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BARCELLONA PG – L’OPERAZIONE ANTIMAFIA GOTHA 3, LE DICHIARAZIONI DEI PIU’ RECENTI COLLABORATORI DI GIUSTIZIA: ROSARIO PIO CATTAFI SECONDO IL PENTITO CARMELO BISOGNANO. SECONDA PARTE

bisognano

PUBBLICHIAMO LA SECONDA PARTE DELLE DICHIARAZIONI DEL COLLABORATORE DI GIUSTIZIA CARMELO BISOGNANO RELATIVE ALLA FIGURA DELL’AVVOCATO ROSARIO PIO CATTAFI, ARRESTATO NELL’OPERAZIONE ANTIMAFIA GOTHA 3 DEL 24-07-12. Le risultanze delle attività tecniche e dinamiche sviluppate dal ROS in quest’ultima operazione antimafia hanno consentito di dimostrare – stando alle conclusioni del provvedimento del GIP – l’appartenenza alla mafia del noto avvocato barcellonese CATTAFI Rosario Pio. Sono state infatti meticolosamente riscontrate le dichiarazioni rese da alcuni recenti ed importanti collaboratori di giustizia della mafia barcellonese e catanese, i quali hanno indicato il CATTAFI come soggetto apicale dell’organizzazione barcellonese e collettore fiduciario dei proventi illeciti conseguiti dai membri apicali e storici delle due citate organizzazioni mafiose. Tale patrimonio info-investigativo ha dato riscontro alle dichiarazioni di altri numerosi soggetti che nel passato avevano descritto l’odierno indagato come organicamente inserito nella famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto ed intraneo alla famiglia mafiosa catanese di Cosa Nostra riconducibile a SANTAPAOLA Benedetto.

L’estorsione a Munafò Antonino e l’interessamento di Cattafi, per come riferito da Barresi Filippo, nel 1991.
Conosco Munafò Ernesto, il quale dovrebbe essere titolare di una rivendita di ceramica e dovrebbe essere fratello di Munafò Antonino, di cui ho già detto. Li conosco perché so essere stati vittime di attentati, in relazione ai quali vi è sarebbe stato un intervento di Saro Cattafi, che avrebbe fatto da tramite tra gli estorsori del gruppo barcellonese e Munafò Antonino, la vittima. (verbale del 29.12.2010)

A.D.R.: Con riferimento all’estorsione ai danni di MUNAFO’ Antonino, cui ho fatto riferimento nel corso dell’interrogatorio del 29.12.2010 e di cui mi chiedete, ricordo che costui, proprietario di un impianto di calcestruzzo nei pressi dello svincolo autostradale di Barcellona Pozzo di Gotto, subì una serie di danneggiamenti. In particolare, gli furono incendiate delle betoniere. Quando seppi questa notizia chiesi spiegazioni a BARRESI Filippo o a BARRESI Eugenio, anzi ora che ricordo meglio a BARRESI Filippo. Costui, alla mia richiesta di spiegazioni, mi disse esplicitamente: “’sa vidi l’avvocatu ‘pi sistimari sta cosa. Tutti cosi apposto è sistimatu”. Con ciò BARRESI Filippo intendeva dire che era intervenuto l’avvocato, ossia Saro CATTAFI, per sistemare quell’estorsione. Ribadisco ancora una volta che quando si parlava di avvocato all’interno del nostro gruppo dei barcellonesi, facevamo sempre riferimento a Saro CATTAFI e non a Pippo GULLOTTI, che, come ho già detto, noi chiamavamo “zu pippu cu fularu”.
A.D.R.: non so per quale motivo si fosse interessato CATTAFI per quella estorsione; credo perché MUNAFO’ Antonino fosse conosciuto direttamente da costui, frequentandosi nell’ambito degli stessi circoli, fra cui il “CORDA FRATRES”, ma non ne sono certo. Comunque, da quel momento l’impianto di MUNAFO’ Antonino non ebbe più problemi. (verbale del 20.10.2011)

A.D.R.: con riferimento all’estorsione ai danni di MUNAFO’ Antonino, che aveva un impianto di calcestruzzo, e alle parole che mi rivolse BARRESI Filippo, il quale mi comunicò che di quella vicenda si era interessato “l’avvocato” e l’aveva sistemata lui, specifico che tali fatti si svolsero negli anni 1990-91 circa, in prossimità della costituzione della CEP. (verbale del 27.10.2011, pomeriggio)

I timori di Di Salvo di essere indagato per traffico di armi, nel 1998.
Un’altra circostanza di cui mi sono ricordato, si è verificata a Milano Malpensa, nel 1998 circa, luogo ove io, Sam Di Salvo e Mastroeni Carmelo ci eravamo recati per motivi di lavoro. Eravamo impegnati nei lavori di realizzazione della viabilità esterna dell’aeroporto di Malpensa con la ditta Zinghini Michele, che aveva ottenuto l’appalto insieme alla ditta Brignoli di Bergamo. Siccome io e Di Salvo eravamo in quel periodo sottoposti alla sorveglianza speciale da parte del Tribunale di Messina – Sezione Misure di Prevenzione, ci eravamo preventivamente fatti autorizzare per spostarci a Milano. Quando ci trovavamo già a Milano, in una circostanza, DI Salvo ebbe a pronunciare questa frase:“va a finire che mi hanno indagato, qua a Milano, per traffico di armi!”. Quando io chiesi spiegazioni su tale frase, Di Salvo mi fece il nome dell’“avvocato”, con chiaro riferimento a Saro Cattafi, anche perchè Gullotti Giuseppe veniva comunemente inteso da noi come “avvocaticchio” o “zu peppino cu foulard” oppure “occhialino”.
A.D.R. Sam Di Salvo, non specificò quale ruolo avesse lui stesso, o il Cattafi, in quell’attività, ma ricordo che precisò che si trattava di un traffico di armi pesanti.
A.D.R. non sono in grado di specificare se, nel frattempo, fosse stata sviluppata qualche indagine o misura cautelare relativa a tale traffico di armi. Preciso che, quando seppi questa circostanza, comunicai al Di Salvo che ciascuno di noi avrebbe apposto la firma per il controllo per la misura di prevenzione in posti diversi di Milano, poiché non volevo essere accomunato al medesimo Di Salvo. (verbale del 12.5.2011, mattina)

I lavori a Furnari, le proteste di Bisognano e l’intervento di Di Salvo, nel 2000.
A.D.R. Verso la fine degli anni 90 inizi 2000, l’impresa di tale Durante di Trapani si aggiudicò i lavori di consolidamento della strada che conduceva alla discarica di Furnari. A sua volta la medesima impresa subappaltò i lavori alle imprese di Sottile Sebastiano e di Imbesi Mario, entrambe di Terme Vigliatore. All’epoca il sindaco del Comune di Furnari era Cattafi Agostino, fratello dell’Avvocato Cattafi Rosario di Barcellona P.G., quest’ultimo vero padrone del Comune, il quale decideva personalmente a chi aggiudicare le gare d’interesse. Poiché questa situazione non era stata da me gradita, mi sono recato presso l’ufficio tecnico del Comune di Furnari dove sapevo che vi era il geometra Puliafico Emilio, il quale era notoriamente avverso a manipolazioni delle gare. Il mio obiettivo era quello di far sapere al Cattafi Rosario che quella situazione non mi trovava d’accordo. Dopo questa mia iniziativa, fui chiamato da Sem Di Salvo il quale mi disse di non occuparmi più della vicenda in quanto era d’interesse “dell’Avvocato”, termine con cui era conosciuto Rosario Cattafi. I lavori furono quindi fatti dal Sottile e dall’Imbesi ma alla fine, avendo litigato il Sottile con l’impresa Durante, fui io, su richiesta del DI Salvo, a dover completare i lavori finali occupandomi della parte più difficile e meno conveniente per l’utilizzo dei mezzi. (verbale del 18.4.2011)

Il centro commerciale di Barcellona, le elezioni comunali di Barcellona, gli interessi di Saro Cattafi, per bocca di Di Salvo, nel 2001.
Non ho notizie sulla consistenza economica di Saro Cattafi, se non il terreno ove deve sorgere il centro commerciale di Barcellona ed un’area in contrada Merlo ove doveva essere realizzata la discarica. Sul punto comunque mi riservo di fare mente locale. Il centro commerciale di Barcellona doveva fare parte di una grossa lottizzazione che prevedeva la realizzazioni di altri centri commerciali, tra cui uno sulla panoramica di Messina. Su queste opere eravamo interessati direttamente per l’esecuzione dei lavori. Di questo ne abbiamo parlato con Di Salvo che a sua volta si rapportava con Marchetta Maurizio (verbale del 7.1.2011).

A.D.R.: Un altro episodio è legato alla realizzazione di un Centro Commerciale a Barcellona nel 2001 circa, che doveva sorgere anche su aree di proprietà della famiglia di Saro CATTAFI, il quale era interessato a detta operazione commerciale. In quel periodo fui contattato da Sam DI SALVO il quale mi chiese di cercare voti per Maurizio, in occasione delle imminenti elezioni comunali a Barcellona. Nell’occasione Sam DI SALVO mi disse espressamente che Maurizio MARCHETTA era una loro espressione e che lo dovevamo portare avanti, anche perché c’era in ballo la realizzazione del Centro Commerciale. Ricordo che il DI SALVO, mi disse esplicitamente a tale proposito: “C’è l’avvocatu n’to mensu”. Riuscii a fare ottenere quindici o venti voti, raccolti tra l’altro in ambito familiare, ma comunque Maurizio MARCHETTA fu eletto e divenne vice Presidente del Consiglio Comunale di Barcellona. (verbale del 19.1.2011)

I lavori per l’acquedotto di Furnari realizzati di fatto da Marchetta e l’intervento di Di Salvo, nel 2001-2002.
A.D.R.: Un altro episodio che sono in grado di ricordare è legato ai lavori per la realizzazione dell’acquedotto di Furnari, ottenuto in appalto dall’ATI fra le imprese “Fratelli CALABRESE s.r.l.” e altre imprese riconducibili a Tindaro e Sebastiano CALABRESE. In quell’occasione, Sam DI SALVO mi disse espressamente che il lavoro era in realtà stato aggiudicato da Maurizio, ossia MARCHETTA. Del resto in quella circostanza non venne richiesta dai Funzionari del Comune di Furnari alcuna tangente, nè vi furono imprese a noi riconducibili che potettero aggiudicarsi una quota dei lavori. La disposizione secondo cui doveva lavorare soltanto l’impresa riconducibile a MARCHETTA mi fu data da Sam DI SALVO ed io dovetti obbedire. A conferma di quanto ho appena detto, ricordo un’altra circostanza: la ditta TRUSCELLO aveva effettuato con i suoi camion solo qualche fornitura di sabbia ed io mi recai a parlare con uno dei CALABRESE per sollecitare il pagamento di quella prestazione. In quell’occasione costui, quasi a volere giustificare il ritardo nel pagamento, mi rivolse la seguente frase: “mi devi scusare ma lo sai gli impegni economici che ha Maurizio”. In quel momento ebbi la definitiva certezza che dietro le aziende dei CALABRESE vi era in realtà l’impresa di Maurizio MARCHETTA.
Posso affermare che l’aggiudicazione fu pilotata, con sospensione della gara, anche perché il tecnico comunale di Furnari, preposto allo svolgimento di quella gara, tale GERMANO’, era vicino a Saro CATTAFI. Tale circostanza era risaputa nel nostro ambiente e mi fu riferita dallo stesso SAM DI SALVO. (verbale del 19.1.2011)

ADR: Un’altra circostanza che riguarda Maurizio MARCHETTA si è verificata dopo la sua elezione, nel 2001-2002 circa, in occasione dei lavori per la realizzazione dell’acquedotto di Furnari. Quando venne pubblicato il bando, io mi interessai a quei lavori; avevo l’intenzione di partecipare alla gara per mezzo dell’impresa TRUSCELLO, eventualmente associata al 20% con un’altra impresa in possesso dei requisiti necessari. A tale scopo contattai Sam DI SALVO, al quale chiesi di procurarmi alcune buste per partecipare alla gara ed anche al fine di individuare un’impresa con cui associarmi. Appena gli comunicai questa mia intenzione, Sam DI SALVO mi bloccò immediatamente dicendomi: “Lassa peddiri picchì c’è tutti cosi sistimati… è una cosa nostra, se la sta vedendo Maurizio con l’avvocatu”.
ADR: Non chiesi chi fosse tale avvocato, ma era ovvio che DI SALVO si riferiva, a Saro CATTAFI, da noi tutti conosciuto come “l’avvocato”.
ADR: In effetti, come ho potuto notare successivamente, l’appalto fu aggiudicato alle ditte CALABRESE s.r.l., Fratelli CALABRESE Tindaro e Sebastiano, quest’ultima diversa dalla CA.TI.FRA di cui abbiamo parlato in precedenza, e la GRECO s.r.l. amministrata da GRECO Cesare. I lavori, inoltre, furono svolti di fatto anche dalla CO.GE.MAR di Maurizio MARCHETTA.
ADR: Ritengo che Maurizio MARCHETTA non abbia partecipato formalmente a quei lavori poichè non voleva rendere manifesti i suoi rapporti con l’avvocato CATTAFI, ed anche perchè voleva evitare di comparire in tutte le gare.
ADR: In occasione di quei lavori, l’impresa TRUSCELLO effettuò circa dieci, quindici trasporti di sabbia per la realizzazione di alcuni pozzetti. La nostra impresa rilasciò regolare fattura nei confronti della CALABRESE s.r.l.. Mi recai presso gli uffici di questa ditta e parlai con CALABRESE Francesco o Carmelo, non posso essere più preciso, per ottenere la liquidazione della fattura. In quel frangente il mio interlocutore prese del tempo e, a tal fine, mi disse esplicitamente: “guardi, lo sa che Maurizio ha preso degli impegni per la liquidazione di questo stato d’avanzamento, al prossimo stato d’avanzamento la pagheremo!”.
ADR: Ovviamente CALABRESE si riferiva al fatto che Maurizio MARCHETTA doveva riservare i soldi incassati con la liquidazione del primo stato d’avanzamento a chi si era prodigato per fargli ottenere l’aggiudicazione di quei lavori.
ADR: Non so indicare chi possa essere il soggetto che ha agevolato MARCHETTA e gli altri imprenditori nell’ambito del Comune di Furnari; non ho chiesto questo tipo di informazioni a Sam DI SALVO.
ADR: Sicuramente Saro CATTAFI è intervenuto presso il Comune di Furnari, avvalendosi della sua influenza e delle sue conoscenze, per ottenere l’aggiudicazione dei lavori; anche in questo caso Sam DI SALVO non mi disse nulla e non entrammo nello specifico, dal momento che tutto ciò era scontato.
ADR: In conclusione, ho avuto la definitiva certezza che Maurizio MARCHETTA era di fatto interessato a quell’appalto alla luce delle rivelazioni fattemi prima da Sam DI SALVO, e poi da uno dei CALABRESE. (verbale del 29.3.2011)

