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La Copertina
25 ott 2014
TUTTI I PARTICOLARI. I NOMI E LE FOTO DEGLI ARRESTATI. LE IMMAGINI DEL FURTO. "TOTALE DISPREZZO PER LA COSA PUBBLICA" - MESSINA, L'OPERAZIONE DELLA DIGOS: RUBAVANO GASOLIO ALL'ATM PER RIVENDERLO, 11 ORDINANZE DI CUSTODIA CAUTELARE (CI SONO ALCUNI DIPENDENTI). LE ACCUSE A VARIO TITOLO VANNO DALL'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE FINALIZZATO AL FURTO ALLA RICETTAZIONE. DANNO QUANTIFICATO PER L'ATM IN OLTRE 250MILA EURO
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LA CONFERENZA DI QUESTA MATTINA IN QUESTURA

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MESSINA: Presi 4 scafisti dopo lo sbarco dalla S.Giorgio
Sono quattro gli scafisti individuati ed arrestati dagli agenti della Squadra Mobile a poche ore dallo sbarco in città di migranti provenienti da Siria, Tunisia, Palestina, Egitto, Giordania, Libia, Bangladesh e Nigeria. Gli stranieri, dopo essere stati soccorsi in acque internazionali dalla nave della Marina Militare “San Giorgio”, hanno raggiunto il molo Colapesce. Le indagini della Mobile hanno e ...
LE FOTO, LA DENUNCIA. MESSINA, LA TENDOPOLI DELLA VERGOGNA. UN BANALE ACQUAZZONE LA RENDE INVIVIBILE. E I 100 MINORI CHE LA VIVONO INTANTO ATTENDONO...




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LE NOSTRE FOTO. L'INFANZIA 'CONTROLLATA' OLTRE CHE NEGATA... - MESSINA: 263 migranti giunti al porto. Tra loro anche sedici minori da soli, e sette accompagnati da adulti. Dodici le donne


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La Commissione Parlamentare Antimafia a Messina e Barcellona. Saranno sentiti anche la famiglia MANCA, SONIA ALFANO e l’avvocato REPICI

COMMISSIONE ANTIMAFIA

La Commissione Parlamentare Antimafia sarà in missione a Messina e Barcellona Pozzo di Gotto, lunedì 27 e martedì 28 ottobre, per approfondire la situazione in quei territori, le dinamiche attuali di Cosa Nostra e su alcune specifiche attività d’indagine in corso.

I lavori inizieranno in Prefettura alle ore 14,30 con le audizioni del Prefetto, del Questore, del Comandante Provinciale dei Carabinieri, del Comandante Provinciale della Guardia di Finanza e del Capo Centro della DIA.

Dalle 16,30 si svolgeranno le audizioni del Procuratore della Repubblica di Messina, Guido Lo Forte, accompagnato da altri magistrati della DDA.

Alle 18,30 è prevista l’audizione del Procuratore facente funzioni di Barcellona Pozzo di Gotto, Francesco Massara.

A concludere le audizioni della giornata, alle ore 19,30, sarà l’audizione del Procuratore di Patti, Rosa Raffa.

Martedì 28 ottobre la Commissione, dalle 9,00 alle 10,00 farà un sopralluogo presso la Casa Antiracket di Barcellona Pozzo di Gotto. Successivamente, riprenderanno le audizioni presso la Prefettura di Messina.

Alle 11,00 ci sarà l’audizione dei familiari del dott. Attilio Manca.

Alle 12,00 è previsto l’incontro con le associazioni antimafia ed alle 14,00 l’audizione dell’on Sonia Alfano e dell’avv. Fabio Repici.

Al termine dei lavori, alle ore 15,00, sempre in Prefettura, avrĂ  luogo una conferenza stampa con la Presidente, on. Rosy Bindi.

