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Raffaele Lombardo e il “patto elettorale” con i boss
Sono state depositate lo scorso 18 agosto le motivazioni della sentenza di condanna a sei anni e otto mesi di reclusione all'ex presidente della Regione Siciliana e leader del Mpa, Raffaele Lombardo per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel documento il Gup di Catania Marina Rizza scrive che l'ex Governatore siciliano ha “sollecitato, direttamente o indirettamente, i vertici di Cosa nostra a reperire voti per lui e per il partito per cui militava (le regi...
COMUNE MESSINA: Il Piano di riequilibrio spacca gli accorintiani. Nina Lo Presti e Luigi Sturniolo confermano il voto contrario e annunciano l’addio al movimento
Tutti i nodi vengono al pettine. I contrasti più o meno latenti all’interno del movimento “Cambiamo Messina dal basso” esplodono alla vigilia dell’appuntamento più importante, non solo per la giunta Accorinti e per il consiglio comunale, maper il futuro dell’ente locale nei prossimi dieci anni. Il Piano di riequilibrio finanziario, predisposto dall’amministrazione, fa da spartiacque. Chi vota contro, si pone di fatto fuori dal movimento che ha sostenu...
MESSINA: Minacce a don Ciotti, il sindaco Renato Accorinti esprime solidarietà
A seguito delle minacce di morte ricevute da don Luigi Ciotti, il sindaco, Renato Accorinti, ha espresso solidarietà, anche a nome di tutta l'Amministrazione comunale, al presidente di Libera, evidenziando che “Quanto avvenuto rafforza le azioni e il pensiero di don Ciotti, perché significa che si sta operando nella direzione giusta. Provo indignazione e rigetto, ma allo stesso tempo invito tutti noi, che fondiamo le nostre ...

IL COMUNE DI MESSINA E LO SCANDALO DERIVATI: PERIZIA TECNICA SUI “CONTRATTI DERIVATI”, CONFERENZA STAMPA DELL’ESPERTO GIUSEPPE CANNIZZARO

Il sindaco, Renato Accorinti; il vicesindaco, Guido Signorino, assessore al Bilancio; l’esperto comunale a titolo gratuito in materia di prodotti, strumenti e servizi finanziari, Giuseppe Cannizzaro; il legale del Comune, Nino Parisi; ed il consulente di fiducia dell’avv. Parisi, Elio Conti Nibali; nel corso di una conferenza stampa stamani a Palazzo Zanca, hanno chiarito gli aspetti maggiormente rilevanti della perizia tecnica redatta da Cannizzaro sui contratti derivati sottoscritti dal Comune di Messina e che sono stati allegati dall’Amministrazione al piano di riequilibrio. “Ringraziamo il dott. Cannizzaro per la disponibilità e il senso di responsabilità mostrata – hanno dichiarato Accorinti e Signorino – nel compito affidatogli relativamente alla valutazione della rischiosità sui contratti derivati sottoscritti dal Comune fin dal 28 maggio 2003. Gli effetti di tali contratti, in controtendenza ad un iniziale introito per le casse comunali, rappresentano invece un danno economico rilevante, di circa 25 milioni di euro, e sono stati inseriti nel piano di riequilibrio, in attesa dell’esito del ricorso presentato dalla controparte a seguito del nostro annullamento dei contratti in autotutela. Come Amministrazione rischiamo di dover pagare una somma così ingente senza avere alcuna responsabilità. E’ per questo motivo e ancora di più per tutelare la cittadinanza, che abbiamo consegnato le carte in nostro possesso in Procura, affinché si faccia luce su precedenti responsabilità, qualora dovessero emergere. Nessuna vendetta, ma chiediamo giustizia”. “Il Comune, fin dalla data di sottoscrizione del primo contratto, nel 2003, non aveva alcun rischio relativo ad innalzamento del tasso euribor – ha evidenziato Cannizzaro – perché tutto il suo debito era a tasso fisso. Il cosiddetto rischio tassi è stato invece importato all’interno della sfera giuridica del Comune da questi contratti, che avevano natura essenzialmente speculativa. Le banche, che insieme svolgevano il ruolo di consulente e controparte, hanno consigliato vere e proprie scommesse, con finalità diametralmente opposte alle funzioni di copertura, uniche ammissibili per un Ente pubblico”. Nonostante il mercato sia stato favorevole per lunghi periodi, il Comune si ritrova con un passivo esorbitante: “Questo – ha aggiunto l’esperto – e’ stato determinato dallo squilibrio strutturale dell’alea dei contratti, dagli effetti degli up front, dagli enormi aggravi dei costi dovuti alle continue ristrutturazioni intervenute. Ma la cosa ancor più grave – ha concluso Cannizzaro – è che le ultime due maggiori operazioni, sottoscritte nel giugno 2007, presentate dagli istituti di credito come interest rate swap, in realtà non possono essere definite tali, in quanto strutturate per produrre flussi negativi per il Comune in qualsiasi scenario ipotizzabile”.

