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La Copertina
26 nov 2014
MESSINA, IL PERSONAGGIO: CHI E' L'IMPRENDITORE NINO GIORDANO, ARRESTATO NELL'INCHIESTA DELLA DIA 'TEKNO'
GIORDANO NINO

FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

Chi è Nino Giordano? Inizia con unʼimpresa di pulizie, la sua ascesa nel gotha messinese dellʼedilizia, coi supermercati e con qualche operazione immobiliare contestata. Giordano nasce a Fondachelli Fantina e si butta sul mattone prima con la Gio.Im Srl (società nata nel 2002,) e poi con ...



MESSINA: Market di droga nella zona sud, in 14 patteggiano, 7 a giudizio
Market di droga nella zona sud, in 14 patteggiano, 7 a giudizio IL DETTAGLIO - I rinvii a giudizio - Sono 7 gli imputati che in apertura d’udienza hanno scelto il giudizio ordinario, e hanno registrato il rinvio a giudizio, con l’inizio del processo fissato per il prossimo 19 marzo, davanti ai giudi...
Corsa per la Procura di Palermo - Ingroia su GUIDO LO FORTE: “Il più indicato per fare il procuratore di Palermo”. “Lo Forte per primo indagò sui cosiddetti Sistemi Criminali, il primo segmento dell’inchiesta oggi denominata Trattativa. E’ per questo motivo che qualcuno non lo vuole a Palermo”

Guido Lo Forte? “Il più indicato per fare il procuratore di Palermo”. Franco Lo Voi? “Sarebbe un procuratore normalizzatore: avrei più titoli io per fare il procuratore capo di Palermo...
CASO MANCA - Ingroia indagato per calunnia. ”Il pm di Viterbo è un analfabeta”. Ora l’ex pm annuncia: ”Denuncerò Petroselli al Csm e forse anche penalmente”

La procura di Viterbo ha iscritto Antonio Ingroia, avvocato di parte civile della famiglia di Attilio Manca, nel registro degli indagati per calunnia. L...

MESSINA: Tratta clandestini, chieste condanne per 200 anni

Nove condanne per 183 anni di carcere sono state richieste nel processo dell’operazione Rais che vede imputati gli organizzatori dei viaggi della speranza dal Nord Africa alla Sicilia, scafisti e fiancheggiatori. Le ipotesi di reato contestate sono associazione a delinquere e sequestro di persona a scopo di estorsione.

Il PM Giuseppe Verzera ha chiesto alla Corte d’Assise la condanna a 30 anni di reclusione per il capo dell’organizzazione, l’egiziano multimiliardario Abu Yussef tuttora latitante nel suo Paese. Stessa richiesta per il fratello Abdel Mohamed e per Zakaria El Sayed Attia i più stretti collaboratori del boss. Il rappresentante dell’accusa ha chiesto anche una condanna a 25 anni di carcere e due a 17. L’udienza è stata poi sospesa. Si riprenderà il 10 dicembre con le repliche dei difensori. Gli arresti dell’operazione Rais scattarono il 16 maggio 2011. L’organizzazione era quasi del tutto sconosciuta. Contrariamente a quelle tunisine e libiche quella egiziana per dieci anni era riuscita ad agire nell’ombra scaricando sulle coste italiane migliaia di clandestini africani ed asiatici. Eppure bastarono pochi mesi di indagini alla Squadra Mobile di Messina per smantellare l’organizzazione. Dieci persone furono arrestate per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sequestro di persona a scopo di estorsione. Tre gli sbarchi intercettati dalla Polizia nel giro di pochi mesi che consentirono di arrestare 33 persone e di rimpatriare 277 migranti. L’operazione era scattata dopo che nel luglio 2010 la Polizia Stradale intercettò sull’autostrada Messina-Catania un autocarro con 81 immigrati sbarcati la notte precedente sulla spiaggia di San Leone ad Agrigento. DA GDS

I magistrati Gianluca De Leo (di Messina) e Tartaglia alla Dda di Palermo

PALERMO. Gianluca De Leo e Roberto Tartaglia entrano da oggi a far parte della direzione distrettuale antimafia di Palermo. Il procuratore Leonardo Agueci ha pubblicato il decreto di designazione.

Il provvedimento è stato inviato anche al Consiglio Superiore della Magistratura. La nomina segue il trasferimento di Laura Vaccaro alla Procura dei minori di Caltanissetta e la scadenza dalla direzione distrettuale antimafia di Sergio Barbiera e Francesco Del Bene.

