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La Copertina
31 lug 2016
Da Milano a Barcellona per evadere 15 mln di tasse, denunciati rappresentanti della Service

La Guardia di Finanza di Barcellona ha scoperto una maxi-evasione fiscale effettuata da una società cooperativa con oltre duecento lavoratori e che opera su tutto il territorio nazionale.

L’articolato sistema di frode realizzato da tale impresa, che operava nel settore della pulizia degli edifici, è stato individuato dalle Fiamme Gialle grazie a innovativi ed efficaci sistemi di incrocio dei dati contenuti nelle banche dati in uso.

Gli indagati, al fine di sfuggire ai controlli del fisco e di sottrarre all’imposizione i ricavi conseguiti, avevano posto in essere molteplici condotte fraudolente, tra cui la mancata presentazione di valide dichiarazioni ai fini delle imposte dirette, dell’Iva e dell’Irap, il fittizio avvio della liquidazione societaria, il trasferimento della sede da una regione all’altra e la presentazione di modelli IVA riportanti costi mai sostenuti, al fine di generare crediti d’imposta inesistenti.

L’attività ispettiva svolta dai finanzieri barcellonesi sulla corposa documentazione emersa dalle banche dati ed elaborata mediante software appositamente ideati per la lotta alla criminalità di tipo economico, ha permesso di confutare la natura giuridica di “cooperativa”, con le relative agevolazioni fiscali, e di ricostruire una base imponibile Irap di oltre quindici milioni di euro sottratti a tassazione, ricavi non dichiarati per circa quattordici milioni di euro, ritenute non operate e/o non versate per sessantamila euro, compensazioni mediante crediti d’imposta inesistenti per un milione di euro e, infine, Iva relativa e dovuta per oltre tre milioni di euro.

Nel corso degli accertamenti finalizzati alla prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio, i militari della Guardia di Finanza hanno constatato il sistematico “svuotamento” delle risorse economiche della cooperativa, finalizzato a renderla inadempiente nei confronti dell’erario. E' stata accertata la sottrazione di quasi seicentomila euro dal conto corrente societario effettuata, in meno di un anno, dall’amministratore pro tempore attraverso l’emissione di sessantaquattro assegni intestati a se stesso.

L’amministratore e il liquidatore della cooperativa, entrambi di origini lombarde aventi 52 e 41 anni, sono stati denunciati alla Procura di Barcellona per omessa dichiarazione, dichiarazione infedele, indebita compensazione mediante crediti inesistenti e sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.

La Guardia di Finanza, organo di polizia giudiziaria con competenze specialistiche in campo tributario, conferma con questa operazione il suo impegno quotidiano per contrastare la criminalità economica e garantire condizioni di equità e giustizia.

L’evasione e le frodi fiscali alterano le regole del mercato e producono effetti negativi sull’economia, danneggiando non solo le risorse finanziarie dello Stato, ma anche i cittadini e gli imprenditori onesti.

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Milano, Benitez ritrovato in stato confusionale: vagava nella zona della stazione

Alla fine Victor Benitez è tornato a casa. Dopo due giorni di assenza da casa, l'ex mediano peruviano del Milan, oggi ottantunenne, è stato ritrovato questa notte dalla famiglia. Dopo gli appelli di ieri dei figli, dei nipoti e del club rossonero stesso, alla fine è arrivata l'informazione giusta: Benitez era stato visto nella hall di un hotel nei dintorni della stazione centrale di Milano, in stato confusionale. La segnalazione ha permesso di restringe...
CALCIO - E’ scomparso l’ex giallorosso Benitez: da lunedì non si hanno notizie



L’ex centrocampista del Messina, Victor Benitez, è scomparso lunedì pomeriggio a Milano dall...
BARCELLONA: ASSOLTO IL COMMERCIALISTA STEFANO PICCOLO. RESTITUITI ANCHE I BENI

LEONARDO ORLANDO - IL GIUDICE MONOCRATICO FRANCESCO ALLIGO, HA DICHIARATO DI NON DOVERSI PROCEDERE - PER INTERVENUTA PRESCRIZIONE - PER IL REATO DI 'INFEDELE DICHIARAZIONE' PER GLI ANNI D'IMPOSTA 2005, 2006, 2007, NEI CONFRONTI DEL NOTO COMMERCIALISTA E REVISORE CONTABILE DI BARCELLONA, STEFANO PICCOLO. LO STESSO IMPUTATO E' STATO INVECE ASSOLTO NEL MERITO - SEMPRE PER LA STESSA ACCUSA DI 'INFEDELE IL FATTO NON SUSSISTE'. IL GIUDICE HA ANCHE DISPOSTO IL DI...

