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La Copertina
03 mar 2015
MESSINA: Processo Formazione, no ad alcune parti civili. I giudici: Regione e lavoratori non si potranno costituire contro gli enti
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IL MAGISTRATO SEBASTIANO ARDITA ASSIEME ALL'AVVOCATO BONNI CANDIDO DURANTE UNA PAUSA DELL'UDIENZA - FOTO DI ENRICO DI GIACOMO

Nuccio Anselmo - GDS - Gli enti pubblici e i privati, che poi sarebbero i lavoratori della formazione professionale ormai da mesi senza alcuna certezza e da molto tempo senza alcun stipendio, non potranno costituirsi parte civile nei c...

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Palermo, arrestato Roberto Helg: bloccato dai carabinieri mentre intasca una tangente. Il presidente della Camera di Commercio è stato fermato dai carabinieri per estorsione


Il presidente della Camera di commercio di Palermo, Roberto Helg, è stato arrestato dai carabinieri di Palermo mentre intascava una tangente. Helg, personaggio assai noto in città è attualmente anche vice presidente della Gesap, la società di gestione dell'aeroporto Falcone Borsellino di Palermo. Spiegano i carabinieri in un comunicato: "Proprio nella veste di rappresentante Gesap, Helg ha chiesto e ottenuto il pagamento di una somma di denaro di 100 mila euro ad un esercente del settore de...
RASSEGNAWEB - MESSINA: Processo Formazione. I corsisti, "La Regione sia citata responsabile civile"




DA TEMPOSTRETTO.IT - E' stata una udienza di passaggio quella di oggi per il processo Corsi d'oro bis, l'ormai noto processo che la Procura messinese guidata dall'aggiunto Sebastiano Ardita ha intentato contro l'...
MESSINA, NEGATE RIPRESE E FOTO A PROCESSO CORSI D'ORO 2: Protesta l'Ordine dei giornalisti




L'opposizione di un solo difensore ha impedito oggi ai giornalisti di effettuare le riprese video e fotografiche al processo “Corsi d’Oro 2”, che si sta celebr...

 

SVOLTA STORICA: Fisco, accordo Italia-Monaco per abolizione del segreto bancario. LE INCHIESTE PIU' RECENTI DELLE PROCURE HANNO RIGUARDATO AMADEO MATACENA E FRANCANTONIO GENOVESE



E' stato firmato oggi, a Monaco, l'accordo in materia di scambio di informazioni ai fini fiscali tra l'Italia ed il Principato di Monaco che, analogamente a qu...
Neonato morto, presentato esposto in procura. Il piccolo è deceduto ieri al Policlinico di Messina dove era stato trasferito d'urgenza dall'Utin dell'Umberto I di Siracusa per presunti problemi respiratori

Un neonato di 38 giorni, nato prematuro, è morto ieri nel Policlinico di Messina dove era stato trasferito d'urgenza dall'Utin dell'Umberto I di Siracusa per presunti problemi respiratori. Sul decesso il legale dei genitori, l'avvocato Dario Pastore, come scrive Livesicilia, ha presentato un esposto alla Procura di Catania. La madre ha avuto la rottura delle acque il 19 gennaio scorso a Bronte, alla 24esima settimana di gestazi...
LA RIVELAZIONE: Pentito D'Amico parla davanti al pool trattativa



Protetto da una località segreta, il pentito Carmelo D'Amico, ex appartenente alla mafia di Barcellona Pozzo di Gotto, è stato sentito dalle Procure di Palermo e Messina. Di ...

Messina, bimbo “fantasma”: parte la caccia ai complici. Sotto esame i certificati di pediatri e ostetrica che certificano nascita e malattie del bambino che sarebbe stato sostituito da quello acquistato

MESSINA. Adesso è caccia ai complici, a chi ha consentito – per sette lunghi anni – ai coniugi Calogero e Lorella Conti Nibali di tenere in piedi l’incredibile storia di quel figlio “inventato” che volevano adesso far rivivere sotto le sembianze di un bambino romeno di otto anni comprato per 30 mila euro: dall’ostetrica, che nel 2008 avrebbe certificato la nascita in casa di un bel maschietto, ai diversi medici privati che negli anni avrebbero firmato certificati di vario genere per giustificare la misteriosa assenza del bambino mai visto.

