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La Copertina
30 gen 2015
TESTIMONI: L'IMPRENDITORE IGNAZIO CUTRO' DENUNCIO' GLI ESTORTORI. HA DOVUTO CHIUDERE. "LO STATO FA SOLO CHIACCHERE, NEI FATTI ABBANDONA CHI DENUNCIA"
IGNAZIO CUTRO' LA LETTERA -

"Da oggi non sono più un imprenditore. La mia azienda edile non esiste più. E ' stata cancellata perché non ero più in grado di sostenerla per i debiti che in questi anni di non lavoro si sono accumulati. E' stata cancellata dal silenzio dello Stato, dall'omertà di uno Stato che a parole fa la lotta alla mafia e nei ...

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COMUNE MESSINA, QUELLA NOMINA POCO OPPORTUNA...: CAOS LOTTIZZAZIONI? CI PENSA IL 'PLURINCARICATO' PROF. TIGANO. CHE PERO' E' SOTTO PROCESSO PER L'INCHIESTA SUL GIUDICE PINO SICILIANO




SEBASTIANO CASPANELLO - GDS - Fioccano gli incarichi per il prof. Aldo Tigano. Avvocato di lungo corso del “foro” messinese ed emerito di Diritto amministrativo all’Università di Mess...
MESSINA - “Gotha 3”, D’Amico: a capo di una loggia l’ex senatore Nania


Al processo sulla mafia barcellonese i legami tra mafia e massoneria. E’ l’ex senatore Pdl Domenico Nania (in foto) ad essere stato capo di una loggia massonica a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). A dirlo il collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico al “Gotha 3”, il processo contro la mafia barcellonese già concluso in primo grado con diverse condanne ai boss. D’Amico, nel corso della sua deposizione, ha descritto i rapporti tra m...
IL GIORNO DOPO LE CLAMOROSE DICHIARAZIONI IN AULA DEL PENTITO D'AMICO - Caso Nania, Sonia Alfano rivela: “Mio padre aveva capito tutto”




di Giuseppe Pipitone - Un Mister X al vertice di una loggia massonica occulta attiva tra la Sicilia e la Cala...

 

MESSINA. TUTTI I PARTICOLARI: Operazione DARK TRUCK 2. Scoperta maxi frode fiscale. Sequestri per oltre 9 milioni, due arresti (ANDREA CURRO' E MICHELE NIGRELLI) e sei indagati



Nella mattinata odierna, militari dei Nuclei di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo e di Messina, hanno eseguito due ordinanze di custodi...
LE CLAMOROSE DICHIARAZIONI DEL PENTITO D'AMICO CONTRO NANIA. IL SENATORE NEL 2012 PRESENTO' DUE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI A DIFESA DELL'AMMINISTRAZIONE GUIDATA DAL CUGINO E DELL''AFFAIRE PARCO COMMERCIALE' DI CATTAFI & C. RILEGGIAMOLE...



Sulle accuse di D’Amico ha prontamente replicato l’ex sen. del PDL Nania...
MESSINA: PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO DEL COLLETTIVO TEATRO PINELLI OCCUPATO CONTRO IL COMUNE, "CALPESTATA ANCORA UNA VOLTA L'ESPERIENZA DI AUTOGESTIONE"

Comunicato del 27 gennaio - Teatro Pinelli Occupato Questa mattina si è consumato l’ennesimo atto vile da parte del Comune e dell’amministrazione. Senza alcuna notifica formale, né presa di posizione ufficiale, è stato saldato il cancello di ingresso dell’ex-scuola Ugo Foscolo, nell’intento di calpestare ancora una volta l’esperienza di autogestione portata avanti dal Teatro Pinelli. Ribadiamo che l’apertura di questo spazio non vuole essere solo il tentativo di evidenziare...

