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LE NOSTRE FOTO SIMBOLO DELL’ALLUVIONE DI MESSINA: PREGHIAMO PER TUTTE LE VITTIME DI QUESTA ENNESIMA STRAGE DI STATO

QUELLE CHE VEDETE SOTTO SONO ALCUNE DELLE IMMAGINI DEL FOTOREPORTAGE DI ENRICO DI GIACOMO PUBBLICATO SU DIVERSE TESTATE NAZIONALI E PER IL CORRIERE DELLA SERA E GAZZETTA DEL SUD IN PARTICOLARE. VOGLIAMO RACCONTARE COSI, CON ALCUNI SCATTI SIMBOLO TRA I TANTI, QUESTA MALEDETTA SETTIMANA DI MORTE E FANGO. E VOGLIAMO ONORARE COSI’, IL GIORNO DEL FUNERALE, TUTTE LE VITTIME DI QUESTA STRAGE DI STATO. LO FACCIAMO CON LA STESSA INDIGNAZIONE CON CUI DUE ANNI FA RACCONTAMMO CON DELLE IMMAGINI SIMILI L’ALLUVIONE NELLE STESSE ZONE CHE OGGI SI SONO TRASFORMATE IN UNA IMMENSA TOMBA DI FANGO. NOI, TESTIMONI QUOTIDIANI DI IGNAVIA E CRIMINI VESTITI IN GIACCA E CRAVATTA. E.D.G.

La romena morta a Scaletta assieme a Concetta Cannistraci, l’anziana disabile che assisteva: Il commovente eroismo della badante Monica

Continua incessante, il lavoro delle ruspe e dei mezzi pesanti impegnati a sgomberare la strada statale 114 e le aree limitrofe nelle quali sorgevano i numerosi immobili che sono stati spazzati via dall’incredibile coltre di fango e di detriti che si sono riversati dalle colline soprastanti. E si lavora alacremente anche a Itala Superiore dove si sono registrati ingenti danni, in particolare nella contrada Mannello. Con il passare dei giorni, dai racconti che si accavallano incontrando la gente del posto, emergono sempre più particolari riguardanti le persone che in questa immane tragedia hanno perso la vita. Una storia davvero commovente è quella dell’immigrata rumena, Monica Balascuja, 48 anni, che prestava servizio come badante in casa della signora Concetta Cannistraci di 71 anni, anche lei morta nella tragica alluvione. Da quanto si è appreso dalla testimonianza delle due nipoti dell’anziana assistita, miracolosamente salve, nonostante avesse visto penetrare l’acqua all’interno della stanza dove tutte e quattro si trovavano, anziché scappare ai piani superiori, ha tentato con ogni energia di trarre in salvo l’anziana donna, affetta peraltro da una disabilità che le impediva la fuga, trasportandola dietro la parete di una stanza retrostante. I suoi straordinari sforzi per proteggerla e salvarla, purtroppo sono risultati inutili, in quanto l’enorme quantità di fango alla fine le ha travolte entrambe. Monica Balascuja, lascia quattro figli in giovane età, e per questo suo gesto eroico, è stata segnalata dai familiari della Cannistraci, ai competenti organi nazionali, per aver riconosciuta l’onorificenza al valore civile. Altra storia particolarmente toccante riguarda Carmela Cacciola, 58 anni, infermiera della clinica Cristo Re di Messina, che viveva da sola, e il cui corpo risulta ancora disperso. La sua personale tragedia è stata vissuta al telefono in modo straziante da una sua amica, la quale resasi conto della gravità della situazione ha suggerito alla Cacciola, che si trovava all’interno della sua abitazione di contrada Foraggine, di recarsi nel suo appartamento ubicato quasi di fronte. La vittima, spaventata, non ha fatto in tempo a salvarsi ma si è soffermata sull’incredibile nubifragio in corso e all’improvviso ha urlato all’amica che un’enorme ondata di acqua e fango si era riversata all’interno del suo appartamento. Queste le ultime disperate parole di Melina, e da quel momento c’è stato solo silenzio. La sua vita è stata ghermita all’improvviso da un mare di fango e di lei restano i ricordi nel cuore dei tanti che la conoscevano e le volevano bene. Chiara Chiereleison – GDS

