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MESSINA, LA CLAMOROSA INCHIESTA GIUDIZIARIA SULLA FORMAZIONE: ECCO PERCHE’ E’ STATO SOSPESO L’ISPETTORE IN SERVIZIO PRESSO L’ISPETTORATO DEL LAVORO DI MESSINA CARLO ISAIA

Il Gip Giovanni De Marco ha anche disposto nei confronti di Carlo Isaja, 47 anni, la sospensione per due mesi dall’Ispettorato provinciale del lavoro di Messina.

ISAIA Carlo
perché quale pubblico ufficiale, ispettore in servizio presso l’Ispettorato del Lavoro di Messina, violando i doveri inerenti le sue funzioni, o, comunque, abusando della sua qualità, rivelava a SAUTA Elio la imminente effettuazione di un controllo da parte dell’Ispettorato del Lavoro di Messina presso un ente professionale riconducibile al Sauta, notizia destinata a rimanere segreta. Si avvaleva pertanto illegittimamente delle notizie di ufficio al fine di garantire al SAUTA la possibilità di eludere i controlli amministrativi, per consentire allo stesso di trarre e mantenere ogni possibile beneficio economico dalla gestione illecita e dell’ente di formazione – illustrata nei capi che precedono – e di conseguire un ingiusto profitto patrimoniale.

“Nella prima mattinata del 27/12/2012 il Sauta veniva contattato telefonicamente da un’utenza cellulare intestata alla Regione Siciliana. L’interlocutore, qualificato confidenzialmente “ispettore”, con tono allarmato, annunciava al Sauta che qualcuno stava per venire («ascoltami, ascoltami….. ascolta bene….apriti boni i ricchi…….vedi che stanno vinennu…..»). Il Sauta comprendeva il messaggio e commentava che l’ente era chiuso per ferie. L’interlocutore, tuttavia, ribadiva l’informazione con tono perentorio, invitando il Sauta a non insistere nei commenti e ad interrompere immediatamente la comunicazione («ancora !!!! che dici chiudi ?????? e basta…..») .
S(auta): Buongiorno Ispettore
I(saja): Buongiorno dove sei??
S.: io sono quà in giro….. tu dove sei?…. ma sto andando in ufficio
I.: ascoltami, ascoltami….. ascolta bene….apriti boni i ricchi…….vedi che stanno vinennu…..
S.: ma noi siamo chiusi…..
I.: va bene ….io te lo sto dicendo……
S.: no, possono… può venire chiunque ma noi siamo in ferie …siamo in ferie fino al sette…ve l’abbiamo fatta la comunicazione di sospensione…….
I.: perfetto, perfetto…..
S.: poi potete anche venire ..ci mancherebbe apriamo a tutti va bene ???…
I.: ancora !!!! che dici chiudi ?????? e basta…..
S.: ho capito!!!!!
I.:ciao ciao
S.:ciao
L’interlocutore viene individuato dagli inquirenti in Isaja Carlo, dipendente dell’Ispettorato del Lavoro di Messina, che, secondo le informazioni acquisite presso il medesimo ufficio, sarebbe asse-gnatario dell’utenza mobile in questione, come, del resto, confermato dallo stesso in sede di interrogatorio.