L’albergo di Portorosa e l’intervento di Di Salvo nel 2002-2003.
Per quanto riguarda l’albergo di Portorosa, posso dire che quando cominciò la costruzione ad opera dall’impresa Eurocostruzioni Paternò, se non erro, mandai Rottino Antonino sui cantieri, facendogli mettere una bottiglia incendiaria a scopo intimidatorio. Di Salvo, quando seppe questi fatti, mi disse di non andare avanti in quanto ci potevamo accontentare di 3 mila euro per le feste, perché interessava all’on.le Beninati e a Saro Cattafi, nel senso che erano coinvolti nella costruzione di questo albergo sin dal momento dell’erogazione dei finanziamenti. Andai, sempre su indicazioni del Di Salvo, dal capo cantiere per tranquillizzarlo ed egli nell’occasione mi diede la somma di 3 mila euro. Il progetto prevedeva la realizzazione di sei piani e poi ne venne realizzato abusivamente un settimo, per la cui costruzione intervenne sanatoria edilizia per interessamento di Saro Cattafi.
ADR: Il Bisignano all’epoca era sindaco di Furnari. Il figlio del Bisignano ha sposato la figlia del costruttore dell’albergo. (verbale del 7.1.2011)

A.D.R.: Un ulteriore episodio è legato alla costruzione dell’albergo di Portorosa, per il quale ho già riferito in precedenti verbalizzazioni. Voglio aggiungere che quando Sam DI SALVO mi invitò a lasciar perdere perché si trattava di una cosa che “interessava amici” e successivamente mi concesse di andare a chiedere soltanto tremila euro in occasione delle festività di Natale, Pasqua e ferragosto a titolo di pizzo per la realizzazione dell’albergo, ed io gli chiesi spiegazioni su tale atteggiamento, costui mi disse espressamente: “Ci sono interessi dell’onorevole BENINATO, dell’avvocato”, con ciò riferendosi a Saro CATTAFI, nonché di amici dell’imprenditore, originari di Paternò. (verbale del 19.1.2011)

A.D.R.:con riferimento alla figura di Saro CATTAFI su cui ho già ampiamente parlato, specifico che la vicenda relativa all’albergo di Portorosa si verificò negli anni 2002-2003 circa. Confermo le dichiarazioni che ho già rilasciato sull’argomento il 7.1.11, di cui mi date sommaria lettura; voglio soltanto precisare che, a differenza di quanto è stato verbalizzato in forma riassuntiva, io non ho mai ricevuto la somma di 3.000 euro. Dopo che DI SALVO mi rivelò che l’opera interessava all’On. BENINATI ed a Saro CATTAFI, e mi disse che potevo rivolgermi all’imprenditore Daniele DI CAVOLO, il quale era interessato ai lavori, per prendere eventualmente la somma di 3.000 euro in occasione delle festività, io gli risposi che non me ne facevo niente di quella somma così irrisoria. L’opera fu eseguita regolarmente e non fu mai più compiuto alcun altro atto intimidatorio. Preciso che l’albergo, dopo che fu realizzato, venne dato in gestione per un certo periodo alla catena alberghiera dell’HILTON. (verbale del 27.10.2011, pomeriggio)
ADR: Un’altra conferma in ordine alle dichiarazioni che mi fece Sem DI SALVO sull’albergo di Portorosa e sugli interessi sottostanti, l’ho ricevuta da SIRACUSA Nunzio, quando eravamo detenuti insieme nel carcere di Messina. Io ero stato da poco arrestato per l’operazione “SISTEMA” e incontrai in carcere il SIRACUSA. Il discorso cadde sull’albergo di Portorosa e lui mi confidò che nel 2005 circa, prima del suo arresto, aveva chiesto un locale situato all’interno dell’albergo di Portorosa affinché la moglie vi installasse un negozio di abbigliamento. La risposta che costui ricevette fu di “lasciar perdere”, sempre per quanto riferitomi da SIRACUSA. Quest’ultimo non mi riferì chi gli aveva rivolto tali parole, ne mi riferì a quali persone interessasse l’albergo, ma posso presumere che l’unica persona che in quel periodo gli potè rivelare tale circostanza fosse RAO Giovanni. SIRACUSA non mi parlò esplicitamente di Saro CATTAFI né io glielo chiesi. (verbale del 2.2.2011)

A.D.R.:con riferimento a ciò che mi riferì SIRACUSA Nunzio quando eravamo detenuti insieme nel carcere di Messina nel 2009, confermo che SIRACUSA non mi fece espressamente il nome di Saro CATTAFI. Il significato che ho colto io dalle parole del SIRACUSA era che il“manovratore” di quella operazione non doveva essere disturbato. (verbale del 27.10.2011, pomeriggio)

I contatti tra Cattafi e Rao Giovanni tramite Cambria Francesco, almeno fino al 2000.
ADR: Ripeto, io non avevo contatti diretti con Cattafi, che invece ha Giovanni Rao tramite Cambria Francesco, dipendente comunale che lavora all’autoparco situato vicino alla vecchia stazione di Barcellona. Lo stesso possiede una villetta in località Saiatine di Furnari ove spesso si tengono delle riunioni tra Rao, Cattafi, Di Salvo e lo stesso Cambria. (verbale del 7.1.2011)

A.D.R.: come ho già detto in altri verbali, RAO Giovanni era solito incontrarsi con Saro CATTAFI presso la villa di CAMBRIA Francesco, ubicata in località Sajatine di Furnari. Ricordo che in più di un occasione RAO Giovanni mi ha rivolto esplicitamente la seguente frase: “‘na mu avvidiri cu Ciccinu”, con ciò intendendo che si doveva incontrare presso la villa di contrada Sajatine con CAMBRIA Francesco e Saro CATTAFI. Dunque, quando lui mi diceva queste cose, io capivo che si doveva incontrare con Saro Cattafi per il tramite di Ciccio CAMBRIA, per parlare di qualche argomento che interessava l’organizzazione. Del resto RAO Giovanni non aveva alcuna necessità di vedersi proprio a Furnari con Ciccino CAMBRIA, considerato che si poteva incontrare con costui a Barcellona o presso l’impianto della ditta CEP. In ogni caso, RAO Giovanni non mi ha mai detto esplicitamente che gli incontri a Sajatine avvenivano con Saro CATTAFI. Tali incontri si sono verificati almeno fino all’anno duemila.
A.D.R.:Sono in grado di riconoscere la villa del CAMBRIA a Sajatine. (verbale del 20.1.2011, mattina)

A.D.R.: Collego la persona di ISGRO’ a Saro CATTAFI, perché ISGRO’ è l’uomo di RAO Giovanni che mantiene i rapporti, tramite CAMBRIA Francesco, tra lo stesso RAO e Saro CATTAFI come ho già precisato in precedenti verbali. (verbale del 19.1.2011)

Le elezioni regionali del 2001 – 2002.
A.D.R.: Con riferimento ai rapporti fra Saro CATTAFI e la politica e la Pubblica Amministrazione, posso riferire una serie di episodi, fra cui quello legato alle elezioni regionali, svoltesi nel 2001 o 2002. In quell’occasione vennero a trovarmi, BUCCERI Concetto, CALABRESE Tindaro, un tale Renato di cui non ricordo il cognome, Sindaco o vice sindaco del Comune di Letojanni, e l’onorevole SCIOTTO, forse di A.N.. Ci incontrammo a Portorosa, ci sedemmo ai tavolini di un bar che era chiuso ed in quell’occasione l’onorevole SCIOTTO mi chiese di raccogliere per lui i voti nell’ambito dei Comuni di Mazzarrà e Novara di Sicilia. Ricordo che l’onorevole SCIOTTO pronunciò la seguente frase: “Per Furnari sa vidi me cumpari Saru”, riferendosi alla persona di Saro CATTAFI. L’onorevole precisò che in cambio dei voti ci avrebbe corrisposto del denaro; io gli risposi che i soldi non mi servivano e che, al limite, una volta eletto avrebbe potuto contraccambiare il favore. Mi ricordo che in quel periodo noi avevamo ricevuto da RAMPULLA Sebastiano la disposizione di votare per l’onorevole CUFFARO, esponente dell’UDC. Preciso che tali disposizioni valevano soltanto per le elezioni Nazionali e Regionali, ma non per quelle comunali che gestivamo direttamente. Del resto ricordo che CATTAFI è originario di Furnari.
A.D.R.: In relazione all’incontro che ebbi con BUCCERI, CALABRESE e l’onorevole SCIOTTO al quale ho fatto riferimento in precedenza, mi sovviene in questo momento che il Renato che vi partecipò anche, fa di cognome FICHERA. (verbale del 19.1.2011)

Il messaggio di Aldo Ercolano nel settembre 2008.
A.D.R. Un altro episodio, che si è verificato subito dopo la mia uscita dal carcere è il seguente: quando ancora mi trovavo detenuto al carcere di l’Aquila, ho avuto modo di parlare con Aldo ERCOLANO, anch’egIi detenuto a l’Aquila al 41 bis O.P.; riuscivamo a parlare attraverso le nostre rispettive celle, che si trovavano in due piani diversi, ma vicine tra loro. Costui era referente del clan SANTAPAOLA di Catania e personaggio di rilievo di tale gruppo. ERCOLANO mi chiese se Saro CATTAFI fosse detenuto e quando io gli risposi che era fuori, mi disse: “digli a Saro di farmi avere quello che gli ho dato”, con ciò pretendendo la restituzione di un qualcosa, che non mi specificò. Più specificatamente mi disse: “mi faci aviri ddri cosi… iddu sapi comu ava a fari”. Quando uscii dal carcere, dopo qualche tempo, io mi recai presso la Farmacia del fratello di Saro CATTAFI, Agostino, sita in Furnari ed incontrai il figlio di quest’ultimo, al quale chiesi se potevo incontrare suo zio Saro. Nonostante costui mi assicurò che mi avrebbe fatto parlare con Saro CATTAFI, io, non ho mai avuto la possibilità di parlare con tale soggetto. (verbale del 25.11.2010)

Sono a conoscenza dei rapporti esistenti tra Saro CATTAFI ed Aldo ERCOLANO, nipote di SANTAPAOLA; tale conoscenza scaturisce da un contatto che ho avuto con quest’ultimo quando eravamo entrambi detenuti al 41 bis, presso il carcere di l’Aquila, episodio di cui ho già parlato in precedenti verbalizzazioni. In quell’occasione, parlando dalle finestre delle rispettive celle, io comunicai all’ERCOLANO che stavo per uscire dal carcere a seguito di un problema procedurale verificatosi nel procedimento ERIS. Aldo ERCOLANO mi chiese se Saro CATTAFI fosse in quel periodo detenuto, ed alla mia risposta negativa, mi disse testualmente: “mi fai una cortesia, gli dici a Saro se mi fa avere quelle cose che lui sa?”. Appena uscito dal carcere mi recai presso la farmacia del fratello di Saro CATTAFI, Agostino, a Furnari e lì trovai il nipote Gaspare, figlio di Agostino. A costui chiesi se mi procurava un contatto con suo zio Saro, dal momento che dovevo riferirgli un messaggio che non potevo inviare tramite altre persone. Gaspare mi diede conferma. Tuttavia non fui mai contattato da nessuno della famiglia CATTAFI. Poco dopo fui arrestato per l’operazione “Sistema”.
A.D.R.: Secondo me, Aldo ERCOLANO quando si riferiva alle “cose”, parlava di soldi. (verbale del 19.1.2011)

A.D.R.: Quando mi recai presso la Farmacia del fratello di Saro CATTAFI per riferire il messaggio di Aldo ERCOLANO, non mi rivolsi a CAMBRIA Francesco perché volevo riferire direttamente a Saro CATTAFI questa ambasciata, così come mi aveva richiesto lo stesso ERCOLANO. In quell’occasione, mi scusai con il nipote ORESTE per il fatto che contattavo direttamente Saro CATTAFI e gli specificai che volevo parlare direttamente con lui, anche perché i miei “contatti” in quel momento si erano interrotti, con ciò volendo intendere che i contatti con RAO Giovanni avevano subito un interruzione. (verbale del 20.1.2011)

A.D.R.: con riferimento al verbale 20.1.11, laddove è stato da voi verbalizzato che il nipote di CATTAFI si chiama Oreste, preciso che si è trattato di un errore di verbalizzazione e che costui si chiama invece Gaspare, come del resto ho detto ed è stato da voi verbalizzato nel precedente verbale del 19.1.11. (VERBALE del 28.10.2011).

