “sono stati eseguiti bombardamenti aerei e attacchi via terra, provocando lo sfollamento di almeno 30.000 civili”.

Le regioni più a sud dell’arcipelago delle Filippine sono oggi pure uno dei fronti più importanti della cosiddetta “lotta al terrorismo internazionale” lanciata dal Pentagono dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Washington ritiene che le milizie islamiche attive nella provincia di Mindanao (un gruppo di isole vicine alla Malesia e all’Indonesia) siano legate alla rete di al-Qaida. Si tratterebbe solo di qualche centinaio di combattenti, sufficienti però per poter giustificare l’escalation militare USA nella regione.

Negli ultimi dieci anni le Filippine hanno ricevuto da Washington aiuti militari per un valore complessivo di 512,22 milioni di dollari. Nel Paese opera poi una task force di 500-600 uomini provenienti dai reparti d’élite delle forze armate statunitensi. Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, a fine 2012 le Filippine avrebbero offerto l’accesso nei principali scali aeroportuali agli aerei da trasporto, ai caccia e ai velivoli spia delle forze armate USA in cambio di nuove forniture di armi ed equipaggiamenti strategici (navi da guerra della classe “Hamilton”, uno squadrone di cacciabombardieri F-16 di seconda mano, ecc.).

Gli Stati Uniti supportano già da tempo le attività di sorveglianza e intelligence delle forze armate filippine con i droni schierati nell’isola di Guam, nell’Oceano indiano. Inoltre hanno dichiarato la propria disponibilità a trasferire i grandi velivoli P3C “Orion” di U.S. Navy in una base dell’arcipelago per concorrere alle operazioni di pattugliamento aeronavale nel Mar Cinese Meridionale. Per potenziare i dispositivi di “sicurezza marittima”, lo scorso anno è stato ceduto alle Filippine un vecchio pattugliatore della Guardiacoste. Un secondo pattugliatore sarà ceduto nel corso del 2013; inoltre verrà sviluppato un sistema di “sorveglianza costiera” composto da circa 20 stazioni radar e un centro di elaborazione dati a Luzon.

La partnership tra Stati Uniti e Filippine è consacrata infine dalle sempre più numerose esercitazioni militari congiunte. L’ultima di esse (“Phiblex”) risale allo scorso autunno: a largo della Cina si sono dati appuntamento per una quindicina di giorni di cannoneggiamenti aeronavali quasi tutte le unità da guerra delle Filippine più la nave d’assalto e portaelicotteri “USS Bonhomme Richard” e il sottomarino “USS Olympia” della classe Los Angeles con ben sei reattori atomici.

MESSINA, ANCORA PECULATO PER L’EX CAPO DI GABINETTO DEL SINDACO BUZZANCA: Usò furgone dell’Ato 3 per trasportare un gommone. Nuovo avviso per Ruggeri

Le cattive notizie non arrivano mai da sole. Per Antonio Ruggeri ieri sono scattati gli arresti domiciliari per peculato con l’accusa di essersi accreditato 136.000 euro quale liquidazione per l’attività svolta in quattro anni quale commissario liquidatore dell’ato 3. Liquidazione alla quale, secondo l’accusa, non avrebbe avuto diritto trattandosi di incarico a titolo gratuito. Oggi un’altra tegola si è abbattuta sull’ex capo di gabinetto del sindaco Buzzanca. Il procuratore aggiunto Ada Merrino ed il sostituto Liliana Todaro hanno chiuso le indagini nell’inchiesta sull’utilizzo di un furgone dell’azienda per scopi privati inviando a Ruggeri un avviso ancora per peculato. L’inchiesta risale ai primi mesi del 2011 e scaturì da una denuncia anonima. Gli agenti della sezione di PG della Polizia approfondirono le indagini e qualcosa di poco chiaro venne alla luce. Si è scoperto così che un furgone dell’Ato 3 sarebbe stato adoperato per raggiungere Larderia da Falcone. Interrogando alcuni dipendenti della società partecipata gli investigatori hanno appreso che il furgone era servito per trasportare un gommone di proprietà di Ruggeri che doveva essere riparato in un’officina navale di Larderia. Alcuni dipendenti dell’Ato 3 sarebbero stati incaricati di prelevare il gommone dalla villa estiva di Portorosa di Ruggeri per trasportarlo a Larderia. Naturalmente la stessa cosa è avvenuta per il viaggio di ritorno. I due passaggi registrati al casello autostradale di Falcone risalgono al 21 ed al 30 luglio 2011. I due magistrati hanno invece chiesto al gip l’archiviazione per Ruggeri, sempre per l’accusa di peculato, per una serie di viaggi effettuati dall’ex commissario liquidatore con l’auto di servizio nell’estate 2011 fra Messina e Falcone. Numerosi passaggi, accertati dalla sezione di PG della Polizia, nelle prime ore della mattinata ed in tarda serata. Ma un recente orientamento giurisprudenziale, formulato dalla Corte dei Conti, legittimerebbe l’uso dell’auto di servizio per raggiungere l’abitazione privata anche quando questa si trovi fuori dal Comune di residenza. Un’interpretazione sulla quale ora dovrà comunque pronunciarsi il gip che dovrà valutare la richiesta di archiviazione ma che potrebbe decidere di restituire gli atti ai Pm per un approfondimento d’indagine.

