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La Copertina
26 ago 2016
Sprechi: All'Ars arrivano i consulenti estivi. E Rinaldi nomina esperto l'ex sindaco di Milazzo Italiano

PALERMO - Alcuni di loro sono stati nominati pochi giorni prima che l'Ars chiudesse ufficialmente i battenti. Come se i consulenti e i collaboratori dei deputati tornassero utili anche in vacanza. Di certo c'è che durante il periodo di ferie di Palazzo dei Normanni, partito il 10 agosto e prolungato fino al 13 settembre, gli stipendi degli esterni chiamati direttamente e senza dover rendere conto a nessuno, dai nostri parlamentari, verranno regolarmente pagati.

Un regalino estivo, a pensarci bene. Visto che alcune delle nomine sono giunte proprio pochi giorni prima dalla chiusura dell'Ars, dicevamo. È il caso ad esempio dei collaboratori chiamati a Palazzo dei Normanni dal questore Nino Oddo come Lorena Di Bona che riceverà 1.900 euro mensili per tre mesi. Peccato che l'avventura all'Ars della collaboratrice di Oddo sia iniziata appena il primo agosto: giusto il tempo di sistemare la scrivania, insomma, ed ecco le ferie. Il suo contratto scadrà (salvo rinnovi) il 31 ottobre prossimo. Nella peggiore delle ipotesi, insomma, lavorerà all'Ars poco più di cinquanta giorni (festivi compresi), per una cifra di poco inferiore ai seimila euro. Resta il dubbio sul motivo per il quale Oddo abbia avvertito la necessità di incaricare un esterno a una settimana dalla chiusura dell'Assemblea. A giugno, nel frattempo, lo stesso parlamentare aveva chiamato a lavoro Stefania Accardi: sei mesi di lavoro (uno dei quali in vacanza) per 1.700 euro mensili.

È già finito, invece, il compito dei collaboratori del deputato segretario Vincenzo Figuccia. A dire il vero, l'Ars continuerà a pagare anche questi consulenti il cui contratto formalmente scadrà il 3 settembre. Ma quel giorno, come detto, l'Ars sarà ancora “chiusa” dopo il rompete le righe del 10 agosto. Tra questi, un nome assai familiare a Palazzo dei Normanni. Tra i consulenti a mille euro al mese, infatti, Figuccia ha chiamato Edgardo Bandiera, meglio conosciuto come Edy o come l'onorevole Bandiera, visto che è stato a Sala d'Ercole a intermittenza, in sostituzione del collega Pippo Sorbello due volte sospeso e riammesso all'Ars. Insomma, il deputato eletto con l'Udc ma passato poi nello stesso partito di Figuccia (Forza Italia) diventa consulente dello stesso deputato, e si aggiunge alla sfilza degli esterni scelti da Figuccia tra marzo e aprile: tutti con un compenso di mille euro (Romina D'Amato, Rosa Giglio, Maurizio Villaggio e appunto Edy Bandiera), tranne Maria Pia Modica, il cui contratto “costerà” ai siciliani 1.900 euro al mese, nonostante, di fatto, abbia già finito di lavorare.

Ma i consulenti “estivi” sono tanti. C'è ad esempio Sebastiana Vaglianisi, nominata da Dino Fiorenza il 7 luglio scorso, per un compenso di mille euro al mese. E c'è Lorenzo Italiano, scelto dal deputato Franco Rinaldi il 13 luglio scorso (sebbene il contratto parta dal primo giugno...). Anche per lui, insomma, nomina a meno di un mese dalla chiusura dell'Ars: stipendio da quasi 2.700 euro, che arriverà regolarmente anche nel mese di pausa.. Negli stessi giorni, invece, era il vicepresidente Giuseppe Lupo a nominare un gruppetto di consulenti: a una ventina di giorni dalle vacanze di Sala d'Ercole, ecco decisi gli incarichi da 4.250 euro per Francesco Russo e Michele Fiore, e quelli da mille euro (in gran parte rinnovi di contratti scaduti) per Domenico Pirrone, Massimo Affatigato, Ignazio Davì e Maria Grazia Gullo. Tutti in vacanza, i deputati. E i loro collaboratori. Pagano i siciliani. Dalivesicilia.it

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FERRANDINO Francesca nuovo Prefetto di Messina

ROMA – Il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del Ministro dell’interno Angelino Alfano, le seguenti nomine e movimenti di Prefetti:

FRATTASI Bruno, da Direttore dell’Ufficio Affari Legislativi e Relazioni Parlamentari, è destinato a svolgere le funzioni di Capo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile;

SACCONE Renato, da Siena, è destinato a svolgere le funzioni di Prefetto di Torino;

SAMMARTINO Claudio, da Reggio Calabria, è collocato fuori ruolo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ai fini del conferimento dell’incarico di Commissario dello Stato per la Regione Siciliana;

DI BARI Michele, da Modena, è destinato a svolgere le funzioni di Prefetto di Reggio Calabria;

PABA Maria Patrizia, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Modena, cessando dalla posizione di fuori ruolo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri;

FERRANDINO Francesca, da Bergamo, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Messina;

COSTANTINO Tiziana Giovanna, da Livorno, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Bergamo;

MANZONE Anna Maria, da Grosseto, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Livorno;

TORRACO Cinzia Teresa, da Direttore Centrale dei Servizi Demografici presso il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Grosseto

D’ATTILIO Paolo, nominato Prefetto, è destinato a svolgere le funzioni di Direttore Centrale dei Servizi Demografici presso il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali

FERRAIOLO Sergio, da Vice Direttore dell’Ufficio Affari Legislativi e Relazioni Parlamentari, è collocato in posizione di disponibilità ai sensi dell’art. 12, comma 2-bis, del D.Lgs. n. 139/2000

FALCO Leopoldo, da Trapani, è destinato a svolgere le funzioni di Vice Direttore dell’Ufficio Affari Legislativi e Relazioni Parlamentari

PRIOLO Giuseppe, è destinato a svolgere le funzioni di Prefetto di Trapani, cessando dalla posizione di disponibilità ai sensi dell’art. 12, comma 2-bis, del D. Lgs. n.139/2000

GUIDI Alessandra, da Arezzo, è destinata a svolgere le funzioni di Direttore dell’Ufficio per il coordinamento e la pianificazione delle Forze di Polizia presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza

VACCARO Clara, è destinata a svolgere le funzioni di Prefetto di Arezzo, cessando dalla posizione di disponibilità ai sensi dell’art. 12, comma 2-bis, del D.Lgs. n. 139/2000

MINATI Nadia, da Direttore Centrale dei Servizi Elettorali presso il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, è collocata a disposizione con incarico ai sensi della legge n. 410/91

NICOLO’ Maria Grazia, è destinata a svolgere le funzioni di Direttore Centrale dei Servizi Elettorali presso il Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, cessando dalla disposizione con incarico ai sensi della legge n. 410/91;

CAFAGNA Donato Giovanni, nominato Prefetto, permane in posizione di disponibilità ai sensi dell’art. 12, comma 2-bis, del D. Lgs. n.139/2000;

REGGIANI Giuseppina, nominata Prefetto, è destinata a svolgere le funzioni di Ispettore Generale di Amministrazione;

GAMBACURTA Stefano, nominato Prefetto, è collocato a disposizione con incarico ai sensi della legge n. 410/91;

SGALLA Roberto Antonio, è nominato Prefetto, permanendo nelle Dirigente Generale di PS funzioni di Direttore Centrale per la polizia stradale, ferroviaria, delle comunicazioni e per i reparti speciali della Polizia di Stato presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza;

PARENTE Mario (Generale CC), nominato Prefetto, è collocato fuori ruolo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

BUONE VACANZE A TUTTI! SAREMO DI NUOVO ON LINE DA LUNEDI’ 22 AGOSTO. PIU’ RESISTENTI CHE MAI…

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Messina e il caso Amam: I cottimi fiduciari della coop vicina alla Presidente del consiglio comunale Barrile. La storia di Universo e Ambiente