Così come annunciato dall’allarmato interlocutore, effettivamente nella mattinata del 27 dicembre funzionari dell’Ispettorato del Lavoro si presentavano presso la sede dell’ARAM per ese-guire un controllo ispettivo su disposizione dell’Assessorato. In particolare, come emerge dalla copia del verbale in atti, l’accesso veniva effettuato dagli ispettori Donato Angela e Mazzaglia Antonio alle ore 10,40 del 27 dicembre, allo scopo di verificare l’osservanza, nei confronti del personale occupato, delle norme di tutela dei rapporti di lavoro e di legislazione sociale. Dal verbale risulta, altresì, che l’ente si presentava chiuso per ferie, ma che il legale rappresentante Sauta Elio, trovato in loco, ha comunque permesso l’accesso dei sottoscritti. Si legge, inoltre: su richiesta del superiore ass.to reg.le famiglia, politiche sociali e lavoro i sottoscritti ispettori hanno proceduto in data odierna ad effettuare un controllo ispettivo presso codesto ente di formazione, tendente ad accertare la regolarità delle erogazione delle somme dovute a titolo di retribuzione e contribuzione del personale dipendente relativamente ai progetti licenziati per l’anno 2011 …
Come successivamente precisato dal dirigente della Direzione territoriale del Lavoro di Messina, l’accertamento, richiesto dall’Assessorato, era mirato alla verifica dell’effettivo utilizzo delle somme versate dall’Assessorato Regionale in conto personale. Si tratta, in particolare, delle somme erogate dalla regione al fine sia della retribuzione del personale dipendente degli enti di formazione sia del versamento dei contributi previdenziali. In data 27.12.2012 l’Ufficio dispose una serie di ispezioni presso vari enti di formazione tra cui l’Aram…
La fonte dell’informazione, come detto, veniva individuata nell’indagato Isaja Carlo.
L’individuazione, del resto, è confermata da altra intercettazione intercorsa il precedente 28/11/2012, nell’occasione tra la medesima utenza ed il medesimo interlocutore, che, appunto veniva chiamato “Carlo” («Grazie…Carlo…») e Schirò Elena . Nel corso della conversazione, il cui tono denota inequivocabilmente amicizia e confidenza tra gli interlocutori, l’Isaja chiedeva alla donna det-tagli in ordine ad alcuni corsi per i quali la Lumen aveva presentato richiesta per la dichiarazione di idoneità dei locali («Signora LUMEN buongiorno … Oggi è brutta…ascoltami…ti disturbo per un’in-formazione… Te lo domando a te…che sei.. Allora i quattro corsi…che voi avete presentato…qua ah…uhm…da noi… Questi quattro corsi…non so se te le ricordi!?… E l’idoneità locali…si… Parruc-chiere!?…Parrucchiere…secondo anno… Estetista… secondo a… no!… Primo anno…. estetista primo anno…parrucchiere primo anno… …incomprensibile…di cucina …. specializzando… Ehhh…ehh…e operatore socio assistenziale….di questi… Eh…di questi quattro corsi… Quanti allievi…sono da progetto…non mi interessono gli uditori…»), rappresentando di avere completato la trattazione della relativa pratica («Va bene!….Te li sto preparando…»).
Quindi, riferendosi evidentemente alle campagne giornalistiche che avevano attirato l’attenzione sulla gestione della “formazione”, tranquillizzava l’interlocutrice, affermando che la strategia del silenzio era la più idonea, in quanto portava a dimenticare («Passerà tutto …Elena…non ti preoc-cupare…passa tutto… Passa tutto….il tempo ci vuole… Ma ti capisco perfettamente…perchè sò ..tutto ….tutto quello che sta succedendo…ma è così….capisci… Per ora si è in mezzo a una situazione…che va…va soltanto …lo sai che cosa!?…Del resto…è giusta il vostro modo…di …fare…il silenzio …e basta… In questo caso…va soltanto il silenzio…. Il silenzio…per quanto riguarda me…conta più de…di quanto uno può…. Perchè il silenzio lo sai a che cosa porta …a dimenticare facilmente…»).