Il lavoro degli uomini del nucleo investigativo dei carabinieri di Messina, guidati dal maggiore Ivan Boracchia, è appena all’inizio. L’indagine che ieri ha portato al fermo di otto persone – i coniugi di Castell’Umberto (paesino arroccato sui Nebrodi), la madre e il fratello maggiore del bimbo romeno che stava per essere ceduto e i quattro pregiudicati del Messinese che avevano già incassato i 30 mila euro pattuiti per la ricerca del bambino da acquistare – si muove adesso su un duplice binario: la verifica degli eventuali complici della coppia ossessionata dal desiderio di avere un figlio maschio (probabilmente a causa del grave handicap della primogenita, una trentenne nata con una disabilità fisico- cognitiva), ma anche l’esistenza di una sorta di mercato di bambini negli ambienti più disagiati del Messinese.

Perché, prima di ricorrere alle conoscenze negli ambienti criminali della Romania, per mesi i “mediatori” della coppia hanno cercato in zona un bambino corrispondente ai desideri dei coniugi di Castell’Umberto. Hanno scandagliato i bassifondi del Messinese, fatto le loro offerte a famiglie in difficoltà, qualcuno ha abboccato, qualcun altro ha accettato prima di fare una precipitosa marcia indietro all’ultimo momento: come quella ragazza- madre che addirittura avrebbe incassato un anticipo sulla somma pattuita, perfino mostrando suo figlio alla coppia, ma all’ultimo momento si sarebbe tirata indietro scomparendo insieme al bambino.

Una serie di “trattative” sulle quali adesso i carabinieri di Messina intendono fare luce anche per capire se esista o meno un mercato di bambini alimentato da uomini senza scrupoli che approfitterebbero delle gravissime difficoltà economiche di donne sole o famiglie numerose che non hanno più la capacità di sfamare i figli.

Sono diverse le persone iscritte sul registro degli indagati della Dda di Messina dai sostituti procuratori Maria Pellegrino e Liliana Todaro, che stanno studiando la corposa informativa (oltre cento pagine) redatta dai carabinieri del comando provinciale. L’indagine sulle possibili complicità sulle quali avrebbero potuto contare negli anni Calogero e Lorella Conti Nibali si presenta delicata. Si comincia dall’ostetrica che ha firmato il certificato allegato all’estratto di nascita di un maschietto, figlio della coppia, che sarebbe nato in casa, a Castell’Umberto, nel 2008. È mai nato questo bambino? È autentico quel certificato?

Domande ancora senza risposta. Così come tutta da verificare è l’autenticità degli altri certificati medici sequestrati a casa della coppia di Castell’Umberto e firmati da medici di diverse specialità che avrebbero comprovato tutta una serie di malattie tali da giustificare l’invisibilità di questo figlio mai visto: a cominciare dall’assenza dalla scuola che avrebbe dovuto frequentare in Svizzera già da un anno.

ALESSANDRA ZINITI – REPUBBLICA.IT

Rassegnaweb – COMUNE DI MESSINA: Cinque ore incandescenti per dire sí al Piano di riequilibrio rimodulato

DA TEMPOSTRETTO.IT – Una lunghissima seduta di fuoco ha portato all’approvazione della rimodulazione del Piano di riequilibrio. Un dibattito incandescente che ha visto l’aula ostaggio di tanti momenti di tensione e di scontri animati tra i consiglieri comunali. Dopo cinque ore il piano di riequilibrio rimodulato dall’amministrazione Accorinti ed i due emendamenti presentati dalla stessa Giunta per recepire gli indirizzi del Collegio dei revisori dei conti sono riusciti ad avere il via libera dell’aula. Esito della votazione: 29 i presenti, 17 i voti favorevoli, 9 i contrari, 3 gli astenuti.