Messina, pentito D’AMICO in aula: “L’ex vice presidente del Senato NANIA a capo di una loggia occulta”. LE ACCUSE AL DICHIARANTE MAURIZIO MARCHETTA, “Era parte della nostra associazione, diciamo che era il nostro colletto bianco”

D'AMICO

MANUELA MODICA – MESSINA – L’ex vice presidente del Senato, Domenico Nania, ai vertici di una loggia massonica occulta attiva in tutta la Sicilia e in tutta la Calabria. Tra i cui membri “politici, mafiosi, avvocati, medici e quant’altro”. Questo ha dichiarato il pentito Carmelo D’Amico all’udienza di oggi nel processo d’appello “Gotha 3″ a Messina, che vede tra gli imputati l’avvocato barcellonese Rosario Pio Cattafi, anche lui ai vertici, secondo la testimonianza del pentito, della loggia occulta. Cattafi, condannato in primo grado a dodici anni per associazione mafiosa, è indicato da alcuni pentiti come l’uomo “ponte” tra la mafia palermitana, quella barcellonese, la massoneria e parte dei servizi segreti.

Era attesissima la testimonianza al processo del collaboratore di giustizia, ex capo dell’ala armata della famiglia dei barcellonesi, già al 41 bis, D’Amico ha iniziato la collaborazione con la Dda di Messina lo scorso luglio. E già durante gli interrogatori di fronte ai sostituti procuratori della Dda, Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo aveva rivelato la dinamica dell’omicidio di Beppe Alfano e aveva fatto riferimento alla loggia occulta.

Oggi in collegamento in videoconferenza con l’aula del tribunale messinese, ha rivelato le confidenze che sulla loggia massonica gli fece il boss Sem Di Salvo: “Da quel momento, in più occasioni, Di Salvo mi parlò della loggia occulta ai cui vertici erano sia il senatore Nania che Cattafi”. L’ordine dei Santapaoliani di uccidere Cattafi poi disatteso, gli incontri con i catanesi, la guerra che stava per esplodere tra i catanesi e il gruppo di Caltagirone, i rapporti con la ‘ndrangheta, D’Amico ha ridisegnato gli stanziamenti nel territorio e i rapporti tra i clan: “Al matrimonio di Giuseppe Gullotti parteciparono i fratelli Morabito di Africo, lo ricordo perché erano vestiti tutti di bianco”, ha raccontato D’Amico, fornendo un particolare che rivela la vicinanza tra la mafia barcellonese e noti esponenti della ‘ndrangheta calabrese.

Ma a destare scalpore soprattutto i rapporti con i colletti bianchi, tra questi anche Maurizio Marchetta, costruttore, ed ex vice presidente del consiglio comunale di Barcellona in quota An: “Era parte della nostra associazione, diciamo che era il nostro colletto bianco”. “Non sono sorpresa”, ha commentato Sonia Alfano, presente oggi in aula: “Sono anni che raccontiamo questa realtà, oggi solo confermata. E sono noti i contrasti politici tra Nania e mio padre. Ricordo che il senatore volle l’esclusione di mio padre dall’Msi perché nell’85 si oppose alla candidatura di Giuseppe Gullotti al consiglio comunale”. Gullotti, cioè il boss barcellonese che consegnò il telecomando che servì per fare esplodere il tratto d’autostrada nel quale morì Giovanni Falcone. Della loggia occulta faceva parte anche un boss palermitano di cui però D’Amico ha detto di non ricordare il nome.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/01/27/news/messina_pentito_in_aula_l_ex_vice_presidente_del_senato_nania_a_capo_di_una_loggia_occulta-105912820/

Mafia: Pentito D’AMICO in aula, “Ex senatore Nania in loggia massonica occulta”

L’ex vice presidente del Senato Domenico Nania, prima di An e poi del Pdl, avrebbe fatto parte di una loggia massonica occulta di grosse dimensioni e attiva tra la Calabria e la Sicilia. Lo ha sostenuto il collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico, sentito oggi a Messina nell’udienza del processo d’appello “Gotha3″, in cui tra gli altri e’ imputato l’avvocato Rosario Pio Cattafi, accusato di essere un boss mafioso di Barcellona Pozzo di Gotto. Collegato in videoconferenza, il pentito ha sostenuto che nelle posizioni di vertice della loggia ci sarebbero stati Nania e Cattafi, senza specificare pero’ quale ruolo i due avrebbero ricoperto. D’Amico ha detto di averlo saputo da una confidenza dal presunto mafioso Sam Di Salvo. “Parlavamo di Cattafi – ha detto D’Amico – che apparteneva a questa loggia massonica occulta insieme al senatore Nania”. Su queste dichiarazioni c’e’ stata una breve schermaglia tra le parti: i pubblici ministeri Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo hanno ricordato che erano state coperte da omissis nei verbali di D’Amico finora resi pubblici. AGI

