Quotidiano on line - News - Inchieste - Rassegna Stampa - Photoreportage

Home Chi sono E-Mail Archivio news Sentenze Mondo News Cronaca da Messina e dintorni Inchieste    Reportage
Commenti e appelli Diario Mondo Africa Periferie Culture Agenda & Consigli Fotografie Video








La Copertina
22 ott 2014
CASO MESSINA: La Cassazione annulla sentenza del "Processo Lembo". Dovrà essere una nuova sezione della Corte d’Appello di Catania a giudicare
giudice_giovanni_Lembo

GIOVANNI LEMBO - FOTO EDG

La seconda sezione della Corte di Cassazione (Presidente Antonio Esposito) ha annullato, con rinvio, la sentenza d’appello del cosiddetto “processo Lembo”. Si tratta della nota vicenda del “caso Messina” con al centro la gestione del falso pentito Luig...



PALAZZO DEI NORMANNI: Accorinti, "In questo palazzo c'era puzza di mafia e continua a esserci". E l’Ars insorge

"In questo palazzo c'era puzza di mafia e continua a esserci". A pronunciare queste parole, qualche giorno fa, è stato il sindaco Renato Accorinti durante...
CANNETO, CLAMOROSA SVOLTA NELLE INDAGINI: Giuseppe Pezzino sospettato piromane per incendi misteriosi a Canneto di Caronia
MESSINA – C’è un piromane dietro ai misteriosi incendi che si sono verificati ultimamente a Canneto di Caronia (Messina)? Un uomo di 25 anni, Giuseppe Pezzino, è indagato per gli strani incendi e tilt che si sono verificati tra il 20 luglio e l’8 ottobre. Ma l’uomo è sospettato anche per i roghi precedenti, che risalgono persino a dieci anni prima, spiega il Corriere della Sera. Gli incendi era...
CLAMOROSA SVOLTA NELLE INDAGINI: Incendi a Canneto di Caronia, un indagato e 11 perquisizioni

C'è un indagato per gli incendi finora ritenuti spontanei e inspiegabili che si sono susseguiti a Canneto, frazione costiera di Caronia (Mes...

RASSEGNAWEB – Discarica di Tripi, la Procura: processate imprenditori e tecnici pubblici. chiesto il rinvio a giudizio di tutti gli indagati per il disastro ambientale al sito di stoccaggio dei rifiuti scoperto dal Noe dei Carabinieri

Alessandra Serio – Si vada al processo per stabilire se ci sono colpe e di chi sono, per il disastro ambientale della discarica di Tripi, in particolare per il cosidetto secondo modulo. E’ questa la richiesta che il pm di Barcellona, Mirko Piloni, ha avanzato al giudice per l’udienza preliminare che si sta occupando dell’inchiesta scaturita dal blitz del Noe del 2012.

Un blitz che ha fatto luce su almeno 10 anni di gestione del sito di stoccaggi rifiuti più vasto della provincia, a tutti i livello. Tra i venti indagati ci sono infatti amministratori pubblici, tecnici, geologi, funzionari comunali, imprenditori del settore. Per tutti è stata ribadita la richiesta di rinvio a giudizio. Il Gup Sara D’Addea deciderá all’inizio del prossimo dicembre.

Gli indagati: Gisella Galante, di Patti; Giovanni Fornaia, di Enna, dipendente di Messinambiente; il dirigente del comune di Messina, Francesco Ajello; Valerio Cigala, di Barcellona; Vincenzo Carditello, di Messina; Antonino Miloro e Antonino Conti, anche loro di Messinambiente; Giuseppe Aveni e Giuseppe Carmelo Sottile, che si sono avvicendati alla poltrona di sindaco di Tripi; Orazio Nicosia della Giano Ambiente; Domenica Lauria, di Matera; Marilena Maccora, di Patti; Alessandro Visalli, di Messina; l’architetto Vincenzo Schiera, di Palermo; l’imprenditore Michele Rotella, di Barcellona; Alfonso Schepisi, di San Piero Patti; Fortunato Lipari, di Tripi; Giovanni Randazzo, di Palermo; Roberto Viani, di Sant’Agata Militello; l’ingegnere Salvatore Antonino Favosi, di Roccalumera.