FAVOREVOLI: Abbate, Adamo, Amodeo, Amata, Cardile, Carreri, Cucinotta, Fenech, Gioveni, La Paglia, Pagano, Perrone, Risitano, Rizzo, Santalco, Trischitta, Parisi

CONTRARI: Burrascano, Contestabile, De Leo, Lo Presti, Russo, Scuderi, Sindoni, Sturniolo, Zuccarello

ASTENUTI:David, Barrile, Faranda

ASSENTI: Carlo Cantali; Andrea Consolo; Giovanna Crifò; Nicola Crisafi; Carmelina David; Pietro Iannello; Nino Interdonato (giustificato); Franco Mondello; Santi Sorrenti; Fabrizio Sottile (giustificato); Benedetto Vaccarino

MESSINA: Morte Giuseppa Rao. Assolti 7 medici del Policlinico

Il Tribunale di Messina ha assolto, con la formula pieno “perché il fatto non sussiste” sette medici del Policlinico finiti sotto processo con l’accusa di omicidio colposo. Il procedimento era scaturito dalla morte di Giuseppa Rao, verificatosi il 23 gennaio del 2008, al Policlinico di Messina.

A finire sotto inchiesta furono i professionisti della struttura sanitaria che ebbero in cura la paziente. La donna morì per arresto cardiaco e i presentarono un esposto alla Procura della Repubblica. Ieri si è concluso l’iter processuale con l’assoluzione di Adalberto Barbera, Tommaso Centorrino, Andrea Cogliandolo, Rosario D’Anna, Giuseppe La Malfa, Consolato Libero Malara e Grazia Pagano.

I medici sono stati assolti per la morte della paziente, stroncata da un arresto cardiaco dopo il ricovero all’ospedale. I familiari nell’esposto avevano denunziato presunta imperizia e negligenza da parte dei medici. Gli imputati sono stati difesi dai levagli Bonaventura Candido, Francesca Cucinotta, Emanuele Puglisi, Pippo Santilano e Gaetano Mastrojanni.

FONTE: MESSNAOGGI.IT

Messina: Bambino venduto, scatta la difesa. La madre e il fratello si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, gli altri hanno respinto ogni responsabilità

Hanno cercato di difendersi dall’infamante accusa di aver acquistato un bambino rumeno di otto anni per 30.000 euro per conto di una coppia di Castell’Umberto. Una vicenda agghiacciante scoperta dai Carabinieri che hanno arrestato otto persone compresi i coniugi siciliani, gli intermediari, la madre ed il fratello del piccolo.

Nel carcere di Gazzi si sono svolti gli interrogatori delle otto persone coinvolte nell’inchiesta. La madre ed il fratello 19enne del bambino si sono avvalsi della facoltà di non rispondere mentre si sono difesi Vito Calianno, un brindisi da tempo residente a Timisoara in Romania ed il tortoriciano Franco Galati Rando l’uomo che più di tutti si è impegnato per accontentare la coppia di Castell’Umberto che desiderava avere un secondo figlio.
I due hanno respinto l’ipotesi della compravendita del minore. Hanno raccontato al sostituto procuratore della DDA Liliana Todaro, di aver solo aiutato i coniugi di Castell’Umberto che volevano far giungere in Sicilia per lavoro l’intera famiglia rumena. Un gesto umanitario per aiutare una famiglia poverissima e garantire un futuro al bambino. Sempre a Gazzi sono sentiti, dal sostituto procuratore di Patti Francesca Bonanzinga, i due coniugi di Castell’Umberto, Aldo Galati Rando e Vincenzo Nibali.

Più o meno simile la linea difensiva cioè la volontà di aiutare la famiglia rumena e per questa ragione erano stati ingaggiati i due cugini Galati Rando e Calianno.
A sborsare la cifra i due agiati coniugi di Castell’Umberto che avevano fatto fortuna in Svizzera gestendo alcuni alberghi ed acquistando diversi appartamenti. Nonostante avessero già una figlia di 19 anni da tempo desideravano un secondogenito che non arrivava. Così, secondo i Carabinieri già dal lontano 2008 avevano organizzato tutto, denunciando in Municipio la nascita mai avvenuta di un bambino. Sette anni dopo avrebbero deciso di far scattare il loro piano rivolgendosi all’amico Nibali che a sua volta ha contattato i Galati Rando e infine Colianno un uomo che in Romania, secondo gli investigatori, aveva contatti con il mercato delle adozioni irregolari. La sera de 17 gennaio scorso Nibali consegnò ad Aldo Galati Rando i 30.000 euro della coppia. Soldi che servirono a convincere la madre del bambino a cederlo. Poi il viaggio in macchina fino a Messina dove li attendevano i Carabinieri.

