Quotidiano on line - News - Inchieste - Rassegna Stampa - Photoreportage

Home Chi sono E-Mail Archivio news Sentenze Mondo News Cronaca da Messina e dintorni Inchieste    Reportage
Commenti e appelli Diario Mondo Africa Periferie Culture Agenda & Consigli Fotografie Video










FORLI': Truffa all'Inps, messinese indagata
La Guardia di Finanza di Forlì ha notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari ad una donna originaria di Messina, ma residente nella città dell’Emilia Romagna, accusata di truffa aggravata ai danni dell’Inps. La 63enne, pensionata ed ex dipendente dell’istituto nazionale di previdenza sociale, percepiva, da circa 10 anni, 500 euro al mese, oltre alla pensione di anzianità, perché, nel 2002, era stata riconosciuta invalida, con totale e permanente inabilità lavorat...
Uccisa dopo denunce non ascoltate. La Cassazione: i pm risarciscano gli orfani. Ribaltato il verdetto dei giudici di Messina, che avevano detto che il ricorso alla legge Vassalli sulla responsabilità civile era impossibile perché erano trascorsi più di due anni dalla morte della donna
La Suprema corte dà il via libera al riconoscimento della responsabilità civile delle toghe che non diedero seguito alle segnalazioni di Marianna Manduca, assassinata dall’ex marito nel 2007 a Palagonia (Catania). Accolto il ricorso dei figli minorenni della donna. È importante perché, mentre divampano le polemiche sulla riforma della giustizia e sulla responsabilità civile dei magistrati, stabilisce che le toghe, se riconosciute negligenti, devono p...
SALINA: Turista tedesco trovato morto
Un turista è stato trovato morto sul monte Fossa delle Felci a Salina, nell'arcipelago delle Eolie. A segnalare il decesso sono stati alcuni escursionisti in transito. Scattato l'allarme si sono mobilitati i carabinieri e le guardie della riserva naturale che hanno impiegato circa un'ora e mezza per raggiungere il luogo abbastanza impervio, nella parte sovrastante la borgata di Lingua. E' probabile che il turista si sia avventurato da solo per cercare di raggiungere la vetta della riserva natur...

BARCELLONA PG: MUORE L’AVVOCATO PENALISTA BERNARDO GAROFALO

E’ morto ieri pomeriggio all’età di 52 anni, l’avvocato Bernardo Garofalo che lascia la moglie, l’avv. Giusy Rivoli. Garofalo si trovava all’aeroporto di Catania in partenza verso Roma, quando è stato colto da un infarto che non gli ha lasciato scampo. Avvocato penalista, Bernardo Garofalo ha seguito le più importanti inchieste di mafia degli ultimi 25 anni da Mare Nostrum fino ai nostri giorni. Ieri era in tribunale a Barcellona per seguire una delle tante udienze e nel pomeriggio sarebbe dovuto partire per Roma, dove oggi sarebbe stato impegnato in una causa davanti alla Corte di Cassazione. Al suo impegno professionale, si è unito spesso quello politico, con l’elezione a consigliere comunale dal 2001 al 2007 nelle file di Alleanza Nazionale, dove ha ricoperto per un periodo anche il ruolo di capogruppo. Garofalo per anni è stato pure presidente della sezione di Barcellona della Camera Penale.