Sebastiano Caspanello – L’Amam non è un’azienda “aliena” al pianeta Comune. Né il Renato Accorinti è il movimentista di un tempo, estraneo alle cose interne di Palazzo Zanca. Tutto questo significa che il sindaco non può limitarsi a trasmettere in Procura il dossier elaborato dal suo movimento di riferimento, Cambiamo Messina dal Basso, su quello che è stato dagli stessi definito “sistema Amam”. Né può continuare a rimanere in silenzio sul paradossale e per certi versi grottesco corto circuito venutosi a creare col presidente che proprio Accorinti ha nominato all’Amam, Leonardo Termini. Invece dopo la notizia sulla citazione diretta a giudizio di Termini per una vicenda che esula dal suo incarico amministrativo, Accorinti e la sua Giunta si sono limitati, a pochi giorni di distanza, a chiederne ufficialmente le dimissioni. Termini a dimettersi non c’ha pensato nemmeno una frazione di secondo e la questione si è chiusa lì. «Mi ha assicurato che al momento con i suoi avvocati non ha alcun documento su questa inchiesta», le uniche parole pronunciate dal sindaco nei giorni successivi (seconda metà di maggio). Davvero difficile da credere, visto che l’avviso di chiusura indagini inviato all’indagato è stato firmato dal sostituto procuratore Diego Capece Minutolo il 27 gennaio 2015 (più di un anno e mezzo fa!) e che l’atto di citazione che fissa la prima udienza per il 1. dicembre è stato, ovviamente, trasmesso agli indagati.
Al di là del caso Termini, se secondo Accorinti all’Amam c’è qualcosa che non va – se non lo pensasse, perché trasmettere tutto alla Procura? – è lo stesso sindaco a dover intervenire, in quanto massimo rappresentante dell’Ente che è proprietario unico dell’azienda Acque. In un certo senso è quello che ha detto ieri ai microfoni di Rtp l’ex direttore generale Luigi La Rosa, che pur in pensione da maggio continua a essere figura di riferimento nell’azienda di Ritiro come consulente esterno a titolo gratuito: «Noi agiamo nella massima legalità, del resto se ci fosse stato qualcosa di non regolare, l’Amministrazione comunale, che esercita il controllo analogo e quindi diretto sull’azienda, perché non avrebbe mai rilevato qualcosa o detto di procedere con modalità diverse?».
Il dossier e i documenti ad esso allegati di spunti ne offronto, questo è certo. Alcuni dati. Nel solo 2014 si contano ben 338 determine del direttore generale (proprio La Rosa) riguardanti pagamenti o affidamenti di servizi o lavori a ditte esterne. All’Amam si fa tutto all’esterno. Ad esempio il recupero crediti (ma non erano stati assunti gli ex Feluca?), affidato alla Fire con cui però l’Amam ha un debito di 1,1 milioni. Oppure il call center, pagato 39.897 euro l’anno alla Coopservice arl. Modalità di aggiudicazione? Affidamento diretto nel febbraio 2015 e poi rinnovato per 90 giorni nel marzo scorso, vista «l’assoluta soddisfazione dell’utenza» (anche se molti lettori, nei mesi scorsi, hanno lamentato il contrario). Il sistema delle proroghe non è nuovo. Basti guardare al servizio di pulizia degli immobili, oggi gestito dalla Universo e Ambiente, cooperativa che come abbiamo visto ieri sembra “vicina” alla presidente del consiglio comunale Barrile.
Questa la storia, in breve. Il 12 settembre 2013 con cottimo fiduciario viene assegnato il servizio alla Universo e Ambiente, una ditta, la Euroservice, fa ricorso denunciando «il mancato rispetto dei principi di pubblicità» e la gara viene annullata. Così si procede per affidamento diretto alla Coopservice (sì, la stessa del call center) per 90 giorni a 16 mila euro, nelle more della nuova gara. Che tarda, così a luglio 2014 arriva una nuova proroga fino a fine settembre. E poi un’altra ancora, di un mese. Il 24 ottobre ecco la gara, sempre con cottimo fiduciario. E a vincere è di nuovo Universo e Ambiente (quasi 60 mila euro). Il servizio dovrebbe chiudersi a novembre 2015, va avanti fino a febbraio, poi finiti i soldi ecco la proroga, altri 75 giorni (a 12 mila euro) alla Universo e Ambiente. A inizio maggio, ancora una proroga, di 45 giorni.
Si arriva così alla nuova gara, stavolta per procedura negoziata. Se l’aggiudica, per 66 mila euro, manco a dirlo: Universo e Ambiente.

Glossario

Cottimo fiduciario
È una delle modalità a disposizione delle pubbliche amministrazioni per acquisire beni e servizi, tra le cosiddette procedure in economia, semplificata rispetto alle procedure ordinarie. I lavori di manutenzione rientrano tra quelli che si possono affidare con cottimo fiduciario. Nel caso di beni e servizi, è possibile, tra l’altro, per «prestazioni periodiche di servizi nelle more dello svolgimento delle procedure ordinarie, nella misura strettamente necessaria». Oppure in casi d urgenza determinata da «eventi oggettivamente imprevedibili».