A d.r.: sono stato detenuto dal novembre 2003 al settembre 2008 per avere fatto parte dell’associazione mafiosa dei barcellonesi. Dopo la mia scarcerazione del settembre 2008, sono tornato nel mio territorio ma non ero più il reggente del gruppo, ruolo che dopo di me è stato ricoperto da Calabrese Tindaro prima e Artino Ignazio a partire dall’aprile 2008, dopo l’arresto di Tindaro Calabrese.
A d.r.: durante la mia carcerazione, che è avvenuta quasi totalmente in regime di 41bis, non ho avuto rapporti con l’organizzazione criminale di mia appartenenza. Posso solo aggiungere che durante la mia detenzione all’Aquila, ho avuto dei rapporti con Aldo Ercolano; lo stesso mi chiese, vista la mia probabile imminente scarcerazione, di riferire a Saro Cattafi che “mi servono quelle cose, perché in questo momento ne ho bisogno. Lui sa come fartele avere”. Io intuii che si trattava di somme di denaro che Cattafi doveva fare avere a Aldo Ercolano. Successivamente io riuscì a contattare il nipote di Cattafi a cui riferì che dovevo parlare con lo zio, cosa che non riuscii a fare perché fui n nuovamente carcerato. (verbale del 28.3.2011)

A.D.R.: con riferimento al messaggio che Aldo ERCOLANO mi incaricò di portare a “Saro”, confermo che le nostre rispettive celle si trovavano in due piani diversi, ma vicine fra loro. Specifico che la mia cella era la n. 5 sezione Delta 1 ed ERCOLANO era alla n. 6 sezione Delta 6.
A.D.R.: Aldo ERCOLANO mi riferì di recapitare quel messaggio a “Saro” usando grande circospezione e cautela dal momento che si trattava di messaggi che venivano scambiati fra soggetti appartenenti a famiglie mafiose; non si trattò certo di una normale comunicazione che poteva essere fatta tranquillamente alla luce del sole fra soggetti carcerati. Specifico che proprio a causa di ciò Aldo ERCOLANO mi riferì quel messaggio in modo estremamente veloce e sintetico proprio per non destare l’attenzione degli agenti di polizia penitenziaria che erano posti a dieci, quindici metri dalle nostre celle. Capitava però che qualche frase venisse scambiata abitualmente anche tra gli appartenenti a celle diverse e gli agenti per tale motivo non si insospettirono a seguito di quel rapido scambio di frasi fra me ed ERCOLANO.
Aggiungo che quando Aldo ERCOLANO mi comunicò il messaggio io gli chiesi, altrettanto velocemente: “iddu sapi come te ll’avi a’ffari aviri chiddi cosi?!” ERCOLANO rispose: “Si, iddu u sapi”. Ovviamente ci riferivamo alla persona di Saro CATTAFI.
Aggiungo che Aldo ERCOLANO sapeva bene che anche io appartenevo alla criminalità organizzata, in particolare alla famiglia mafiosa barcellonese. Anzi fu proprio lui ad accreditarmi come personaggio appartenente all’”organizzazione” presso gli altri detenuti del 41 bis de L’Aquila appartenenti al suo gruppo, fra cui Tommaso COSTA e Peppe ZUCCO.
Aggiungo anche che Aldo ERCOLANO, quando mi comunicò quel messaggio, sapeva che io ero prossimo a lasciare quella struttura in quanto la Cassazione aveva già annullato con rinvio l’ordinanza di custodia cautelare “ERIS” per problemi di contestazioni a grappolo. (verbale del 27.10.2011, pomeriggio)

Gli interessi di Cattafi nella discarica di “inerti” di Mazzarà.
ADR: Mi riservo di riferire altre vicende relative al vecchio ed al nuovo sito della discarica di Mazzarrà S. Andrea, in sede di ulteriori dichiarazioni che dovrò rendere con riferimento ai fatti di cui al processo Vivaio. Segnatamente: finanziamento concesso dalla Regione al Comune di Mazzarrà relativo alla costruzione di una discarica di inerti da realizzare su un terreno che io avrei dovuto acquistare mediante l’appoggio di Carmelo Navarra; successivo interessamento di Saro Cattafi nella vicenda, in seguito al mio arresto; … (verbale del 9.5.2011)

Carmelo Coppolino, detto “Raia”.
A.D.R.: Non conosco un soggetto di nome “Ratto”. Conosco Carmelo COPPOLIO, detto “RAIA”; fu ucciso dal gruppo Chiofalo poiché accusato di tale gruppo di tradimento. Non conosco le modalità specifiche con cui fu ucciso, ma so che l’omicidio si verificò di fronte la discoteca “Manuja” di Terme Vigliatore, contrada Acquitta.
A.D.R.: non sono in grado di indicare un soggetto specifico che tradì il gruppo Chiofalo a favore dei barcellonesi o comunque fece il doppio gioco a danno dei chiofaliani a favore dei barcellonesi. Posso però dire che Pino CHIOFALO accusò parecchie persone di averlo tradito e di essere passato dalla parte dei barcellonesi fra cui gli stessi Carmelo MILONE, BARRESI Filippo, RUGOLO Francesco, suocero di GULLOTTI Giuseppe.
A.D.R.: non so nulla circa eventuali interessamenti della criminalità organizzata per le elezioni del fratello di Saro CATTAFI come sindaco di Furnari.
A.D.R.: non sono in grado di indicare società di Catania riconducibili alla famiglia ERCOLANO. Ricordo soltanto l’impresa GENNARO Salvatore. (verbale del 27.10.2011, pomeriggio)

Da ultimo, BISOGNANO Carmelo, nell’udienza dibattimentale del 18.7.2011 nell’ambito del processo c.d. “Vivaio,” ha ribadito ancora una volta, in termini di assoluta attualità, il ruolo verticistico di Saro CATTAFI in seno all’organizzazione barcellonese, unitamente a GULLOTTI Giuseppe e RAO Giovanni; ha confermato la funzione specifica che lo stesso CATTAFI ha da sempre rivestito nel corso del tempo, ossia quello di elemento di collegamento tra l’organizzazione mafiosa barcellonese e l’organizzazione mafiosa catanese, facente capo alle “famiglie” di Benedetto – “Nitto” SANTAPAOLA ed ERCOLANO, in particolare Aldo ERCOLANO; ha ribadito, per l’ennesima, volta la vicenda del messaggio “riservato” che proprio Aldo ERCOLANO gli aveva incaricato di recapitare personalmente al CATTAFI, una volta che egli era uscito dal carcere, nel settembre del 2008. Si riporta uno stralcio di quella deposizione (cfr. deposizione dibattimentale, in atti):