La successiva conversazione intercettata il 16/1/2013 dà conto della contiguità dell’indagato agli interessi di Lumen ed Aram. Nell’occasione, infatti, Rinaldi Franco contattava un’amica, tale D’Angelo Nicoletta, dipendente dell’ufficio di collocamento di Messina , alla quale proponeva, verosimilmente, un incarico, forse pubblico, presso un non meglio precisato Istituto. Apprendendo che la donna non possedeva la qualifica per assumere l’incarico e non ritenendo di accogliere il suggerimento che la stessa formulava, il Rinaldi domandava se a Messina non disponessero di altri funzionari “amici” («ma solo a lui abbiamo quà a Messina???….non abbiamo altri amici che sono… funzionari….»). La donna lo indirizzava presso tale Carlo dell’Ispettorato del Lavoro, indicandolo co-me uno molto vicino a voi («no, funzionario direttivooooo no, come…come… girano intorno a voi non ne avete molti impiegati regionali…devo dire come funzionari regio…ah si ce li avete… ce li avete…e lo..lo…..parla con….. con tua moglie….quello che c’è…che vi fa le coseeeee……eee cioè no, no..parla con tua moglie….eeeehh coso come si chiama…????….emmh Ispettorato del Lavoro… eeeeeeeeee.. Carlo… si..molto vicino a voi…..te lo faccio…ti chiamo un altr.. ti chiamo io e ti dico il nome…»). Ragionevole ritenere che il Carlo cui la donna si riferiva sia, appunto, Isaja Carlo, dal momento che, nell’elenco allegato all’informativa del 21/3/2013 della Sezione della Polizia di Stato della Procura relativo al Servizio XXIII Direzione Territoriale del Lavoro di Messina, il menzionato Isaja sembrerebbe l’unico dipendente di nome Carlo. Lo stesso indagato ha ammesso di conoscere la D’Angelo.
Peraltro, per quanto irrilevante dal punto di vista penale, significativa appare la conversazione in-trattenuta il 23/11/2012 dal Sauta con Lo Conti Venerando, direttore o funzionario dell’Ispettorato del Lavoro di Messina . Dal tenore della conversazione – nel corso della quale il Sauta informava il funzionario del fatto che, a breve, avrebbe consegnato tutta la documentazione necessaria, eviden-temente, per l’accreditamento delle sedi – emerge, infatti, il rapporto confidenziale esistente tra i due («ora.. mezz’ora fa, Repici mi ha portato le perizie giurate, e quindi mhh materialmente il primo giorno utile per portartele è lunedì…. domani ci sentiamo e ci prendiamo, a Messina dove ci possiamo prendere il caffè tranquillamente»). Rapporto confermato dalla conversazione del 5/12/2012, quando il Sauta si lamentava col dirigente dell’atteggiamento di alcuni funzionari (Bossa e Panebianco) in relazione alla valutazione della idoneità dei locali di una sede destinata a corsi formativi .
Al medesimo Lo Conti, del resto, il Sauta si rivolgeva il giorno dopo l’ispezione , sottolineando l’avvenuto accesso del giorno prima e domandando se, ai fini della documentazione richiesta, sarebbe stata sufficiente una copia informatica («Ingegnere, sono….sugli attenti… senti ti volevo chiedere una informazione per agire….ieri sono venuti… ehhh gli ispettori per notificarci il verbale di presa in atto di quella documentazione… si di quegli accertamenti…..ascoltami …..chiedono i prospetti paga….ma volete le copie cartacee o vi basta per esempio se noi vi digitiamo un cd??? perchè il cd per noi ovviamente significa…»). I due, quindi, si lasciavano andare a qualche commento sulla attenzione rivolta alla formazione ed il Lo Conti spiegava che l’ufficio era stato costretto ad effettuare l’ispezione in conseguenza delle direttive ricevute («Elio non c’è nessun problema…. noi…siamo partiti perchè ..perchè non vorrei… per ora Crocetta impera, per ora Crocetta impera… a Messina ci sono 32 enti e dobbiamo farli tutti..e dopo Nelli Scilabra ha disposto così….e poi Nelli Scilabra cu sapi cu è»).
La condotta sopra descritta non lascia adito a dubbi. L’interrogatorio reso dall’indagato ai sensi dell’art. 289 c. 2 c.p.p., poi, avvalora l’accusa, aggravando, anzi, gli elementi indiziari a carico del medesimo.
Questi, infatti, ha sostanzialmente ammesso di avere informato il Sauta dell’imminente ispezio-ne, assumendo, tuttavia, di avere agito per leggerezza e senza dolo, e di avere, comunque, rappre-sentato un fatto notorio. Circostanze, ovviamente, già in sé contraddittorie.
