Quotidiano on line - News - Inchieste - Rassegna Stampa - Photoreportage

Home Chi sono E-Mail Archivio news Sentenze Mondo News Cronaca da Messina e dintorni Inchieste    Reportage
Commenti e appelli Diario Mondo Africa Periferie Culture Agenda & Consigli Fotografie Video











Terremoti: Scosse in Sicilia e Isole Eolie

Due scosse di terremoto sono state registrate nelle ultime ore in Sicilia dai sismografi dall’ Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. La prima, di magnitudo 2.2, è stata registrata alle 4.21 nel distretto sismico della Sicilia centrale con epicentro tra i Comuni di Alimena, Bompietro e Blufi (Palermo), e di Resuttano (Caltanissetta), a una profondità di 30 chilometri. La seconda, di magnitudo 2.3, è stata localizzata tra la costa messinese e le isole Eolie, con epicentro in mare a una profondità di oltre 130 chilometri.

Unical, finti esami e terribili strafalcioni. Negli statini presentati in segreteria per la registrazione delle prove Kant era diventato “Cant” e Hegel s’era incredibilmente trasformato in “Egel”…

Il festival dell’ignoranza. Altro che Letteratura e Filosofia, gli atti sequestrati dal pm Antonio Tridico (nella foto) nell’inchiesta sui falsi esami all’Università della Calabria rivelano uno spaccato tragicomico. Gli statini falsificati testimoniano di un Immanuel Kant trasformato in “Emanuele Cant” e di un immortale Hegel diventato “Egel”. Via la “K” e la lettera “H” dai cognomi dei grandi filosofi tedeschi in nome delle fittizie registrazioni di prove mai sostenute. Prove però indispensabili per ottenere una laurea immeritata. E quando s’imitavano le firme dei docenti accadeva pure altro. In un caso, per esempio, il nome del professore – Francesco – è diventato “Frangesco” con la “G”che ha sostituito la “C” in ossequio alla cadenza gergale cosentina. Domanda: ma come è stato possibile che nessuno si sia accorto di strafalcioni tanto evidenti? È quello che stanno cercando di scoprire i magistrati inquirenti già alle prese con altre 70 presunte false lauree.

MESSINA, OPERAZIONE “GRAMIGNA”: Clan Giostra e Camaro, otto condanne

Otto pesanti condanne, in alcuni casi ancora più dure di quanto aveva richiesto l’accusa, sono state inflitte dal Massimiliano Micali con il rito abbreviato nell’ambito del processo scaturito dall’operazione antimafia “Gramigna”, durante la quale fu sgominata a Messina un’organizzazione criminale dedita a traffico di droga, usura, truffa e corse clandestine di cavalli. Dieci anni di reclusione sono stati inflitti ad Angela Di Marzo, nove anni e sei mesi ad Andrea Lucania ed Antonella Mazzara, otto anni e due mesi a Luigi Ascione, sette anni e due mesi a Giuseppe Coletta, sei anni e dieci mesi a Carlo Pimpo, infine sei anni di reclusione ad Antonino La Paglia e Tommaso Vadalà. Assoluzioni parziali hanno registrato Coletta e La Paglia con la formula «perché il fatto non sussiste». Per i condannati il gup Micali ha deciso inoltre l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e quella legale per la durata della pena, il divieto di espatrio e il ritiro della patente per due anni, nonché la distruzione di tutta la droga sequestrata nel corso delle indagini e del blitz finale.

MESSINA, IL CLAMOROSO INTERROGATORIO DELL’AVV. ROSARIO CATTAFI: Trattativa, Di Maggio chiese aiuto a Cattafi. Il presunto capo della mafia barcellonese avrebbe riferito ai pm della Dda di aver svolto una “missione” per conto dell’allora vicecapo del Dap. Nei prossimi giorni sarà sentito il cronista Anselmo, autore dello scoop

di maggio

Due ore e passa di faccia a faccia al carcere di Gazzi a parlare di Trattativa. Ecco la nuova inchiesta che stanno seguendo il procuratore capo di Messina Guido Lo Forte e due suoi sostituti della Dda, Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo. Sono loro che hanno sentito a lungo l’avvocato barcellonese Rosario Pio Cattafi, l’uomo considerato “il capo dei capi” della cupola mafiosa barcellonese e finito in carcere nel luglio scorso per l’operazione antimafia “Gotha”. Tra le cose che Cattafi ha detto ci sarebbero i rapporti negli anni ’90 con il magistrato Francesco Di Maggio (nella foto), vicecapo del Dap. Cattafi, a quanto pare, avrebbe detto ai magistrati della Dda peloritana di aver in qualche modo agito, in un periodo in cui era ristretto in carcere per l’inchiesta sull’autoparco di Milano, in un certo senso “per conto” di Di Maggio, che gli avrebbe affidato un incarico specifico. Il fascicolo è stato secretato, l’inchiesta continua su diversi fronti. NUCCIO ANSELMO da GDS