Pubblico Ministero: Senta, lei in questo processo è imputato, tra l’altro, di essere il promotore di un organizzazione per delinquere di stampo mafioso, operante a Mazzarrà Sant’Andrea, legata al clan cosiddetto dei Barcellonesi. Lei conferma questa accusa che le viene mossa?
… … …
BISOGNANO: Confermo ciò che il Pubblico Ministero ha elencato, cioè che sono il capo promotore dell’organizzazione dei Mazzarroti, a partire dal ’91, naturalmente, dopo la morte di TRIFIRO’ GIUSEPPE, inteso “Carabedda” e unitamente alla famiglia dei Barcellonesi che, poi è un unico gruppo
Pubblico Ministero: Benissimo. Allora, lei dovrebbe dire alla Corte come e quando è entrato a far parte di questa organizzazione, quali sono stati i suoi ruoli iniziali, la sua ascesa, insomma, tutto il percorso criminale e poi i rapporti tra il suo gruppo e quello dei Barcellonesi
BISOGNANO: I rapporti sono unici. Comunque, cominciamo dal 1989, il mio ingresso, unitamente a FUMIA ENRICO, il defunto ARTINO IGNAZIO e MUNAFO’ ALDO NICOLA, assieme a TRIFIRO’ GIUSEPPE, inteso “Carabedda”, che era il capo promotore all’epoca, faccio parte di questo gruppo dall’ ’89, nel frangente..
Pubblico Ministero: Dico, come è entrato a far parte di questo gruppo, in che modo?
BISOGNANO: Noi, diciamo, dai Barcellonesi non abbiamo una affiliazione normale, io entro a far parte del gruppo tramite TRIFIRO’ GIUSEPPE, inteso “Carabedda”, buonanima che, è morto
Pubblico Ministero: Sì
BISOGNANO: Cioè, un avvicinamento..
Presidente: Che vuol dire “Non normale”?
BISOGNANO: Mi sente Presidente?
Presidente: Sì, la sento. Dicevo, siccome ha detto “Non normale”, cosa intende?
BISOGNANO: No, volevo dire che, non abbiamo una affiliazione con un rito come, questi riti che io definisco arcaico, con la pungitura, col santino, non abbiamo mai fatto di questi riti nel nostro gruppo
Presidente: E’ chiaro
BISOGNANO: Mi volevo riferire a questo
Pubblico Ministero: Sì. E quindi nell’ ’89?
BISOGNANO: Nell’89, dopodiché conosco, unitamente, presentatomi da TRIFIRO’ GIUSEPPE: PAGANO FRANCESCO, buonanima, BARRESI FILIPPO, GULLOTTI GIUSEPPE, RAO GIOVANNI, BARRESI EUGENIO, CAMBRIA FRANCESCO, ISGRO’ GIUSEPPE, CANNONE NICOLA e poi TRAMONTANA, SIRACUSA, man mano nel tempo, tutte le persone che sono, pi diri, affiliate, pi diri, al nostro gruppo, conosco BELLINVIA, BELLINVIA lo conoscevo da prima, BELLINVIA ANTONINO detto “Giango”, FILIPPO MILONE fino al ’94, fino all’operazione “Mare Nostrum” perché dopodiché non ho più contatti. MARCHETTA MAURIZIO, PIPPO MOLINO, genero di MILONE FILIPPO, poi nel tempo mi viene presentato MARIO AGUILIA, CARMELO MASTROIENI
Pubblico Ministero: Senta, ma all’inizio lei di che cosa si occupava?
BISOGNANO: Io all’inizio, unitamente a FUMIA, ARTINO e MUNAFO’ ci occupavamo principalmente solo di attentati e fatti di sangue che sono avvenuti poi nel tempo, fino diciamo, fino al ’94.. fino al ’91, fino alla morte di TRIFIRO’, principalmente, ci occupavamo di attentati, l’ottanta percento degli attentati fatti alle imprese li abbiamo fatti noi
Pubblico Ministero: Voi chi?
BISOGNANO: E alcuni fatti di sangue che sono avvenuti in quel periodo, in contrapposizione col gruppo CHIOFALO
Pubblico Ministero: Dico, voi chi? Lei e chi altri?
BISOGNANO: ARTINO, io, ARTINO IGNAZIO che è deceduto, FUMIA ENRICO, MUNAFO’ ALDO, BARRESI FILIPPO
Pubblico Ministero: Perfetto
BISOGNANO: CALCOLA ABRUZZO SALVATORE, TRISCARI BARBERI CARMELO deceduto, scomparso
Pubblico Ministero: Dopo l’uccisione di TRIFIRO’ cosa succede, chi piglia il comando dell’organizzazione?
BISOGNANO: Sono io ad assumere il comando, per ciò che concerne il gruppo dei, diciamo dei cosiddetti, Mazzarroti, sono io ad avere contatti diretti con RAO, con BARRESI FILIPPO, con BARRESI EUGENIO fino alla sua morte, con GULLOTTI GIUSEPPE che l’andavo.. perché all’epoca ancora GULLOTTI GIUSEPPE, prima del ’91, viveva con, o viveva o lo incontravo a casa della sorella in via Bellinvia, perché lui abitava vicino alla sorella o stava con la sorella, comunque, lo incontravo a casa della sorella; DI SALVO SALVATORE, OFRIA SALVATORE
Pubblico Ministero: Dico, lei..
BISOGNANO: Cioè, adesso, l’elenco lo sto facendo a saltare, non lo sto facendo tutto.. FOTI FRANCESCO
Pubblico Ministero: Lei in sostanza assume il, diciamo, il ruolo di capo dell’organizzazione..?
BISOGNANO: Dopo la morte di TRIFIRO’, dopo il ‘91
Pubblico Ministero: Ecco e, quindi, si rapporta con i Barcellonesi. Se ci spiega meglio come funzionano queste relazioni fra il vostro gruppo e quello dei Barcellonesi. Lei ha detto “Siamo tutti un’unica famiglia”, ma spieghi meglio il significato di questa unitarietà e, comunque, anche questa suddivisione in due gruppi
BISOGNANO: E come definire.. siccome il paese si chiama Mazzarrà, allora è stata data questa definizione, nell’arco del tempo, con i vari procedimenti che ci sono stati, definendoci il gruppo dei Mazzarroti. Ma, almeno, fino al 2003, fino al mio arresto del 29 novembre 2003, eravamo un unico gruppo, con le relative mansioni per.. dei vari paesi, dei vari.. a secondo le vicende che succedevano, eravamo delegati alcune persone a poter contattare direttamente i referenti del gruppo dei Barcellonesi: RAO GIOVANNI, GULLOTTI GIUSEPPE..
Pubblico Ministero: E quindi..?
BISOGNANO: Da premettere, non ho fatto alcuni nomi, al di sopra di GULLOTTI GIUSEPPE, prima che lo arrestassero, c’è un altro personaggio che sarebbe SARO CATTAFI che, unitamente, a GULLOTTI GIUSEPPE, aveva i contatti col gruppo SANTAPAOLA
Pubblico Ministero: Ho capito e, quindi, lei si rapportava sostanzialmente con queste persone?
BISOGNANO: Sì
Pubblico Ministero: Dopo che venne arrestato GULLOTTI GIUSEPPE, invece, chi assume il capo della famiglia mafiosa Barcellonese?
BISOGNANO: RAO GIOVANNI. RAO GIOVANNI, unitamente a DI SALVO SALVATORE, BARRESI FILIPPO e OFRIA SALVATORE, con i relativi SGRO’ GIUSEPPE, CAMBRIA FRANCESCO che, sono i relativi consiglieri di RAO GIOVANNI
Pubblico Ministero: Senta, quindi, nel momento in cui lei assume il ruolo di capo dell’organizzazione, ovviamente, non si dedica più agli attentati, giusto?
BISOGNANO: No, da quel momento in poi vengo delegato direttamente da RAO, da DI SALVO, ad occuparmi dei rapporti esterni e dei rapporti con le varie imprese e con enti pubblici, di gestire.. di non occuparmi più di attentati, cioè, mi occupavo sempre di attentati ma non materialmente li facessi più io, perché non potevo fare entrambi le cose, avere i contatti con l’esterno, mantenere i contatti con le imprese e allo stesso tempo fare attentati
Pubblico Ministero: Senta, insieme a lei, quali erano le persone che la coadiuvavano, cioè, diciamo, i bracci destri della organizzazione?
BISOGNANO: Allora, con me, parlando del gruppo dei Mazzarroti, fino al millenovecento.. esattamente, fino a febbraio ’97, fino al che io non mi separo dalla mamma delle mie figlie FUMIA ORNELLA, unitamente a ARTINO IGNAZIO, FUMIA e MUNAFO’ eravamo noi che, bene o male, conducevamo tutti gli attentati. Anche se già si erano affiancati a noi: ROTTINO ANTONINO, CALABRESE TINDARO, TRIFIRO’ CARMELO e TRIFIRO’ MAURIZIO
Pubblico Ministero: Senta, quindi, lei dal ’91 in poi subisce degli arresti?
BISOGNANO: Io subisco l’arresto per “Mare Nostrum”
Pubblico Ministero: Nel 1994, giusto?
BISOGNANO: 6 giugno ‘94
Pubblico Ministero: E rimane detenuto..
… ….
Pubblico Ministero: Dopo gli arresti e l’operazione “Mare Nostrum” cambiano gli assetti mafiosi nel territorio barcellonese? E se sì, in che..
BISOGNANO: No, gli assetti sono sempre quelli
Pubblico Ministero: Sono sempre quelli?
BISOGNANO: Sì
Pubblico Ministero: Benissimo. Poi lei..
BISOGNANO: Cambia l’unica cosa che, poi nel ’98, arrestano GULLOTTI GIUSEPPE per pericolo di fuga per l’omicidio ALFANO, ma le persone rimaniamo sempre quelle, siamo sempre gli stessi personaggi. Anche perché io dopo un mese, ossia il 5 agosto ’94, vengo scarcerato con gli arresti domiciliari, perciò sono libero, arresti domiciliari lavorativi, potevo uscire la mattina dalle sette alle sette di sera, tranne la domenica, perciò ero libero sul territorio, sempre sul territorio di Mazzarrà Sant’Andrea, però mi relazionavo un po’ con tutti. Mi relazionavo con CAMBRIA FRANCESCO, con (…) GIUSEPPE e tramite FUMIA ENRICO e altri mi relazionavo con tutto il resto sul territorio
Pubblico Ministero: Senta, ma poi, tra le varie attività illecite, vi erano anche le estorsioni?
BISOGNANO: Sì
Pubblico Ministero: E praticame..
BISOGANO: Io ho gestito per conto del gruppo.. no, mi scusi che mi sono accavallato, prego
Pubblico Ministero: Quali ditte venivano sottoposte ad estorsioni? Tutte, indistintamente?
BISOGNANO: E tutte quelle che io sono a conoscenza, sì, ma la maggior parte avevamo il controllo del territorio, comprese alcune amministrazioni pubbliche, ce l’avevamo tutte sotto controllo
… … …
Pubblico Ministero: Senta e queste somme a chi andavano a finire?
BISOGNANO: Io le consegnavo a DI SALVO SALVATORE
Pubblico Ministero: Interamente?
BISOGNANO: E dopo andavano a RAO o a ISGRO’ GIUSEPPE, alcune volte a BARRESI FILIPPO. Dopo il ’97 le ho consegnate tutte a DI SALVO SALVATORE e dopo l’arresto di DI SALVO SALVATORE, luglio 2003, le ho consegnate a ISGRO’ GIUSEPPE
Pubblico Ministero: Come mai le dava a DI SALVO?
BISOGNANO: Perché era lui, diciamo, il mio referente, perché ci incontravamo, eravamo noi due che sul territorio avevamo intrapreso, diciamo, sia i contatti esterni che i lavori pubblici, sia i contatti con le imprese che i..
Pubblico Ministero: Dico, ma a voi non rimaneva niente?
BISOGNANO: Mi perdoni non ho capito
Pubblico Ministero: A voi non rimaneva niente?
BISOGNANO: No. Io li consegnavo direttamente, tutto consegnavo tutto a DI SALVO e durante i periodi festivi davo alcune somme, pi diri, ai miei compagni che avevo a fianco, però, principalmente, ognuno di noi doveva svolgere un’attività lavorativa e doveva imparare a sostenersi da solo, giustamente gradatamente
Pubblico Ministero: E DI SALVO cosa faceva di questi soldi?
BISOGNANO: DI SALVO, in un primo momento.. in un primo momento, o contestualmente, era socio di fatto di MASTROENI CARMELO e operavano sugli appalti pubblici, dopodiché, costituisce.. no costituisce, compra un ramo d’azienda che lo intesta alla moglie OFRIA SANTA e, unitamente, a MARCHETTA MAURIZIO, AGUILIA MARIO, CESARE GRECO, altre imprese che.. cioè CESARE GRECO non è affiliato al gruppo, sono delle imprese sul barcellonese, MOLINO GIUSEPPE, bene o male, aveva il controllo di quasi tutte le imprese di Barcellona, partecipavano a gare di appalto, facendo turbativa d’asta
Pubblico Ministero: Ho capito. Ma di questi soldi DI SALVO cosa ne faceva?
BISOGNANO. Cosa ne faceva? Doveva accantonare per quanto concernevano dei pagamenti per gli avvocati e, in un secondo momento, dopo gli arresti di “Mare Nostrum”, ossia dopo il rinvio a giudizio, c’è stato.. cioè, abbiamo programmato un pochettino un po’ tutti, DI SALVO con i maggiorenti, hanno programmato che, giustamente, questo processo ossia “Mare Nostrum”, doveva essere sistemato. Come doveva essere sistemato, so che in Cassazione avevano dei contatti, principalmente RAO GIOVANNI, e dovevano accantonarsi delle somme affinché questi procedimenti in Cassazione venissero annullati, quando il procedimento giungesse alla fine del terzo grado. Per alcuni personaggi non per tutti, diciamo, tutti gli appartenenti dell’organizzazione, ma per i maggiorenti dell’organizzazione, quelli che avevano i reati più gravi
Pubblico Ministero: Nel 2003 venne arrestato, giusto, nel novembre?
BISOGNANO: Io, sì, il 29 novembre 2003
Pubblico Ministero: Operazione “Icaro”?
BISOGNANO: Sì
Pubblico Ministero: E a quel punto..?
BISOGNANO: Unitamente a RAMPULLA SEBASTIANO, SEM DI SALVO, SCARDINO COSIMO, io, GENOVESE STEFANO, adesso non mi ricordo tutti gli imputati che eravamo
Pubblico Ministero: E da quel momento lei continua a mantenere, diciamo, la reggenza dell’organizzazione?
BISOGNANO: Io credevo di sì, anche se ero detenuto, il mio posto lo aveva preso CALABRESE TINDARO. E’ un fatto automatico, perché era l’unico personaggio, senza togliere nulla a ROTTINO ANTONINO, ma era l’unico personaggio affidabile sul territorio. ROTTINO era un bravo ragazzo, però per i suoi trascorsi non era affidabile. Affidabile dal punto di vista di gestire moneta o di gestire i contatti con le persone, CALABRESE è una persona molto più seria
Pubblico Ministero: Lei ha detto che CALABRESE aveva anche rapporti con l’esterno, cioè con altri esponenti..
Avv. CELI: Quando l’ha detto, Presidente, mi è sfuggito
BISOGNANO: Sì
Pubblico Ministero: Io, mi sembra di aver capito così
Avv. CELI: No, la prima volta che..
BISOGNANO: Io ho detto che CALABRESE ha preso parte..
Avv. CELI: La prima volta che viene indicato CALABRESE è in questo momento
Presidente: Okay, rifaccia la domanda
BISOGNANO: Mi perdoni, CALABRESE, dopo il mio arresto prende e fa le mie veci, prende direttamente tutti i contatti con l’esterno, con Barcellona, con il gruppo SANTAPAOLA, con il gruppo LA ROCCA, con il gruppo di BARRAFRANCA, dell’avvocato RAFFAELE BEVILACQUA, con il gruppo del mandamento di San Mauro Castelverde, con tutti i referenti che c’erano sulla zona che avevo contatti io, con il gruppo BRUNETTO. Ha i contatti CALABRESE dopo il mio arresto, ce l’aveva durante quando io ero libero e ce li ha continuati avuti durante la mia detenzione. Era l’unica persona, pi diri, che era stata presentata da me all’esterno
Pubblico Ministero: Quindi, diciamo che, anche in virtù di queste conoscenze era il successore naturale, no?
BISOGNANO: Sì, certo
… … …
BISOGNANO: No, era il mio successore naturale anche riconosciuto da Barcellona perché, ho spiegato prima, era la persona più seria all’interno del gruppo dei Mazzarroti che poteva tenere i contatti, e il cui io avevo presentato anche fuori, perciò conoscevano CALABRESE TINDARO fuori, non conoscevano altre persone del mio gruppo
Pubblico Ministero: Poi nel 2008 lei viene scarcerato, giusto?
BISOGNANO: 22 settembre 2008
… …
Pubblico Ministero: Vabbè, dico, quando viene scarcerato?
BISOGNANO: 22 settembre 2008
Pubblico Ministero: Ecco, le vengono imposti degli obblighi?
BISOGNANO: Ho l’obbligo di dimora dal Tribunale di Enna, nel Comune di Furnari
Pubblico Ministero: Perfetto. Che contatti ha? Perché poi lei viene successivamente..
BISOGNANO: Appena esco.., mi perdoni, appena io esco il contatto ce l’ho con ARTINO IGNAZIO. Il primo contatto ce l’ho con ARTINO IGNAZIO, il secondo contatto ce l’ho con BARRESI FILIPPO e contestualmente devo portare un messaggio a SARO CATTAFI da parte di ALDO ERCOLANO, gruppo SANTAPAOLA e tramite il nipote cerco di contattare SARO CATTAFI e nel frangente che contatto SARO CATTAFI incontro CICCINO CAMBRIA
Pubblico Ministero: Ecco, mi parli di questo incontro con BARRESI FILIPPO, i contenuti. Intanto, dove è avvenuto?
BISOGNANO: E’ avvenuto, a fianco di Portorosa, in una stradella vicino ad un depuratore, vicino al cavalcavia dell’entrata di Portorosa
Pubblico Ministero: E lei era da solo?
BISOGNANO: In una serra adibita a vivaio. Come?
Pubblico Ministero: Era da solo?
BISOGNANO: BARRESI FILIPPO viene accompagnato da MANDANICI ROBERTO, perché io il contatto me lo creo tramite MANDANICI ROBERTO
Presidente: L’incontro è con BARRESI?
BISOGNANO: Sì, solo con BARRESI, io e BARRESI soltanto
Presidente: Avevo capito CAMBRIA, ho sentito male?
Pubblico Ministero: E lei, dico, come ci arriva..
BISOGNANO: No, ho detto, incontro CAMBRIA FRANCESCO, quando sono uscito
Pubblico Ministero: E lei come ci arriva in questo posto, da solo, o accompagnato?
BISOGNANO: Io vengo accompagnato, non mi ricordo se mi ha accompagnò la mia compagna, TRUSCELLO TERESA, ma mi pare che mi accompagnò lei, mi lasciò lì e poi io, dopo che finì il colloquio con BARRESI la raggiunsi di nuovo. Lei se ne andò, non presenziò, mi lasciò in quella stradella e se ne andò, perché non potevamo stare con le macchine ferme lì. Lo stesso modo fece MANDANICI ROBERTO che lo lasciò, BARRESI lì, e se ne andò
Pubblico Ministero: Vuole dire i contenuti di questo colloquio? Cosa vi siete detti?
BISOGNANO: Abbiamo parlato per ciò che concerne l’omicidio ROTTINO, per ciò che concerneva le mie valutazioni su ciò che stava avvenendo, su ciò che mi veniva detto dalle persone, di non consigliare.. cioè di valutare ciò che mi venisse detto dai personaggi, da ARTINO, da chiunque incontrassi e di non fidarmi di nessuno. Da quel momento io dico a BARRESI..
Pubblico Ministero: Ma scusi, fu lei a chiedere notizie dell’omicidio ROTTINO?
BISOGNANO: Sì, sono stato io. Certo perché, giustamente, non mi spiegavo, anche perché ROTTINO ANTONINO non poteva nuocere a nessuno, poteva essere accantonato ma non poteva nuocere, da subire un grave attentato del genere, ossia essere ucciso
Pubblico Ministero: E cosa le disse BARRESI FILIPPO?
BISOGNANO: Che gli esecutori materiali dell’omicidio erano stati FUMIA ENRICO e MUNAFO’ ALDO. E in quel frangente, visto i pregressi che c’erano fra FUMIA, ARTINO e MUNAFO’, questo, adesso, lo devo spiegare un momentino. Nel tempo, ARTINO e FUMIA, avevano avuto dei diverbi con MUNAFO’ e FUMIA voleva uccidere MUNAFO’ e io mi sono opposto. Mi viene richiesto un’altra volta, nel 2000 o nel 2001, adesso non ricordo preciso, tramite BARRESI FILIPPO affinché dessi il permesso per uccidere MUNAFO’ ALDO e io non l’ho mai dato. A quel punto quando BARRESI mi dice che gli esecutori materiali dell’omicidio ROTTINO sono FUMIA e MUNAFO’, dico “come mai, pi diri, FUMIA non ha fatto – mi perdoni l’espressione, perché, purtroppo, devo dirla com’è, gli ho detto – perché non ha fatto uno e uno due?”, in senso, visto che ROTTINO si meritava, se aveva fatto qualche cosa brutta, io non so e non penso che avrebbe potuto fare una cosa del genere, MUNAFO’ ne aveva fatti altrettanti, come mai FUMIA non ha sparato a MUNAFO’, dopo le svariate richieste per la sua eliminazione. Dice “Questo non te lo so dire, è successo questo – dice – sono stati loro due, adesso – dice – non ti posso spiegare il motivo”. Perché non avevamo il tempo materiale, siamo stati pochissimo, anche perché c’erano gente in campagna che lavoravano, e non è che ci potevamo attardare nell’esprimerci un po’ con questo. Mi dice, nello stesso frangente, che c’era un’intercettazione che volevano eliminare uno dei vecchi, cioè non me lo dice espressamente che mi volevano, per dire, eliminare e io gli dico “senti na cosa, se devo rompere – in senso – ho l’obbligo, se io devo andarmene latitante, dimmelo che io scendo, pi diri, vi do una mano”, “No – dice – non c’è bisogno, se c’è qualche problema ce la vediamo noi”, però era quello.. in senso implicito, nel dirmi “Stai attento che ti vogliono ammazzare”
… … …
Pubblico Ministero: Senta ma BARRESI FILIPPO, tornando all’incontro con BARRESI FILIPPO, la invitò ad un incontro con altri esponenti dell’organizzazione?
… …