Due le contestazioni: a imprenditori e gestori del settore smaltimento quella di aver realizzato il secondo modulo della discarica in maniera irregolare, in un sito non a norma, provocando così il disastro ambientale della discarica, praticamente collassata. Ai dirigenti e tecnici pubblici viene invece contestata l’omissione di atti d’ufficio, per non aver controllato che i lavori fossero stati realizzati a dovere. Tra lavori fatti male e troppi “occhi chiusi”, ha scoperto il Noe dei Carabinieri, il risultato è che la discarica finiva per inquinare per via del percolato.

All’ingegnere Favosi, che alla scorsa udienza ha rilasciato dichiarazioni spontanee, viene ad esempio contestato di aver rilasciato il certificato di collaudo senza effettuare le prove di tenuta e di funzionalità dei drenaggi o di altre parti impiantistiche.

Quella al vaglio del Gup D’Addea non è l’unica trance processuale relativa alla discarica di Tripi. Sono già a giudizio, ad esempio, tre dei dirigenti comunali sopra citati, imputati insieme all’imprenditore nebroideo La Monica per i lavori di messa in sicurezza in contrada Formaggiara. Su come venivano gestite le discariche di Tripi e Mazzarrà Sant’Andrea, poi, molto hanno svelato i pentiti, dall’ex capodei mazzarroti Melo Bisognano al tecnico di TirrenoAmbiente Enzo Marti.

Difendono gli avvocati Salvatore Salvatore Versaci, Giannone, Giuseppe Carrabba, Tino Celi, Laura Autru, Nino Mormino, Diego Lanza.

Alessandra Serio – http://www.tempostretto.it/news/disastro-ambientale-discarica-tripi-procura-processate-imprenditori-tecnici-pubblici.html

Barcellona: Sorveglianza speciale e beni confiscati a Rotella

L’operazione Vivaio, le infiltrazioni mafiose nella gestione delle discariche della zona tirrenica, Mazzarrà e Tripi. E una figura chiave, quella del “barone”, Michele Rotella. Il cui impero, in questi anni, è finito nel mirino della Procura e della direzione distrettuale Antimafia. Ed è dalle richieste del sostituto della Dda Giuseppe Verzera che trae origine il provvedimento della Sezione “Misure di prevenzione di pubblica sicurezza” del Tribunale di Messina, presieduta da Nunzio Trovato, che dispone la sorveglianza speciale per Michele Rotella, barcellonese di 74 anni, per tre anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di abituale dimora. Il decreto dispone anche – e soprattutto – la confisca di un lungo elenco di beni. L’impero di Rotella, appunto, nel solco di una linea, quella dell’aggressione al patrimonio della mafia, che da anni ormai è ritenuta la più efficace dalla Procura. Sottochiave finiscono: un terreno nel comune di Basicò, in contrada Santa Maria; vari immobili in contrada San Filippo a Furnari (tra terreni, abitazioni, botteghe, fabbricati); immobili in via Benedettina Inferiore a Terme Vigliatore (tra cui negozi e botteghe). E poi ancora diverse auto (una Jaguar, un’Alfa Romeo, una Fiat Bravo, una Mercedes, due Daimlerchrysler) e vari mezzi (semirimorchi, trattori, autocarri, caterpillar, pale meccaniche, escavatori). Nel decreto c’è “spazio” anche per beni di Angela Pillera, la moglie di Rotella (un terreno a Terme Vigliatore) e del figlio Angelo (parte di un vigneto a Barcellona). Il Tribunale dispone anche la confisca di diversi beni societari: quote della Ca.Rot. srl, con tanto di complesso aziendale a Barcellona e immobili a Villafranca (oltre a un vigneto a Furnari); quote societarie della Agp Aziende generali Puglisi ; quote societarie della Azienda agricola Pillera di Angela Pillera e C. Sas; e ancora quote societarie della “Azzurra” di Rotella Angelo & C. Sas; l’impresa di costruzioni Rotella Michele, la cui sede legale è a Roma (ci sono anche unità immobiliari, magazzini e fabbricati). Disposta, infine, la confisca di conti correnti, libretti a deposito, titoli, polizze. Dissequestrate, invece, le quote societarie di proprietà di Giacomo Lucia della “Agp Aziende generali Puglisi” e di Francesca e Viviana Lucia della “Azzurra”. da gazzettadelsud.it