DAL WEB
Nuovo provvedimento giudiziario per Antonio Ruggeri da ieri ai domiciliari con l’accusa di essersi accreditato 136.000 euro quale liquidazione per i quattro anni trascorsi come commissario dell’Ato 3. Denaro che non gli sarebbe spettato trattandosi di incarico a titolo gratuito. Ma all’inchiesta sulla liquidazione ne procedeva parallelamente un’altra, quella sull’utilizzo di un furgone dell’Ato 3 per scopi privati. Per questa vicenda il Procuratore aggiunto Ada Merrino ed il sostituto Liliana Todaro hanno inviato a Ruggeri un avviso di chiusura indagini sempre con l’ipotesi di reato di peculato. Il fascicolo era stato aperto alla fine del 2011 dopo l’invio di una denuncia anonima. Le indagini degli uomini della sezione di PG della Polizia consentirono di scoprire che un furgone dell’Ato 3 sarebbe stato impiegato per raggiungere Larderia da Falcone. Alcuni dipendenti della società furono sentiti e confermarono che il mezzo era servito per trasportare un gommone appartenente a Ruggeri che doveva essere riparato in un’officina navale di Larderia. Il gommone fu prelevato dalla villa di Portorosa di Ruggeri da alcuni dipendenti che lo trasportarono a Messina. E poi effettuarono il percorso opposto per riportarlo a Falcone. I viaggi furono registrati al casello autostradale di Falcone il 21 ed al 30 luglio 2011. La Procura ha invece chiesto al gip l’archiviazione per Ruggeri per la tranche dell’inchiesta relativa ai viaggi effettuati dall’ex commissario liquidatore con l’auto di servizio nell’estate 2011 sempre fra Messina e Falcone. Un recente orientamento giurisprudenziale legittimerebbe l’uso dell’auto di servizio per raggiungere l’abitazione privata anche quando questa si trovi fuori dal Comune di residenza. DA TEMPOSTRETTO.IT

MESSINA, L’ARRESTO DI ANTONIO RUGGERI NELLE PAROLE DEL GIP: ‘EVIDENZIATA OBIETTIVA SPREGIUDICATEZZA’ IN UN CONTESTO SOCIALE DISPERATO

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Foto di Enrico Di Giacomo

HA SUSCITATO PARECCHIO CLAMORE IN CITTA’ L’ARRESTO DELL’EX COMMISSARIO DELL’ATO 3 ANTONIO RUGGERI, ACCUSATO DALLA PROCURA DI MESSINA DI PECULATO PER UN COMPENSO DI OLTRE 136 MILA EURO CHE SI E’ ‘AUTOLIQUIDATO’ POCO PRIMA DI LASCIARE L’INCARICO PUBBLICO. LA SUA PARABOLA DI ‘UOMO TUTTOFARE E SERVENTE’ DELL’EX SINDACO BUZZANCA E’ FINITA NEL POMERIGGIO DI LUNEDI’, QUANDO GLI INVESTIGATORI DELLA SEZIONE DI PG DELLA POLIZIA GLI HANNO NOTIFICATO UN’ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE AI DOMICILIARI SIGLATA DAL GIP SALVATORE MASTROENI SU RICHIESTA DEL SOSTITUTO PROCURATORE LILIANA TODARO, DOPO MESI DI ACCERTAMENTI, ANCHE BANCARI. IN PRATICA RUGGERI, NELLA SUA QUALITA’ DI COMMISSARIO LIQUIDATORE DELL’ATO 3, POCO PRIMA DI LASCIARE L’INCARICO SI E’ ‘AUTOLIQUIDATO’ 136.689,48 EURO, COME COMPENSI EFFETTIVI PER LA CARICA RICOPERTA E PER IL PERIODO COMPRESO TRA IL LUGLIO 2010 E L’AGOSTO 2012. C’E’ UN PASSAGGIO DELL’ORDINANZA, QUELLO CONCLUSIVO, NEL QUALE IL GIP DA’ UN SEVERO GIUDIZIO SULL’ATTIVITA’ NELLO SPECIFICO DELL’ EX CAPO DI GABINETTO ANTONIO RUGGERI, DEFINENDOLA  ‘SPREGIUDICATA’. ECCOLO.

“E’ INDUBBIO CHE OGNI ATTO HA UN SUO VALORE, O DISVALORE CARATTERIZZATO PIU’ SPECIFICAMENTE, RISPETTO ALLA NORMA GENERALE, ANCHE NEL CONTESTO SOCIALE E TEMPORALE IN CUI VIENE POSTO IN ESSERE. CON SOCIETA’ PIENE DI DEBITI A CARICO DEI CONTRIBUENTI, CON SOGGETTI CHE NON HANNO POSTO DI LAVORO, LO PERDONO, O NON VENGONO PAGATI, CHIUNQUE ABBIA IL BENEFICIO DI UN LAVORO, ANCHE DI DUE O PIU’, LEGITTIMI SE NON CONTRA LEGEM, DEVE SCRUPOLOSAMENTE ATTENERSI, ANCORA DI PIU’, ALLE PREVISIONI DI LEGGE E GRAVE E’ LUCRARE, POSIZIONI PRIVILEGIATE E SOTTRARRE SOMME INDEBITAMENTE. CIO’ E LA PENA EDITTALE IMPEDISCE ALLO STATO DI IPOTIZZARE SOSPENSIONI DELLA PENA. LA SPREGIUDICATEZZA OBIETTIVAMENTE EVIDENZIATA, LE POSSIBILITA’ OPERATIVE, LA FACILITA’ DIMOSTRATA NELL’OTTENERE INDEBITI VANTAGGI A DANNO DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, EVIDENZIANO IL CONCRETO E ATTUALE PERICOLO DI REITERAZIONE DEI REATI, ESCLUSA OGNI RESIPISCENZA ANCHE DALLA NON OTTEMPERANZA ALLA DIFFIDA A RESTITUIRE LE SOMME. LA MISURA RICHIESTA APPARE ADEGUATA AL FATTO E DI UTILE PRESIDIO AL RISCHIO DI REITERAZIONE DI CONDOTTA DELLA STESSA SPECIE.”