MESSINA: BERLUSCONI, RICOSTRUZIONE RAPIDA COME IN ABRUZZO. IL PONTE SI FARA’

“Il governo e io personalmente saremo vicini alla popolazione colpita in tutti i modi e lavoreremo a stretto contatto di gomito con il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, che sara’ il commissario per l’emergenza: abbiamo la grande esperienza dell’Abruzzo che ci sara’ utilissima per costruire in tempi brevi le case nuove per chi ne e’ stato privato dal nubifragio e dalle frane”. Lo dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervistato dalla Gazzetta del Sud, nel giorno dei funerali solenni delle vittime del nubifragio della scorsa settimana. Berlusconi, atteso a Messina attorno alle 10 per partecipare al rito solenne che si svolgera’ nel Duomo della citta’ dello Stretto, aggiunge che “stiamo gia’ lavorando per individuare le case antisismiche, nel verde, dotate di ogni comodita’, come abbiamo fatto all’Aquila”.

PONTE STRETTO: BERLUSCONI, AVANTI; COMMISSARIO PER SA-RC

Il governo andra’ avanti con il progetto del Ponte sullo Stretto e a breve nominera’ un commissario per la Salerno Reggio Calabria che “avra’ il compito di velocizzare i lavori e vigilare sugli appalti”. Lo dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervistato dalla Gazzetta del Sud. Il Ponte, ribadisce Berlusconi, “fa parte del nostro programma e stiamo andando avanti con le procedure che anche in questo caso erano state bloccate dal governo della sinistra”. Secondo Berlusconi “non ha senso” contrapporre la realizzazione del Ponte con i lavori per la Sa-Rc, “perche’ ogni opera ha le sue fonti di finanziamento”.

La vicenda nel ’94: il calciatore aveva 12 anni. Ma il senatore del pdl smentisce: «I boss raccomandarono il baby D’Agostino a Dell’Utri»

PALERMO - Nel 1994 i boss mafiosi Filippo e Giuseppe Graviano si sarebbero rivolti al senatore del Pdl, Marcello Dell’Utri, per raccomandargli l’allora giovanissimo calciatore Gaetano D’Agostino, che adesso milita nell’Udinese e nella Nazionale. È la tesi del procuratore generale Antonino Gatto che nel secondo giorno della requisitoria al processo a Dell’Utri, imputato di concorso in associazione mafiosa, ha citato anche questo episodio per dimostrare il collegamento del politico con Cosa Nostra. Secondo quanto ricostruito dal magistrato, il padre del ragazzino, Giuseppe D’Agostino, si rivolse ai fratelli Graviano dopo averli ospitati durante la latitanza a casa sua nel dicembre del 2003 per chiedergli in cambio del favore l’interessamento per un provino del figlio, che allora aveva dodici anni, nelle giovanili del Milan.

OSSERVAZIONI - Per il pm, i Graviano si rivolsero Dell’Utri, come confermato anche dal responsabile del settore giovanile del Milan, Francesco Zagatti che nella sua deposizione in primo grado ha ammesso che il provino del giovane era ‘caldeggiato’ da Dell’Utri. «A gennaio – ha proseguito il pg – D’Agostino e i Graviano si recarono effettivamente a Milano dove poi furono arrestati». A questo punto sarebbe cessato anche l’interesse del Milan per il giovanissimo calciatore che poi si sarebbe affermato anni dopo. «Un primo interessamento del senatore per far entrare il ragazzino nelle giovanili del Milan – ha detto Gatto – c’era stato già nel 1992, come dimostrato anche dagli appunti nell’agenda di Dell’Utri. Il padre di D’Agostino avrebbe parlato con Carmelo Barone, un commerciante di Brancaccio, che poi avrebbe segnalato Gaetano a Dell’Utri».