Procedura negoziata
Può essere adottata sia con, sia senza bando. Prevede la “negoziazione” con un numero ristretto di ditte. Il bando è obbligatorio se nella procedura aperta precedente le offerte sono state tutte irregolari. Può essere omesso se non ci sono state offerte o, tra l’altro, in casi di «estrema urgenza, risultante da eventi imprevedibili».

Parmaliana, una sentenza conferma: motivi suicidio da ricercare in amarezza per “gambizzazione morale”

Di Norma Ferrara- Una cartellina bianca, 33 fogli e una sentenza, un post-it con la dicitura «copie esposto Parmaliana da spedire». Al centro dell’inchiesta condotta dai pm di Reggio Calabria sull’ex procuratore generale di Messina, Franco Cassata, c’è l’invio di questo fascicolo. Un dossier creato da “ignoti” contro Adolfo Parmaliana, professore universitario, animatore di battaglie per la legalità in provincia di Messina, morto suicida il 2 ottobre del 2008. Un plico rinvenuto casualmente nel novembre del 2010 nell’ufficio dell’allora procuratore generale di Messina. Lo scorso 14 luglio la quinta sezione della Suprema Corte, respingendo il ricorso presentato da Cassata, ha confermato per il magistrato la condanna definitiva per «diffamazione pluriaggravata in concorso con esecutori materiali ignoti» nei confronti del docente messinese. L’anonimo, come scrive il giudice nella sentenza di secondo grado del 29 settembre 2015 – sarebbe stato inviato a tre destinatari: il sindaco di Terme Vigliatore (Me), Bartolo Cipriano con cui a lungo Parmaliana si era confrontato pubblicamente, il senatore Beppe Lumia, che aveva portato in parlamento le battaglie del professore e lo scrittore Alfio Caruso, autore di un libro sulla vita e sulla morte di Parmaliana, (“Io che da morto vi parlo”, Longanesi edizioni, 2009). Secondo i giudici, Cassata avrebbe contribuito a diffondere il dossier agendo per «motivi abietti di vendetta» contro Parmaliana e come «tentativo estremo» per bloccare l’uscita del libro dello scrittore Caruso. Una pubblicazione che – scrivono ancora i giudici – «nell’elogiare l’attivismo di Parmaliana nella cosiddetta società civile evidenziava l’inattiviamo del sistema giudiziario del distretto di Messina».

Il professore nella sua decennale attività politica per la legalità a Terme Vigliatore, aveva puntato il dito contro le lentezze e alcune ambiguità della magistratura della vicina procura di Barcellona Pozzo di Gotto (Me) e di quella di Messina, portando nel 2002 sin davanti al Csm le sue perplessità sull’attività del procuratore Cassata. Al culmine di decenni di impegno per la legalità, le tante denunce che avevano causato lo scioglimento del Comune per mafia e alcune campagne elettorali infuocate, Adolfo Parmaliana nell’ottobre del 2008 sembra arrendersi di fronte a quello che riterrà essere l’ennesimo sopruso in un territorio soffocato dal malaffare: il suo rinvio a giudizio per diffamazione contro alcuni politici locali da lui accusati di presunti illeciti. Così, dopo aver redatto un durissimo memoriale, decide di farla finita, lanciandosi dal viadotto della A20, a due chilometri dallo svincolo autostradale di Patti (Me). Un luogo scelto con attenzione dal professore. Un territorio che ricade nella competenza giudiziaria di una procura diversa da quella contro cui aveva puntato il dito, sottolineando rallentamenti e mancate indagini contro mafiosi e corrotti, coinvolti anche in una inchiesta del Ros denominata “Tsunami”, rimasta a lungo insabbiata.

In un passaggio della lettera lasciata ai propri cari il professore scrive: “La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna, vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito, di servitore dello Stato e docente universitario”. L’ultimo j’accuse Parmaliana l’ha portato avanti usando come arma di denuncia, il proprio corpo, la propria vita. E per la prima volta un giudice conferma in una sentenza, nero su bianco, le motivazioni di quel gesto: «[…] Ciò consente di sostenere con solida certezza che i motivi del suicidio del professore siano proprio da ricercare […] soprattutto nell’amarezza incolmabile provata in conseguenza della sensazione di tradimento da parte della giustizia, ed in particolare da parte della magistratura barcellonese/messinese espressamente indicata come autrice del tentativo violento di gambizzazione morale messo in atto nei suoi confronti».