RASSEGNAWEB – MESSINA: Crac Demoter, il Riesame conferma gli arresti dei Borella

Carlo Borella deve restare in carcere. Per l’ex presidente dell’Ance e capo delle imprese di famiglia e soprattutto della Demoter spa società che operava nel settore degli appalti pubblici, non sussistono i presupposti per tornare in libertà o andare ai domiciliari. Così si sono pronunciati i giudici del Riesame che hanno respinto le istanze dei difensori degli indagati dell’operazione Buco Nero. Secondo la Procura sarebbe Carlo Borella la mente e l’organizzatore dell’operazione di svuotamento dei rami attivi del complesso aziendale, collocandoli in nuove società. Naturalmente per raggiungere l’obiettivo Borella contava sulla complicità di esperti professionisti per ottenere perizie di favore mantenendo le attività del gruppo, sottraendole all’aggressione dei creditori. Le indagini di Polizia e Guardia di Finanza portarono il 29 settembre scorso all’arresto di otto persone mentre altre 23 sono state denunciate con l’ipotesi di reato di associazione per delinquere finalizzata ai reati di bancarotta fraudolenta. Se Carlo Borella resta in carcere, i giudici del riesame hanno confermato i domiciliari per il padre Benito e la sorella Zelinda entrambi amministratori della Demoter che nel corso degli interrogatori hanno respinto tutti gli addebiti e per gli amministratori di società destinatarie dei rami d’azienda della Demoter Patrizia Surace, Gianfranco Cucinotta e Giuseppe Bottaro. Nel novembre 2011 la Demoter venne sottoposta a procedura di liquidazione volontaria ed il primo febbraio 2013 venne dichiarata fallita. L’anno precedente Carlo Borella era stato condannato in appello ad 1 anno e 2 mesi per favoreggiamento dell’associazione mafiosa Barcellona capeggiata dal boss Carmelo D’Amico. Una pesante tegola che non gli impedisce di organizzare le operazioni necessarie a mettere in salvo beni aziendali. Con il contributo di commercialisti esperti la DE.MO.TER viene progressivamente svuotata dei suoi rami d’azienda più rilevanti e produttivi, costituiti da importanti commesse pubbliche, predisponendo le condizioni per l’avvio della procedura di concordato preventivo. I rami inattivi vengono trasferiti a cinque società riconducibili a Borella che con questi stratagemmi riesce a mettere in salvo ingenti capitali. da GDS

 

dal WEB

No secco del Tribunale del Riesame ai ricorsi degli avvocati. E’ andato a vuoto, per gli arrestati dell’inchiesta sul crac Demoter, il passaggio davanti al TdR. Il collegio ha respinto le istanze, confermando in todo le ordinanze siglate dal Gip Maria Luisa Materia per Carlo E Zelinda Borella, il padre Benito, familiari e collaboratori. Il costruttore quindi resta in carcere, e restano ai domiciliari le altre sette persone coinvolte. L’accusa è per tutti di bancarotta fraudolenta.

Era andata meglio ai commercialisti indagati: tre su sei di loro sono tornati a lavoro, mentre il Gip aveva confermato l’interdizione temporanea dalla professione per gli altri tre.

Per il momento, perĂł, la magistratura messinese sembra avere una direzione univoca sulla vicenda: prima di far fallire la Demoter, la famiglia Borella ha messo in salvo una parte del patrimonio, spezzettando l’impresa con successivi cessioni di ramo d’azienda. Tutto ciĂł a scapito dei creditori.

Una tesi sempre respinta dai Borella, che rivendicano la regolaritĂ  dell’operazione Cubo, cioĂ© l’impresa inizialmente “destinataria” dei mezzi della Demoter, così come le successive cessioni, che sarebbero state effettuate salvando le garanzie dei creditori.

Non la pensano così il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, i sostituti Antonio Carchietti e Fabrizio Monaco, né il capo della Squadra Mobile Giuseppe Anzalone. Sono stati loro a scoprire che Carlo Borella, malgrado le interdittive antimafia e le istanze di fallimento, continuava a controllare le società nate dalle cessioni Demoter.

Un’impresa, la holding della famiglia Borella, che ha partecipato ad appalti in tutto il mondo. Fondata da Benito Borella, Ă© passata poi alla gestione di Zelinda. Ben presto le è subentrato anche Carlo. Tra i molti lavori realizzati a Messina, anche il lotto per il completamento degli svincoli Giostra – Annunziata. Appalto passato poi nel 2010 all’impresa Ricciardello di Brolo, con una serie di perizie, ora all’attenzione dell’assessore comunale De Cola e del dirigente Mario Pizzino per via delle cifre lievitate vertiginosamente.

http://www.tempostretto.it/news/buco-nero-crac-demoter-riesame-conferma-arresti-borella.html

CASO MESSINA: La Cassazione annulla sentenza del “Processo Lembo”. DovrĂ  essere una nuova sezione della Corte d’Appello di Catania a giudicare

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GIOVANNI LEMBO – FOTO EDG

La seconda sezione della Corte di Cassazione (Presidente Antonio Esposito) ha annullato, con rinvio, la sentenza d’appello del cosiddetto “processo Lembo”. Si tratta della nota vicenda del “caso Messina” con al centro la gestione del falso pentito Luigi Sparacio. Ieri mattina, la Procura Generale della Cassazione, con il procuratore Vito D’Ambrosio, aveva chiesto l’annullamento. Non solo, aveva preannunciato che avrebbe valutato l’attivazione dell’azione disciplinare nei confronti dell’estensore della sentenza per la pochezza – a suo dire – del testo; inoltre, aveva precisato che avrebbe trasmesso gli atti alla Procura di Catania per verificare una presunta difformitĂ  fra dispositivo e motivazione.