LA CARRIERA - D’Agostino era veramente un giovanissimo di talento – e la sua carriera l’ha confermato – ma la società di via Turati non lo tesserò, nonostante le raccomandazioni, perché aveva meno di 14 anni e la famiglia non era disposta a trasferirsi a Milano. Il pg Gatto ha ricordato che il padre di D’Agostino aveva inizialmente depistato le indagini, negando che la trattativa fosse stata fatta nel ’94 (quando i Graviano erano a Milano, dove furono arrestati alla fine di gennaio) e sostenendo che risalisse al ’92, quando il figlio aveva appena dieci anni. Nel ’94 D’Agostino padre fu arrestato per droga e negò di essere nel capoluogo lombardo per il provino. «Tutti dovevano coprire Dell’Utri – ha detto il pg Gatto -. Tanino Cinà avvertì un mafioso di Brancaccio, Cesare Lupo, e gli raccomandò di non fare mai il nome dell’imputato, in relazione a questa o ad altre vicende». Il provino è stato collocato unanimemente dai dirigenti del Milan, sentiti come testi, nel ’94. Secondo l’accusa l’affare sarebbe sfumato in realtà non per motivi tecnici, ma perché i Graviano furono arrestati.

LA SMENTITA DI DELL’UTRI - La tesi del pg Gatto viene però smentita da Dell’Utri: «È assurdo pensare che il giocatore Gaetano D’Agostino mi possa essere stato segnalato dai fratelli Graviano, persone che non conosco e con le quali non ho mai avuto rapporti di nessun tipo. Ancora una volta alla mancanza di validi elementi di prova si è cercato di supplire con il sostegno di una fervida e falsa immaginazione».

Relitti e veleni – Doveva essere sentito a Roma dai procuratori distrettuali di Reggio e Catanzaro, Giuseppe Pignatone e Antonio Lombardo: È stato rinviato l’interrogatorio del pentito chiave

Audizione rinviata. Non si è svolto l’interrogatorio del collaboratore di giustizia Francesco Fonti, fissato ieri nella Capitale. La ragione? Il suo difensore era impegnato in Corte d’assise a Cosenza, nel maxiprocesso “Missing”. Fonti, che doveva essere sentito sulla vicenda dell’affondamento delle navi cariche di rifiuti tossici, si è regolarmente presentato nella sede della Direzione nazionale antimafia a Roma. Ad attenderlo c’erano i procuratori di Reggio Calabria e Catanzaro, Giuseppe Pignatone e Vincenzo Antonio Lombardo, ed il vice di quest’ultimo, Giuseppe Borrelli. Prima di iniziare l’audizione i magistrati ed il collaboratore di giustizia hanno preso atto dell’assenza del legale del pentito, Maria Claudia Conidi, ed è stato quindi deciso di non svolgere l’interrogatorio. «Fonti – ha detto l’avv. Conidi – doveva rendere dichiarazioni autoaccusatorie. Senza la presenza di un suo difensore quelle dichiarazioni sarebbero state nulle. Da qui la decisione di non tenere l’interrogatorio. Fonti ha anche chiesto ai magistrati notizie circa l’eventuale ripristino del programma di protezione nei suoi confronti, ma non ha avuto notizie in merito». Il collaboratore di giustizia che parla delle navi cariche di scoprie fatte inabissare nel Mediterraneo e dell’interramento di riufiuti in Somalia, è stato detenuto nel carcere di Ivrea nello stesso periodo in cui si trovava recluso Guido Garelli. L’uomo, dal passato avventuroso, portava con sé documenti d’identità italiani e d’uno stato che non c’è: l’Autorità territoriale del Sahara. Una nazione inesistente che stampava passaporti, documenti diplomatici e autorizzazioni al trasporto dei rifiuti. Garelli, che assume d’aver lavorato per l’intelligence sahariana, risulta coinvolto nei progetti che prevedono l’interramento di rifiuti industriali tossico-nocivi i tre diversi punti del deserto africano e, successivamente, in Somalia. Il faccendiere è stato pure ascoltato dalla Commissione parlamentare che indagava sull’omicidio della giornalista Ilaria Alpi, avvenuto il 20 marzo del 1994 a Mogadiscio. Già, perchè proprio dal carcere, nel maggio 1999, inviò una lettera a un settimanale in cui svelava dei retroscena sull’omicidio dell’inviata della Rai. La contestuale presenza di Fonti e Garelli nel penitenziario di Ivrea – in celle poste l’una di fronte all’altra – è stata accertata, in circostanze e momenti diversi, da Carlo Visconti, sostituto procuratore presso la Direzione nazionale antimafia e dal pm Felicia Genovese quand’era in servizio alla Dda di Potenza. Sono stati gli stessi magistrati a rivelarlo in sede di audizione davanti alla Commissione parlamentare che si occupava del ciclo dei rifiuti. Domanda: Fonti e Garelli hanno mai parlato? Arcangelo Badolati – GDS