A otto anni da quel suicidio e a pochi giorni dal sigillo della Cassazione, l’ex procuratore generale di Messina, Franco Cassata, oggi in pensione, in una lettera pubblicata dal quotidiano “La Gazzetta del Sud” scrive: «non posso che prendere atto del verdetto, che però respingo con forza, perché profondamente ingiusto, proponendomi di ricorrere ad ogni possibile, attuabile rimedio di legge, con quanto avrò ancora animo di sorreggermi in futuro». Il legale dei familiari Parmaliana, Fabio Repici, dichiara ad “Articolo21”: “Siamo di fronte ad una sentenza di importanza morale enorme perché restituisce dignità ad un cittadino fra i migliori che questo Paese abbia avuto. Una dignità calpestata anche dopo la morte, persino dalle istituzioni”. “Il suicidio di Parmaliana – afferma l’avvocato Repici – e la sua ultima denuncia hanno creato le prime crepe dentro un sistema la cui principale forza era la copertura all’interno del mondo giudiziario. A confermarlo è anche la sequenza temporale degli eventi accaduti dopo la morte e il memoriale di Parmaliana”. “Negli ultimi anni, per la prima volta nella storia di Barcellona Pozzo di Gotto alcuni mafiosi hanno iniziato a collaborare con la giustizia – spiega – e le loro dichiarazioni hanno dato impulso a numerose inchieste”. “Parmaliana aveva messo alla luce un sistema di relazioni potentissime fra mafie, settori della massoneria e alcuni livelli delle istituzioni e della politica” – commenta il politico Beppe Lumia della Commissione antimafia. “Le indagini condotte da Reggio Calabria e da Messina incoraggiano ad andare avanti. Bisogna continuare su questa strada – afferma il senatore – perché la provincia messinese è un crocevia di affari e collusioni, di ‘ndrangheta e Cosa nostra, su cui bisogna mantenere accesi i riflettori”. Rimane, invece, ancora fitto il mistero sui nomi di chi ha coperto a livello nazionale per oltre 15 anni quelle ambiguità contro cui puntava il dito Parmaliana. Un interrogativo davanti al quale, nonostante la lunga esperienza da parlamentare che dura dal 1994, rimane senza risposte anche il politico siciliano che chiosa soltanto: “Oggi sappiamo e conosciamo molto di più ma la sfida rimane difficile e rischiosa. Quel che è certo è che va portata avanti. E se possiamo farlo è anche grazie al sacrificio di Adolfo Parmaliana”.

RASSEGNAWEB – BARCELLONA: Mafia, il torrente Patrì restituisce i resti di Giuseppe Italiano

Sono risicati ma chiaramente riconducibili al corpo di un uomo giovane i resti ritrovati nel Patrì, venuti finalmente alla luce dopo una campagna di scavi di circa tre settimane. Per gli investigatori appartengono a Giuseppe Italiano, il macellaio uscito di casa il 22 febbraio 1993 e mai più tornato. Aveva soltanto 22 anni.

Della sua esecuzione con la lupara bianca hanno parlato sia l’ex boss pentito Carmelo D’Amico e più recentemente il fratello Francesco, anche lui collaborante. E, forse, anche un nuovo pentito, visto che nel più stretto riserbo, dopo 2 anni di stop, lo scorso mese la Direzione distrettuale di Messina ha dato nuovamente il via agli scavi nel greto dei torrenti.

Stavolta le ruspe si sono concentrate in un tratto ricadente nel comune di Rodì Milici, contrada Cappellano, e i mezzi hanno dovuto lavorare parecchio prima di trovare qualcosa. Negli anni gli alvei dei fiumi si riempiono di strati successivi di fango ed ogni volta che la pala affonda “spunta” acqua e il terreno si muove.

E’ proprio per questo che in quei terribili anni di mattanza e faida interna, la prima metà degli anni ’90, il clan di Barcellona scelse i torrenti per seppellire le sue vittime, cancellando anche la possibilità per le famiglie di piangere i loro cari scomparsi. DA TEMPOSTRETTO.IT

MESSINA, IL ‘SISTEMA’ AMAM. ECCO LE DITTE DEGLI APPALTI MILIONARI. CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO TRA AFFIDAMENTI DIRETTI E COTTIMI: QUELLA COOPERATIVA ‘TARGATA’ BARRILE. ANCHE AMICI E PARENTI DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE NELLA DITTA DI PULIZIA ‘UNIVERSO E AMBIENTE’