BISOGNANO: Non mi invitò. Ci incontravamo noi, quando io gli feci espressamente richiesta che aveva intenzione di violare gli obblighi che mi erano stati imposti per la questione che, c’erano problemi che, qualcuno dei vecchi, in riferimento a me.. lui mi dice “No, non ti preoccupare che, caso mai, ce la vediamo noi”, è riferito che lui non me lo dice espressamente “Ti vogliono ammazzare. Ma stai attento – mi dice – valuta, tieni presente, fai mente locale, non dare credito a nessuno e fai le tue valutazioni, non fidarti di nessuno” e quell’indirizzo era riferito a me, non era riferito ad altri vecchi di Barcellona
Pubblico Ministero: Ma lei incontrò, in questo periodo, soltanto BARRESI FILIPPO?
BISOGNANO: No, abbiamo parlato di BARRESI FILIPPO, dopodiché io, come le ho detto, incontro CICCINO CAMBRIA nella salita di Furnari, via Nuova Russo, esattamente dove c’è la pizzeria, c’è il bar, l’Eurobar, c’è una piccola piazzetta sulla Nazionale, diciamo, una piccola piazzetta, ma non è proprio una piazzetta, però, comunque è un allargamento della carreggiata stradale. Ci incontriamo con CICCINO e lui fa riferimento, dice, “E’ successo il fatto il ROTTINO”, ho detto “sì, però, purtroppo, prima che uno autorizzi bisogna ascoltare tutte e due le campane”, cioè sentire chi aveva proposto l’uccisione di ROTTINO e le ragioni per cui ROTTINO non doveva essere ucciso, doveva essere sentite ROTTINO. CICCINO fa un segno di assenso, dicendomi “Sì, questo è vero”, mi giro io e gli ho detto “questo è vero, però, intanto, l’omicidio ROTTINO si è verificato” e abbiamo chiuso il discorso e ci siamo salutati. Anche perché non è abitudine nostra continuare a dilungarci sui discorsi omicidiari o sui fatti eseguiti
Pubblico Ministero: Ma lei ha notato mutamento degli assetti criminali a Barcellona, dopo la sua scarcerazione?
BISOGNANO: Mi perdoni, a Barcellona no, perché non ho avuto opportunità di scendere, ma c’era un certo restio, per dire, ad incontrarmi. Mi incontro solo con BARRESI, ARTINO fa il vago, non mi da chiarimenti utili, anzi da alcune discussioni fatti con ARTINO, apprendo che, realmente non sa come siano.. come si conduce la vita e come erano gli accordi con l’esterno, con le varie.. perché mi chiede se io gli posso riferire come erano gli accordi, da quella parola che lui mi dice, da quella frase che lui mi espone, io capisco che ARTINO non è a conoscenza di niente, l’hanno messo lì solo per riscuotere soldi delle tangenti, mentre non sa effettivamente come comportarsi. Perciò, rimango un po’ titubante, ho detto “ARTINO..” cioè, faccio delle riflessioni, man mano che vado a prendere delle discussioni, dei fatti, pi diri, su delle estorsioni, degli impianti eolici che erano stati sottoposti sotto estorsione, chi li stava sottoponendo che, ARTINO, non sapesse effettivamente, dei rapporti con i catanesi ARTINO non sapeva niente, perché mi parla della galleria Scianina, cioè mi fa dei discorsi vaghi che, rimango titubante da ciò che lui mi espone
Pubblico Ministero: Senta quando lei viene scarcerato CALABRESE TINDARO è detenuto, giusto?
BISOGNANO: Sì, 8 aprile 2008 viene arrestato CALABRESE, perché vengo arrestato pure io nell’operazione “Vivaio” e poi vengo scarcerato a luglio
Pubblico Ministero: Ecco e il suo posto chi lo prende?
BISOGNANO: ARTINO IGNAZIO
Pubblico Ministero: E quando lei torna, diciamo sul territorio, riassume la guida dell’organizzazione oppure no?
BISOGNANO: No
Pubblico Ministero: Per quale motivo?
BISOGNANO: Non lo riassumo perché in quel frangente capisco che si sta veri.. dopo il primo incontro con BARRESI FILIPPO e gli eventi che notavo attorno a me, sa sono delle piccole sfumature che “ma, dice, che cosa sono?” Sono delle persone che prima erano vicine, come TRIFIRO’ MAURIZIO, come CAMPANINO SALVATORE, come ARTINO stesso, come CALCOLA ABBRUZZO SALVATORE, li vedevo un po’ lontani, li vedevo guardinghi. Contestualmente apprendo che facente parte dell’organizzazione c’è ARCIDIACONO LEONARDO, un personaggio che io non avevo mai visto, e che notavo frequentemente sui miei spostamenti seguirmi. Lo incontravo al bar, lo incontravo.. cioè dove mi spostavo spostavo avevo questo personaggio dietro. Cioè c’erano.. dopo che BARRESI mi dice che c’è una intercettazione, lui me la pone in questo senso che, c’è una intercettazione che, lui è venuto a conoscenza che dovevano uccidere a uno dei vecchi, io tengo presente tutti i piccoli movimenti, devo valutare un po’ tutto quello che sta succedendo, perciò non entro di nuovo a pieno titolo, anzi non entro completamente. Cerco di apprendere notizie per poter capire ciò che sta succedendo
Pubblico Ministero: Ho capito
BISOGNANO: Contestualmente, dopo circa qualche mese e mezzo, adesso non ricordo preciso se è stato prima Natale o dopo Natale, vengo contattato da TRIOLO GIUSEPPE, un ragazzo che io neanche sapevo che facesse parte dell’organizzazione, perché sapevo che era un autotrasportatore, originario di Bafia o residente a Bafia, Castroreale, Castroreale comune di Bafia, adesso preciso non so come sono le definizioni, viene per chiedermi un incontro per conto di OFRIA SALVATORE. Cioè, mi è sembrato stranissimo, però, siccome, io ero in ottimi rapporti con OFRIA, ho dato l’assenso affinché OFRIA mi venisse a trovare per vedere che cosa mi doveva dire e così fu. Dopo qualche dieci, quindici giorni dall’incontro con TRIOLO GIUSEPPE, OFRIA SALVATORE venne a trovarmi a Furnari, esattamente in contrada Santenargi, dove custodivo in un terreno dei cavalli di proprietà della famiglia BISOGNANO, erano i cavalli delle mie figlie. Però, giustamente, le custodivamo, c’era mia sorella all’epoca, li custodivano le mie figlie, erano chiuse in un recinto. Viene sempre OFRIA SALVATORE accompagnato da TRIOLO GIUSEPPE, con un furgone Daily bianco, un Fiat Daily, ci appartiamo e OFRIA SALVATORE mi chiede un incontro che dovevamo fare io, lui e RAO GIOVANNI, perché era sorta una questione con GIAMBO’ CARMELO, detto “mastuffu”, che aveva messo in giro delle voci, aveva riferito ad altre persone che, non mi ha fatto il nome OFRIA SALVATORE, però che aveva la certezza e doveva portare in questa riunione, che OFRIA SALVATORE era confidente dei Carabinieri. Io dissi “ma, senti na cosa, GIA..”, dice “Non sono riuscito a contattare GIANNI”, ho detto “ma GIANNI è a Barcellona, tu vieni a contattare me a Mazzarrà..”, cioè questo è un mio retro pensiero che ho fatto dopo, tenendo conto di ciò che mi aveva detto BARRESI FILIPPO prima. Dico è una questione interna a Barcellona, io non sono delegato per questioni interne Barcellonesi. A maggior ragione che i personaggi sono RAO GIOVANNI e OFRIA SALVATORE, io non posso interferire sui “maggiorenti” dell’organizzazione, non dare il mio assenso, perciò mi sembrò una cosa strana che volesse un appuntamento con me e con RAO affinché, in sua presenza e alla presenza di GIAMBO’ CARMELO e di questa persona che non mi ha fatto il nome, si definisse l’uccisione di GIAMBO’ CARMELO. Cioè se è la verità che GIAMBO’ CARMELO aveva detto.., se quella persona confermava che GIAMBO’ CARMELO gli avesse detto che OFRIA SALVATORE era confidente dei Carabinieri, in quella stessa occasione, naturalmente, non essendoci la persona presente che non so chi sia, io e RAO avremmo dovuto eliminare, pi diri, GIAMBO’ CARMELO
Pubblico Ministero: Poi ci fu questo incontro?
BISOGNANO: Non si sente bene
Pubblico Ministero: L’incontro si tenne o no?
BISOGNANO: No, l’incontro non si tenne perché poi mi arrestarono
Pubblico Ministero: Ho capito
BISOGNANO: 17 febbraio 2009 sono stato arrestato. Come non ho potuto fare l’incontro con SARO CATTAFI perché vengo arrestato
Pubblico Ministero: Lei perché ha deciso di collaborare?
BISOGNANO: Io ho deciso di collaborare perché ciò in cui avevo creduto, nel 1989 avevo 23 anni, 24 anni, 23 anni, 24 ne dovevo compiere, avevo sposato degli ideali che per me sembravano giusti, di mutuo soccorso, in senso, anche supporto morale, anche perché io, anche tramite l’organizzazione avevo una mia impresa e una impresa della mia compagna, lavoravo e non usufruivo di soldi dei proventi delle estorsioni, però usufruivo della mia persona; quando andavo a cercare un lavoro, conoscendo il mio personaggio, non mi rifiutavano il lavoro, però ho usufruito, naturalmente, usufruendo.. e ho visto che tutto ciò, col passare del tempo, dopo la mia detenzione, è andato a farsi benedire, come si suol dire, non c’erano più ideali, comincia la delegittimazione della mia famiglia, comincia la delegittimazione mia personale, quella della mia compagna, mia sorella che aveva iniziato un’attività viene estromessa, arriva che si indebita fino all’osso, pi diri, nel contesto. E, continuamente, io rivengo arrestato e mi riportano al 41. La mia compagna, giustamente, non avendo mezzi di sostentamento riavvia un’attività di trasporto di materiale, costituisce un srl con un nostro cugino, e però non la fa lavorare nessuno. TRUSCELLO TERESA va da ISGRO’ GIUSEPPE a chiedere dei soldi di lavoro che lei aveva effettuato, tramite una ditta, che loro avevano acquistato, l’AGECOP, dove noi facevamo delle forniture di mezzi e queste fatture non le avevano pagate. Chiedeva questi soldi per potere andare avanti, perché dovevamo pagare gli avvocati, il sostentamento della famiglia. Doveva venire a fare il colloquio in carcere e fare duemila chilometri ogni mese, con la macchina, fra mangiare, viaggio e quello che mi lasciavano a me. Dovevamo avere.. dovevamo lavorare, non facevano lavorare la mia compagna e nemmeno i soldi ISGRO’ GIUSEPPE gli dava del lavoro. Eh, sono delle valutazioni che, piano piano, ho capito che già era arrivata la mia ora, cioè dovevo morire. La mia estromissione era già stata determinata, cioè, io non sono morto in quei quattro mesi e mezzo perché non c’è stato lo spazio per potermi agganciare o eliminare
Pubblico Ministero: Lei ha detto di aver fatto parte dell’associazione dal 1989. Le chiedo, qual è il territorio su cui l’associazione ha competenza?
BISOGNANO: Allora, i Barcellonesi hanno competenza da Villafranca dall’Hotel VIOLA, dai caselli di Villafranca, esattamente, fino a Patti. Dopodiché, tramite Mistretta arriviamo fino a Tusa, saltando i territori, naturalmente, di competenza dei Tortoriciani però dove anche noi potevamo dire le nostre, o mandare le nostre imprese, o sistemare estorsioni, o decidere, pi diri, ciò che doveva avvenire sul territorio, sempre tramite la loro accondiscendenza. Però l’ultima parola toccava sempre a noi, ai Barcellonesi, anche perché io mi relaziono con RAMPULLA SEBASTIANO direttamente; ma non lo faccio io perché lo decido io, lo decidono i “maggiorenti” e mi viene presentato, esattamente, da DI SALVO SALVATORE, presso il negozio che aveva la buonanima di ARRIGO’, a Barcellona
Pubblico Ministero: Ci può indicare qual è la struttura dell’organizzazione? Lei prima, ha fatto poc’anzi riferimento, ha definito i “maggiorenti”, ecco, potrebbe dirci chi sono i “maggiorenti” e qual è la struttura dell’organizzazione?
BISOGNANO: SARO CATTAFI, GULLOTTI GIUSEPPE, RAO GIOVANNI, BARRESI EUGENIO, buonanima, DI SALVO SALVATORE, OFRIA SALVATORE, ISGRO’ GIUSEPPE, CAMBRIA FRANCESCO, BARRESI FILIPPO, all’epoca, TRAMONTANA MIMMO, io, SIRACUSA e poi a scendere, pi diri, CANNONE NICOLA, MERLINO ANTONINO, FRANCESCO FOTI che, sarebbe lo zio di MERLINO ANTONINO e poi ARTINO IGNAZIO, FUMIA, MUNAFO’ ALDO, GIAMBO’ CARMELO, SIRACUSA NUNZIATO, lo avevo già detto, GULLO SANTO, CALCOLA ABBRUZZO SALVATORE…
Pubblico Ministero: Io le volevo chiederle..
BISOGNANO: …fino al ’94 io ho avuto contatti.. come?
Pubblico Ministero: Volevo chiedere più nello specifico. Quali sono i ruoli che, all’interno dell’organizzazione, rivestono i soggetti che lei ci ha indicato?
… … …
Presidente: Va bene, io ritengo che la domanda sia corretta, quindi, questa opposizione è respinta. I ruoli nell’associazione dei soggetti che ha citato. Lei ha citato delle persone, se riesce.. poi, la domanda partiva, signor BISOGNANO, da i ruoli direttivi e poi credo gli altri ruoli
BISOGNANO: Io ho elencato SARO CATTAFI, GULLOTTI GIUSEPPE per.. GULLOTTI GIUEPPE, SARO CATTAFI per i contatti con i SANTAPAOLA, pregressi con tutti i SANTAPAOLA, difatti, quando io esco dal 41, devo portare delle notizie da parte di ALDO ERCOLANO direttamente a SARO CATTAFI, non posso riferire ad altra persona, devo portare delle notizie a SARO CATTAFI
Presidente: Aspetti signor BISOGNANO, nell’ambito della domanda del P. M. la fermo un attimo. I ruoli, lei deve intenderlo: le attività che hanno da svolgere, il livello di attività, ma anche il ruolo interno, cioè se c’è una struttura con dei capi, oppure dei soggetti solamente associati, oppure se c’è un ruolo per cui tutti sono allo stesso livello, capisce? Ruolo è duplice
BISOGNANO: No, sì, ho capito quello che mi dice Presidente. Io ho definito i ruoli direttivi sono: SARO CATTAFI, GULLOTTI GIUSEPPE, RAO GIOVANNI, BARRESI EUGENIO, BARRESI FILIPPO, OFRIA SALVATORE, DI SALVO SALVATORE, TRAMONTANA MIMMO e BISOGNANO CARMELO e ISGRO’ GIUSEPPE e CAMBRIA FRANCESCO come consiglieri di, CAMBRIA FRANCESCO di GULLOTTI GIUSEPPE e ISGRO’ GIUSEPPE di RAO GIOVANNI, questo è il direttivo
Presidente: Comunque, scusi, lei sta articolando ma non in modo compiuto, perché ora dice che sono i direttivi, ma prima lei, rispetto ad altri soggetti, non si poneva alla pari, ora si sta ponendo alla pari di questi soggetti, o ho capito male?
BISOGNANO: No, io l’ho detto, alla pari non mi pongo con RAO, quando io faccio riferimento a RAO GIOVANNI, a OFRIA SALVATORE, sono loro maggiorenti di me, perché io mi pongo quella domanda quando OFRIA viene a chiedere a me di presenziare in quella riunione che, sono superfluo, sono un estraneo in quella riunione, perché loro sono i “maggiorenti” e possono decidere, non hanno bisogno della mia decisione. Non li pongo alla pari, io pongo chi sono i personaggi che sono più importanti, difatti parto dall’inizio ponendo SARO CATTAFI, GULLOTTI GIUSEPPE, RAO GIOVANNI, BARRESI EUGENIO, buonanima che è morto pure lui, BARRESI FILIPPO, DI SALVO SALVATORE, OFRIA SALVATORE, questi sono i “maggiorenti”
Presidente: Quindi la sua è una scala a scendere, ho capito bene?
BISOGNANO: Sì, sì, sì è una scala a scendere la mia
Presidente: Siccome ha detto i direttivi, sembravano tutti allo stesso livello, ecco, capito
BISOGNANO: No, è una scala a scendere, Presidente, mi scusi, forse mi espongo male
Pubblico Ministero: BISOGNANO, io volevo farle una domanda a specificazione di questa risposta che lei adesso ha dato. Lei, prima ha dichiarato che un ruolo che le permetteva di avere i contatti con i soggetti di vertice, lo assume con la morte di TRIFIRO’ nel ’91, ho intesto bene?
BISOGNANO: Sì, ma io mi incontro pure prima, tramite TRIFIRO’ GIUSEPPE. Mi deve scusare signor Pubblico Ministero, dico, io già.. come da atti di Polizia Giudiziaria io ho un fermo nel 1990, ai Mercati Generali di Barcellona Pozzo di Gotto, io GULLOTTI GIUSEPPE, RAO GIOVANNI e BARRESI FILIPPO. A me mi accompagna FUMIA ENRICO e MUNAFO’ ALDO, che sono su un’altra macchina, ma il fermo lo abbiamo io, RAO GIOVANNI, BARRESI FILIPPO e GULLOTTI GIUSEPPE. Io mi relaziono con loro perché TRIFIRO’ GIUSEPPE mi dice che quella mattina mi devo recare lì e io sono il referente per quanto riguarda il gruppo, ma è sempre TRIFIRO’ GIUSEPPE, fino alla sua morte, che determina ciò che si deve fare. Sono stato delegato io a incontrarmi con i ”maggiorenti” e i “maggiorenti” si incontrano con me perché sono il portavoce di TRIFIRO’ GIUSEPPE
Pubblico Ministero: La mia domanda è questa: in tutto il periodo di tempo in cui lei ha fatto parte dell’organizzazione e andando anche a scandire temporalmente, il direttivo dell’associazione, a partire dal suo ingresso, come è composto e che mutamenti interni ha avuto. Le spiego, nel momento in cui lei ha contezza del direttivo dell’organizzazione, sarà stato, non lo so, l’89, il ’90, ’91, ce lo dirà lei…
BISOGNANO: ‘89
Pubblico Ministero: …chi sono i soggetti che formano questo direttivo? E poi, arrivando sino al 2008, per quanto sono le sue conoscenze, quali sono stati i mutamenti? In questo momento stiamo facendo riferimento solo al direttivo, cioè ai quei soggetti che hanno un potere i dirigere l’organizzazione
BISOGNANO: E quello ce l’hanno avuto sino a oggi il potere decisivo, tranne GULLOTTI che è detenuto e quelli che sono morti, BARRESI EUGENIO che è morto e PAGANO FRANCESCO
Pubblico Ministero: Sì, la mia domanda è questa: nello specifico, nel momento in cui lei ha contezza del direttivo, quindi, lei ha detto ’89, ’90
BISOGNANO: Sì
Pubblico Ministero: Ancor prima della morte di TRIFIRO’, i soggetti..
BISOGNANO: Agosto ‘91
Pubblico Ministero: ’91 la morte di TRIFIRO’. I soggetti che compongono il direttivo, nel momento in cui lei, ha conoscenza dell’esistenza di questo direttivo, quindi, nell’’89 e il ’91, chi sono?
BISOGNANO: SARO CATTAFI, GULLOTTI GIUSEPPE, sono ai vertici, GULLOTTI GIUSEPPE è il capo assoluto assieme a SARO CATTAFI, perché è il contatto, cioè persona riservata, con contatto con i SANTAPAOLA direttamente, di NITTO SANTAPAOLA e con gli ERCOLANO, ALDO ERCOLANO, la famiglia ERCOLANO. Dopodiché, parliamo dell’89, perché poi lo uccidono, nel ’90 viene ucciso, eh, PAGANO FRANCESCO c’è stato un breve periodo, PAGANO FRANCESCO, perciò, appunto, non l’ho inserito nel direttivo, rimane BARRESI FILIPPO, al posto di PAGANO FRANCESCO. DI SALVO SALVATORE, dopo la sua scarcerazione. BARRESI EUGENIO, RAO GIOVANNI, TRAMONTANA quando viene scarcerato e BISOGNANO CARMELO, assieme a.. cioè OFRIA, DI SALVO e poi TRAMONTANA e BISOGNANO CARMELO
Pubblico Ministero: Quindi lei fa parte dei “maggiorenti” dal ’91?
BISOGNANO: Sì, da dopo la morte.. gradatamente però perché, giustamente, non entro, non posso entrare di colpo, avere una posizione (…). Per ciò che concerne, però, il gruppo dei Mazzarroti e per quel territorio entro io a far parte, pi diri, come direttivo del gruppo dei Mazzarroti
Pubblico Ministero: Oltre il gruppo dei Mazzarroti all’interno della famiglia dei Barcellonesi, esiste qualche altro gruppo?
BISOGNANO: No
Pubblico Ministero: Quindi la famiglia dei Barcellonesi..
BISOGNANO: Il gruppo è stato sempre, è gruppo Barcellonesi, io dico Mazzarroti per mia cosa, perché, purtroppo, per specificarlo a voi, ma il gruppo è unico, il gruppo è il gruppo dei Barcellonesi, non vi sono altri gruppi. L’unico gruppo che esiste è il gruppo dei Barcellonesi, poi per definizione giudiziaria o per migliore esposizione viene definito il gruppo dei Mazzarroti, ma sto gruppo è unico, siamo Barcellonesi
Pubblico Ministero: Chiaro. Tra questi soggetti che lei definisce “maggiorenti” volevo chiederle sono tutti di Barcellona città o vi sono anche dei soggetti che, oltre lei che è di Mazzarrà Sant’Andrea, che non sono, diciamo così, residenti e stanziati sul territorio del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto?
BISOGNANO: Allora, RAO GIOVANNI e BARRESI EUGENIO abitavano e sono originari di Castroreale Terme, TRAMONTANA, buonanima, era di Terme Vigliatore, io di Mazzarrà, FILIPPO BARRESI abita a Barcellona, via Milite Ignoto, OFRIA SALVATORE è di Barcellona, DI SALVO a Barcellona in contrada Bartolella, dove abita il padre. Perciò siamo tutti dello stesso territorio, solo la differenza mia, di TRAMONTANA e di RAO GIOVANNI e di BARRESI EUGENIO, buonanima … … …