Operazione “Strike”. L’inchiesta sugli incidenti stradali inesistenti tra il 2003 e il 2005: Il “giro” di truffe assicurative. In trenta rinviati a giudizio

Si è conclusa nei giorni scorsi con trenta rinvii a giudizio l’udienza preliminare celebrata davanti al gup Maria Teresa Arena per uno dei tronconi del processo “Strike” sulle truffe assicurative, la maxi inchiesta gestita dal sostituto procuratore Vincenzo Cefalo. Da registrare anche quattro proscioglimenti, quattro richieste di giudizio abbreviato, che si celebreranno il primo dicembre, e una dichiarazione di nullità dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari. L’accusa è stata sostenuta in giudizio dal pm Vincenzo Cefalo, il magistrato che all’epoca seguì l’inchiesta, che ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per tutti coloro che hanno scelto il rito ordinario. Dovranno affrontare il processo, che inizierà il prossimo 21 gennaio: Stefano Alati, Francesco Altieri, Maria Amante, Sebastiano Augliera, Natale Bavastrelli, Paola Biagini, Antonino Costantino, Giovanni Crisafulli, Teresa Davì, Marcello De Domenico, Paolo De Francesco, Francesco Giardina, Rosario Grillo, Gaetano La Triglia, Biagina Lo Presti, Giuseppe Lumaca, Giuseppe Magazzù, Tommaso Mazza, Letterio Messina, Nicola Mondello, Roberto Papale, Rosario Scandurra, Sonia Spuria, Giovanni Tortorella, Rosario Trischitta, Alfredo Trovato, Alessandro Vento, Massimo Zappulla, Antonino Pietropaolo e Nunzio Venuti. Quattro i proscioglimenti da ogni accusa con la formula «per non aver commesso il fatto», che hanno riguardato Rosario De Petro, Salvatore Doddis, Agazia Giancotta e Giuseppe Riccardi (Giuseppe Magazzù ha registrato poi alcuni non doversi procedere e una dichiarazione di prescrizione). Hanno scelto il giudizio abbreviato i medici Giulio Cardia e Aldo Di Blasi, e poi Rosario Calabrò e Antonio Rando. Il gup Arena ha fissato la data di celebrazione per il prossimo 1. dicembre. Infine il giudice ha dichiarato la nullità della notifica dell’atto di conclusione delle indagini preliminari per Antonino Chiofalo, ed ha inviato gli atti al pm per una nuova notifica. La “Strike” è una maxi-inchiesta (un troncone si è già chiuso in primo grado davanti alla prima sezione penale del Tribunale), che inizialmente coinvolse ben 350 persone e si occupò di monitore il fiorente mercato del falsi incidenti stradali in città e dei rimborsi da parte delle compagnie assicurative, che in questo caso sono parti lese. Un’indagine cui hanno lavorato i carabinieri setacciando centinaia di fascicoli tra sinistri stradali “fantasma” e perizie medico-assicurative “di comodo”, secondo l’accusa. Il magistrato che ha coordinato l’intera inchiesta, Vincenzo Cefalo, contestava inizialmente a vario titolo a un gruppo di persone l’associazione a delinquere finalizzata alle truffe assicurative e una serie di “reati satellite” (in prevalenza il falso) che sarebbero stati commessi da altri indagati, mentre ad un altro gruppo di indagati il magistrato contestava una lunga serie di truffe. Il “giro di denaro” stimato dalla Procura in questa inchiesta, vale a dire l’entità dei rimborsi non dovuti, si aggirerebbe in almeno 5 milioni di euro. Anche in questo troncone che ha registrato l’udienza preliminare davanti al gup Arena tra gli indagati sono coinvolti avvocati, periti assicurativi, operai, artigiani, operatori bancari e medici. I carabinieri grazie ad una lunga serie di intercettazioni telefoniche, scoprirono anche le presunte compiacenze di medici legali e avvocati. I primi avevano il compito di attestare false invalidità a persone che, in realtà, non avevano alcuna patologia dovuta ad incidenti stradali, gli altri quello di gestire alcuni passaggi “incriminati”, indicando ai clienti come “muoversi” per riuscire ad ottenere le necessarie attestazioni cliniche. Sospettata, nella “Strike”, anche un’attività di usura. Aspetto, questo, che ancora oggi rappresenta uno dei lati più delicati dell’indagine poiché, secondo quanto risulterebbe dall’attività investigativa, il denaro liquidato dalle assicurazioni potrebbe essere stato reinvestito in prestiti concessi a tasso illegale. Chi non poteva poi onorare il debito veniva “arruolato” e costretto a presentarsi davanti ai giudici di pace come falso testimone. Decine le compagnie danneggiate da questo perverso giro di falsi incidenti stradali, che sono costituite parte civile nel procedimento. (n.a.)