Tartaglia, 32 anni, napoletano, è tra i magistrati che indagano sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. A Palermo dal 2011, è stato assegnato originariamente al pool che indaga sui reati contro la pubblica amministrazione. Da due anni rappresenta la pubblica accusa al processo sul patto tra Cosa nostra e pezzi delle istituzioni e conduce le recenti indagini sulle commistioni tra settori deviati dei Servizi, massoneria e mafia che fanno da sfondo alla cosiddetta trattativa.

De Leo, 37 anni, messinese, ha condotto indagini su malasanitĂ  e criminalitĂ  comune ed economica. Nell’ultimo anno anno ha coordinato importanti inchieste sui clan mafiosi della Noce e di Porta Nuova che hanno portato all’arresto di decine di boss ed estortori.

Palermo: Riaperto dibattimento processo Mori

La quinta sezione penale della Corte di appello di Palermo ha disposto la “rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale” nel processo all’ex generale del Ros dei carabinieri Mario Mori e al colonello Mauro Obinu, imputati di di favoreggiamento aggravato a cosa nostra, per la mancata cattura di Bernardo Provenzano, a Mezzojuso nel 1995. La Corte, presieduta da Salvatore Di Vitale, ha accolto la richiesta”formulata nelle precedenti udienze dal procuratore generale Roberto Scarpinato e dal sostituto Luigi Patronaggio. In primo grado, Mori e Obinu sono stati assolti. Secondo la Corte, occorre sentire nuovamente, tra gli altri, il colonnello dei carabinieri Michele Riccio, i pentiti Antonino Giuffre’, Giovanni Brusca, Stefano Lo Verso e Angelo Siino, Rosario Flamia. Il processo riprnedera’ il primo dicembre. (AGI)

Messina, l’inchiesta della Dia ‘Tekno’. Conclusi gli interrogatori: Frisone ricostruisce i rapporti con funzionari e imprenditori

Con il faccia a faccia tra il gip Maria Luisa Materia e l’architetto Letterio Frisone si è conclusa la due giorni dedicata agli interrogatori di garanzia dopo gli arresti dell’operazione “Tekno”. Il funzionario del Consorzio autostrade siciliane è stato sentito in merito alla presunta turbativa d’asta sull’appalto del sistema di sorveglianza attrezzata sull’A18 e sull’A20. Accompagnato dal suo difensore, l’avvocato Valter Militi, ha respinto le accuse mosse dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita e dal sostituto Fabrizio Monaco, si è soffermato sui rapporti intrattenuti con gli altri funzionari del Cas e con gli imprenditori coinvolti nell’inchiesta, fornendo altresì una versione dei fatti che mira a chiarire la sua posizione. La difesa, a questo punto, valuterà se presentare ricorso, nei primi giorni della prossima settimana, al Tribunale del riesame contro i provvedimento che dispone la misura dei domiciliari. Ma Letterio Frisone non è solo stato raggiunto dall’ordine di custodia che limita la libertà personale: il giudice Materia ha disposto nei suoi confronti anche il sequestro preventivo del saldi dei rapporti bancari a lui intestati e, in caso di incapienza, dei beni immobili e mobili registrati riconducibili alla sua persona, sino alla concorrenza della somma di 100mila euro. A Frisone, in particolare, viene addebitato il fatto che, in quanto dirigente del Consorzio per le autostrade siciliane e quale Responsabile unico del procedimento nell’ambito della gara sul servizio di sorveglianza attrezzata, non avrebbe intrapreso alcuna iniziativa diretta a impedire la turbativa dell’aggiudicazione dell’appalto, pur in conoscenza dell’accordo intercorso tra le varie parti in gioco. Anzi, si sarebbe adoperato affinché alcune richieste formulate dalla Meridional Service sotto forma di “chiarimenti” potessero essere accolte. Da gazzettadelsud

Rassegna web – Il processo Oro Grigio: Green Park sul Torrente Trapani, in appello l’accusa chiede la conferma delle condanne

“Confermate il verdetto emesso in primo grado”. E’ questa la richiesta dell’accusa alla fine del processo di secondo grado scaturito dall’operazione Oro grigio, l’inchiesta che portò al sequestro del complesso Green Park sul Torrente Trapani. L’ha avanza il pg Enza Napoli ai giudici della Corte d’appello di Messina, oggi pomeriggio, dopo un’ora e mezza di requisitoria nella quale ha ripercorso la genesi dell’indagine, le vicende emerse, le questioni tecniche legate alla sentenza di primo grado. Il sostituto procuratore generale ha stigmatizzato il ruolo dei dirigenti regionali coinvolti, additando i meccanismi deviati della burocrazia. Infine ha riportato stralci di conversazioni, intercettate dalla Squadra Mobile nel corso delle indagini, che hanno svelato il ruolo dei protagonisti, in particolare dell’ex vice presidente del consiglio comunale Umberto Bonanno. Alla fine dell’udienza la Corte ha dato la parola alle parti civili e rinviato al prossimo 5 febbraio per ascoltare i difensori degli imputati.