LA LETTERA DI FRANCO CASSATA, L’AFFONDO DELL’AVV. FABIO REPICI: FILOSOFIA DELLA MALAGIUSTIZIA

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L'enigma di Attilio Manca - La presentazione di Viterbo

Il fatto presupposto è noto: l’ex procuratore generale di Messina, Antonio Franco Cassata, da una decina di giorni è pregiudicato per la diffamazione da lui commessa mediante un bieco dossier anonimo ai danni della memoria di Adolfo Parmaliana, che perfino con la sua ultima lettera, scritta la notte prima del suicidio, aveva denunciato, tra gli altri, Cassata. ​Ora, ci sono cose che solo nella patria di “Cafon street”, la saga in cartoon dei “buddaci” (messinesi) Mimmo e Stellario, potrebbero capitare. Ad esempio, rimanendo in tema, stamattina il quotidiano di “Cafon street” (leggasi Messina), che si chiama Gazzetta del Sud, ha ospitato una lettera che serviva a fornire al lettore colto e pure all’inclita un commento sulla condanna di Cassata. La lettera, comprensibilmente non proprio imparziale, recava la firma, per l’appunto, di Antonio Franco Cassata, qualificato dal giornale (voglio augurarmi che non si sia etichettato lui in tal modo) come «EX PROCURATORE GENERALE». Nientemeno! Ho pensato a quale sia stato il circuito logico (quasi una gimkana) seguito dal redattore che si era occupato di mettere in pagina la lettera e di attribuire a Cassata quel titolo. Poteva definirlo «Socio del circolo barcellonese Corda Fratres», oppure «Fondatore del museo Cassata», oppure «Sostenitore dell’attuale sindaco di Barcellona Pozzo di Gotto». Volendo mantenersi pertinente al tema trattato dalla lettera, a dire il vero, cioè la sentenza definitiva di condanna a suo carico, avrebbe potuto definire Cassata solamente così: «PREGIUDICATO». E, invece, aveva optato per «EX PROCURATORE GENERALE». ​Esaminata la lettera, ho capito che la chiave autentica per comprenderne il senso non risiedeva nell’antica veste istituzionale (nostalgia del tempo che fu e che mai più tornerà) ma propriamente nel latineggiante avverbio «ex». Infatti, nella lettera Cassata, dopo varie omissioni e dimenticanze, che gli perdoniamo volentieri perché comprensivi del suo stato d’animo, e dopo aver rivendicato urbi et orbi (soprattutto orbi) non la sua innocenza (ché quella parola non l’ha usata) ma di non aver «mai conosciuto neppure di vista il prof. Parmaliana» (lasciando pertanto al lettore il dilemma sul perché mai si spinse a infangarne la memoria in un modo così abietto) e di non essersi mai «occupato di vicende giudiziarie che in qualsiasi modo lo riguardassero» (e qui il difetto di memoria comincia a essere un po’ più arduo da giustificare), tutt’a un tratto ha lasciato il lettore davvero a bocca aperta. Prima, per la confusione: «non posso che prendere atto di quel verdetto, che però respingo con forza, perché profondamente ingiusto, proponendomi di ricorrere ad ogni possibile, attuabile rimedio di legge, con quanto avrò ancora animo di sorreggermi in futuro» (sic, qualunque cosa voglia dire). Poi, però, per la