BARCELLONA PG – L’OPERAZIONE ANTIMAFIA GOTHA 3, LE DICHIARAZIONI DEI PIU’ RECENTI COLLABORATORI DI GIUSTIZIA: ROSARIO PIO CATTAFI SECONDO IL PENTITO CARMELO BISOGNANO. PRIMA PARTE

CATTAFI Rosario Pio

PUBBLICHIAMO LA PRIMA PARTE DELLE DICHIARAZIONI DEL COLLABORATORE DI GIUSTIZIA CARMELO BISOGNANO RELATIVE ALLA FIGURA DELL’AVVOCATO ROSARIO PIO CATTAFI, ARRESTATO NELL’OPERAZIONE ANTIMAFIA GOTHA 3 DEL 24-07-12. Le risultanze delle attività tecniche e dinamiche sviluppate dal ROS in quest’ultima operazione antimafia hanno consentito di dimostrare – stando alle conclusioni del provvedimento del GIP – l’appartenenza alla mafia del noto avvocato barcellonese CATTAFI Rosario Pio. Sono state infatti meticolosamente riscontrate le dichiarazioni rese da alcuni recenti ed importanti collaboratori di giustizia della mafia barcellonese e catanese, i quali hanno indicato il CATTAFI come soggetto apicale dell’organizzazione barcellonese e collettore fiduciario dei proventi illeciti conseguiti dai membri apicali e storici delle due citate organizzazioni mafiose. Tale patrimonio info-investigativo ha dato riscontro alle dichiarazioni di altri numerosi soggetti che nel passato avevano descritto l’odierno indagato come organicamente inserito nella famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto ed intraneo alla famiglia mafiosa catanese di Cosa Nostra riconducibile a SANTAPAOLA Benedetto.

Cattafi Rosario Pio:
16) art. 416 bis c.p. per avere, unitamente a GULLOTTI Giuseppe, BARRESI Eugenio (deceduto), RAO Giovanni, ISGRO’ Giuseppe, CAMBRIA Francesco, DI SALVO Salvatore, BARRESI Filippo, OFRIA Salvatore, BISOGNANO Carmelo, CASTRO Alfio Giuseppe, TRAMONATANA Domenico (deceduto), SIRACUSA Nunziato, GULLO Santo ed altri soggetti ancora, nei confronti dei quali si è proceduto separatamente, fatto parte di un sodalizio mafioso riconducibile a “Cosa Nostra” siciliana denominato “famiglia barcellonese” e operante sul versante tirrenico della provincia di Messina. Il quale gruppo criminale, avvalendosi della forza intimidatrice promanante dal vincolo associativo e dalla condizione assoluta di assoggettamento ed omertà che ne derivava sul territorio, programmava e commetteva delitti della più diversa natura contro la persona, il patrimonio, la Pubblica Amministrazione, l’ordine pubblico ed altro, con l’obiettivo precipuo di acquisire in forma diretta e indiretta la gestione e comunque il controllo di attività economiche, di appalti pubblici, di profitti e vantaggi ingiusti per sé e per altri. Nello specifico Cattafi Rosario manteneva i contatti fra i vertici dell’organizzazione barcellonese (in particolare GULLOTTI Giuseppe, BARRESI Eugenio – deceduto -, RAO Giovanni) ed altri sodalizi mafiosi riconducibili a “Cosa Nostra” siciliana, fra cui la famiglia SANTAPAOLA di Catania e “Cosa Nostra” palermitana. Fatto aggravato ex art. 416 bis cpv quanto a Cattafi Rosario per avere egli stesso, unitamente ad altri soggetti nei confronti dei quali si è proceduto separatamente, promosso, diretto ed organizzato l’associazione. Fatto aggravato ex art. 416 bis IV comma c.p. per tutti per essere l’associazione armata. Accertato in Barcellona Pozzo di Gotto e zone limitrofe, dai primi anni ‘70 circa sino alla data della presente richiesta.