COMUNE MESSINA: Sebastiano Pino assessore, le nuove deleghe

Ora è ufficiale: il comandante Sebastiano Pino è il nuovo assessore della Giunta Accorinti e subentra al dimissionario Filippo Cucinotta, che sarà esperto a titolo gratuito. Il decreto sindacale di nomina è stato firmato ieri, a conferma definitiva delle anticipazioni degli ultimi giorni. Qualche novità invece, nell’assegnazione delle deleghe: oltre alle già ampiamente annunciate competenze in materia di politiche del mare e sport, infatti, all’ormai ex presidente del sindacato autonomo Sasmant è stata anche assegnata, assieme ad una materia ostica come il Patrimonio, la delega alle Politiche della casa e social housing (già di competenza di Sergio De Cola), e cioè la gestione dei rapporti inerenti l’Iacp e gli inquilini assegnatari di alloggi comunali. Un settore incandescente, dove i nodi da sciogliere sono enormi, come dimostra la relazione da noi pubblicata ieri su occupazioni abusive e irregolarità varie. E proprio questo fronte, assieme a quello legato alla “vertenza Stretto”, sarà il primo sul quale sarà impegnato il neoassessore, che oggi verrà presentato alla città in conferenza stampa alle 10 al Comune. «Spero da questa mia nuova posizione – afferma Pino, che fino a ieri è stato alla guida proprio dei traghetti in dismissione – di poter fare di più per bloccare il progetto di interruzione del traghettamento dei treni, che, va detto, non è solo di Messina, ma dev’essere dell’intera Sicilia. Ed è soprattutto un problema di ammodernamento strutturale: se per far passare un treno ci vogliono oltre due ore non sarà mai un segmento redditizio». Ed ecco le altre novità sull’assegnazione delle deleghe in Giunta: il primo cittadino terrà per se solo quella legata al valore di cui è portabandiera, la Pace, “cedendo” proprio a Pino lo sport (tematica anch’essa “scottante”). L’altra modifica riguarda la Protezione Civile, che sarà assegnata a De Cola, mentre la gestione dell’Acquario comunale è passata a Daniele Ialacqua.

MESSINA – LE CLAMOROSE DICHIARAZIONI STAMATTINA AL PROCESSO GOTHA 3 DEL PENTITO CARMELO D’AMICO: “E’ IL SENATORE NANIA MISTER X”. “LEGAMI CON BOSS E INTERESSI ANCHE IN CALABRIA”. IL SUO PRESUNTO RUOLO GIA’ DESCRITTO NEI VERBALI DEPOSITATI DEL COLLABORATORE. ECCOLI. IL SENATORE RISPONDE, “MAI STATO MASSONE”

DFP: SENATO; TENSIONE IN AULA SU QUESTIONE SOSPENSIVA

Alla sua prima uscita ufficiale da collaboratore di giustizia, nel processo d’appello “Gotha 3”, il boss barcellonese Carmelo D’Amico lancia le prime potentissima bordate. Un autentico siluro raggiunge uno dei politici messinesi più influenti degli ultimi decenni,il sen. Domenico Nania. Secondo il boss pentito l’ex esponente di AN sarebbe stato a capo di una potente loggia massonica che aveva legami con la mafia ed estendeva la sua egemonia anche in Calabria. Interrogato in videoconferenza, dalla località protetta in cui si trova da qualche mese, dai sostituti della Procura distrettuale antimafia Angelo Cavallo e Vito di Giorgio, D’Amico ha ripercorso parte della sua carriera criminale soffermandosi sul clima che si respirava a partire dagli anni 80 a Barcellona. La città del Longano ha detto, sarebbe stata governata dalla famiglia mafiosa barcellonese, con a capo il padrino Giuseppe Gullotti, che aveva stretto un patto scellerato con una loggia occulta di grandi dimensioni. D’Amico non fa il nome della loggia ma dice che ai vertici vi sarebbero stati l’avvocato Saro Cattafi, da molti pentiti indicati come il vero reggente di Cosa Nostra a Barcellona, e dal sen. Mimmo Nania indicato come mister X nei primi verbali d’interrogatorio. Una loggia che aveva rapporti con le ‘ndrine calabresi e che gestiva i più importanti affari illeciti. D’Amico ha poi confermato di essere stato a capo della famiglia mafiosa barcellonese, di aver preso parte attivamente ad una trentina di omicidi e di essere a conoscenza di almeno 70: Poi si è soffermato sulle estorsioni alla Cogeca ed in generale sull’attività del racket a Barcellona. E sulle accuse di D’Amico ha prontamente replicato l’ex sen. del PDL Nania: “Ho appreso oggi di essere un mafioso e un massone. Nella mia vita sono stato nella Giovine Italia, nel MSI ed in AN. Nel mio partito era incompatibile l’iscrizione nella massoneria. Conoscevo bene Rosario Cattafi – ha detto l’ex vicepresidente del Senato – ma dai tempi dell’Università non l’ho più frequentato. Ho sempre pensato, che essendo di destra, fossi figlio di un Dio Minore, ma oggi scopro che guidavo tutto io in Sicilia ed in Calabria”. “Per me, ha concluso Nania che ha escluso di aver mai conosciuto D’Amico – parlano la mia vita, i miei gesti, le mie amicizie, la mia attività che valgono più di ogni menzogna”. DA GAZZETTA DEL SUD