sorpresa, quasi rivoluzionaria, allorché Cassata ha accusato la magistratura «per gli errori, talora variamente distruttivi, di cui si rendono artefici, anche se in buona fede, alcuni appartenenti a quella categoria». E poi è comparsa una parola che, involontariamente, da parte di Cassata, è peggio di una autoflagellazione, una parola davvero incredibile pronunciata da lui, una parola che mai avrei osato attribuirgli, una parola che detta da lui è più cacofonica di un’unghiata sulla lavagna, una parola che davvero, pensando ad Adolfo, mi è sembrata oscena: «vittima». Sì, proprio così, Cassata si è detto «vittima». Da non credere, Cassata vittima della «Magistratura» (scritta con l’iniziale maiuscola, come avrebbe fatto Adolfo): «oggi che ne rimango vittima, debbo amaramente constatare la labilità del giudizio umano». Laddove immagino che i «labili» siano i pubblici ministeri Giuseppe Pignatone e Federico Perrone Capano che rinviarono Cassata a giudizio, i pubblici ministeri Matteo Centini e Luca Miceli che ne chiesero la condanna, la giudice di pace Lucia Spinella che lo condannò in primo grado, il giudice del Tribunale di Reggio Calabria Alberto Romeo che lo condannò in appello e, da ultimo, i cinque giudici della Corte di cassazione che, rigettando il suo ricorso, lo hanno reso pregiudicato. Ora, pensate a come è cominciata questa storia che ha dell’incredibile. Un integerrimo cittadino (il migliore della provincia di Messina) si uccide dicendosi vittima (e con quante ragioni!) della malagiustizia (cioè, fra gli altri, di Cassata). Poi uno scrittore dalla schiena dritta, Alfio Caruso, decide di raccontarne la storia agli italiani (“Io che da morto vi parlo”, ed. Longanesi). Nel disperato tentativo di scongiurare la pubblicazione di quel libro, l’allora Procuratore generale di Messina orchestra una manovra da bassifondi architettando uno squallido dossier infamante per la memoria di Adolfo. Cassata viene beccato e condannato con sentenza definitiva. E ora è lui, lui che del potere giudiziario è stato nel distretto di Messina il più potente detentore, a dichiararsi «vittima». Nemmeno Anatole France sarebbe stato capace di costruire una narrazione così esatta nella sua geometria, a conferma che non c’è miglior romanzo della realtà. ​Ecco, in un colpo solo: game over per Cassata. Ora nessuno dei tanti suoi colleghi che – chi per pavidità, chi per complicità, chi perché così va il mondo – gli prestarono ossequio e alle volte perfino sudditanza, ora nessuno di quelli (che non so se siano meno peggio di Cassata) gli potrà più tenere bordone, ora che lui si è ammutinato contro la malagiustizia (e proprio la volta che la giustizia funzionò, come negli auspici del mugnaio della tradizione tedesca). ​E viene perfino un po’ di mestizia a pensare a quell’uomo anziano e perduto, un tempo potentissimo, sprofondato nel vaniloquio solipsista: «Concludo col dire che, d’ora innanzi, sarà proprio la coscienza la mia esclusiva referente, il resto riservandolo alliniziative dei miei difensori». Una prece.