MESSINA: Corsi d’oro, richiesta di rinvio a giudizio per 32 soggetti. Il nome più eclatante è quello dell’on. Francantonio Genovese, attualmente ristretto agli arresti domiciliari. Udienza preliminare il 3 novembre

genovese

L’inchiesta Corsi d’oro procede di tappa in tappa. Adesso nel fascicolo riguardante la gestione di alcuni enti di formazione professionale messinese si aggiunge un nuovo atto. L’apposito pool della Procura, coordinato dall’aggiunto Sebastiano Ardita, ha avanzato richiesta di rinvio a giudizio per 24 persone e 8 tra società ed enti di formazione finiti nel grande calderone della seconda tranche dell’inchiesta. L’udienza preliminare è stata fissata per il 3 novembre prossimo e sarà celebrata dal Gup Monica Marino. Quel giorno dovrò comparire in aula l’on. Francantonio Genovese, attualmente ristretto agli arresti domiciliari, ed al quale due giorni fa i giudici del tribunale del Riesame hanno restituito alcuni beni, intestati alla moglie Chiara Schirò, compresa la villa di Ganzirri nella quale è ristretto da cinque mesi praticamente da quando la Camera ha autorizzato il suo arresto. L’ex deputato dal PD fra l’altro è in attesa del pronunciamento della Cassazione alla quale i suoi legali si sono rivolti dopo che il 30 agosto scorso il Tribunale del Riesame ha stabilito che la misura dei domiciliari non è sufficiente e che il deputato dovrebbe tornare in carcere. Ma questo sarà la Corte Suprema a stabilirlo.

La richiesta di rinvio a giudizio oltre che l’on.Genovese ha raggiunto la moglie Chiara Schirò, il deputato regionale del PD Franco Rinaldi e la moglie Elena Schirò con la sorella Giovanna, e poi ancora Salvatore Lamacchia, Roberto Giunta, Domenico Fazio, Elio Sauta, Stefano Galletti, Giuseppina Pozzi, Liliana Imbesi, Concetta Cannavò, Natale Lo Presti, Graziella Feliciotto, Carmelo e Natale Capone, Orazio De Gregorio, Paola Piraino, Francesco Buda, Salvatore Natoli, Antonino Di Lorenzo, Carmelo Gavazzo e Roberta Saglimbeni. Gli otto enti di formazione, indagati sono Sicilia Service srl, Napi Service srl, Caleservice srl, Centro Servizi 2000 srl Lumen onlus, Enfap, Ancol, El.Fi. Immobiliare srl.

LA CLAMOROSA NOTIZIA OGGI SU GAZZETTA DEL SUD – LE RIVELAZIONI DEL BOSS PENTITO CARMELO D’AMICO SULL’OMICIDIO DI BEPPE ALFANO: AD UCCIDERE IL GIORNALISTA FU UN ALTRO IL KILLER, NON ANTONINO MERLINO

Beppe Alfano

PUBBLICHIAMO SOLTANTO UNA PICCOLA PARTE DELLE RIVELAZIONI CHE TROVATE INTEGRALI SU GAZZETTA DEL SUD DI OGGI 17 OTTOBRE.