MESSINA, EMERGENZA LAVORO: Aicon 324 licenziati, 26 a Sicilia Limoni

Si aggrava l’emergenza occupazione in provincia di Messina. Le numerose vertenze che affliggono il mondo del lavoro non trovano sbocchi e marciano spedite verso la più drammatica conclusione, quella del licenziamento che lascia senza stipendio centinaia di famiglie. Ieri a tarda sera si è concluso un incontro in Prefettura per discutere del futuro dei 324 lavoratori dell’Aicon Yachts di Giammoro, società che produceva imbarcazioni da diporto e yacht di lusso. Un polo cantieristico d’eccezione sgretolatosi nell’arco di pochi anni. Si era sperato in un salvataggio in extremis ma ieri sera ma ieri sera si è consumato l’atto finale. La curatela fallimentare dell’Aicon ed i sindacati confederali hanno sottoscritto l’accordo per la messa in mobilità dei 324 dipendenti. Un licenziamento vero e proprio visto che il 31 gennaio scadrà la cassa integrazione straordinaria e non c’è possibilità di ottenere una proroga. Riceveranno, in base all’età, un’indennità di disoccupazione che oscilla fra i due ed i quattro anni. Finito il tempo delle promesse elettorali, dopo le regionali di ottobre, i lavoratori si ritrovano ora senza lavoro. I sindacati sperano ora nell’avvio di una trattativa per la cessione dell’azienda o di alcuni rami di essa a terzi per poi ottenere la riassunzione ma al momento sembra un obiettivo lontano.E si è concluso con un nulla di fatto il confronto tra la UIL, RSU e l’amministratore unico della Sicilia Limoni, Hanne Harten per tentare di scongiurare il licenziamento di tutti e 26 i lavoratori dell’azienda. La Sicilia Limoni ha ribadito l’intenzione di continuare la procedura di mobilità e di cessazione dell’attività produttiva mentre i sindacati respingono questa soluzione ricordando che il 21 dicembre scorso, il legale rappresentante dell’azienda aveva garantito la presenza di commesse e quindi la prosecuzione dell’attività produttiva. I sindacati, che si dicono sorpresi dalla decisione della Sicilia Limoni, propongono misure alternative ai licenziamenti e alla mobilità. La UIL ha chiesto l’intervento del Prefetto Trotta per evitare che altre 26 famiglie cadano nel dramma della povertà.

VENT’ANNI FA L’ARRESTO DI TOTO’ RIINA: Il procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi, a Corleone per il Festival della legalità, ricostruisce quel 15 gennaio di vent’anni fa e i misteri che circondarono l’arresto del ‘Capo dei capi’