Barrile

Tra le ditte sempre presenti c’è la cooperativa Universo e Ambiente, già “ricorrente” in casa Ato3. Ditta sulla quale, secondo Cmdb, potrebbe pesare un certo «condizionamento politico». Quale? Alcuni dati. La coop, dopo la sede originaria a Gravitelli, si trasferisce in via Nicola Fabrizi n. 31 (ora ha cambiato di nuovo), nello stesso palazzo in cui aveva lo studio l’avv. Piero Cami (insieme a Francantonio Genovese). Entrambi condividevano lo stesso “padrone di casa”: la Caleservice dello stesso Genovese. E poi: prima amministratore unico, poi responsabile tecnico è stata Margherita Adamo, da sempre vicina all’attuale presidente del Consiglio (e punta di diamante “elettorale” della galassia Genovese) Emilia Barrile. Ex amministratore unico, del resto, era Giacomo Crupi, marito della cugina della Barrile. E le figlie della Barrile stessa hanno lavorato per un periodo in Universo e Ambiente. La coop nel 2014 ha ottenuto per quasi 106 mila euro il servizio di pulizia degli immobili dell’Amam per il biennio 2014-2015. Stessa cosa quest’anno confermata (per 68 mila euro) per il biennio 2016-2017. Sebastiano Caspanello – Gazzetta del Sud

 

IL DOSSIER

Il dossier di Cambiamo Messina dal Basso: ecco le ditte che ricorrono più spesso tra le destinatarie dei vari servizi.
Il “sistema Amam” degli appalti milionari.
Alcune aziende totalizzano centinaia di migliaia di euro tra affidamenti diretti e cottimi fiduciari.

Sebastiano Caspanello - Il gruppo di lavoro di Cambiamo Messina dal Basso che ha redatto il dossier lo ha chiamato “Sistema Amam”. E ne ha sviscerato nel dettaglio le «anomalie» delle quali, secondo il movimento di Renato Accorinti, è necessario «verificare la legittimità». Il sistema Amam è quello degli appalti a pioggia senza gare, degli affidamenti diretti, delle somme urgenze, dei cottimi fiduciari. Un sistema che predilige le vie brevi, nell’assegnazione di lavori profumatamente pagati, anche per quegli interventi che di straordinario non hanno nulla (altrimenti non si chiamerebbe “manutenzione ordinaria”, giusto per fare un esempio). Quel sistema, che era già presente nell’Azienda acque prima dell’avvento dell’amministrazione Accorinti ma che, evidentemente, è andato avanti come se nulla fosse anche sotto la presidenza dello “sfiduciato” Leonardo Termini, merita un approfondimento anche secondo il sindaco stesso, che infatti ha trasmesso il dossier alla Procura. Dal documento a cui Cmdb ha lavorato per oltre sei mesi emerge una certa “continuità” nell’affidamento alle stesse ditte degli stessi appalti. Prendiamo il 2014. In quell’anno, viene evidenziato nel dossier, sono stati affidati 101 appalti per un totale di circa 5 milioni di euro. «Appariva anomalo», si legge, il fatto che di essi 60 siano stati assegnati con affidamento diretto, 34 in cottimo fiduciario e solo 7 con altra procedura (trattative private o somme urgenze). Cmdb parla di «casi sospetti». Sospetti o no, è un fatto che ci siano ditte che ricorrono più di altre. Ad esempio la Cms Srl, destinataria di tre appalti per un totale di oltre 736 mila euro; la Pettinato Costruzioni, «un cottimo fiduciario ed un affidamento diretto, entrambi di poco sottosoglia e con oggetto dell’appalto praticamente identico», per un totale di 229 mila euro; la Italsat, tre affidamenti «con oggetto similare» che sommano oltre 197 mila euro; la Intercontinentale di appalti ne ottiene cinque (secondo Cmdb viene meno «il principio di rotazione tra le imprese») totalizzando poco più di 370 mila euro; la ditta Amuso Antonino, con tre lavori da 187 mila euro (due degli appalti hanno oggetto identico); la 2G Costruzioni, due appalti di poco sottosoglia per un totale di 239 mila euro. La Celeste Costruzioni è tra le ditte “preferite” dall’Amam: nel 2014 ottiene tre appalti per un totale di ben 272 mila euro. Anche nel 2013 aveva avuto incarico per due lavori (totale meno di 50 mila euro). E sempre la Celesti ha fatto il pieno nel 2015: tre appalti per un totale di addirittura 633 mila euro. Infine la cooperativa Universo e Ambiente, tre lavori da 125 mila euro in totale. «Allarma – scrive Cmdb nel dossier a proposito della coop – il possibile condizionamento politico che avrebbe la società cooperativa secondo alcuni articoli di stampa». Molte di queste ditte le ritroviamo nell’anno ancora in corso: riecco la Celesti (due appalti da 219 mila euro), la Cms (385 mila euro con procedura negoziata), la Intercontinentale (cottimo da 100 mila euro) e sempre la Universo e Ambiente, 68 mila euro.