I VERBALI -

E’ un personaggio potente, al vertice di una loggia massonica deviata, e allo stesso tempo in contatto con esponenti del sistema criminale di Barcellona Pozzo di Gotto. Un uomo che ha fatto parte delle Istituzioni e che finora è rimasto senza volto, dato che il suo nome è stato omissato nei verbali riempiti dal pentito Carmelo D’Amico davanti ai pm della dda di Messina. Oggi però l’identità del Mister X al vertice della loggia massonica, che annovera al suo interno affiliati a Cosa Nostra, è stato svelato. Ed ha il volto del senatore Nania, già vicepresidente del Senato. Davanti alla Corte d’appello di Messina è stato infatti il giorno della deposizione di D’Amico: i verbali del collaboratore erano stati prodotti nell’ultima udienza dai pm Angelo Cavallo e Vito Di Giorgio. “Sam Di Salvo (ovvero quello che è considerato uno uno dei capi del clan barcellonese, ndr) mi disse che Cattafi apparteneva, insieme a… omissis.., ad una loggia massonica occulta, di grandi dimensioni, che abbracciava le regioni della Sicilia e della Calabria. Sempre Di Salvo mi disse che Saro Cattafi insieme al… omissis….. erano fra i massimi responsabili di quella loggia massonica occulta”, dice D’Amico, nei verbali omissati depositati dai pm alla corte. Ma c’è di più. Perché il racconto di D’Amico collega l’eminenza occulta al vertice del sistema criminale barcellonese a Giuseppe Gulotti, condannato come mandante dell’omicidio del giornalista Beppe Alfano, e indicato da Giovanni Brusca come l’uomo che consegnò il telecomando utilizzato per azionare la detonazione dell’esplosivo nella strage di Capaci. “Sam Di Salvo mi disse – racconta ancora D’Amico – che il ….omissis….che apparteneva a questa loggia massonica, era un amico di Gullotti ma non in senso mafioso. Era cioè un conoscente di Gullotti ma non un soggetto organico della famiglia barcellonese; ciò a differenza di Cattafi. Aggiungo che ….omissis… era un amico di Marchetta”. Il personaggio citato da D’Amico è Maurizio Marchetta, architetto e titolare di un’impresa di costruzioni, molto conosciuto a Barcellona. All’inizio del Duemila, Marchetta era il vicepresidente del consiglio comunale, indicato da Alleanza Nazionale, protetto da Maurizio Gasparri, all’epoca ministro del governo di Silvio Berlusconi. Nel 2003 Marchetta finisce coinvolto nell’indagine denominata “Omega”, accusato di concorso esterno a Cosa Nostra, inchiesta poi archiviata dalla procura di Barcellona. Nel 2009, poi, l’architetto inizia a fare dichiarazioni alla magistratura, provocando l’apertura dell’indagine battezzata “Sistema”. Ai pm il “dichiarante” Marchetta rivela l’esistenza di una loggia massonica, chiamata “Ausonia” che sarebbe stata al centro di un sistema di controllo di tutti gli affari pubblici. L’ex esponente di An denunciò anche di essere vittima di estorsioni commesse, tra l’altro, dagli uomini d’onore Carmelo Bisognano e dallo stesso Carmelo D’Amico, entrambi oggi diventati collaboratori di giustizia. I due boss furono condannati in primo grado per le estorsioni a Marchetta, ma in appello furono assolti, dato che nel frattempo Bisognano aveva deciso di collaborare con la giustizia raccontando una diversa versione dei fatti: tra le sue dichiarazioni, anche l’accusa per l’architetto di appartenere a Cosa Nostra. Oggi invece è toccato a D’Amico deporre in aula. E a svelare chi è il Mister X che con l’avvocato peloritano ha rappresentato il vertice del sistema criminale barcellonese. Una realtà, quella di Barcellona Pozzo di Gotto, dove esponenti delle istituzioni, boss di Cosa Nostra e affiliati alla massoneria appaiono come tante tessere dello stesso puzzle.