Rosario Pasciuto – GDS

Messina: L’ex assessore regionale Beninati, “Sono allibito dalle dichiarazioni del pentito”

“Resto allibito, esterrefatto dopo avere appreso dai giornali di una vicenda nella quale non so come possa esserci entrato”. Lo dice l’ex deputato regionale di Fi, Nino Beninati, commentando le dichiarazioni del pentito Carmelo D’Amico, che in aula, nel corso del processo Gotha3, sulla mafia barcellonese, lo ha accusato di aver cercato voti per la propria campagna elettorale chiedendo al presidente del Consiglio comunale di Barcellona, Maurizio Marchetta, di reclutarli tra la mafia del Longano. “Non conosco e non ho mai visto questo Carmelo D’Amico – continua Beninati – e, di conseguenza, nego di essermi mai rivolto a lui o a chi per lui per qualsivoglia richiesta. Meno che mai posso essere ritenuto responsabile delle azioni che Maurizio Marchetta potrebbe aver ritenuto, personalmente e in totale autonomia, di condurre, certo, in ogni caso, che nemmeno lui si sia mai rivolto al suddetto boss pentito. Pertanto, in forza del danno arrecatomi, assolutamente in maniera gratuita, sto valutando la possibilità concreta di tutelare la mia immagine in sede giudiziaria”. (ANSA)

ADDIO AL MESSINESE GIACOMO RONDINELLA, LA PRIMA VOCE DI ‘MALAFEMMENA’

RONDINELLA

Scompare il primo cantante ad aver inciso Malafemmena, il brano composto e musicato da Totò nel 1951. La sua versione, a oggi, rimane la più celebre mai incisa. Giacomo Rondinella, vera star della canzone napoletana, è morto nella sua casa di campagna a Fonte Nuova, in provincia di Roma. Aveva 91 anni. Il suo primo 78 giri è del 1951 e includeva i brani Luna rossa/Me so ‘mbriacato ‘e sole. La celebrità arriverà anche grazie al brano che Totò gli affidò e, successivamente, grazie alla prestanza fisica, al cinema.

Giacomo Rondinella, il cantante napoletano di “Malafemmena”, scritta da Totò, si è spento a 91 anni. Era l’ultimo divo della melodia campana. Fu Totò ad affidargli la canzone che lo ha reso popolare, nel 1951.

Giacomo Rondinella nasce a Messina il 30 agosto 1923 da Ciccillo e Maria Sportelli, cantanti e attori che si erano conquistati uno spazio nel mondo della canzone grazie a un classico repertorio napoletano. Padre e madre, però, non vogliono che il figlio segua i loro stessi passi e preferiscono per lui una strada diversa: lo iscrivono alla scuola nautica sognando per lui una carriera di capitano di lungo corso. È così che, allo scoppiare della Seconda guerra mondiale, Rondinella viene arruolato in Marina. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, però, la passione per il canto e la musica comincia a farsi sentire sempre più pressante. Alto, fisico possente, bel viso, tenta la carriera come pugile ma, poco dopo, appende i guantoni al chiodo. La vittoria a un concorso canoro per esordienti indetto da Radio Napoli, all’inizio del 1944, dà il via alla sua lunga carriera di cantante, compositore e attore.

In breve diventa una delle voci della canzone napoletana più apprezzate: la sua Munasterio ‘e Santa Chiara, nel 1945, è un successo mondiale e da allora non mancano gli ingaggi come protagonista canoro in svariati spettacoli. Fu anche talent scout: grazie a lui una giovanissima Virna Lisi arrivò al produttore Antonio Ferrigno e Marisa Allasio lavorò in Poveri ma belli e Belle ma povere di Dino Risi.