«Ricorso sistematico ed esclusivo». Le denunce del movimento Cmdb.

Cmdb denuncia «il ricorso sistematico ed esclusivo alle procedure di affidamento in economia (amministrazione diretta e cottimo fiduciario)», ma anche alle «procedure di somma urgenza anche per lavori o acquisti che potrebbero rientrare nella manutenzione ordinaria». Il ricorso all’affidamento in economia, inoltre, secondo l’Anac «deve essere opportunamente motivato, la mancata motivazione costituisce una ingiustificata sottrazione di questi affidamenti alle ordinarie procedure concorsuali». Evidenziato poi «l’affidamento per più annualità consecutive di appalto con medesimo oggetto alla medesima ditta, con procedura di affidamento in economia».

Rassegnaweb – Messina: “Copia e incolla” per vincere l’abilitazione: l’Università sospende per 1 anno il professor Dario Tomasello

Da Tempostretto.it – Sul caso Tomasello la decisione l’ha presa il Cda dell’Università.

Lo ha fatto senza indugi e senza alibi con la delibera assunta nella seduta di oggi: il professor Dario Tomasello è stato sospeso per un anno in seguito alla vicenda, finita anche alla ribalta nazionale, che ha visto il docente accusato d’aver copiato in occasione del lavoro presentato all’esame di abilitazione.

Il Consiglio d’amministrazione dell’Ateneo ha accolto la proposta del Collegio di Disciplina in seguito alla richiesta del Rettore Pietro Navarra, ed ha quindi sospeso per un anno il professore Tomasello, figlio dell’ex Magnifico Franco.

Lo scorso mese di giugno la Commissione tecnico-scientifica, presieduta dal professor Tullio De Mauro nominata appositamente dal Miur dopo la segnalazione trasmessa dall’Ateneo peloritano e l’interrogazione del parlamentare a 5Stelle Francesco D’Uva, ha notificato la decisione rilevando come in diversi lavori scientifici del professor Dario Tomasello risultino diverse ricopiature.

Era stato il Rettore Navarra a richiedere l’analisi della Commissione tecnico scientifica in seguito a quanto accaduto sul finire del 2015, quando, sempre su richiesta dell’Ateneo messinese (presentata da Navarra nel febbraio 2014) ed in base agli esposti inoltrati in Procura dal candidato escluso dal concorso, la Commissione di valutazione del Miur si era limitata a ribadire l’esito dell’esame di abilitazione rinviando la palla a Messina: “non siamo competenti a giudicare nel merito”. Insomma nel febbraio 2016 la Commissione di valutazione se ne lavò le mani ed il Rettore, mentre dopo l’articolo di Stella sul Corriere della Sera tutta l’Italia parlava del “professore premiato per aver copiato”, decise di segnalare nuovamente la vicenda al Miur e di affidarla ad una Commissione tecnico-scientifica. A giugno la seconda Commissione ha evidenziato quanto segnalato negli esposti e cioè che Dario Tomasello nel lavoro presentato al concorso avrebbe copiato parti delle opere del suo “maestro”, il professor Amoroso. Vi è da aggiungere che la Commissione dell’ateneo messinese che a suo tempo valutò il candidato Dario Tomasello, lodò in particolar modo l’opera a quanto pare non del tutto “originale”.

Mentre il caso finiva in un esposto in Tribunale ed in un giudizio per plagio il professor Tomasello vinceva il concorso superando il secondo candidato, ottenendo un posto a tempo indeterminato (nell’Ateneo all’epoca guidato dal padre) e conseguendo l’abilitazione. Determinante nell’aggiudicazione del concorso è stato l’elenco di pubblicazioni presentato da Tomasello ma che, secondo la denuncia e adesso anche secondo il Miur, in parte sono state ricopiate dai testi del professor Amoroso. Nonostante i ricorsi la Commissione di valutazione confermò a fine dicembre 2015 l’abilitazione conseguita a Messina, facendo però come Ponzio Pilato e lasciando l’ultima parola all’Università.

Non mancarono polemiche ed il caso ebbe risonanza nazionale, l’Unime si divise (guarda video allegato e articoli correlati).