IL TRIBUNALE CIVILE SULL’EX SINDACO DI MAZZARRA’ SANT’ANDREA: SALVATORE BUCOLO NON CANDIDABILE ALLE PROSSIME ELEZIONI. “SOGGETTO STABILMENTE IN CONTATTO CON ESPONENTI DI SODALIZIO MALAVITOSO”

BUCOLO BERLUSCONI

LEONARDO ORLANDO – I GIUDICI DEL TRIBUNALE DI BARCELLONA, SEZIONE CIVILE, PRESIDENTE DE MARCO, COMPONENTI CEFALO E QUADRACCIA, HANNO DICHIARATO L’EX SINDACO DI MAZZARRA’ SANT’ANDREA SALVATORE BUCOLO, “NON CANDIDABILE ALLE PRIME ELEZIONI COMUNALI, REGIONALI E CIRCOSCRIZIONALI, SUCCESSIVE AL DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CON IL QUALE IL 13 OTTOBRE DELLO SCORSO ANNO, E’ STATO DISPOSTO LO SCIOGLIMENTO DEGLI ORGANO AMMINISTRATIVE DEL COMUNE DI MAZZARRA’. IL TRIBUNALE HA INOLTRE CONDANNATO SAVATORE BUCOLO – GIUDICATO IN CONTUMACIA PERCHE’ NON SI E’ NEMMENO COSTITUITO IN GIUDIZIO – ALLA RIFUSIONE IN FAVORE DEL MINISTERO DELL’INTERNO, DELLE SPESE DI LITE, CHE HA LIQUIDATO IN COMPLESSIVI 3 MILA EURO. LA DECISIONE DEL TRIBUNALE, MOTIVATA DAL GIUDICE RELATORE EMANUELE QUADRACCIA, SI E’ BASATA ESSENZIALMENTE SULLA PROPOSTA MINISTERIALE DI SCIOGLIMENTO DEGLI ORGANI AMMINISTRATIVE – FRUTTO DEL LAVORO DELLA COMMISSIONE DI ACCESSO – CHE EVIDENZIA IN MANIERA “INCONTROVERTIBILE UNO SCONFORTANTE SCENARIO DI CATTIVA GESTIONE DELLA COSA PBBLICA, APERTA ALLE INGERENZE ESTERNE E, IN PARTE, ASSERVITA ALLE PRESSIONI INQUINANTI DELLE ASSOCIAZIONI CRIMINALI OPERANTI SUL TERRITORIO”. SITUAZIONE, SECONDO LA STESSA RELAZIONE, DETERMINATA DI FATTO DALLA FIGURA DELL’EX SINDACO SALVATORE BUCOLO, INDICATO “SOGGETTO STABILMENTE IN CONTATTO CON ESPONENTI DEL LOCALE SODALIZIO MALAVITOSO”. PER I GIUDICI LA RELAZIONE DI ACCESSO RAPPRESENTA “IN MANIERA COMPIUTA ED ESAUSTIVA SIA IL PARTICOLARE CONTESTO FAMILIARE DELL’EX SINDACO, SOFFERMANDOSI SULLA STRETTO RAPPORTO DI PARENTELA CHE LO LEGA ALL’ATTUALE CAPO DELLA COSCA MAFIOSA (IL CAPO COSCA E’ IL FRATELLO ANGELO BUCOLO ATTUALMENTE IN CARCERE PER GOTHA V, NDR), SI IL FATTO CHE EGLI ABBIA PROVVEDUTO AD ELARGIRE SOMME DI DENARO IN FAVORE DI SOGGETTI APPARTENENTI AL SODALIZIO MAFIOSO LOCALE”. LA STESSA RELAZIONE, IN RIFERIMENTO ALL’ATTIVITA’ AMMINISTRATIVA SVOLTA DALL’EX SINDACO, HA INOLTRE VIDENZIATO CHE ESSA RAPPRESENTA ALTRESI’ L’ESISTENZA DI COINTERESSENZE NEL SETTORE DEGLI APPALTI PUBBLICI RILEVABILI NELLA SISTEMATICA VIOLAZONE DELLE MINIME REGOLE DI TRASPARENZA NELL’INDIVIDUAZIONE DEI SOGGETTI GIUDICATARI, TRAMITE L’USO DISTORTO E PALESEMENTE IMMOTIVATO DELLE PROCEDURE D’URGENZA; VIENE INOLTRE MESSA IN EVIDENZA L’ESISTENZA DI OBIETTIVI CONDIVISI TRA GLI AMMINISTRATORI LOCALI, I VERTICI DELLA SOCIETA’ CHE GESTISCE LA DISCARICA DI RIFIUTI E LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA”. 

TRATTO DA GAZZETTA DEL SUD

MESSINA: Il Miur nomina Giuseppe Ministeri presidente del Conservatorio “Corelli”

Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha nominato Giuseppe Ministeri presidente del Conservatorio “A. Corelli”.

Ministeri, che è il più giovane presidente delle 54 istituzioni musicali pubbliche in Italia, ha dichiarato nel corso di un’intervista:

“Onorato per l’incarico. Continuerò a lavorare con spirito di servizio.”

Da Consigliere a Presidente, come si sente?

“Onorato per essere stato individuato dalla Ministro, grato col Consiglio Accademico che mi ha proposto. Spero davvero di essere all’altezza del prestigioso incarico. Chiederò un sostegno ai precedenti illustri Presidenti, ai docenti tutti, agli studenti, vera anima della nostra Istituzione. Il Conservatorio ha bisogno di tutti.”

Ha già dei progetti, delle attività che intende portare avanti?

“Vorrei cercare di continuare a lavorare su alcune questioni a cui si è molto dedicato il mio predecessore, che ringrazio tanto, l’amico Peppuccio Terranova, parlo del fondo Saitta, dell’essere protagonisti nella nascitura Cittadella della Cultura, del promuovere una grande manifestazione, del volume sulla storia del Conservatorio. Tuttavia, non compete al Presidente occuparsi della programmazione didattica e della produzione artistica, bensì al Direttore e al Consiglio accademico, organi che, ho potuto già constatare, lavorano assai bene. A me e al Cda tutto, semmai, da questo punto di vista, spetta “assecondare”, monitorare e, ove possibile, appoggiare tali decisioni.”

Tuttavia, avrà anche delle Sue idee di massima, degli obiettivi per Didattica
e Produzione artistica?