Nel 2013, dopo quasi 15 mesi dalla lettura del dispositivo della sentenza, la prima sezione penale della Corte d’appello di Catania, presieduta da Ignazio Santangelo, aveva depositato le motivazioni della sentenza, che avrebbero dovuto essere pubblicate entro l’11 luglio del 2012. Eppure ci volleero 15 mesi per partorire 23 pagine, compreso elenco di imputati, capi di imputazione, e dispositivo

La sentenza di primo grado era di quasi mille pagine e prendeva in esame le vicende dell’ ex sostituto procuratore nazionale antimafia Giovanni Lembo, coinvolto in episodi poco chiari su cui ha indagato la Procura di Catania nel 1997 a seguito di una denuncia sporta dall’avvocato messinese Ugo Colonna che aveva evidenziato numerose collusioni giudiziarie nella gestione del pentito Luigi Sparacio finalizzate a coprire le modalità con le quali per anni erano stati favoriti i massimi esponenti dei gruppi mafiosi peloritani.

La sentenza della Corte d’appello ha ribaltato, in grande parte, quella di primo grado. Mentre sono state confermate le condanne nei confronti del falso pentito Luigi Sparacio (6 anni e 4 mesi) e dell’ex magistrato Marcello Mondello (7 anni), è stata disposta l’assoluzione del maresciallo dei carabinieri Antonio Princi (imputato di calunnia nei confronti dell’avv. Colonna e del collaboratore Paratore), ed è stata dichiarata la prescrizione nei confronti dell’imputato eccellente, l’ex sostituto procuratore nazionale antimafia Giovanni Lembo perché è stata ritenuta insussistente l’aggravante mafiosa applicata dal Tribunale. Per il presidente della Corte, Santangelo, Lembo ha favorito mafiosi del calibro di Luigi Sparacio e Michelangelo Alfano, ha formato atti falsi, ha integrato abusi d’ufficio e calunniato un denunciante ma soltanto per avvantaggiare i mafiosi e non la mafia.

Successivamente, la Procura Generale ha fatto appello, come lo hanno fatto gli imputati (tranne Princi) e la parte civile, l’avv. Colonna. Oggi, il verdetto della Suprema Corte: dovrà essere ora una nuova sezione della Corte d’Appello di Catania a giudicare.

Scritto da Marco Benanti – http://www.lurlo.info/index.php/rubriche/giudiziaria/item/962-caso-messina-la-cassazione-annulla-sentenza-del-processo-lembo

dal WEB
La Cassazione ha annullato ieri la sentenza di assoluzione dell’ex giudice Giovanni Lembo, emessa nel 2012, rinviando gli atti alla Corte d’appello di Catania. Il magistrato era accusato di aver pilotato le dichiarazioni del boss pentito Luigi Sparacio, di Messina, così da tener fuori dalle dichiarazioni il boss Michelangelo Alfano. Lembo all’epoca dei fatti era nella Procura nazionale antimafia. Annullate le sentenze per il maresciallo Antonino Princi (che in appello era stato assolto) e per l’ex Gip Marcello Mondello (che aveva subito in primo e secondo grado la condanna a 7 anni), anche queste con rinvio in appello. In primo grado, nel 2008, Lembo era stato condannato a 5 anni con l’aggravante mafiosa. In secondo grado i giudici avevano deciso per l’aggravante semplice, prescrivendo le accuse principali. (ANSA)

PALAZZO DEI NORMANNI: Accorinti, “In questo palazzo c’era puzza di mafia e continua a esserci”. E l’Ars insorge

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“In questo palazzo c’era puzza di mafia e continua a esserci”. A pronunciare queste parole, qualche giorno fa, è stato il sindaco Renato Accorinti durante l’assemblea straordinaria dell’Anci Sicilia riunita nella sala gialla di Palazzo dei Normanni.

L’intervento del sindaco era stato registrato ed oggi le sue parole sono state fatte riascoltare nel dibattito parlamentare della seduta dell’Assemblea regionale.

A sollevare il caso è stato il deputato-questore, Franco Rinaldi (Pd), che ha chiesto al Consiglio di presidenza dell’Ars di pronunciarsi sulla vicenda. Contro il sindaco di Messina s’è scagliata anche la deputata Bernadette Grasso (Cp-Pid), che ha chiesto alla Presidenza di far rispettare a tutti il regolamento sul decoro.