Messina: I Revisori danno nulla osta al piano anti dissesto

Il parere dei revisori dei conti questa volta è favorevole, ma non può essere depositato perchè oggi gli uffici comunali sono chiusi, quindi se ne parlerà lunedì. Il piano di riequilibrio, inoltre, è stato formalmente trasmesso soltanto ieri alla presidenza del consiglio comunale e, quindi, soltanto in queste ore la commissione bilancio l’ha iscritto all’ordine del giorno dei lavori. Adesso sì che si può davvero parlare di corsa contro il tempo. Entro il 3 settembre l’aula dovrà esprimere un voto. Ed è su questo che ogni singolo consigliere, più che i gruppi politici nella loro interezza, si interroga. Su cosa fare. Il voto positivo vuol dire costringere la città a fare notevoli sacrifici per ben dieci anni. Il voto negativo, come il non voto, invece, avrà come conseguenza l’immediato avvio delle procedure di dissesto. Uno spettro che si aggira per i corridoi di palazzo zanca da oltre due anni e che persino il presidente della Regione Crocetta aveva tentato di far scomparire, impegnandosi e promettendo ciò che non poteva neanche lui. Oggi è il momento della decisione definitiva, quella che non si può più rinviare, né revocare. Il parere favorevole dei revisori dei conti è uno primo passo importante che consolida un ragionamento più tecnico. Ma adesso la scelta è politica. Non di colore politico. Ma nel senso puro della parola. E cioè, qualunque essa sia, deve essere assunta per il bene della città. Nelle mani dei 40 messinesi che in questo momento la rappresentano. Da gds

L’arresto dell’on. Genovese: Per l’avvocato Favazzo un’ordinanza ‘debole e inconsistente’. ‘Presenteremo ricorso’

“Apprendo la notizia in questo momento dalla stampa: valuteremo con attenzione l’ordinanza e sicuramente presenteremo ricorso in Cassazione per far valere le ragioni del mio assistito”. Lo dice l’avvocato Nino Favazzo legale del deputato del Pd, Francantonio Genovese, sulla decisione del Tribunale del Riesame di Messina, che accogliendo il ricorso della Procura, ha disposto la custodia cautelare in carcere per il parlamentare indagato per associazione per delinquere truffa e frode fiscale nell’ambito della inchiesta sulla Formazione in Sicilia. Il provvedimento non è esecutivo. “Mi stupisce molto questa ordinanza – osserva Favazzo – che a una prima lettura mi sembra debole e inconsistente. Si sostiene, in sintesi, che Genovese controllasse la Formazione da casa, e che l’unico posto dove non possa farlo è il carcere. Mi sembra che la decisione sia più legata ad altre decisioni prese dal Tribunale che hanno avuto un effetto ‘trascinamento’ sul mio assistito. Non ci sono dubbi – conclude l’avvocato – che dopo avere letto in maniera approfondita l’ordinanza presenteremo ricorso avverso in Cassazione”.

L’inchiesta sull’on. Francantonio Genovese: Ecco le motivazioni per cui deve tornare in carcere. Per il Tribunale del riesame traspare una ‘spregiudicatezza e una non comune inclinazione a delinquere dell’indagato’. Gli arresti domiciliari ‘un privilegio’. Genovese può “usufruire di una fitta rete di prestanome”

“Il Collegio ritiene che le condotte illecite perpetrate dall’indagato in modo sistematico rendano oltremodo concreto il pericolo di reiterazione delittuosa e siano sintomatiche di un sofisticato sistema illecito ben collaudato e consolidato nel tempo, che l’indagato ha avviato e perfezionato in modo ‘professionale’”. Lo scrive il Tribunale del riesame di Messina nell’ordinanza con cui applica la custodia cautelare in carcere al deputato del Pd Francantonio Genovese, che rimane agli arresti domiciliari. Secondo i giudici da ciò traspare una “spregiudicatezza e una non comune inclinazione a delinquere dell’indagato” che “possono essere contenute soltanto con la misura di massimo rigore, tenuto conto – scrivono nell’ordinanza – della natura , della gravità degli illeciti contestati e dell’ingente quantitativo di denaro pubblico di cui Genovese si è appropriato nel tempo, usufruendo, per finalità privatistiche e personali, della carica pubblica rivestita”. Per il Tribunale, gli arresti domiciliari sarebbero per Genovese una “località protetta” dove potrebbe “continuare a mantenere in vita rapporti e illecite attività” visto che con le “guarentigie” l’abitazione diventa “invalicabile”, un privilegio che, scrivono i giudici, avrebbe usato per trasferire documenti contabili nel limite posto nell’effettuazione di perquisizioni. Il Tribunale ritiene che Genovese abbia “mantenuto il controllo della Caleservice, società attraverso la quale ha riciclato denaro” e ha commesso “plurime e ingenti evasioni fiscali”. La revoca degli accreditamenti di alcuni enti di formazione per i giudici “non scongiura il pericolo di reiterazione delittuosa” visto che, sostengono i giudici, Genovese può “usufruire di una fitta rete di prestanome”.

Vasto incendio a Messina. Per i vigili del fuoco è doloso

Un incendio di vaste proporzioni, ritenuto di natura dolosa, è divampato la notte scorsa a Messina, nel rione di Camaro, in contrada Casazza. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, che solamente stamane riusciti a spegnere le fiamme rogo. Il fuoco ha minacciato alcune abitazioni ma non è stato necessaria nessuna evacuazione perché sono subito intervenuti i pompieri. Secondo i vigili del fuoco si tratterebbe di un incendio di natura dolosa come quello che qualche giorno fa interessò a Messina le zone di Tremonti e Annunziata.

Messina: Fermato presunto scafista, avrebbe “traghettato” i 309 migranti giunti ieri

Si chiama Shaban Ahmed Abdedelhaidi, ha 32 anni, è un cittadino egiziano ed è accusato di esser lo scafista dei 309 migranti salvati in mare dalla nave “Mild Nature” e poi fatti sbarcare, ieri mattina, al Molo Colapesce.
Le indagini della Squadra Mobile erano cominciate non appena la nave aveva attraccato al Porto di Messina. Racconti, testimonianze, descrizioni quelle raccolte dalle parole di uomini, donne e intere famiglie siriane che, fin da subito, avevano condotto gli agenti ad identificare Shaban come il “traghettatore di uomini”.
Adesso il giovane si trova in stato di fermo poiché fortemente indiziato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.