Tra l’altro va evidenziato che l’indagato ha sostenuto di conoscere solo in maniera formale, per ragioni meramente professionali, il Sauta. Se ciò fosse vero, tuttavia, non si spiegherebbe – ed infatti l’indagato non ha fornito alcun chiarimento in merito – la ragione per la quale lo stesso avrebbe dovuto sentire l’impulso di contattare ed avvisare, per di più urgentemente, il Sauta della imminente ispezione.
Ed infatti l’affermazione dell’indagato è radicalmente smentita dal tenore delle conversazioni intercettate: il dialogo intercorso tra questi ed il Sauta, invero, denota un rapporto per nulla occasionale e confinato nell’ambito degli schemi lavorativi, al contrario estremamente confidenziale.
Circostanza ancora più evidente con riferimento a Schirò Elena. Anche nei confronti di costei l’indagato ha asserito di avere una conoscenza meramente formale, discendente dai contatti lavorativi. La conversazione sopra commentata, invece, dimostra un rapporto estremamente confidenziale.
Non escludono, poi, la rilevanza penale della condotta le considerazioni dell’indagato circa la natura non riservata delle ispezioni concretamente eseguite e, comunque, circa la notorietà delle stesse.
Quanto al primo profilo l’affermazione dell’indagato, oltre che illogica – dal momento che avrebbe poco senso un’ispezione priva del carattere della sorpresa – è stata sostanzialmente smentita dal suo dirigente, Lo Conti Venerando, il quale, escusso il 4/7/2013, come documentato dalla Procura, ha escluso l’esistenza di un qualche tipo di prassi in base alla quale venga data un’informazione preventiva all’ente interessato dall’attività ispettiva. Tra l’altro dall’audizione del medesimo dirigente si comprende che l’esecuzione dell’ispezione era stata decisa nella mattinata del 27 dicembre, all’uopo effettuando una riunione con gli ispettori. L’indagato, pertanto, comunicava al Sauta l’imminenza dell’ispezione praticamente in tempo reale, nel momento stesso in cui questa veniva deliberata, o immediatamente dopo, atteso che la chiamata che lo stesso effettuava è delle 9,36.
Del resto l’indagato non avrebbe avuto comunque alcun titolo ad interferire nell’attività ispettiva condotta dai colleghi, dal momento che questa non gli era stata delegata, come del resto ammesso dal medesimo.
Del pari priva di rilevanza appare la circostanza addotta dall’indagato circa l’asserita notorietà dell’attività posta in essere dal proprio ufficio.
In proposito la difesa dell’indagato ha depositato stampe di articoli apparsi al tempo su quotidiani on-line o su specifici blog. Uno di tali articoli, presente su “LiveSicilia”, dava conto di un’ispezione eseguita presso l’ente Ial Sicilia, riportando asseritamente le parole dell’assessore Scila-bra la quale avrebbe riferito: «analogo accertamento dovrà essere disposto nei confronti di tutti gli enti che hanno beneficiato di risorse da parte dell’Amministrazione regionale a valere sul Prof 2011».
Di simile tenore un articolo apparso su altro blog (verosimilmente www.formazioneprofessionalesicilia.it) il quale, verosimilmente riportando il testo di un articolo comparso su “Il giornale di Sicilia”, affermava che l’assessorato alla Formazione ha messo sotto in-dagine amministrativa le circa 400 sigle che hanno creato corsi sfruttando i 248 milioni stanziati dalla regione: nel mirino soprattutto le strutture che hanno ancora debiti nei confronti del personale. Gli ispettori della regione arriveranno in tutte le sedi fra oggi e, saltando i due giorni di festa, venerdì. L’obiettivo è completare le verifiche entro la fine dell’anno, al massimo i primi giorni del 2013…
Tali circostanze non sono idonee ad escludere la rilevanza penale della condotta.