ARS, NOVE DEPUTATI CON DOPPIO INCARICO: C’E’ ANCHE IL SINDACO DI CAPRILEONE (ME) E FRANCO RINALDI, AMMINISTRATORE DELLE SOCIETA’ IMMOBILIARI PIRAMIDE E PARIDE SRL (SENZA COMPENSO)

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FRANCO RINALDI

Finora poco più della metà dei deputati dell’Ars, 50 su 90, ha depositato agli uffici di Palazzo dei Normanni la dichiarazione che attesta eventuali altri incarichi ricoperti. Dai dati in possesso all’amministrazione e pubblicati sul sito dell’Assemblea, che sta acquisendo il resto delle autodichiarazioni, emerge che sono 9 i parlamentari che ricoprono un altro incarico, oltre a Giovanni Ardizzone che in qualità di presidente dell’Assemblea regionale siciliana (Ars) guida di diritto il consiglio di amministrazione della Fondazione Federico II. I nove deputati sono Rosario Crocetta (Pd), Anthony Barbagallo (Pd), Giorgio Ciaccio (M5s), Roberto Clemente (Misto), Bernardette Grasso (Gs), Claudia La Rocca (M5s), Giovanni Panepinto (Pd), Franco Rinaldi (Pd) e Gianfranco Vullo (Pd). Soltanto tre di loro riferiscono di percepire un compenso per l’incarico extraparlamentare: Crocetta come presidente della Regione comunica un introito annuo lordo di 63.192 euro. Poco meno dichiara Anthony Barbagallo che per fare il sindaco di Pedara (CT) percepisce 62.852 euro all’anno; Vullo, invece, come amministratore unico di una società privata (non indica il nome) dichiara di incassare 3.600 euro, non specificando se si tratti di un introito mensile o annuale. Certificano di non percepire compensi gli altri sei deputati con incarichi extraparlamentari: Ciaccio risulta socio ordinario della ‘Natura Express Srl’, Grasso è sindaco a Caprileone (Me), La Rocca amministratore unico e legale rappresentante della ‘Altroeco Srl’ non attiva, Panepinto guida il comune di Bivona (Ag) ed è presidente della Smap Spa, società per lo sviluppo del Magazzolo Platani. Infine Franco Rinaldi dichiara di essere amministratore delle società immobiliari Piramide e Paride Srl e di non percepire alcun compenso. (ANSA)

Gratteri (Palermo): 22enne trovato morto. La donna di MESSINA si risveglia

Sta meglio Maria Grazia Falliti, la donna trovata ieri in fin di vita a Gratteri insieme a Giacomo La Cova, il ragazzo morto per cause ancora da accertare. La donna, parrucchiera di 47 anni, è ricoverata all’Ospedale Civico di Palermo e questa mattina si è svegliata, anche selle sue condizioni sono ancora serie.

I due erano stati ritrovati domenica da un cugino del giovane, che si era insospettito perché aveva notato l’auto del ragazzo e un’altra vettura, posteggiate davanti al piccolo appartamento del nonno. Si sarebbe insospettito dopo aver bussato ripetutamente, credendo che fosse accaduto qualcosa all’anziano.

