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BARCELLONA P. G.: Marocchino assassinato a Rodì nell’inchiesta sui matrimoni falsi. L’uomo era stato testimone di nozze di una connazionale a Barcellona

L’operazione “Don Rodrigo”, sui matrimoni combinati in cui figurano 20 indagati, 13 dei quali arrestati mentre altri due hanno avuto imposto l’obbligo di dimora, potrebbe riaprire il caso irrisolto dell’assassinio del marocchino El Mostafa Rahbib 40 anni, ucciso nelle campagne di Rodì Milici nella notte tra il 4 e il 5 ottobre del 2008. La vittima infatti avrebbe fatto parte dell’organizzazione “matrimoni falsi” e il suo “caso” è al vaglio degli inquirenti. In atti risulta che poco prima della sua morte, avrebbe fatto sposare una giovane donna magrebina che abitava nella Città del Longano con un uomo di Barcellona. Dall’inchiesta dei carabinieri, coordinati dal capo della Procura di Barcellona Salvatore De Luca, emerge che il marocchino El Mostafa Rahbib, il 30 giugno del 2008, appena tre mesi prima della sua morte, aveva fatto da testimone per le false nozze contratte da una connazionale di 23 anni, sposatasi quando ne aveva ancora 19, con un uomo di Barcellona. La storia dei presunti falsi matrimoni rivela vario colpi di scena. Il fratello dello sposo della marocchina, ad esempio, avrebbe contribuito a “convincere” una ragazza di 25 anni, Maria Tolomella – agli atti dell’inchiesta la denuncia della madre – , a sposare il 22 dicembre del 2007 nel Municipio di Barcellona un tunisino Kaies Boukhris. La giovane donna si sarebbe fatta “convincere” ancora prima da quello che gli investigatori definiscono il presunto amante, Davide Scoglio, così come aveva già fatto una sua sorella che si era sposata con un altro straniero, a contrarre matrimonio con il tunisino a Barcellona. La donna aveva già 2 figli avuti, a quanto pare, da un altro indagato, Angelo Arcoraci, il quale – secondo gli atti giudiziari – “aveva avuto il ruolo di mediatore per far sposare la sua compagna con il tunisino Kaies Boukhris”. Il prezzo pattuito dal convivente mediatore per favorire il connubio era di 5 mila euro. Alla giovane sarebbe stato falsamente promesso che in 15 giorni il matrimonio contratto si annullava “automaticamente”, così come si usa dire a Barcellona quando non si vogliono spiegare i meccanismi degli inghippi. Tutti i protagonisti, nuovo sposo, convivente e amante, avrebbero vissuto per un periodo a Fiumarella di Milazzo. Un quadro che si ritrova anche in altre storie registrate nelle lunghe indagini dia carabinieri. In un caso anche la vicenda di una giovane donna affetta da malattia mentale fatta sposare con troppa leggerezza dagli ufficiali dello Stato civile, tanto che sulla vicenda i familiari hanno presentato circostanziata denuncia. Alle donne – come documentato dagli inquirenti – spettava la fetta più piccola della torta, appena 500 euro e poi il ritorno a casa, in alcuni casi dal vecchio convivente, a fare la vita che si faceva prima. Contrarre matrimonio costava poco, da 4 mila ai 5 mila euro. In un solo caso, tra le tante unioni fittizie, una donna di Barcellona ha avuto figli con un magrebino ed ha deciso di trasferirsi in Marocco dove si è convertita all’Islam. La vicenda dell’assassinio di Rodì Milici, già all’epoca dei fatti, fu inquadrata nell’ambito di una presunta tratta di donne magrebine in cerca di permesso di soggiorno e della cittadinanza italiana. La casa della vittima, in via Operai infatti sarebbe stata un punto di riferimento per tutte le immigrate che convergevano a Barcellona dal resto d’Italia in cerca di matrimoni fittizi per regolarizzare lo status di clandestine. Il matrimonio pro-forma con un anziano barcellonese – così come emerge dalle indagini – ha avuto un costo standard di 4 mila euro, pagati dalla donna straniera o dai suoi familiari. Della somma pattuita 2 mila euro li intascava El Mostafa Rahbib, la restante parte andava al neo sposo che una volta contratto il finto matrimonio se ne tornava a casa sua ovviamente senza la nuova moglie. Le indagini proseguono anche perché affiorano presunti contratti di lavoro, tutti da verificare. Leonardo Orlando – GDS

Il tariffario
Il prezzo abitualmente pattuito per combinare i matrimoni, secondo le indagini dei carabinieri di Milazzo coordinati dalla Procura di Barcellona, si aggirava sui cinquemila euro trattabili. Alle donne venivano quasi sempre corrisposte cinquecento euro. Alcune di loro si prestavano ad andare in municipio per i matrimoni lampo pur avendo già in piedi relazioni familiari. In alcuni casi sollecitate dagli stessi conviventi che facevano parte dell’organizzazione. In corso altri filoni d’indagine.

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