CORLEONE (PALERMO) – “Quando due forze come mafia e Stato si trovano sullo stesso territorio possono fare due cose: combattersi o cercare un punto d’equilibrio. In Sicilia sono successe entrambe le cose: l’arresto di Totò Riina è stato uno specchietto per le allodole che ha sancito il ritrovato equilibrio”. Il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, uno dei magistrati che il 15 gennaio di vent’anni fa erano in servizio alla Procura di Palermo, ricostruendo quel giorno durante il dibattito conclusivo del “Festival della legalità in tour” che ha ricordato a Corleone il ventennale, lancia un grave atto d’accusa: “Ho creduto solo per poche ore alla coincidenza di date fra l’arrivo di Gian Carlo Caselli in Procura e l’arresto di Riina – ha spiegato Teresi, rispondendo alle domande dell’inviato de ‘La Repubblica’ Franco Viviano -. Era successo già il giorno della morte di Peppino Impastato e del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro: coincidenza o abile strategia mediatica per coprire un’altra notizia?”. Teresi ha poi ricostruito il giallo sulla mancata perquisizione del covo di via Bernini. “Quel pomeriggio – ha ricordato – in Procura fu convocata una riunione ai massimi livelli e l’ordine di perquisire il covo fu revocato su richiesta dei carabinieri, che dissero di voler sorprendere i fiancheggiatori di Riina. Ho controllato personalmente i nastri delle telecamere di videosorveglianza della zona: i controlli si erano interrotti alle 14, prima della riunione”.Un cortocircuito, un inspiegabile buco nero intorno alla cattura unito a un “depistaggio” dei giornalisti: “Per giorni non si disse quale fosse davvero il covo, poi fu organizzato un grande evento al ‘fondo Gelsomino’ con elicotteri, uomini che si calavano dall’alto e quant’altro. Dissero: ‘È quello il covo’. Ma il giocattolo si ruppe ben presto in mano a Mori”. Le indagini sulla mancata perquisizione, però, non arrivarono subito. “E quando furono aperte – ha osservato Viviano – lo stesso Ingroia chiese l’archiviazione. Il processo arrivò poi con l’imputazione coatta. La Procura non aprì le indagini nonostante la moglie e i figli di Riina fossero tornati a Corleone, segno che la casa di via Bernini era stata abbandonata”. “Sono stati commessi molti errori – ha ammesso Teresi -. Per Mori, però, non era possibile ipotizzare il favoreggiamento a Cosa nostra, perché non era sicuramente questo il suo obiettivo. C’era un altro fine che non conosco. Io considero la mancata perquisizione il primo passaggio del rapporto fra mafia e Stato. Il successivo, attualmente oggetto di un processo, è la mancata cattura di Bernardo Provenzano a Mezzojuso”. C’è tempo, però, per parlare anche della discesa in campo dei magistrati. In particolare di Antonio Ingroia: “Il 19 luglio – ha osservato Teresi – Salvatore Borsellino ha chiesto a me, Ingroia e Roberto Scarpinato di ricordare pubblicamente Paolo Borsellino. In quell’occasione Ingroia ha detto: ‘Sul ’92 siamo entrati nella stanza della verità. È una stanza buia e accendere la luce non è più compito solo della magistratura’. A quel punto Ingroia poteva fare due cose: continuare a fare indagini ordinarie oppure, coerentemente, entrare in quella stanza e cercare l’interruttore per accendere la luce”. Accendere la luce, ovvero trovare il punto d’incontro di quel grumo che Teresi chiama “Statomafia”. Un percorso da fare con le inchieste, ma anche con la cultura: “I giovani – ha chiuso Teresi – devono recidere questo filo”. Parole che fanno il paio con l’annuncio fatto dal sindaco di Corleone, Lea Savona: “Voglio che le associazioni giovanili, cattoliche, di volontariato e di cooperazione sociale celebrino questo giorno con noi. A loro, ai giovani, chiedo di venire a Corleone per portare insieme, tutti insieme, la bandiera di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Da oggi il 15 gennaio sarà celebrato ogni anno come la nostra Festa della Liberazione”. Tratto da:livesicilia.it

LA LETTERA, LA POLEMICA ALL’INTERNO DELL’ANM: Manifestazione Noi Sappiamo: Sebastiano Ardita (procuratore aggiunto a Messina), ‘La tragedia e’ essere costretti a commemorare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino insieme a tanti che da vivi li detestavano e facevano loro la guerra’

A seguito della recente sentenza della Consulta che ha accolto le richieste del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel conflitto sollevato da quest’ultimo nei confronti della Procura di Palermo, i vertici dell’Associazione Nazionale Magistrati non hanno ritenuto di spendere una sola parola a sostegno della piena legittimità e correttezza dell’operato dei magistrati palermitani. A causa di questo assordante silenzio, il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi ed il sostituto procuratore Nino Di Matteo si sono dimessi dai rispettivi incarichi direttivi negli organi associativi della sezione palermitana dell’ANM. All’interno delle mailing list delle correnti delle magistratura è nato un acceso dibattito fra chi, da una parte, condivideva le ragioni delle dimissioni di Teresi e di Di Matteo e chi, dall’altra parte, riteneva che tali dimissioni fossero prive della benchè minima motivazione. La redazione di questo sito, 19luglio1992.com, ha avuto la possibilità di leggere gli scambi interni ad una di queste mailing list ed ha ritenuto non solo opportuno, ma anzi doveroso, rendere pubblica la risposta inviata da Sebastiano Ardita (procuratore aggiunto a Messina) ad un collega che, nello scambio di opinioni, aveva accusato Di Matteo di aver voluto fare, con con la scelta di dimettersi dall’ANM palermitana, una ‘tragedia’, con tutto l’accezione siciliana che tale termine vuole indicare. In siciliano, il ‘tragediatore’ è un uomo che fa di ogni cosa una tragedia, quello che, in ogni occasione che gli capita, seria o allegra che sia, si mette a fare ‘teatro’. In risposta a tale commento che definiva Di Matteo un ‘tragediatore’, Sebastiano Ardita ha postato una replica in cui ridà alla parola tragedia il giusto significato in questo contesto. Marco Bertelli (15 dicembre 2012)