“Certo. Mi piacerebbe lavorassimo per arrivare alla fine del mio mandato a quota 1000 studenti, oggi siamo a circa 700/750. Ho già, per quello che ho potuto, appoggiato la nascita di nuovi corsi di studio, come quelli su canto pop e tecnico del suono, che ci pongono all’avanguardia a livello nazionale. Dobbiamo rafforzare le collaborazioni già in atto, come quelle con la Filarmonica Laudamo, con gli altri Conservatori siciliani, con i quali è necessario un raccordo e per questo proporrò una riunione per i primi di Settembre; promuovere sempre più i nostri fiori all’occhiello, ovvero
l’Orchestra a fiati, il gruppo Jazz e le tante nostre altre eccellenze; migliorarci sul programma Erasmus; collegarci ed esserci sempre nelle manifestazioni di carattere nazionale e internazionale; rilanciare il rapporto con l’Universita’, perché in fondo… siamo l’Universita’ della Musica! Ma, ripeto, non tocca a me lavorare su questi argomenti. Da parte mia, come è noto, c’è il totale sostegno.”

Ha un sogno in particolare?

“Sì, portare l’evento Afam a Taormina, a giugno prossimo, dopo il G7. Per chi legittimamente non conosce, quando parliamo di Afam ci occupiamo del compartoche interessa tutti i Conservatori, Accademie, Istituti, 130 Istituzioni culturali complessivamente, 14.000 dipendenti circa, quasi 90.000 iscritti. Potete ben immaginare quanto sarebbe importante fare questo Evento qui da noi
in Sicilia, sarà il primo atto al momento del mio insediamento nella Conferenza nazionale dei Presidenti.”

Certo. Di cosa invece più specificatamente si occupa il Presidente?

“Ovviamente la rappresentanza legale, e la gestione del Cda, la nomina di altri organi. E poi, con l’intero Cda, ci dovremo occupare di bilanci, locali, sicurezza, personale, altre questioni amministrative.”

Come intende muoversi?

“Il momento è particolare, strano, delicato, come forse sempre accade nel nostro Paese. Ci annunciano una riforma del nostro settore, senza che la precedente riforma (1999) si sia conclusa. C’è una questione, a livello nazionale, che ho sempre ritenuto essere il problema dei problemi, ovvero il rapporto con le ex Province regionali oggi divenute Città metropolitane, alle quali siamo legate, argomento su cui prima o poi dovrà pur essere fatto un chiarimento. Dobbiamo intercettare risorse, da privati e tornare a farci riconoscere qualcosa da Miur e Regione.”

Come farà a rendere compatibile questo suo impegno con Daf?

“Lascerò la Presidenza, ma certo non smetterò di occuparmi delle mie attività. Farò un passo indietro però. Pensavo da tempo di far così da tempo, indipendentemente dall’incarico più “oneroso” che adesso mi si prospetta al Conservatorio. In questi anni abbiamo svolto un lavoro straordinario, si è formato un gruppo di lavoro affiatato, con grandi competenze, certamente più importanti delle mie. Adesso tocca a loro, sopratutto ai giovanissimi, ai ventenni, darsi da fare, hanno qualità ed età giusta per emergere definitivamente.” DA NORMANNO.COM

Colpo da 70 mila euro in gioielleria, famiglia arrestata a Messina

MESSINA. Un nucleo familiare – padre, madre e figlio di 16 anni – avrebbe rapinato una gioielleria a Saponara, in provincia di Messina, il 26 aprile scorso, fuggendo con un bottino di 70 mila euro. Oggi i carabinieri, dopo le indagini, hanno arrestato i tre. Nel corso dell’operazione è stata fermata una quarta persona ritenuta complice della rapina. Quest’ultima e il padre del giovane sono stati portati in carcere, la donna ai domiciliari e il ragazzo è in una casa circondariale per minori. Sono tutti accusati di rapina e lesioni. Durante il colpo fu infatti ferito il titolare della gioielleria.

Messina: L’anestesista TOMMASO MANDOLFINO muore al Policlinico dopo flebo per mal di schiena

Un anestesista di 55 anni del Policlinico di Messina, Mario Pandolfino, è morto nel nosocomio universitario dopo aver fatto una flebo. Il medico non era in servizio e avrebbe chiesto la somministrazione di un farmaco contro i dolori alla schiena, di cui soffriva. Una collega l’ha aiutato, prima di allontanarsi, lasciando il dottore da sono nella stanza, dove è stato trovato senza vita, sul pavimento, con la flebo staccata. La polizia che indaga sul caso ha già ascoltato diversi testimoni e, al momento, non viene esclusa alcuna pista, anche se viene privilegiata l’ipotesi della reazione allergica al farmaco.