CATTAFI Rosario Pio

L’avvocato Cattafi

IL GIORNALISTA NUCCIO ANSELMO, DELLA GAZZETTA DEL SUD, SARA’ SENTITO NEI PROSSIMI GIORNI DALLA DDA DI MESSINA COME ‘PERSONA INFORMATA DEI FATTI’, NELL’AMBITO DI UN FILONE D’INDAGINE DELLA PROCURA PELORITANA RELATIVO ALLA COSIDDETTA TRATTATIVA STATO-MAFIA. IL CRONISTA SARA’ ASCOLTATO IN RELAZIONE A UN SERVIZIO PUBBLICATO SULL’EDIZIONE DI IERI DELLA GAZZETTA DEL SUD IN CUI SI PARLA DI UN INTERROGATORIO IN CARCERE, CONDOTTO DAI SOSTITUTI VITO DI GIORGIO E ANGELO CAVALLO, CON L’AVVOCATO DETENUTO ROSARIO PIO CATTAFI, INDICATO COME IL CAPO DELLA MAFIA DI BARCELLONA POZZO DI GOTTO.

MESSINA: TORNA IN CARCERE L’EX PENTITO ROSARIO RIZZO. AL CULMINE DI UNA LITE HA UCCISO LA MOGLIE. VIVEVANO ENTRAMBI IN LOCALITA’ PROTETTA

spatuzza_r400

E’ tornato in carcere dopo molti anni l’ex pentito Rosario Rizzo, negli anni ’80 elemento di vertice del clan Galli di Giostra. L’uomo ha ucciso la moglie, con la quale conviveva in una città del centro Italia. Il fatto risale all’estate piena, tra fine luglio e inizio agosto, ma continua a rimanere avvolto nel più stretto riserbo. Rizzo infatti aveva concluso la sua stagione di collaborazione con la giustizia, i fatti che ha vissuto in prima persona risalgono a parecchi anni fa e le sue dichiarazioni sono datate. Quando ha ucciso la donna, quindi, era di fatto ancora sotto tutela. Tra i due le cose non andavano bene già da parecchio tempo e un giorno, al culmine di una lite, “Sarino” ha deciso di farla finita. Il quarantanovenne da tempo dava segni di disagio psicologico; subito dopo il delitto si è praticamente consegnato alle forze dell’ordine ed è stato rinchiuso in carcere. Sul fatto trapelano con difficoltà altri particolari visto che, pur terminata da un pezzo la collaborazione con la giustizia, era ancora sotto tutela, in località riservata. Sarino Rizzo era uno dei tre fratelli che gestivano gli affari del clan in posizione di vertice, denominati “i ferraioli”. E’ stato accusato e si è autoaccusato di più di un omicidio. Suo fratello, Lillo, è stato ucciso nella guerra di mafia che ha insanguinato la città di Messina tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. Ha una condanna definitiva all’ergastolo sulle spalle, che stava scontando con i benefici dovuti ai collaboratori. E’ sfuggito a sua volta ad un agguato, il 6 dicembre del ’91. E’ stato tra i principali pentiti che ha permesso alla magistratura messinese di definire le condanne al processo Peloritana, il primo processo ai gruppi criminali cittadini. ALESSANDRA SERIO PER TCF