Adesso, sei mesi dopo, il Cda ha deciso: Dario Tomasello va sospeso per un anno dal ruolo di docente di letteratura italiana contemporanea.

Il docente può però fare ricorso.

Rosaria Brancato

 

Di seguito la risposta del governo all’interrogazione presentata dal deputato del M5S Francesco D’Uva:

Il M.I.U.R., in data 31 marzo 2016, ha dato risposta alla interrogazione parlamentare presentata dall’On.le Francesco D’Uva in relazione al caso “Tomasello”. Di seguito la risposta resa dal Sottosegretario di Stato, Istruzione, Università e Ricerca, Sig. Toccafondi Gabriele: “ È opportuno, preliminarmente, rappresentare i passaggi che hanno caratterizzato l’operato dell’Amministrazione. Il Ministero, notiziato dall’Università degli Studi di Messina della segnalazione sull’asserito plagio pervenuta da parte di un professore associato dell’Ateneo messinese in vista dell’apertura delle procedure di reclutamento per un posto di professore ordinario nel settore di Letteratura contemporanea, allo scopo di verificare quanto rappresentato, avviava un’istruttoria tesa ad accertare la sussistenza e la rilevanza del presunto plagio. A tal fine informava, con nota direttoriale del 16 ottobre 2015, la Commissione dell’abilitazione scientifica nazionale (ASN) che, nella tornata del 2012, ha conferito l’abilitazione al professore accusato di plagio, invitandola a verificare il contenuto della segnalazione. In considerazione delle difficoltà riscontrate nel far pervenire alla Commissione la copiosa documentazione, la competente Direzione generale del MIUR sollecitava il Presidente a recarsi presso la stessa per prenderne visione. All’esito dell’incontro con il Presidente, la medesima Direzione generale, con ulteriore nota del 16 dicembre 2015, invitava nuovamente la Commissione a riunirsi. La Commissione, quindi, si riuniva presso il Ministero in data 21 dicembre 2015 e, concordava all’unanimità che, essendo decorso il termine di validità biennale della stessa, non poteva ne doveva rivedere il proprio giudizio sul candidato, che ha riguardato la rilevanza scientifica delle opere dello stesso ai fini del conferimento dell’abilitazione. All’esito di quanto riferito dalla Commissione giudicatrice, pertanto, l’Amministrazione, informava, con nota del 30 dicembre 2015, il Rettore dell’Università degli Studi di Messina in ordine alla impossibilità di addivenire a una modifica del giudizio di abilitazione già reso nei riguardi del professore accusato di plagio ed espressamente formulava riserva di adire le Autorità preposte per il seguito di competenza. Atteso quanto sopra, si rappresenta che l’Amministrazione, coerentemente con quanto si era riservata di fare, ha rinvenuto la necessità di acquisire un parere tecnico sulla sussistenza o meno del plagio e pertanto ha proceduto, con decreto direttoriale, alla nomina di un’apposita Commissione tecnico-scientifica incaricata di esaminare le opere oggetto di segnalazione. Ciò al fine di ottenere un’autorevole posizione tecnica sulla rilevanza e sulla sussistenza o meno del plagio e in considerazione del fatto che questa tipologia d’indagine non può essere svolta dalla competente Direzione del MIUR senza l’ausilio di un organo dotato delle necessarie competenze tecniche. Infatti, va evidenziato che la legge n. 240 del 2010 ed i relativi regolamenti attuativi (decreto del Presidente della Repubblica n. 222 del 2011 e decreto ministeriale n. 76 del 2012) relativi all’ASN conferiscono al Ministero, per il tramite della Direzione generale competente, precisi e specifici compiti. In particolare, il ruolo attribuito dalla normativa si riferisce alla indizione della procedura, alla formazione della Commissione e alla pubblicazione degli atti previa verifica della regolarità formale degli stessi. Inoltre, l’Amministrazione non può sostituirsi alla Commissione giudicatrice nelle valutazioni tecniche e di merito e che, fino all’accertamento del presunto plagio, non può adottare alcun provvedimento. La citata Commissione tecnico-scientifica si è riunita a fine febbraio concludendo le proprie valutazioni che il MIUR ha proceduto a trasferire alle competenti autorità giudiziarie per l’eventuale accertamento di possibili profili di illiceità che dovessero emergere dai fatti descritti, riservandosi, altresì, ulteriori atti che si ravvisassero opportuni rispetto agli ulteriori profili di interesse della sopra descritta vicenda.”

video
Il treno del ferro


Voci nel fango