RASSEGNAWEB – MESSINA: Aggrediti il comandante Santagati e due vigili urbani. Stavano multando un uomo che scaricava rifiuti

Il capo della sezione decoro della Polizia Municipale, Biagio Santagati, e due vigili urbani ( un uomo e una donna) sono stati aggrediti questa mattina da un uomo , che è stato arrestato per lesioni personali e resistenza a Pubblico Ufficiale.

I tre vigili urbani stavano svolgendo un controllo in contrada Campanella di Orto Liuzzo, mirato ad evitare la cattiva abitudine di alcuni residenti di Villafranca di disfarsi dei rifiuti senza effettuare la differenziata ( a Villafranca è d’obbligo) nei comuni limitrofi dove non vige ancora la normativa. Un uomo è stato sorpreso mentre scaricava i propri rifiuti illegalmente.

Richiamato, l’uomo si è scagliato con furia contro i tre rappresentanti dell’ordine, scaraventandoli a terra, in più riprese. Una furia che solo l’arrivo di altre 2 pattuglie di Vigili Urbani è riuscito a placare. L’uomo è stato arrestato. Santagati e i due colleghi sono stati trasportati all’ospedale Papardo per essere medicati e refertati. DA NORMANNO.COM

Accorinti annuncia: «Importante vertice a Taormina con Renzi e sindaci Anci»

Nelle stesse ore in cui è a lavoro per definire la vicenda del villaggio Le Rocce con il mecenate Antonio Presti, il sindaco di Messina nonchè sindaco della Città Metropolitana, Renato Accorinti, fa un importante annuncio: «Dopo l’estate faremo a Taormina un vertice con i rappresentanti del Governo nazionale e i sindaci dell’Anci, il tema è quello che ho lanciato “Il Sud al Sud”».

Proposte. Accorinti lancia, dunque, la sua sfida e vuole un summit per discutere del gap infrastrutturale ed economico da colmare tra il Mezzogiorno ed il resto del Paese. «Bisogna parlare del Sud al Sud – spiega Accorinti -, lo chiederò con forza, lo vogliamo e lo pretendiamo. Dobbiamo avere la forza di imporre le opere da realizzare treni, collegamenti, porti, stazione ferroviaria di Catania. Queste sono le cose che servono. Abbiamo due Sicilie in questo momento e ciò non va bene. All’Anci, nei giorni scorsi, ho detto con chiarezza che bisogna parlare del Sud al Sud, con tutti i 14 sindaci che hanno condiviso la mia proposta e si sono detti pronti a sostenerla. In primis il piano di riequilibrio di ogni Comune va spalmato da 10 a 30 anni, il che vuol dire poter pagare in modo dilazionato debiti che non abbiamo fatto noi e che provengono dal passato. Non si può amministrare con la spada di Damocle del dissesto. Le ferrovie saranno una mia battaglia personale. La realizzazione della stazione ferroviaria di Catania, ad esempio, è essenziale, non averla fatta sinora è stata pura follia. Come si può immaginare di fare turismo mentre nelle altre località italiane le ferrovie sono collegate in vie diretta con l’aeroporto e qui invece no».

In vista del G7. «Bisogna muoversi e farlo subito – aggiunge Accorinti -. Dobbiamo arrivare a discutere e dirimere questi nodi prima del G7, ho chiesto di fare la riunione del Sud al Sud al più presto e contiamo di farla immediatamente a ridosso della stagione estiva, speriamo già a settembre, con i sindaci ed il Governo Renzi. Questo appuntamento lo stiamo pianificando: senza tali condizioni non si decolla ed è il passaggio essenziale per dare linfa concreta ad ogni discorso sul rilancio del territorio. Ci troviamo seduti col sedere su una miniera d’oro, abbiamo tante ricchezze da poter valorizzare ma l’assenza delle cose essenziali ci costringe ad elemosinare all’angolo della chiesa. Così non va più bene, è il momento di scommettere sul futuro – conclude il sindaco di Messina – e fare ciascuno la propria parte per una svolta vera e reale». di Emanuele Cammaroto - http://www.blogtaormina.it/2016/07/25/accorinti-annuncia-importante-vertice-taormina-renzi-sindaci-anci/226908

 

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Il treno del ferro


Voci nel fango