La tragedia

In una materia cosi’ complessa come la “questione Palermo” nella nostra lista e’ stata evocata la tragedia. Lo si e’ fatto per paradosso, e mai invece espressione mi sembra piu’ calzante. La tragedia e’ innanzitutto nei fatti che fanno da cornice al processo, nel sangue delle vittime, nei bambini morti ai Georgofili, nel sacrificio dei nostri colleghi e delle loro scorte. La tragedia e’ anche un genere letterario, utilizzato per sopperire alla carenza di comunicazione, che nel mondo ellenico era legata soltanto ai mezzi, e ai nostri tempi alla mancanza di umilta’ che ci rende sordi alle ragioni degli altri. Un genere che consente di guardare dentro al dolore dei protagonisti del quale non comprendiamo l’origine, ma di cui conosciamo solo la capacita’ di tramandarsi. E allora ne attribuiamo la causa alla ùbris, una colpa che prescinde dalle nostre azioni, che ci rende responsabili solo per la discendenza, per l’appartenenza ad un mondo ideale, ad un luogo, ad una categoria di uomini. La tragedia e’ la difficoltà di spiegare che per quella ricerca della verità – che ruota attorno alla morte di chi ti e’ stato padre e lo e’ stato per tutta la magistratura – scommetteresti la tua professione perché altri, che tu amavi, hanno sacrificato la propria vita. La tragedia e’ che sai bene che il processo e’ difficile, e tu prima degli altri comprendi che l’esito potrà non essere quello che auspichi, e immagini gia’ tutto quello che ne conseguira’. Ma comunque non ti tiri indietro, perche sai anche che se non la cercherai tu, quella verita’ rimarrà sepolta. La tragedia e’ che sai perfettamente che venti anni fa, quando i corleonesi comandavano a Palermo, indagare sui rapporti tra la mafia e lo Stato significava essere condannati a morte. Con sentenza da eseguire alla prima occasione, anche dopo dieci anni. E adesso non sai cosa ti succedera’. Puoi solo sperare che quella regola non valga piu’. Ma non puoi essere tu a denunciarlo, perché sei il diretto interessato, e nessun altro lo dice. La tragedia e’ anche una falsa rappresentazione della realtà, che spesso consiste in insinuazioni e in accuse larvate e dalla quale con difficoltà ci si riesce a difendere. La tragedia e’ sapere che hai fatto solo il tuo dovere, che hai applicato la legge, che hai operato con correttezza rispettando le Istituzioni e ti accusano di avere tentato di “ricattare il Presidente della Repubblica”. La tragedia e’ sapere che quello che e’ successo a te potrebbe succedere ad ognuno dei tuoi colleghi, e non avere la solidarietà incondizionata di ciascuno di essi. La tragedia e’ essere costretti a commemorare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino insieme a tanti che da vivi li detestavano e facevano loro la guerra ed anche oggi, nel loro nome, fanno la guerra a chi sostiene le loro idee. La tragedia e’ che la tua difesa e quella dei tuoi colleghi e’ politicamente inopportuna e fa perdere consenso a tutti quelli che la vogliono sostenere, nella magistratura e nella politica. La tragedia in questo caso e’ l’origine di tutto. E’ la causa e la conseguenza di ciò che e’ accaduto, e’ un sacrificio morale che si perpetua ed una condanna che cade su chi raccoglie una eredita’.