L’INCHIESTA DI ANTONIO MAZZEO: Centomila pistole Beretta per l’esercito Usa

Maxi-commessa negli Stati Uniti d’America per l’azienda leader italiana produttrice di armi da guerra leggere. Il dipartimento di U.S. Army ha comunicato l’affidamento a Beretta USA Corporation, la società controllata dalla holding con sede negli States, di un contratto per il valore di 64 milioni di dollari per la fornitura di 100.000 pistole M9 calibro 9mm, la versione americana della famosa 92FS Parabellum. L’intera produzione avverrà nei prossimi cinque anni negli impianti Beretta di Accokeek, Maryland, dove sono attualmente impiegati 300 lavoratori. “Questo ordinativo è un’ulteriore conferma dell’interesse e del supporto delle forze armate americane per la nostra pistola”, ha dichiarato Ugo Gussalli Beretta, presidente di Beretta Holding. “La M9 rimane l’arma di riferimento di U.S. Army e supporterà le truppe sul campo per i prossimi anni”. Entusiasta pure Gabriele de Plano, vicepresidente di Beretta USA Corporation, che ha dichiarato di “non vedere l’ora” di poter lavorare con l’esercito statunitense “per personalizzare l’attuale configurazione della pistola M9 con le soluzioni a disposizione per i nuovi modelli 92A1 e 96A1”, ampliando l’offerta e i business. Ad oggi, sono oltre 600.000 le Beretta M9 già consegnate alle forze armate e di polizia Usa. Il Dipartimento della difesa è uno dei clienti esteri più consolidati della holding fondata quasi cinquecento anni fa a Gardone Val Trompia (Brescia). La prima importante commessa risale al 1979, quando fu consegnata una partita di pistole modello 92 al reparto d’assalto speciale “SEAL Team 6” della Marina militare. Nel 1985 fu invece sottoscritto un contratto del valore di 75 milioni di dollari per la fornitura di 315.930 pistole M9 ai reparti dell’esercito, della marina, dell’aeronautica militare, del Corpo dei marines e della U.S. Coast Guard. Per avviare la produzione in serie delle pistole d’ordinanza, i Beretta dovettero costituire nel 1987 la corporation sussidiaria con sede negli Usa. Due anni più tardi, giunse un ulteriore ordine di 50.000 pistole 92FS da parte della polizia federale e delle unità assegnate al pattugliamento e controllo delle frontiere. Altre 18.744 pistole modello 92FS furono consegnate nel 2002 alla U.S. Air Force, mentre tre anni più tardi Beretta Usa Corporation sottoscrisse 13 differenti contratti con il Pentagono, tra cui quelli per la fornitura di 60.000 pistole M9 all’aeronautica e all’esercito Usa e 3.500 pistole modello M9A1 e 140.000 special al Corpo dei marines. Nel settembre del 2007, U.S. Army e U.S. Navy fecero un nuovo ordine di 10.576 pistole 92FS. Nel febbraio 2009, Beretta Usa Corporation ricevette dal Pentagono una commessa di 450.000 pistole M9 e relative munizioni, per un valore complessivo di 220 milioni di dollari, “il maggiore contratto d’acquisto di pistole dalla fine della Seconda Guerra Mondiale”, come fu rilevato dalla stampa statunitense. Ventimila di quelle pistole furono poi trasferite da U.S. Army al ricostituito esercito iracheno. La produzione di Beretta Holding S.p.a. copre ormai quasi tutta la gamma delle armi leggere: rivoltelle, doppiette e fucili a canne sovrapposte, fucili da caccia e sportivi, carabine, fucili d’assalto, pistole mitragliatrici e ad azione semiautomatica. Il noto Gruppo della Val Trompia dichiara di occupare 2.600 unità e controlla direttamente altre aziende che operano nel settore delle armi portatili (Sako, Uberti, Stoeger, Benelli Armi e Franchi). Il bilancio per l’esercizio 2011 di Beretta Holding ha evidenziato un utile netto consolidato di 31,2 milioni di euro (27 milioni nell’esercizio 2010). Il fatturato è stato pari a 481,8 milioni di euro con un +7% rispetto all’anno precedente. “Al conseguimento di questo risultato hanno principalmente contribuito le vendite al settore civile e sportivo, ma il settore difesa ed ordine pubblico conferma al 18% circa la propria incidenza sul giro d’affari complessivo”, scrivono i manager nell’ultima relazione annuale. “Per quanto riguarda la distribuzione geografica del giro d’affari, i mercati esteri continuano a pesare per circa il 90% del fatturato consolidato; oltre il 45% del totale è riferibile al Nord America”. Le armi Beretta sono in dotazione alle forze armate e di polizia di innumerevoli paesi al mondo. In Italia, Polizia di stato, Carabinieri e Guardia di finanza sono armati con le 92SB. Nella confinante Francia, la Gendarmerie Nationale e l’Armée de l’Air hanno adottato invece il modello 92G (110.000 pistole consegnate a partire del 1987). In Spagna è stata la Guardia Civil a sottoscrivere nel 2002 un accordo con Beretta per la fornitura di 45.000 pistole 92FS. Quarantamila le pistole dello stesso genere consegnate invece alla polizia nazionale turca. Nell’aprile del 2007, la holding italiana ha pure firmato un contratto per la fornitura alla polizia di frontiera canadese delle pistole semiautomatiche Px4 Storm. Il fucile d’assalto Beretta ARX 160 è stato adottato di recente da alcune unità dell’esercito del Turkmenistan, mentre il fucile a pompa semiautomatico Benelli M3 è andato ad armare i militari neozelandesi. “La nuova fornitura all’esercito statunitense, il più importante del mondo, rappresenta per noi una sorta di passaporto per ottenere commesse di moltissimi altri paesi”, ha dichiarato Carlo Ferlito, direttore generale di Fabbrica d’Armi Pietro Beretta. L’annuncio-speranza di chissà quali nuovi affari per gli insaziabili produttori e mercanti di strumenti di guerra “leggeri” delle valli bresciane. ANTONIO MAZZEO