In proposito deve osservarsi come, in generale, ove la notizia coperta da segreto sia divenuta di dominio pubblico, viene meno l’obbligo di segretezza incombente sul pubblico ufficiale o sull’incaricato di pubblico servizio. Perché ciò si verifichi e conseguentemente venga meno il dovere di segretezza in capo al soggetto attivo del reato, è tuttavia indispensabile che la notizia d’ufficio, segreta, sia divenuta di dominio pubblico con assoluta notorietà del fatto ed in maniera puntuale e specifica. In tal caso soltanto opera utilmente tale scriminante, sia sotto il profilo oggettivo che soggettivo (cfr. Cass. VI, 9/6/97, 7960). Tale circostanza non si verifica in presenza della pubblicazione, peraltro in termini generali e generici, della notizia su quotidiani o periodici, atteso che una simile pubblicazione non è ragionevolmente idonea in concreto a rendere di dominio pubblico assoluto il fatto (cfr. Cass. VI, 9/6/97, 7960); senza contare che la fonte qualificata della rivelazione conferisce comunque un quid pluris e cioè una particolare pregnanza qualificativa di credibilità alla notizia, con la conseguente permanenza della violazione dell’obbligo del segreto e dell’altrettanto conseguente compromissione del bene tutelato dalla norma (cfr. Cass. VI, 9/6/97, 7960).
Nel caso in esame, dunque, non può trovare applicazione la invocata causa di non punibilità.
Infatti, a tutto concedere, può riconoscersi che, anche a seguito delle dichiarazioni e degli an-nunci effettuati dai vertici dell’Amministrazione regionale, fosse divenuta notoria l’attenzione mo-mentaneamente rivolta agli enti di formazione e la generica intenzione di disporre varie ispezioni.
Tale notorietà, tuttavia, non equivale a pubblica conoscenza del fatto che una specifica ispezione sarebbe stata effettivamente disposta e realizzata nei confronti di uno specifico ente, quale l’Aram, né, tanto meno che questa sarebbe stata effettuata nella mattinata del 27 dicembre: invero una cosa è diffondere l’informazione che in un futuro, anche prossimi, la maggior parte o la quasi totalità degli enti di formazione saranno sottoposti a ispezione; ben altro che lo specifico ente Aram verrà sottoposto a ispezione e che tale ispezione verrà effettuata in un giorno ed in un’ora particolare.
Del resto si è visto che l’indagato non ha annunciato al Sauta che nei giorni futuri l’Aram a-vrebbe potuto essere sottoposta ad ispezione – affermazione che coinciderebbe con quanto riferito asseritamente dai giornali – bensì ha annunciato che l’ispezione era stata testè disposta (come detto po-chi minuti prima) nei confronti dell’Aram e sarebbe stata eseguita nell’imminenza, nel corso della mat-tinata.
Ne discende che l’indagato ha, come minimo, aggiunto elementi di specificità e di forte pre-gnanza alla asserita generica notizia giornalistica, elementi che potevano essere noti unicamente ad un soggetto intraneo all’Ufficio.
Del resto, se così non fosse, non si comprenderebbe il tenore del perentorio, allarmato ed urgente messaggio trasmesso dall’indagato al Sauta mediante la conversazione in precedenza esaminata: non si spiegherebbe, cioè, per un verso, per quale ragione l’indagato avrebbe dovuto sentire il bisogno di allertare l’interlocutore dell’imminente arrivo degli ispettori; per altro verso non si comprenderebbe l’ansia dimostrata nel corso della conversazione.
Considerazioni che valgono a maggior ragione avuto riguardo alla circostanza che l’indagato, come detto, non era stato delegato per effettuare l’ispezione, sicchè non aveva alcun titolo per intromettersi.