Sebastiano Ardita

Trattativa Stato- Mafia, si dimettono i vertici palermitani dell’Anm

10 dicembre 2012. Il presidente e il segretario della Giunta palermitana dell’Associazione nazionale magistrati, il pm Nino Di Matteo e il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, si sono dimessi dagli incarichi. Dietro alla decisione anche la critica delle posizioni prese dall’Anm nazionale dopo la sentenza della Consulta che ha accolto il ricorso del Quirinale e bacchettato la Procura di Palermo per la mancata distruzione delle telefonate intercettate tra il capo dello Stato Giorgio Napolitano e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino.
”Non riesco più a sentirmi parte di un’associazione che, nei suoi organi rappresentativi a livello nazionale, si è andata sempre più caratterizzando per valutazioni e interventi che sembrano dettati da criteri di ‘opportunità’ politica’ e che talvolta finiscono per denotare un pericoloso collateralismo al potere a scapito della doverosa tutela di colleghi impegnati in attività giudiziarie particolarmente complesse e delicate”, scrive Di Matteo, che si è dimesso anche dal ruolo di componente della Giunta, in una lettera indirizzata alla Giunta nazionale, a quella distrettuale e a tutti i colleghi del distretto di Palermo.
In particolare, nella lettera, Di Matteo fa riferimento all’atteggiamento avuto dall’Anm nazionale a proposito delle polemiche sorte dall’indagine della procura sulla trattativa Stato-mafia e rimprovera il sostanziale silenzio” a fronte degli inauditi attacchi personali” ai titolari dell’inchiesta e alla sentenza della Consulta che ha deciso sul conflitto di attribuzioni proposto dal Colle.
”Mi ha colpito, ancora una volta, – dice – ma certamente non sorpreso, l’atteggiamento dell’Anm” che, aggiunge, “non ha ritenuto di spendere una sola parola a difesa dell’operato dei magistrati di Palermo, limitandosi a stigmatizzare pesantemente le critiche che il collega Ingroia (peraltro collocato in aspettativa e non più titolare del procedimento) aveva osato muovere alla sentenza”.
”Evidentemente, per l’ennesima volta, – aggiunge – nelle scelte degli organismi rappresentativi dell’associazione, ragioni di opportunita” politica hanno prevalso sul dovere di difendere e di non isolare ulteriormente magistrati che si trovano oggi accusati di avere violato le prerogative della più alta carica dello Stato quando, invece, avevano agito nel pieno rispetto della normativa vigente”.
”Anche in questo caso – conclude – l’Anm non ha saputo fare altro che prendere le distanze da quei magistrati che dovrebbe tutelare e rappresentare. Così contribuendo ad alimentare la volonta” dei tanti che vorrebbero in futuro una magistratura sempre più avida e burocratizzata ed attenta, più che a rendere giustizia, a non disturbare l’azione dei potenti”.
Critico sull’atteggiamento dell’Anm anche Teresi che, però, riconduce la scelta anche ad altre ragioni. “Uno dei motivi che mi hanno convinto – spiega – è la mia nuova posizione di coordinatore del procedimento sulla trattativa. Mi sono state rimproverate prese di posizione pubbliche. E siccome il mio incarico prevede anche i rapporti coi media voglio gestire questa funzione in libertà senza che si creino confusioni o sovrapposizioni di ruoli”.
”C’è poi un’altra ragione – prosegue – che definirei ‘crisi di rappresentatività’. Il progetto di Area, nato come un’unione elettorale tra Magistratura Democratica e i Verdi, sta andando avanti prendendo le caratteristiche di una fusione e io non sono d’accordo”.
La Repubblica Palermo (10 dicembre 2012)

La Gec sulla lettera di dimissioni del Presidente Anm di Palermo

[martedì 11 dicembre 2012] – fonte: Giunta esecutiva centrale ANM
La Giunta esecutiva centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati, nel ricevere con rammarico notizia delle dimissioni presentate dal dr. Antonino Di Matteo dalle cariche di presidente e componente della Giunta sezionale di Palermo, esprime sorpresa e profonda amarezza per le motivazioni dallo stesso addotte a fondamento della sua scelta.
 