“Accorinti si è presentato in maglietta, jeans e scarpe da tennis e poi ha inveito contro di me con un linguaggio offensivo e scurrile”, ha affermato Grasso. Solidarizzando con la Grasso, che avvicinandosi al banco della presidenza ha rivelato le frasi ingiuriose rivoltele dal sindaco di Messina, il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, ha detto: “Evitiamo di fare da cassa di risonanza a soggetti che vivono sull’antipolitica e sul dispregio delle istituzioni”.

FONTE ANSA

CANNETO, CLAMOROSA SVOLTA NELLE INDAGINI: Giuseppe Pezzino sospettato piromane per incendi misteriosi a Canneto di Caronia

MESSINA – C’è un piromane dietro ai misteriosi incendi che si sono verificati ultimamente a Canneto di Caronia (Messina)? Un uomo di 25 anni, Giuseppe Pezzino, è indagato per gli strani incendi e tilt che si sono verificati tra il 20 luglio e l’8 ottobre. Ma l’uomo è sospettato anche per i roghi precedenti, che risalgono persino a dieci anni prima, spiega il Corriere della Sera.

Gli incendi erano avvolti nel mistero: né la Protezione Civile né gli scienziati interpellati erano riusciti a spiegarne le cause. Qualcuno aveva persino ipotizzato si trattasse di interventi extraterrestri e molti li avevano definiti “incendi del diavolo“. I carabinieri, invece, sono arrivati Pezzino, figlio del presidente del comitato cittadino Nino Pezzino.

La stessa famiglia Pezzino è stata coinvolta nei misteriosi roghi che hanno colpito il paese negli ultimi anni e il signor Nino difende il figlio:

“C’è anche chi ha avuto il coraggio di ipotizzare che gli abitanti di Canneto di Caronia abbiano architettato una messa in scena per attirare l’attenzione. Sì certo come no. Per mesi siamo stati al buio, il valore commerciale della casa è colato a picco e il risarcimento per i danni che abbiamo subito è arrivato, parziale, dopo tanto tempo”. http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/giuseppe-pezzino-sospettato-piromane-per-incendi-misteriosi-a-canneto-di-caronia-1999443/

CLAMOROSA SVOLTA NELLE INDAGINI: Incendi a Canneto di Caronia, un indagato e 11 perquisizioni

MikeCriss Blog - Gli Incendi Di Canneto

C’è un indagato per gli incendi finora ritenuti spontanei e inspiegabili che si sono susseguiti a Canneto, frazione costiera di Caronia (Messina). Questa mattina i carabinieri hanno notificato un’informazione di garanzia emessa dalla Procura di Patti nei confronti di una persona la cui identitĂ  non è stata resa nota e che è indagata per i reati di incendio e danneggiamento seguito da incendio continuati relativi a diversi episodi avvenuti fra il 20 luglio l’8 ottobre scorsi.

Si tratta di una serie di roghi che hano segnato il ripresentarsi dei fenomeni incendiari, iniziati undici anni fa e finora rimasti senza alcuna spiegazione, nonostante accertamenti e verifiche compiute dalla Protezione civile e da vari organismi di ricerca nazionali. A Canneto stamattina i carabinieri hanno anche effettuato 11 perquisizioni ad abitazioni e veicoli alla ricerca di strumenti atti ad appiccare con rapiditĂ  il fuoco e dispositivi generatori di combustione. FONTE: http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/10/20/news/incendi_a_canneto_di_caronia_un_indagato_e_11_perquisizioni-98573063/

LA SVOLTA
La svolta è di quelle clamorose che faranno discutere e riguarda i misteriosi incendi di Canneto di Caronia, che già dal 2003 avevano seminato il panico nella frazione costiera in provincia di Messina, per poi riprendere questa estate, fra luglio e ottobre. Adesso spunta un indagato, la cui identità è ancora tenuta top secret dai carabinieri, che oggi hanno notificato un avviso di garanzia, firmato dalla procura della Repubblica di Patti. I reati a carico dell’uomo in questione sono incendio e danneggiamento. Se la persona indagata dovesse risultare effettivamente responsabile dei fatti che gli vengono addebitati saremmo in presenza della fine di un incubo per gli abitanti di questa frazione, che da oltre un decennio sono costretti a convivere con i roghi, finora rimasti senza alcuna spiegazione. Un mistero fitto e apparentemente irrisolvibile, nonostante i tantissimi accertamenti e le verifiche compiute dalla Protezione civile e da vari organismi di ricerca nazionali, giunti in tutti questi anni nel piccolo centro siciliano. Che le indagini siano ad una svolta è anche confermato dal fatto che stamattina i carabinieri della Compagnia di Santo Stefano di Camastra hanno anche effettuato perquisizioni a Canneto di Caronia ad undici fra abitazioni e veicoli, alla ricerca di dispositivi generatori di combustione, in grado di provocare incendi in pochi secondi.