…Dal luglio scorso il capo dell’ala militare di Cosa nostra barcellonese Carmelo D’Amico, titolare per anni degli affari mafiosi a Milazzo, è diventato un collaboratore di giustizia di primissimo piano e da un sito protetto sta scrivendo con i magistrati della Distrettuale antimafia di Messina e un pugno di investigatori pagine su pagine per quel che sa della famiglia sin dagli anni ’90, o perché lo ha vissuto in prima persona oppure perché ha recepito il racconto di altri. Ha raccontato addirittura di una cinquantina di omicidi, molti dei quali lo hanno visto protagonista in prima persona. Ma tutto è blindatissimo, l’unico “fatto esterno” di questi mesi è stata la campagna di ricerche in un nuovo cimitero di mafia per le lupare bianche sparso tra vari centri tirrenici indicato da D’Amico, ricerche che però non hanno fornito risultati anche per il profondo cambiamento dell’orogorafia dei luoghi rispetto alla datazione degli omicidi. TRA LE SUE NUOVE ‘VERITA” CHE OVVIAMENTE ANDRANNO POI TUTTE RISCONTRATE MINUZIOSAMENTE DAGLI INVESTIGATORI, C’E’ UNA VERSIONE CHE SI DISCOSTA PER CERTI VERSI DALLA STORIA PROCESSUALE ORMAI ACCLARATA E DEFINITIVA PER L’OMICIDIO DI BEPPE ALFANO. ADESSO, A QUANTO PARE, C’E’ DI PIU’, ED E’ OGGETTIVAMENTE CLAMOROSO LO SCENARIO CONFIGURATO DALLE SUE DICHIARAZIONI. ECCOLO: AD UCCIDERE BEPPE ALFANO IL 9 GENNAIO DEL 1993 IN VIA MARCONI A BARCELLONA POZZO DI GOTTO, NON SAREBBE STATO L’AUTOTRASPORTATORE ANTONINO MERLINO, GIA’ CONDANNATO IN VIA DEFINITIVA PER QUESTA ESECUZIONE INSIEME AL BOSS GULLOTTI COME MANDANTE, MA UN’ALTRA PERSONA. Ma ci sono una serie di fatti accaduti di recente che testimoniano di come si stia evolvendo tutta la “materia”, verso strade investigative inedite e sconvolgenti. Nei giorni scorsi due sostituti della Direzione distrettuale antimafia di Messina, Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo, si sono incontrati a Palermo con il procuratore aggiunto Vittorio Teresi e i sostituti della Dda Nino Di Matteo e Roberto Tartaglia. Molti gli argomenti trattati nella riunione operativa: la latitanza del boss catanese Nitto Santapaola a Barcellona e la sua mancata cattura da parte del Ros dei carabinieri, il Protocollo Farfalla legato alla figura dell’avvocato barcellonese Rosario Cattafi, gli interessi dei servizi segreti, l’Aise, proprio sulla figura di Cattafi dopo la carcerazione, le sue rivelazioni sulla trattativa Stato-Mafia. (CONTINUA) NUCCIO ANSELMO – GAZZETTA DEL SUD

FORMAZIONE: Inchiesta corsi d’oro a Messina, dissequestrati alcuni beni

Il tribunale del Riesame di Messina ha annullato il decreto di sequestro disposto dal Gip nei confronti di alcuni dei beni degli indagati nel processo nato dall’inchiesta sui “Corsi d’oro” della Formazione. Accolto i ricorsi degli avvocati sono stati tolti i sigilli alla Napi Service, una delle società fornitrici degli enti al centro dell’inchiesta, Ancol, Aram e Lumen.

Il Riesame ha poi annullato totalmente il provvedimento che congelava i beni di Chiarà Schirò, moglie del deputato del Pd Francantonio Genovese, e il sequestro della Caleservice. Ridimensionato, invece, il sequestro disposto per il deputato Ars Franco Rinaldi e per la cognata Giovanna Schirò, che non potrà andare oltre i circa 3 mila euro.

Infine, ridotto a circa 130 mila euro il sequestro disposto per Roberto Giunta, mentre tutti i beni di Pina Pozzi e Natale Lo Presti tornano nella disponibilità dei due indagati.

SICILIA: Formazione, revoca per l’Enfap. A rischio 500 posti di lavoro

PALERMO. La Regione ha tolto all’Enfap l’accreditamento. L’ente quindi non ha più la «patente» per gestire corsi di formazione finanziati dal sistema pubblico. Perde così circa 10 milioni di budget già assegnato e rischia di dover licenziare i suoi 500 dipendenti. È l’effetto di un provvedimento firmato ieri dal dirigente della Formazione, Gianni Silvia. Il decreto di revoca nasce dal coinvolgimento dell’ente nell’inchiesta messinese sui costi gonfiati dei corsi di formazione. Indagine che ha portato agli arresti il deputato del Pd Francantonio Genovese. Secondo le accuse, alcuni dipendenti dell’ente avrebbero in realtà lavorato presso le segreterie di alcuni politici ma l’Enfap avrebbe incassato ugualmente i finanziamenti destinati al personale. Accuse del tutto smentite dai vertici dell’Enfap che annunciano un immediato ricorso al Tar contro la revoca dell’accreditamento: «Si tratta di una indagine in fase preliminare e contro di noi non c’è alcuna misura cautelare nè alcun addebito». http://gds.it/2014/10/15/formazione-revoca-per-lenfapa-rischio-500-posti-di-lavoro_246686/