Gli anni Cinquanta coincidono con l’inizio della carriera cinematografica di Rondinella: è così richiesto che nel solo 1954 arriva a girare dieci film, quasi tutti dal tenore romantico e sdolcinato, pellicole perlopiù destinate a un pubblico femminile affezionato al melodramma. Alcuni titoli sono L’isola del sogno, Ultimo amore, Fiamme sul mare e Napoli milionaria, per regia di Eduardo De Filippo. Le sue qualità recitative però sono buone: ci saranno così anche grandi registi a chiamarlo, come Roberto Rossellini, che nel 1952 lo vuole sul set di Dov’è la libertà e, successivamente, gli fa incidere la colonna sonora di Viaggio in Italia, del 1954.

CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA: SANTI BONANNO CONDANNATO A 7 ANNI. L’IMPRENDITORE DI FURNARI RITENUTO ‘SOCIO’ DEI MAZZAROTI

LEONARDO ORLANDO – GDS – Il processo scaturito dalle operazione “Vivaio e Zefro”, sull’ingerenza mafiosa nella gestione dei lavori di metanizzazione dei Comuni della zona tirrenica messinese e per la realizzazione del parco eolico dei Peloritani, si è concluso con una condanna a sette anni di reclusione inflitti all’ imprenditore Santi “Santino” Bonanno, 49 anni di Furnari. Il Tribunale di Barcellona, presidente Maria Celi, ha infatti riconosciuto colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa, l’imprenditore furnarese appassionato di politica locale, ritenuto dagli inquirenti “socio” occulto dell’ex capo del clan dei “Mazzaroti”, il boss pentito Carmelo Bisognano con il quale avrebbe intessuto intensi rapporti di lavoro e di amicizia. Stessi rapporti che, dopo l’arresto di Bisognano, sarebbero stati tramandati al nuovo capo dei Mazzarroti, il boss Tindaro Calabrese. Tuttavia, per l’imputato, difeso dagli avvocati Giuseppe Lo Presti e Carmelo Occhiuto, lo stesso Tribunale, rispetto alla pesante richiesta di condanna a 12 anni di reclusione che era stata avanzata il primo dicembre dall’ex pm della Dda di Messina Giuseppe Verzera, ha comminato il minimo della pena prevista. Infatti rispetto all’originaria accusa i giudici hanno escluso l’aggravante della partecipazione ad associazione armata prevista dal comma 4 dell’art. 416 bis. Prima della sentenza il pm della Dda Angelo Cavallo aveva chiesto al Tribunale l’acquisÍzione delle sentenze dell’abbreviato di “Gotha IV’ e l’appello di “Gotha I” in cui si riconoscono i benefici della collaborazione ai pentiti che accusano Bonanno che resta ai domiciliari. Oltre ai pentiti ad inchiodare l’imputato sono state le risultanze delle indagini “Vivaio” del 2008 e “Zefiro” del 2013, sugli interessi dell’organizzazione mafiosa barcellonese nella realizzazione di opere di rilevanza pubblica: la metanizzazione dei Comuni del versante tirrenico della provincia affidati alla Gas Natural, i lavori per il grande albergo ex Hilton costruito nel complesso turistico di Portorosa e per finire, in epoca più recente, la costruzione degli impianti eolici nella vallata del torrente Patrì e dell’Alcantara. Nelle realizzazione di queste grandi opere, gli investigatori attribuiscono a Santi Bonanno, una “parte attiva di un sistema economico connotato da permanente illiceità, in quanto viziato da stringenti rapporti di cointeressenza con gli ambienti dell’organizzazione mafiosa“. Bonanno, che prima di essere coinvolto nelle due inchieste giudiziarie, si era candidato nella primavera del 2007 quale consigliere comunale nella lista “Per Furnari” ma senza essere eletto perchè i voti a lui indirizzati sarebbero stati dirottati dai suoi stessi amici sull’altra lista, provocando così lo scioglimento del Consiglio Comunale, per ingerenze della mafia, ha avuto sequestrate le sue aziende. Sotto i sigilli sono finiti parte dei beni, il capitale e il compendio aziendale delle due società “Co.B.I.Fur. Srl” e “Gieffedi Srl”, un immobile situato in contrada Curriotta del Comune di Furnari dove Santi Bonanno aveva creato il suo quartier generale, due auto, azioni della “Banca di Credito Peloritano Spa” e 29 rapporti di credito. Al sequestro sarebbero sfuggiti un terreno e un capannone nella zona artigianale di Furnari.

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Il treno del ferro


Voci nel fango