1. Le dichiarazioni di BISOGNANO Carmelo

BISOGNANO Carmelo ha rilasciato sulla figura di Rosario CATTAFI dichiarazioni dettagliate e molto particolareggiate. Egli ha affermato in modo molto netto che CATTAFI riveste in seno alla famiglia “Barcellonese” un ruolo di assoluto rilievo, essendo “… uno dei vertici della famiglia barcellonese, … il contatto diretto con le Istituzioni “deviate”, con ciò intendendo Politica, Pubblica Amministrazione, Magistratura e Forze dell’Ordine. Saro CATTAFI, anzi, in questo momento, è il numero uno dell’organizzazione barcellonese, mentre prima vi era GULLOTTI Giuseppe.”.
BISOGNANO ha precisato di non aver mai avuto incontri diretti con tale personaggio e ciò alla luce della grande circospezione con cui il CATTAFI stesso è solito operare. Il collaboratore, però, ha aggiunto che il ruolo di “uomo di rispetto” di tale personaggio gli è stato, da sempre, ribadito e confermato dai più importanti ed autorevoli esponenti dell’organizzazione barcellonese.
BISOGNANO ha affermato che tale ruolo gli è stato rivelato sin dal momento della sua affiliazione all’organizzazione barcellonese da un personaggio di grande rilievo della “famiglia” quale TRIFIRO’ Giuseppe, detto CARABEDDA, successivamente rimasto coinvolto in un attentato il 30.8.1991 (“Io non ho mai avuto contatti diretti con Saro CATTAFI, detto l’avvocato, ma li ho avuti per interposta persona. Ho saputo di lui e del suo ruolo al momento delle mia affiliazione, nel 1989, da TRIFIRO’ Giuseppe, il quale mi disse che Saro CATTAFI era vicino a Peppe GULLOTTI, detto l’avvocaticchio. Confermo che Saro CATTAFI si è recato a Catania insieme a GULLOTTI per parlare con SANTAPAOLA Benedetto, detto Nitto. Ovviamente questi incontri non si sono verificati nel periodo in cui SANTAPAOLA era latitante ed ospitato a Barcellona Pozzo di Gotto, circostanza già riferita. Saro CATTAFI si è recato in compagnia di GULLOTTI a Catania in più occasioni, sia per parlare delle dinamiche relative ai vari gruppi mafiosi, che per mantenere i contatti fra gli stessi, sia anche per risolvere i problemi che si erano verificati nella guerra di mafia tra i chiofaliani ed i barcellonesi. Ripeto che si è trattato di più incontri che si sono svolti fino ai primi anni’90. Questi incontri che si svolgevano a Catania erano risaputi da tutti i principali appartenenti al gruppo dei barcellonesi; a me, in particolare, questa circostanza è stata riferita sin dal momento delle mia affiliazione, o subito dopo, da TRIFIRO’ Giuseppe, detto “carrabedda”.”).
BISOGNANO, come si può notare, ha attribuito al CATTAFI un ruolo specifico in seno all’organizzazione barcellonese, che era quello di “mantenere i contatti” fra la famiglia barcellonese e quella dei SANTAPAOLA di Catania, facente capo al noto Nitto SANTAPAOLA (Saro CATTAFI si è recato in compagnia di GULLOTTI a Catania in più occasioni, sia per parlare delle dinamiche relative ai vari gruppi mafiosi, che per mantenere i contatti fra gli stessi, sia anche per risolvere i problemi che si erano verificati nella guerra di mafia tra i chiofaliani ed i barcellonesi. Ripeto che si è trattato di più incontri che si sono svolti fino ai primi anni’90.).
Il collaboratore ha poi specificato che i contatti ed i rapporti che CATTAFI e GULLOTTI allacciarono con Catania non si limitarono a Nitto SANTAPAOLA ma riguardarono anche il nipote Aldo ERCOLANO (“Saro CATTAFI ha avuto rapporti con Nitto SANTAPAOLA e con il nipote Aldo ERCOLANO. Sono venuto a conoscenza di tale circostanza a seguito delle vicissitudini legate alla guerra di mafia tra barcellonesi e chiofaliani, verificatasi tra il 1989 ed il 1995).
Il ruolo di assoluto rilievo del CATTAFI in seno alla famiglia barcellonese fu ribadito al BISOGNANO anche da un altro “numero uno” dell’organizzazione quale BARRESI Eugenio, in occasione di una banale controversia che si era venuta creare fra il CATTAFI e CALCO’ LABBRUZZO Salvatore per questioni di pascolo e di invasione di terreni (“ Con riferimento a Saro CATTAFI, riferisco il seguente episodio verificatosi nel 1990-1991: CALCO’ LABRUZZO Salvatore, soggetto organico al nostro gruppo barcellonese, nel corso di una transumanza da Polverello verso Messina, stazionò con i propri animali in un terreno di proprietà della famiglia CATTAFI a Furnari, tuttora di proprietà di questa famiglia. A seguito di ciò, Saro CATTAFI, assieme al fratello, si recò dai Carabinieri e sporse una denuncia per pascolo abusivo. Venuto a conoscenza di tale circostanza, manifestai la mia sorpresa e meraviglia a BARRESI Eugenio, chiedendogli in tono piuttosto polemico: ”Saro CATTAFI, chi mistieri fa?, fa u sbirru o fa u mafiusu?”. Con ciò intendevo dire che il CATTAFI era a conoscenza del fatto che CALCO’ LABRUZZO fosse un soggetto a noi vicino. BARRESI Eugenio, evidentemente non contento di quel mio commento, mi disse che Saro CATTAFI era un soggetto che era di beneficio per tutto il gruppo e che non era il caso di fare commenti.”)
Analoga cosa fu ribadita al BISOGNANO da parte di una altro importante esponente dell’organizzazione barcellonese, quale BARRESI Filippo, in occasione di un’estorsione commessa ai danni di MUNAFO’ Antonino, nel 1991 circa (“Con riferimento all’estorsione ai danni di MUNAFO’ Antonino… ricordo che costui, proprietario di un impianto di calcestruzzo nei pressi dello svincolo autostradale di Barcellona Pozzo di Gotto, subì una serie di danneggiamenti. In particolare, gli furono incendiate delle betoniere. Quando seppi questa notizia chiesi spiegazioni a BARRESI Filippo o a BARRESI Eugenio, anzi ora che ricordo meglio a BARRESI Filippo. Costui, alla mia richiesta di spiegazioni, mi disse esplicitamente: “’sa vidi l’avvocatu ‘pi sistimari sta cosa. Tutti cosi apposto è sistimatu”. Con ciò BARRESI Filippo intendeva dire che era intervenuto l’avvocato, ossia Saro CATTAFI, per sistemare quell’estorsione. Ribadisco ancora una volta che quando si parlava di avvocato all’interno del nostro gruppo dei barcellonesi, facevamo sempre riferimento a Saro CATTAFI e non a Pippo GULLOTTI, che, come ho già detto, noi chiamavamo “zu pippu cu fularu”. Non so per quale motivo si fosse interessato CATTAFI per quella estorsione; credo perché MUNAFO’ Antonino fosse conosciuto direttamente da costui, frequentandosi nell’ambito degli stessi circoli, fra cui il “CORDA FRATRES”, ma non ne sono certo. Comunque, da quel momento l’impianto di MUNAFO’ Antonino non ebbe più problemi.”).
Anche un altro esponente di punta dell’organizzazione barcellonese quale Sam DI SALVO esternò in più occasioni a BISOGNANO l’assoluta contiguità ed organicità del CATTAFI alla famiglia Barcellonese.
In una occasione DI SALVO manifestò a BISOGNANO i suoi timori circa la possibilità di essere indagato a Milano per traffico di armi insieme all’ “avvocato”, ossia proprio Saro CATTAFI (“Un’altra circostanza di cui mi sono ricordato, si è verificata a Milano Malpensa, nel 1998 circa, luogo ove io, Sam Di Salvo e Mastroeni Carmelo ci eravamo recati per motivi di lavoro. Eravamo impegnati nei lavori di realizzazione della viabilità esterna dell’aeroporto di Malpensa con la ditta Zinghini Michele, che aveva ottenuto l’appalto insieme alla ditta Brignoli di Bergamo. Siccome io e Di Salvo eravamo in quel periodo sottoposti alla sorveglianza speciale da parte del Tribunale di Messina – Sezione Misure di Prevenzione, ci eravamo preventivamente fatti autorizzare per spostarci a Milano. Quando ci trovavamo già a Milano, in una circostanza, DI Salvo ebbe a pronunciare questa frase:“va a finire che mi hanno indagato, qua a Milano, per traffico di armi!”. Quando io chiesi spiegazioni su tale frase, Di Salvo mi fece il nome dell’“avvocato”, con chiaro riferimento a Saro Cattafi…”).
In un’altra occasione, DI SALVO non esitò a “mettere a posto” e a richiamare all’ordine BISOGNANO, dal momento che costui stava chiedendo informazioni su alcuni lavori che si sarebbero dovuti svolgere a Furnari e che interessavano anche al CATTAFI: ovviamente un tale riguardo si spiegava solo con il fatto che il CATTAFI era un personaggio autorevole dell’organizzazione, rispetto al quale anche un soggetto come BISOGNANO era costretto a fare un passo indietro (“Verso la fine degli anni 90 inizi 2000, l’impresa di tale Durante di Trapani si aggiudicò i lavori di consolidamento della strada che conduceva alla discarica di Furnari. A sua volta la medesima impresa subappaltò i lavori alle imprese di Sottile Sebastiano e di Imbesi Mario, entrambe di Terme Vigliatore. All’epoca il sindaco del Comune di Furnari era Cattafi Agostino, fratello dell’Avvocato Cattafi Rosario di Barcellona P.G., quest’ultimo vero padrone del Comune, il quale decideva personalmente a chi aggiudicare le gare d’interesse. Poiché questa situazione non era stata da me gradita, mi sono recato presso l’ufficio tecnico del Comune di Furnari dove sapevo che vi era il geometra Puliafico Emilio, il quale era notoriamente avverso a manipolazioni delle gare. Il mio obiettivo era quello di far sapere al Cattafi Rosario che quella situazione non mi trovava d’accordo. Dopo questa mia iniziativa, fui chiamato da Sem Di Salvo il quale mi disse di non occuparmi più della vicenda in quanto era d’interesse “dell’Avvocato”, termine con cui era conosciuto Rosario Cattafi.”).
Analoga situazione si verificò nel 2001 – 2002 circa, in occasione dei lavori per la realizzazione dell’acquedotto di Furnari: anche in questo caso si fece avanti BISOGNANO, il quale “chiese alcune buste” a DI SALVO per partecipare alla gara, ricevendo per tutta riposta un invito a lasciar perdere dal momento che vi era interessato anche l’ “avvocato”, insieme all’imprenditore Maurizio MARCHETTA (“Un’altra circostanza che riguarda Maurizio MARCHETTA si è verificata dopo la sua elezione, nel 2001-2002 circa, in occasione dei lavori per la realizzazione dell’acquedotto di Furnari. Quando venne pubblicato il bando, io mi interessai a quei lavori; avevo l’intenzione di partecipare alla gara per mezzo dell’impresa TRUSCELLO, eventualmente associata al 20% con un’altra impresa in possesso dei requisiti necessari. A tale scopo contattai Sam DI SALVO, al quale chiesi di procurarmi alcune buste per partecipare alla gara ed anche al fine di individuare un’impresa con cui associarmi. Appena gli comunicai questa mia intenzione, Sam DI SALVO mi bloccò immediatamente dicendomi: “Lassa peddiri picchì c’è tutti cosi sistimati… è una cosa nostra, se la sta vedendo Maurizio con l’avvocatu”. Non chiesi chi fosse tale avvocato, ma era ovvio che DI SALVO si riferiva, a Saro CATTAFI, da noi tutti conosciuto come “l’avvocato”).
DI SALVO “intervenne” anche in un’altra circostanza, all’incirca nel 2003, in occasione dei lavori per la realizzazione dell’albergo Hilton di Portorosa: anche in quel caso BISOGNANO fu “fermato” e puntualmente richiamato all’ordine da DI SALVO poiché il BISOGNANO stesso voleva sottoporre ad estorsione la ditta che si stava occupando dei lavori; anche in quel caso DI SALVO lo invitò a fermarsi e desistere perché a quell’opera era interessato lo stesso Saro CATTAFI (“Per quanto riguarda l’albergo di Portorosa, posso dire che quando cominciò la costruzione ad opera dall’impresa Eurocostruzioni Paternò, se non erro, mandai Rottino Antonino sui cantieri, facendogli mettere una bottiglia incendiaria a scopo intimidatorio. Di Salvo, quando seppe questi fatti, mi disse di non andare avanti in quanto ci potevamo accontentare di 3 mila euro per le feste, perché interessava all’on.le Beninati e a Saro Cattafi, nel senso che erano coinvolti nella costruzione di questo albergo sin dal momento dell’erogazione dei finanziamenti. Andai, sempre su indicazioni del Di Salvo, dal capo cantiere per tranquillizzarlo ed egli nell’occasione mi diede la somma di 3 mila euro.).
BISOGNANO, pur ribadendo di non aver avuto contatti diretti con CATTAFI, ha specificato che costui ha continuato a relazionarsi con i massimi rappresentanti dell’organizzazione barcellonese anche dopo l’arresto e la conseguente uscita di scena, almeno dal punto di vista strettamente operativo, di Pippo GULLOTTI: infatti il collaboratore ha riferito che CATTAFI mantiene stretti contatti con RAO Giovanni, attuale numero uno dell’organizzazione, tramite CAMBRIA Francesco; BISOGNANO ha aggiunto che quegli incontri, coperti dalla massima circospezione, si verificavano in una villetta in località Sajatine di Furnari, di proprietà del CAMBRIA (“Ripeto, io non avevo contatti diretti con Cattafi, che invece ha Giovanni Rao tramite Cambria Francesco, dipendente comunale che lavora all’autoparco situato vicino alla vecchia stazione di Barcellona. Lo stesso possiede una villetta in località Saiatine di Furnari ove spesso si tengono delle riunioni tra Rao, Cattafi, Di Salvo e lo stesso Cambria. … … Come ho già detto in altri verbali, RAO Giovanni era solito incontrarsi con Saro CATTAFI presso la villa di CAMBRIA Francesco, ubicata in località Sajatine di Furnari. Ricordo che in più di un occasione RAO Giovanni mi ha rivolto esplicitamente la seguente frase: “‘na mu avvidiri cu Ciccinu”, con ciò intendendo che si doveva incontrare presso la villa di contrada Sajatine con CAMBRIA Francesco e Saro CATTAFI. Dunque, quando lui mi diceva queste cose, io capivo che si doveva incontrare con Saro Cattafi per il tramite di Ciccio CAMBRIA, per parlare di qualche argomento che interessava l’organizzazione. Del resto RAO Giovanni non aveva alcuna necessità di vedersi proprio a Furnari con Ciccino CAMBRIA, considerato che si poteva incontrare con costui a Barcellona o presso l’impianto della ditta CEP. In ogni caso, RAO Giovanni non mi ha mai detto esplicitamente che gli incontri a Sajatine avvenivano con Saro CATTAFI. Tali incontri si sono verificati almeno fino all’anno duemila.”).
BISOGNANO ha anche illustrato un recente episodio che si è verificato nel 2008, prima della sua uscita dal carcere, quando ancora si trovava detenuto a L’Aquila in regime di 41 bis O.P.: in quella circostanza egli fu avvicinato da Aldo ERCOLANO, il quale gli chiese di portare un messaggio proprio a Saro CATTAFI: in particolare costui chiedeva la restituzione di un “qualcosa”, molto probabilmente del denaro, che aveva dato in precedenza proprio al CATTAFI; ERCOLANO aggiunse che “Saro” già “sapeva come doveva fare”, ossia sapeva come doveva comportarsi.
Il collaboratore ha precisato che egli, una volta liberato, obbedì e si recò presso la farmacia del nipote di Cattafi, Gaspare, portando quell’importante ambasciata (“Un altro episodio, che si è verificato subito dopo la mia uscita dal carcere è il seguente: quando ancora mi trovavo detenuto al carcere di l’Aquila, ho avuto modo di parlare con Aldo ERCOLANO, anch’egli detenuto a l’Aquila al 41 bis O.P.; riuscivamo a parlare attraverso le nostre rispettive celle, che si trovavano in due piani diversi, ma vicine tra loro. Costui era referente del clan SANTAPAOLA di Catania e personaggio di rilievo di tale gruppo. ERCOLANO mi chiese se Saro CATTAFI fosse detenuto e quando io gli risposi che era fuori, mi disse: “digli a Saro di farmi avere quello che gli ho dato”, con ciò pretendendo la restituzione di un qualcosa, che non mi specificò. Più specificatamente mi disse: “mi faci aviri ddri cosi… iddu sapi comu ava a fari”. Quando uscii dal carcere, dopo qualche tempo, io mi recai presso la Farmacia del fratello di Saro CATTAFI, Agostino, sita in Furnari ed incontrai il figlio di quest’ultimo, al quale chiesi se potevo incontrare suo zio Saro. Nonostante costui mi assicurò che mi avrebbe fatto parlare con Saro CATTAFI, io, non ho mai avuto la possibilità di parlare con tale soggetto.”).
BIOSGNANO ha aggiunto che quel messaggio gli fu comunicato con estrema circospezione dall’ERCOLANO, così come avviene di consueto quando si tratta di messaggi scambiati fra soggetti appartenenti a famiglie mafiose (“Aldo ERCOLANO mi riferì di recapitare quel messaggio a “Saro” usando grande circospezione e cautela dal momento che si trattava di messaggi che venivano scambiati fra soggetti appartenenti a famiglie mafiose; non si trattò certo di una normale comunicazione che poteva essere fatta tranquillamente alla luce del sole fra soggetti carcerati. Specifico che proprio a causa di ciò Aldo ERCOLANO mi riferì quel messaggio in modo estremamente veloce e sintetico proprio per non destare l’attenzione degli agenti di polizia penitenziaria che erano posti a dieci, quindici metri dalle nostre celle. Capitava però che qualche frase venisse scambiata abitualmente anche tra gli appartenenti a celle diverse e gli agenti per tale motivo non si insospettirono a seguito di quel rapido scambio di frasi fra me ed ERCOLANO.”).