LA SPECIALE RECENSIONE DELL’ AVV. FABIO REPICI: Buttanissimo Buttafuoco! Nel suo ultimo libro, Buttanissima Sicilia, lo scrittore ha provato a distorcere i drammatici fatti della strage di via D’Amelio, costata la vita a Paolo Borsellino ed alla sua scorta. E forse c’è un motivo…

Lo ha dimostrato negli ultimi tempi anche col suo Buttanissima Sicilia (ed. Bompiani), una sorta di beffarda e spudorata invettiva contro l’indole spettacolarmente autolesionista della sua terra. Laddove, per l’ennesima volta, Buttafuoco ha mostrato quanto poco abbia a cuore la propria coerenza, nel trattare ferocemente le vicende politiche (e giudiziarie) dell’ex presidente Raffaele Lombardo, oggi paragonato a Mastro don Gesualdo ma un tempo dallo stesso Buttafuoco decantato come fatato esponente politico che avrebbe finalmente risollevato le sorti della Sicilia. Erano tempi, quelli del Lombardus mirabilis, curiosamente coincidenti con la nomina di Buttafuoco, grazie a Lombardo, come presidente del Teatro Stabile di Catania e con la prefazione dello stesso Buttafuoco all’imprescindibile Il Movimento per l’autonomia di Raffaele Lombardo, libro di tal Nuccio Molino, putacaso al tempo portavoce di Lombardo (e amico di Buttafuoco, ho letto da qualche parte).

Ma non è dell’incoerenza politica di Buttafuoco che voglio occuparmi (incoerenza solo sulle questioni per lui futili, in realtà, perché per il resto il nostro resta sempre e coerentemente fascista, da qui all’eternità). E, del resto, alcune delle cose scritte in Buttanissima Sicilia sono perfino condivisibili, a cominciare da talune sull’attuale presidente Crocetta, il quale sembra quasi impegnarsi allo spasimo per attirarsi meritatamente le critiche più urticanti.

Fatti e opinioni

C’è, invece, che, se sulle idee e le opinioni politiche ognuno può dire quel che meglio crede, lo stesso non può valere per i fatti, soprattutto quando si tratti di fatti drammatici, come la strage di via D’Amelio. Su quelli, leggere falsità provoca l’indigesto. E in una pagina di Buttanissima Sicilia (la numero 67) se ne legge un concentrato osceno, tutto in un significativo spazio tra parentesi (come per dare ragione a chi teorizza che le cose più importanti sono sempre quelle relegate fra due parentesi): “E sono cose di Sicilia, tutte dentro il sipario, strette nella tenaglia della legittimazione reciproca o, al contrario, del disconoscimento di ritorno. Ponendo il caso, tra i casi, che un Salvatore Borsellino (che di cognome, appunto, fa “Borsellino”), non convochi un’assemblea di Agende rosse e non stili un nuovo elenco di buoni e di cattivi (sì, la famosa agenda da cui Paolo Borsellino non si staccava mai, quella andata sicuramente distrutta dalla carica di tritolo, ritenuta trafugata sulla scena dell’orrenda strage, quella considerata alla stregua del Graal per smascherare la trattativa Stato-mafia e poi rivelatasi un parasole)”.

Tralascio di immorarmi sull’elasticità di Buttafuoco nell’uso della punteggiatura, con la virgola a separare un soggetto da un predicato (“Salvatore Borsellino, non convochi”), e ammetto che pure su un mio amico (qual è, appunto, Salvatore Borsellino), naturalmente, Buttafuoco ha tutto il diritto di pensarla diversamente da me. Sennonché, nella parentesi citata testualmente sono state messe in fila due buttanate (o buttafuocate?) di dimensioni colossali: 1. L’agenda rossa di Paolo Borsellino andata sicuramente distrutta. Salvo che Buttafuoco non voglia dire che Agnese Borsellino abbia, non si sa per quale motivo, mentito ai magistrati e alla nazione, è certo che quel maledetto pomeriggio del 19 luglio 1992 l’agenda rossa di Paolo Borsellino si trovava nella sua borsa, la quale ultima, per nulla distrutta, fu fotografata e videoripresa mentre veniva portata via dal rogo di via D’Amelio in mano a un ufficiale dei carabinieri, che non ha mai voluto rivelare a chi l’abbia fatta avere, prima di rimetterla a bordo dell’auto del magistrato ucciso, priva dell’agenda, quando le fiamme non si erano ancora spente.