Il sostituto Cefalo sta compiendo accertamenti sulle consulenze esterne della presidenza Leonardi. Contestato l’abuso d’ufficio: Incarichi alla Provincia nel 2005, sono 12 gli indagati

Il sostituto procuratore Vincenzo Cefalo ha inviato 12 inviti a presentarsi di persone sottoposte ad indagini nell’ambito dell’inchiesta sugli incarichi di consulenza assegnati alla Provincia durante la presidenza Leonardi. Il magistrato contesta a tutti l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio in concorso. Risultano indagati l’ex presidente della Provincia Salvatore Leonardi, l’ex direttore generale dell’ente Giovani Raffa, e nella qualità di consulenti nominati il funzionario pubblico Francesco Verbaro, il meteorologo Samuele Mussillo, Matteo Cuccia, i docenti universitari Filippo Cammaroto, Giuseppe D’Angelo, Michele Limosani, Ferdinando Ofria, l’allora direttore generale della Camera di Commercio e attuale parlamentare regionale del Pdl Roberto Corona, l’architetto ed ex presidente dell’Ordine Dario La Fauci, il docente universitario e avvocato Raffaele Tommasini. In concreto si tratta di accertamenti della Procura, su segnalazione della Corte dei Conti, sugli incarichi esterni affidati da Leonardi dal 2003 al 2005. L’ipotesi su cui sta lavorando il magistrato è legata ai requisiti che sarebbero stati necessari per gli incarichi, in quanto la normativa in materia prevede che prima di procedere all’affidamento esterno e programmare la copertura di spesa, sarebbe stato necessario effettuare una verifica tra le professionalità interne a Palazzo dei Leoni, controllo che non fu effettuato. Per Verbaro si tratta della determina del 10 novembre 2003, con incarico biennale e compenso da 131mila euro per la rideterminazione della dotazione organica della Provincia; per Mussillo si tratta della determina del 28 dicembre 2004, un incarico annuale per acquisire informazioni dettagliate sulle condizioni meteorologiche dello Stretto; per Cuccia si tratta di 40 mila euro, un incarico annuale, la determina del 13 maggio 2004 per un progetto di formazione alle Pari opportunità (ci sarebbe anche una duplicazione con l’omonimo assessorato provinciale). Ci sono poi i componenti del Comitato scientifico per la programmazione Cammaroto, D’Angelo, Limosani, Ofria, La Fauci e Corona, che avrebbero percepito 12 mila euro annui a testa per 5 anni, con tre determine presidenziali del 2005. Ed infine c’è l’incarico al prof. Tommasini come “esperto nei settori amministrativi di opere pubbliche anche per i rapporti con i Comuni e della disciplina giuridica dei rapporti di lavoro del personale dipendente”, con un compenso di 63.000 euro. Al vaglio del magistrato c’è la stessa nomina di Raffa a direttore generale dell’ente, con un compenso di 150 mila euro l’anno per la durata della presidenza Leonardi. (n.a.)

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Il treno del ferro


Voci nel fango