Appare, dunque, palese che l’indagato abbia rivelato al Sauta l’imminente esecuzione della ispe-zione da parte dei funzionari dell’Ispettorato del Lavoro; ispezione, infatti, puntualmente verificatasi. È evidente che tale attività ispettiva, in quanto per sua natura caratterizzata almeno in gran parte dalla sorpresa, non poteva essere rivelata precedentemente e la relativa programmazione, dunque, era desti-nata a restare segreta, comunque a non essere rivelata. Basti, in proposito, osservare che la conoscenza della imminente ispezione poteva giovare a fare scomparire documentazione compromettente, a fare rientrare personale che avrebbe dovuto essere presente o a fare allontanare personale che non avrebbe dovuto comparire. Del resto se l’ispezione non dovesse essere caratterizzata dalla sorpresa, non vi sarebbe alcuna ragione per effettuarla, essendo sufficiente limitarsi a richiedere informazioni e documenti al destinatario o alle Amministrazioni interessate. Se l’ispezione viene effettuata è perché si mira a constatare uno stato di fatto suscettibile di essere modificato.
Tanto doveva essere riservata l’informazione che il Lo Conti, che pure manifesta nelle conversazioni telefoniche notevole affiatamento col Sauta, pur successivamente quasi giustificandosi per l’accertamento effettuato, in precedenza, evidentemente, si era ben guardato dal farne parola, tanto che il Sauta, nella conversazione con l’Isaja, dimostrava sorpresa.
Del pari evidente è la violazione dei doveri d’ufficio, dal momento che l’Isaja, come osservato, non aveva alcun titolo, né tanto meno facoltà, di rivelare la programmazione ispettiva dell’ufficio cui apparteneva, o, come detto, di intromettersi in attività delegate ad altri funzionari.
Le dichiarazioni rese dall’indagato, tuttavia, ne rendono ancora più grave e, per alcuni versi, so-spetta la posizione. L’indagato, infatti, ha riferito di essere incaricato, da lungo tempo, delle verifiche relative all’idoneità dei locali utilizzati dagli enti di formazione quali sedi formative. In tale ambito ha riferito di avere ripetutamente verificato e approvato l’idoneità della sede formativa Aram ubicata in località “Cristo Re”. Ha altresì precisato che, ai fini di tali verifiche, gli enti dovrebbero produrre perizia giurata attestante l’idoneità dei locali, l’esistenza delle dichiarazioni di agibilità nonchè, eventualmente, della certificazione antincendio; le medesime perizie, inoltre, come riferito dall’indagato, dovrebbero contenere elencazione dettagliata ed analitica degli arredi ed attrezzature presenti nei locali, ai fini della verifica della conformità alla normativa CE (cosa del resto espres-samente richiesta dalla circolare n. 6 del 11/6/2004 già più volte richiamata). In alternativa gli enti do-vrebbero produrre, in uno con la perizia, un dettagliato elenco delle attrezzature firmato dal legale rappresentante dell’ente e dal responsabile del servizio di prevenzione e sicurezza.
Ciò premesso, in ordine alla sede formativa di Cristo Re dell’ARAM è sufficiente richiamare quanto osservato al § 7.1. Nell’occasione, tra l’altro, si è evidenziato: come i locali sono stati impiegati quale sede formativa sin dal 2006, benchè l’immobile risulti ultimato solo nel 2008 e nonostante lo stesso sia tuttora privo di dichiarazione di agibilità, oltre che di certificazione antincendio (della cui necessità, tuttavia, non vi è certezza). Del pari si è osservato che, al fine di documentare l’idoneità dei locali, sono state depositate da Aram e Lumen, sin dall’ottobre del 2006, perizie giurate a firma di tale ing. Repici, le quali, apparentemente in contrasto con le prescrizioni contenute nella menzionata circolare, richiamate dallo stesso indagato, si limitavano ad una generica descrizione dei locali, senza alcun riferimento alla (inesistente) dichiarazione di agibilità, nonchè ad una generica attestazione della esistenza di attrezzature, senza fornire, contrariamente a quanto richiesto dalla circolare e riconosciuto dallo stesso indagato, una elencazione dettagliata delle attrezzature medesime .
Di talchè occorre domandarsi in che modo venissero effettuati i controlli di idoneità e se e-ventuali omesse verifiche siano conseguenza di mera incuria o negligenza, di induzione in errore o di altro.”

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