Si riportano ora le dichiarazioni di BISOGNANO Carmelo:
Saro Cattafi capo dell’organizzazione
ADR:Per quanto mi consta, fanno tuttora parte del gruppo di Barcellona P.G., almeno sino al febbraio 2009, data in cui sono stato arrestato per l’operazione “Sistema”, oltre a GULLOTTI Giuseppe, Saro CATTAFI, CAMBRIA Francesco, RAO Giovanni, OFRIA Salvatore, DI SALVO Salvatore, BARRESI Filippo, BARRESI Eugenio (defunto), BISOGNANO Carmelo… I soggetti che sinora ho menzionato sono, attualmente, tutti partecipi del gruppo dei barcellonesi. (verbale del 20.12.2000)

A.D.R. Specifico che Saro CATTAFI è uno dei vertici della famiglia barcellonese, ed è il contatto diretto con le Istituzioni “deviate”, con ciò intendendo Politica, Pubblica Amministrazione, Magistratura e Forze dell’Ordine. Saro CATTAFI, anzi, in questo momento, è il numero uno dell’organizzazione barcellonese, mentre prima vi era GULLOTTI Giuseppe. Saro CATTAFI, per quanto a mia conoscenza, è avvocato, ma non esercita tale professione. (verbale del 25.11.2010)
In questo contesto, Rosario Cattafi è colui che controlla tutta la mafia barcellonese e costituisce il contatto con tutti gli organi istituzionali. Infatti, come già riferito, ho fatto pervenire al Cattafi, tramite il nipote, un messaggio di Aldo Ercolano, esponente della mafia catanese. (verbale del 7.1.2011)

A.D.R.:Come già riferito in precedenti verbalizzazioni, confermo che Saro CATTAFI è il numero uno dell’organizzazione barcellonese e, in ragione di tale ruolo, è in contatto diretto con le istituzioni, con ciò intendendo politica, pubblica amministrazione, Forze dell’Ordine e Magistrati. (verbale del 19.1.2011)

A.D.R.: Specifico che nel nostro ambiente mafioso Pippo GULLOTTI è soprannominato “l’avvocaticchio”, mentre Saro CATTAFI è inteso “l’avvocato”. Anzi, ad essere più precisi, noi non ci riferivamo a GULLOTTI con il soprannome “avvocaticchio” ma con quello di “zu Peppinu cu fularu”, così intendendo che era solito portare il foulard. (verbale del 19.1.2011)

A.D.R.: Io non mi sono mai incontrato personalmente con Saro CATTAFI, non ci ho mai parlato, e l’ho visto al massimo due o tre volte. (verbale del 20.1.2011)

ADR: la foto nr. 13, se non erro, poiché l’ho visto pochissime volte, dovrebbe raffigurare Saro CATTAFI. (verbale del 2.3.2011)

A.D.R.: ho già riferito di avere più volte consegnato i proventi delle estorsioni a Sam DI SALVO e a RAO Giovanni, mentre non ho mai consegnato personalmente denaro a Saro CATTAFI. Quando ho consegnato i soldi a Sam DI SALVO o a RAO Giovanni, costoro innanzi a me non hanno mai detto esplicitamente che una quota era destinata a Saro CATTAFI. (verbale del 20.1.2011)

ADR: Ripeto, io non avevo contatti diretti con Cattafi…. (verbale del 7.1.2011)

La conoscenza del ruolo di Cattafi per bocca di Carabedda, nel 1989
A.D.R.: Io non ho mai avuto contatti diretti con Saro CATTAFI, detto l’avvocato, ma li ho avuti per interposta persona. Ho saputo di lui e del suo ruolo al momento delle mia affiliazione, nel 1989, da TRIFIRO’ Giuseppe, il quale mi disse che Saro CATTAFI era vicino a Peppe GULLOTTI, detto l’avvocaticchio. (verbale del 19.1.2011)

A.D.R.: Confermo che Saro CATTAFI si è recato a Catania insieme a GULLOTTI per parlare con SANTAPAOLA Benedetto, detto Nitto. Ovviamente questi incontri non si sono verificati nel periodo in cui SANTAPAOLA era latitante ed ospitato a Barcellona Pozzo di Gotto, circostanza già riferita. Saro CATTAFI si è recato in compagnia di GULLOTTI a Catania in più occasioni, sia per parlare delle dinamiche relative ai vari gruppi mafiosi, che per mantenere i contatti fra gli stessi, sia anche per risolvere i problemi che si erano verificati nella guerra di mafia tra i chiofaliani ed i barcellonesi. Ripeto che si è trattato di più incontri che si sono svolti fino ai primi anni’90.
A.D.R.: Questi incontri che si svolgevano a Catania erano risaputi da tutti i principali appartenenti al gruppo dei barcellonesi; a me, in particolare, questa circostanza è stata riferita sin dal momento delle mia affiliazione, o subito dopo, da TRIFIRO’ Giuseppe, detto “carrabedda”. Proprio a causa di queste confidenze ricevute dal “carrabedda”, io successivamente ebbi a fare quella battuta polemica nei confronti delle stesso CATTAFI quando seppi della transumanza di CALCO’ LABRUZZO Salvatore e della denuncia del CATTAFI contro quest’ultimo.
A.D.R.:Non so come CATTAFI si spostasse materialmente a Catania, o come avvenissero i suoi spostamenti a Barcellona Pozzo di Gotto. (verbale del 20.1.2011)

Le “andate” a Catania ed i rapporti con Nitto Santapaola e Aldo Ercolano
Saro CATTAFI ha avuto rapporti con Nitto SANTAPAOLA e con il nipote Aldo ERCOLANO. Sono venuto a conoscenza di tale circostanza a seguito delle vicissitudini legate alla guerra di mafia tra barcellonesi e chiofaliani, verificatasi tra il 1989 ed il 1995. In quel contesto ho saputo che GULLOTTI Giuseppe scese a Catania in compagnia di Saro Cattafi, per incontrare Nitto SANTAPAOLA. (verbale del 19.1.2011)

La latitanza di Santapaola nel 92-93
Il ruolo sopra descritto del Cattafi era identico anche durante la libertà di Giuseppe Gullotti ed intratteneva, sin da quei tempi, rapporti diretti con Nitto Santapaola, per come mi venne detto da Trifirò Giuseppe. Sempre con riferimento ai rapporti tra Cattafi e Nitto Santapaola, posso dire che quest’ultimo trascorse, negli anni ’92 – ’93, per intervento del primo, un periodo di latitanza a Barcellona, custodito dal nostro gruppo.
ADR: Venni notiziato di questa latitanza da Salvatore Di Salvo, il quale mi disse che c’era lo “zio” in giro, termine con il quale intendevamo il Santapaola. Le ragioni di questa confidenza risiedevano nel fatto che Di Salvo mi diede raccomandazioni di non farmi vedere troppo spesso, per non destare l’attenzione delle Forze dell’Ordine nella zona della pescheria ove Di Salvo lavorava e nei cui pressi si nascondeva Santapaola.
ADR: In questa latitanza non ebbi alcun ruolo e per questa ragione non so altro. Certo che se Santapaola è stato a Barcellona l’intervento è stato di Cattafi; può darsi che Castro è a conoscenza di ciò, anche se all’epoca era vicina a Salvatore Pulvirenti, detto “u Malpassotu”, il quale all’epoca non era collaboratore di giustizia. (verbale del 7.1.2011)

Le “critiche” a Cattafi e le dichiarazioni di Barresi Eugenio, nel 1990 – 1991
A.D.R.: Con riferimento a Saro CATTAFI, riferisco il seguente episodio verificatosi nel 1990-1991: CALCO’ LABRUZZO Salvatore, soggetto organico al nostro gruppo barcellonese, nel corso di una transumanza da Polverello verso Messina, stazionò con i propri animali in un terreno di proprietà della famiglia CATTAFI a Furnari, tuttora di proprietà di questa famiglia. A seguito di ciò, Saro CATTAFI, assieme al fratello, si recò dai Carabinieri e sporse una denuncia per pascolo abusivo. Venuto a conoscenza di tale circostanza, manifestai la mia sorpresa e meraviglia a BARRESI Eugenio, chiedendogli in tono piuttosto polemico: ”Saro CATTAFI, chi mistieri fa?, fa u sbirru o fa u mafiusu?”. Con ciò intendevo dire che il CATTAFI era a conoscenza del fatto che CALCO’ LABRUZZO fosse un soggetto a noi vicino. BARRESI Eugenio, evidentemente non contento di quel mio commento, mi disse che Saro CATTAFI era un soggetto che era di beneficio per tutto il gruppo e che non era il caso di fare commenti. Non ricordo se in quella stessa occasione o in un’altra BARRESI Eugenio mi disse che CATTAFI aveva contatti con il magistrato…OMISSIS…, tramite GULLOTTI. (verbale del 19.1.2011)
Tornando a Rosario Cattafi devo aggiungere che con lo stesso abbiamo avuto dei contrasti verbali agli inizi degli anni novanta. Tale Calcò Labruzzo Salvatore, un allevatore di bestiame inserito nell’organizzazione, durante la transumanza invernale ha stazionato alcuni giorni in un terreno ubicato in contrada Merlo tra Mazzarrà e Furnari, di proprietà della famiglia Cattafi, il quale, venuto a conoscenza di questo episodio, fa sporgere denunzia al padre ai Carabinieri contro il Calcò Labruzzo per pascolo abusivo. La cosa ci sorprese perché, sapendo che il Calcò Labruzzo era inserito nell’organizzazione, avrebbe potuto farlo redarguire senza chiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine. Tramite Giuseppe Gullotti, con il quale avevo rapporti diretti, gli feci sapere che ero risentito di questo comportamento proveniente proprio da un personaggio del nostro gruppo. (verbale del 7.1.2011)

CATANZARO – Carceri: detenuto tenta suicidio a Catanzaro

CATANZARO – Un detenuto del carcere di Catanzaro ha tentato il suicidio utilizzando le lenzuola come corda ed uno sgabello come appoggio. Lo rende noto il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria. Il rumore ha attirato l’attenzione del personale della Polizia Penitenziaria che e’ intervenuto riuscendo a liberare il detenuto evitando conseguenze drammatiche. Nel carcere di Catanzaro ci sono ”circa 570 detenuti – afferma il Sappe – a fronte di una capienza regolamentare di 354 posti”. Il Sappe ha reso noto anche la situazione dei detenuti presenti nelle carceri della Calabria. Il segretario generale aggiunto del Sappe, Giovanni Battista Durante, ed il segretario nazionale, Damiano Bellucci, affermano che “in Calabria i detenuti presenti sono circa 3.000, dei quali circa 1.000 appartenenti alla criminalità organizzata, per una capienza di 1890 posti. 774 sono in attesa di primo giudizio, 359 appellanti, 206 ricorrenti in cassazione, 99 in posizione mista, in quanto aventi più procedimenti a carico. In totale gli imputati sono 1438 mentre i condannati definitivi sono 1539″. “Ci auguriamo – aggiungono – che vengano avviate le procedure per il conferimento di un idoneo riconoscimento al personale della Polizia Penitenziaria che con il proprio intervento è riuscito ad evitare che il gesto posto in essere dal detenuto potesse degenerare. Un personale di Polizia Penitenziaria che a Catanzaro come in tutto il Paese è chiamato quotidianamente ad affrontare una situazione difficile sia per il sovraffollamento che per la mancanza di uomini e risorse economiche”.

Elezioni Regionali: A Messina partita una torrida volata. Le dimissioni di Lombardo e lo scioglimento dell’Assemblea hanno impresso un’accelerazione alle dinamiche politiche. Undici i deputati da eleggere

Si voterà il 28 ottobre, la corsa durerà tre mesi e per tutti i candidati non ci sarà estate: dovranno battere i 108 comuni della provincia e le borgate del capoluogo senza concedersi tregua. Scansato il temutissimo taglio dei seggi a Sala d’Ercole, rimandato di una legislatura, per l’ultima volta il nostro collegio esprimerà 11 deputati (in futuro saranno 8), che tradizionalmente diventano 12 grazie al ripescaggio di un fortunato in quota alla minoranza. Nulla è come quattro anni e mezzo fa. Il Pdl non è più l’armata che nel 2008 espresse cinque parlamentari e per di più s’è frazionato (nascita di Futuro e libertà, Grande Sud di Micciché e formazione di Leontini); l’Mpa ha nuovi pretoriani a Messina, in incubazione nuove formazioni alcune delle quali dovranno aggregarsi per superare lo sbarramento del 5%. Ogni lista dovrà raccogliere 150mila voti nell’isola per approdare a Palazzo dei Normanni.

Gli uscenti:
Pdl: Santi Formica, Nino
Beninati, Roberto Corona.
Pd: Franco Rinaldi, Filippo
Panarello, Giuseppe Laccoto.
Mpa: Fortunato Romano,
Antonio D’Aquino, Giuseppe
Picciolo, Marcello Bartolotta.
Udc: Giovanni Ardizzone.
Fli: Carmelo Currenti.

I 12 ELETTI NEL 2008
Pdl: Formica, Buzzanca,
Beninati, Corona, Currenti.
Pd: Rinaldi, Panarello,
Laccoto, Picciolo.
Mpa: De Luca, Romano.
Udc : Ardizzone.

MESSINA: Svincoli Giostra-Annunziata. Slitta l’ok del Genio civile

Slitta a venerdì la comunicazione del provvedimento del genio Civile sull’innesto degli svincoli di Giostra con il viadotto Ritiro. La corposa documentazione prodotta dal dipartimento di ingegneria dell’Università di Messina è arrivata solo stamani nella sede di via Aurelio Saffi. In un primo momento sembrava che la decisione potesse conoscersi in serata, lo stesso ingegnere capo Gaetano Sciacca aveva manifestato tutto il suo impegno per arrivare alla soluzione in tempi brevissimi. Si tratta, però di oltre 500 pagine di relazione che devono essere valutate attentamente – ha detto Sciacca in serata – e bisogna farlo senza alcuna fretta. Oggi il fascicolo è passato dalle mani del dirigente istruttore, domani si procederà con il completamento della lettura. E’ una relazione molto dettagliata – ha continuato Sciacca – sulla quale il genio Civile non entra nel merito trattandosi di uno studio di una certa autorevolezza prodotto da professionisti al di sopra delle parti. Il mio ufficio, tuttavia, dovrà trarre delle conclusioni e per questo, visto l’importanza che rivestono, ci riserviamo ancora una giornata almeno di tempo. In mattinata Sciacca aveva manifestato apprezzamento verso l’amministratore delegato dell’Anas Pietro Ciucci che avrebbe voluto consegnargli la relazione dell’Università di persona. Intanto, venerdì prossimo, la Presidenza del Consiglio dei ministri prorogherà fino al trenta settembre i poteri speciali attribuiti al sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, per la prosecuzione delle procedure legate all’emergenza della mobilità. Il primo decreto risale all’otto settembre del 2006. La proroga permetterà al primo cittadino di seguire fino alla fine la realizzazione dello svincolo autostradale di Giostra.

MESSINA: Accusato di stupro, americano rimesso in libertà

Il tribunale del Riesame di Messina ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare del Gip Antonino Gonovese rimettendo in libertà lo skipper statunitense A.T, 27 anni, arrestato dalla polizia lo scorso 15 luglio con l’accusa di aver violentato una giovane turista inglese a bordo della nave da crociera “Equinox” della “Royal Carribean”. La giovane aveva denunciato di essere stata costretta ad avere un rapporto sessuale dall’uomo. L’indagato ha negato dicendo che la donna era consenziente.

PALERMO, IL 13 AGOSTO: “Subì estorsione da Dell’Utri”. Berlusconi convocato dai pm

La Procura di Palermo insiste per ascoltare come testimone l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nell’ambito dell’inchiesta che vede indagato per estorsione il senatore Marcello Dell’Utri. Questa mattina i militari del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza hanno notificato una nuova citazione per il 13 agosto. La convocazione è stata consegnata a Palazzo Grazioli. Nelle scorse settimane Berlusconi aveva ignorato una prima citazione, opponendo un legittimo impedimento. L’inchiesta, uno stralcio di quella sulla trattativa, sta cercando di accertare il perchè di 40 milioni di versamenti dai conti di Berlusconi a quelli di Dell’Utri tra il 2000 e il 2012. Per i pm sarebbe il prezzo del silenzio di Dell’Utri, già condannato per mafia, sui rapporti con esponenti di Cosa nostra.

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Il treno del ferro


Voci nel fango