In particolare, la Giunta, nel respingere con fermezza ogni gratuita illazione di “collateralismo al potere” e le accuse, totalmente infondate, di opportunismo politico e, addirittura, di alimentare quanti vogliono una “Magistratura sempre più pavida, burocratizzata ed attenta, più che a rendere giustizia, a non disturbare l’azione dei potenti”, ricorda di non essere mai stata acquiescente di fronte agli attacchi personali rivolti ai magistrati, ma di avere al contrario sempre mostrato massima attenzione alla tutela di tutti i colleghi, con particolare riguardo per coloro che sono impegnati nello svolgimento di delicati e complessi procedimenti ed in contesti criminali di particolare gravità.
 
Il rigoroso assolvimento di tale compito di tutela comporta anche un doveroso richiamo alla necessità che i magistrati titolari di un procedimento penale, tanto più se oggetto di particolare attenzione e sovraesposizione, si astegano dal mostrare sensibilità al consenso della piazza e dal rendere dichiarazioni pubbliche relative all’oggetto del procedimento medesimo, e ciò a tutela delle stesse attività di indagine o processuali, doverosamente e professionalmente condotte. 
 
In tal senso la Giunta rivendica il proprio impegno nella difesa dei principi di autonomia e indipendenza della giurisdizione, pur nella non ingerenza nel merito dei provvedimenti adottati, e ribadisce che la critica alle sentenze – ivi comprese le decisioni del massimo organo di giustizia costituzionale della Repubblica, tanto più quando intervengono su questioni controverse e per le quali non sono ancora note le motivazioni – non può consistere in apodittiche affermazioni critiche, che si risolvono nella delegittimazione dello stesso organo giudiziario, ingenerando confusione e sfiducia nelle Istituzioni e nella stessa funzione giurisdizionale. Tratto da: 19luglio1992.com

SONIA ALFANO (PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA EUROPEA): “IL PONTE SULLO STRETTO? CI RISIAMO!”

PALERMO, 15 GEN – “Ancora con la storia del Ponte sullo Stretto di Messina? Sarebbe il caso che qualcuno spiegasse a Silvio Berlusconi una volta e per tutte che i siciliani il Ponte non lo vogliono, anche perchè si sentono italiani già così. E che non è tecnicamente fattibile, ci sono fior di studi tecnici che lo confermano”.

Così Sonia Alfano (Presidente della Commissione Antimafia Europea) commenta le dichiarazioni del leader del Pdl, Silvio Berlusconi, per il quale “il Ponte di Messina va fatto perchè i cittadini siciliani possano sentirsi italiani al 100%”.

“Possibile – aggiunge Sonia Alfano – che tocchi a Pippo Baudo difendere i siciliani da dichiarazioni offensive e banali come questa? Capisco che la classe politica in questo momento sia distratta dalla composizione delle liste per l’imminente campagna elettorale, ma voglio augurarmi che non dimentichino che anche questo è fare politica”.

Camorra: arrestato cantante Gaetano Gegnoso, detto ‘Babba”

Napoli. Tra le sei persone arrestate oggi dai Carabinieri per i gadget imposti per finanziare il tradizionale ‘Giglio insuperabile’, vi e’ anche un pasticcere di Barra (Napoli), noto nella zona anche per le sue performance da cantante neomelodico. Si tratta di Gaetano Gegnoso, di 38 anni, soprannominato ‘Babbà’. Gegnoso ha anche pubblicato su Internet un sito web dove ripercorre la sua storia professionale di pasticcere e pubblicizza i brani che lo hanno reso molto famoso nell’area Vesuviana.