L’ipotesi che gli investigatori stanno battendo è quella dell’avvelenamento, come lascerebbe presumere la bava che usciva dalla bocca dei due e il volto cianotico. Sequestrati gli alimenti che si trovavano nell’appartamento di Gratteri. Gli stessi militari dell’Arma stanno sentendo la donna, per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

Ad indagare sono i carabinieri, anche se una risposta sulle cause della morte del giovane si avrà a seguito dell’autopsia, che si terrà nel pomeriggio. Giacomo La Cova e Maria Grazia Falliti, che da qualche tempo intrattenevano una relazione, avevano trascorso insieme le ultime ore nel monolocale e sono stati trovati nudi sul letto di casa.

Giacomo La Cova, il ventiduenne trovato morto in casa ieri a Gratteri (Palermo), sarebbe deceduto per le esalazioni di monossido di carbonio. Per la stessa causa sarebbe rimasta intossicata la donna di 46 anni trovata sul letto al fianco del giovane. E’ quanto ipotizzano i carabinieri della compagnia di Cefalù (che nella serata di ieri avevano escluso questa causa), dopo aver trovato nei pressi della stanza un braciere. La donna, ricoverata al Civico di Palermo e sentita dai militari, ha detto che non ricorda nulla di quanto è successo nella notte tra sabato e domenica, a parte il fatto che avevano acceso il braciere per riscaldare la stanza e che poi lo avevano spostato fuori. Per conoscere la causa della morte di La Cova si attende l’esito dell’autopsia che sarà eseguita all’istituto di Medicina legale del Policlinico. (ANSA).

MESSINA, L’INCHIESTA BIS SULL’INGENTE PATRIMONIO CONFISCATO: CONTESTATA A BONAFFINI E CHIOFALO L’INTESTAZIONE FITTIZIA DI BENI. LA DDA HA CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO DEGLI IMPRENDITORI

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Il sostituto procuratore della Dda Vito Di Giorgio ha richiesto il rinvio a giudizio di quattro persone nell’ambito dell’inchiesta “satellite” per la maxi confisca da 450 milioni di euro al commerciante ittico diventato imprenditore edile Sarino Bonaffini (nella foto): quattro le persone coinvolte, con la contestazione del reato di intestazione fittizia di beni. Si tratta dello stesso Sarino, del fratello Angelo Bonaffini, e poi dell’imprenditore ittico Gaetano Chiofalo e del fratello Domenico. Si tratta di una “coda d’indagine” della maxi inchiesta coordinata a suo tempo dal sostituto della Distrettuale antimafia Vito Di Giorgio, e gestita dalla Squadra mobile. Tre sono le contestazioni accusatorie intorno ad alcune “imprese-chiave” dell’impero economico Bonaffini, il quadro non è mutato rispetto all’atto di chiusura delle indagini preliminari, che si registrò nel luglio dello scorso anno. Al centro le cessioni di tre imprese: “Pescazzurra srl’, “C&B Immobiliare Srl” e “Immobiltre srl”. Nella prima ipotesi l’intestazione fittizia di beni ipotizzata dalla Dda peloritana riguarda il passaggio di quote societarie della nota ditta “Pescazzurra srl”, nell’ottobre del 2009, dai fratelli Sarino e Angelo Bonaffini a Gaetano Chiofalo, ditta con al centro attività legale alla pesca e alla commercializzazione del pescato. Nel luglio del 2010 invece sempre i fratelli Bonaffini cedettero le loro quote ai due Chiofalo dell’impresa “C&B Immobiliare srl”. E infine, sempre nel luglio del 2010, il solo Sarino Bonaffini “attribuiva fittiziamente” ai due Chiofalo le proprie quote della “Immobiltre srl”. Le due imprese avevano come ragione societaria l’acquisto e la vendita di beni immobili. Il patrimonio dei Bonaffini, sottoposto a sequestro nell’ottobre del 2011 dopo un’indagine molto lunga e complessa, esattamente due anni dopo, nel 2013, ha subito la confisca di primo grado da parte della sezione Misure di prevenzione del Tribunale, su un presupposto ben preciso sostenuto con forza dalla procura e riconosciuto sussistente dai giudici: e’ un patrimonio che sarebbe stato generato riciclando denaro proveniente dal clan mafioso di Mangialupi. NUCCIO ANSELMO – GAZZETTA DEL SUD

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Il treno del ferro


Voci nel fango