Scoop o depistaggio?

Capisco che per un fascista come Buttafuoco sia arduo pensar male di un capitano dei carabinieri (non oso immaginare la stima che egli possa nutrire per il generale Mori!) ma le immagini sono lì a dimostrare che la borsa che custodiva l’agenda rossa fu temporaneamente trafugata, così da consentire la sottrazione definitiva dell’agenda rossa; 2. L’agenda rossa di Paolo Borsellino rivelatasi un parasole. Qui Buttafuoco arriva a screditare se stesso con un illusionismo dialettico che nemmeno il peggior epigono del mago Silvan avrebbe osato proporre. Fu un falso scoop (e un vero depistaggio) di Francesco Viviano su Repubblica di un anno e mezzo fa (immediatamente, non a caso, rilanciato da Gianmarco Chiocci ed Enrico Tagliaferro sul Giornale) a tentare di accreditare l’ipotesi che l’agenda rossa, anziché essere stata prelevata furtivamente dalla borsa di Paolo Borsellino dopo l’esplosione in via D’Amelio, fosse stata immortalata, miracolosamente intatta, sotto un pezzo di cadavere carbonizzato della povera Emanuela Loi. Taluni denunciarono immediatamente che non di scoop ma di depistaggio a mezzo stampa si trattasse; dopo ventiquattr’ore gli accertamenti della Procura di Caltanissetta si incaricarono di attestare che quello individuato da Viviano come agenda rossa era in realtà un pezzo di parasole.

Ciò avveniva proprio nelle settimane in cui l’istruttoria dibattimentale del processo Borsellino quater si stava occupando pericolosamente (per alcuni, almeno) proprio della sottrazione dell’agenda rossa. Ed ecco che fuori tempo massimo Buttafuoco rilancia il depistaggio con un salto logico da psichiatria. O – ipotesi perfino peggiore – da sputasentenze, pur essendo di quei fatti su cui scrive sommamente ignorante.Come può un intellettuale (ché tale è Buttafuoco, e perfino un opinion leader, a conferma del tempo sbandato in cui viviamo) raggirare i propri lettori, mistificando i dati della realtà, addirittura su una vicenda così grave come la strage di via D’Amelio?

Non ero ancora riuscito a trovare una risposta, fino a quando, qualche settimana fa, rigirandomi fra gli scaffali di una libreria, mi balzarono davanti agli occhi Buttanissima Sicilia e, accanto a lei, un altro libro, a me fino a quel momento ignoto, del prolifico Buttafuoco.

Il titolo è Fogli consanguinei e, da quel che ho capito, è una raccolta di pezzi scritti per il quotidiano Il Foglio, diretto da quel Giuliano Ferrara che di Buttafuoco è, comprensibilmente, uno dei mentori più infervorati. Ma a lasciarmi senza fiato fu sapere chi fosse stato l’editore del Buttafuoco di Fogli consanguinei: Edizioni di Ar. Chi non avesse mai letto gli atti del processo per la strage di Piazza Fontana (che è il luogo nel quale più si è parlato delle Edizioni di Ar) sappia che si tratta della casa editrice dell’ar(iano) Franco Freda, lo stragista di Piazza Fontana, come stabilito dalla Corte di cassazione nel 2005. E all’analisi agiografica di Franco Freda (cioè del bombarolo razzista suo editore) Buttafuoco ha addirittura dedicato il primo capitolo di Fogli consanguinei.

A quel punto ho capito due cose. La prima è che Buttafuoco con la verità sulle stragi ha un conflitto ideologico, strutturale, quasi ontologico. La seconda è che l’Italia è davvero il paese della tolleranza acritica per le devianze dei potenti (ché Buttafuoco è un intellettuale potente, pubblicato dai più grossi editori, oltre che da Franco Freda, e dalle più grosse testate giornalistiche, oltre che da Giuliano Ferrara, e pure ospite riverito di salotti televisivi), se a un autore del catalogo dello stragista Franco Freda è dato spazio amplissimo, senza nulla eccepire, da giornali soi-disants democratici.

FONTE: http://www.ilguastatore.it/buttanissimo-buttafuoco/