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La Copertina
03 set 2015
MASSONERIA, INDAGATO DALLA PROCURA DI AGRIGENTO COMMERCIALISTA DI MESSINA
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A MESSINA A TENERE I RAPPORTI, SECONDO LE RISERVATISSIME INDAGINI DEI PM IGNAZIO FONZO E LAURA MAGGIONI DELLA PROCURA DI AGRIGENTO, E' LO STUDIO DEL COMMERCIALISTA LUIGI CUCURULLO, DELLA SOCIETA' PROTEKNE, SPECIALIZZATA IN CAUSE SU ANATOCISMO E USURA. UNA TELA DI RAPPORTI D'AF...

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MESSINA, L'INCHIESTA SUL CAS: IL GIUDICE DEL LAVORO RESPINGE LA RIAMMISSIONE IN SERVIZIO DEL DIPENDENTE AGOSTINO BERNAVA


IL GIUDICE DEL LAVORO HA RESPINTO LA RICHIESTA DI RIAMMISSIONE IN SERVIZIO DEL DIPENDENTE AGOSTINO BERNAVA, FRATELLO DEL SINDACALISTA DELLA CISL MAURIZIO, IN MOBILITA' DALLA PROVINCIA DAL 2009 E SOSPESO DAL CAS PERCHE' COINVOLTO IN UNA INCHIESTA GIUDIZIARIA. DA CENTONOVE DEL 27-08-15...
L'INCHIESTA SULLE TANGENTI AL CAS: REINTEGRO, IL GIUDICE DICE NO AL DIRIGENTE FRISONE




IL GIUDICE DEL LAVORO HA RIGETTATO LA RICHIESTA DEL DIRIGENTE DEL CAS, LELIO FRISONE, DI ESSERE RIMESSO IN S...
MESSINA: Atti vandalici contro un’auto di Messinambiente


È il più “tradizionale” degli atti intimidatori, di quei gesti vili e concettualmente violenti attraverso i quali si vuol comunicare qualcosa, un avvertimento, un’arrabbiatura, un malcontento. Il danneggiamento dell’auto è un vero e proprio classico del genere: si va dai vetri sfondati alle ruote bucate, dagli sfregi sulla fiancata al livello superiore dell’incendio doloso. E anche quando si tratta di episodi isolati, non necessariamente colle...

 

Morto a 96 anni boss Antonio Nirta

E' morto nella sua casa di contrada Ricciolio DI Benestare a 96 anni Antonio Nirta, considerato un boss di prima grandezza della 'ndrangheta, un personaggio che appartiene alla storia stessa della criminalità organizzata calabrese e ritenuto uno dei capi dell'anonima sequestri. Con i fratelli Giuseppe, ucciso a bianco nel 1995 e considerato dagli inquirenti il numero uno di sempre, Francesco, Sebastiano e Domenico, ed il cognato Francesco Codispoti, Anton...
L'INCHIESTA SU TIRRENOAMBIENTE GRAZIE ALLE RIVELAZIONI DI UN 'COLLABORATORE': 'CORRUZIONE E PECULATO'. PER I 'CONTRIBUTI' A PIOGGIA INDAGATI, TRA GLI ALTRI, IL SINDACO DI MAZZARRA' BUCOLO E IL PARROCO DON ANDREA CATALANO. RICHIESTA DI PROROGA DELLE INDAGINI



La gestione del denaro “distribuito” nel tempo sul territorio sotto forma di “...
Ciclismo, niente sconti per Nibali: resta fuori fino al termine della Vuelta



Aveva espresso la volontà di rientrare subito in gara...

NUORO: Phishing, indagati tre messinesi

Hanno alterato abusivamente il sistema informatico e hanno prelevato, con la tecnica del phishing, quasi novemila euro dal conto di un uomo di Dorgali: denunciati dai carabinieri quattro siciliani, tre dei quali residenti in provincia di Messina, una donna di 36 anni, un uomo di 42 ed un 31enne, assieme ad un abitante di Agrigento di 40. I quattro dovranno rispondere del reato di frode informatica. Le indagini sono scattate dalla denuncia di un dorgalese che in pochi giorni aveva visto diminuire il suo conto, in totale 8.853 euro, senza che lo stesso uomo avesse effettuato prelievi. I militari hanno smascherato la truffa accertando la responsabilità dei quattro che sono riusciti ad acquisire dati della carta di credito del malcapitato ed effettuando quindi prelievi ed acquisti. Un analogo episodio è avvenuto nei giorni scorsi a Siniscola dove dal conto di una cittadina del paese sono stati prelevati 70 euro. La donna si è accorta subito della frode e ha segnalato il furto ai carabinieri. In questo caso l’intervento dei militari ha permesso di identificare e denunciare un 22enne di Avellino.

MESSINA: Fucilata al Faro, denunciati due giovani di 26 e 18 anni

Cerchio sempre più stretto anche se l’indagine non è conclusa. Hanno un’identità entrambi i presunti autori del “Far West” che nella notte tra sabato e domenica scorsi ha seminato il panico dentro e fuori dal Lido Horcynus Orca di Torre Faro. Il nucleo investigativo della Compagnia Messina Centro dei carabinieri, coordinato dal capitano Emanuela Rocca, li ha denunciati alla Procura della Repubblica cui ha inviato una corposa documentazione fotografica e testimoniale. Si tratta del ventiseienne D. R. e di un ragazzo di diciott’anni sulla cui posizione al momento sono in corso approfondimenti: entrambi i giovani sono della zona nord cittadina. Per entrambi, sia pure con differenti profili di responsabilità, i reati oggetto della denuncia alla magistratura sono quelli di porto illegale di arma da fuoco, severamente sanzionato dalla legge speciale 110 del 1975, e di esplosioni pericolose in luogo pubblico o sulla pubblica via. In meno di 72 ore i militari dell’Arma hanno puntato i fari sui due presunti colpevoli della “notte criminale” che avrebbe potuto avere conseguenze tragiche. Non tanto nella sua prima fase, intorno all’1 e 30, quando i due, probabilmente in stato di alterazione, con un comportamento arrogante hanno sconcertato la clientela del lido, infastidendo pesantemente una ragazza lombarda e subendo la veemente reazione della comitiva di cui la giovane faceva parte. Quanto invece, soprattutto, nel drammatico epilogo delle 4 del mattino quando il maggiore dei due giovani, a quanto pare D. R. accompagnato dall’amico diciottenne (che l’avrebbe atteso in auto) s’è presentato all’ingresso dello stabilimento, già chiuso da un paio d’ore, brandendo un fucile a canne mozze e andando espressamente alla ricerca di coloro che, a suo dire, lo avevano offeso. A quel punto, frustrato dalla loro assenza, avrebbe fatto deflagrare in aria la fucilata con quella doppietta da caccia “modificata” che sarebbe stata notata da diversi testimoni (con le canne arrugginite) ma non è stata ancora ritrovata. Le ricerche dei militari nell’area della Punta sono state vane anche con riferimento a bossoli o eventuali pallini ma non è da escludere che il particolare tipo d’arma possa trattenere le cartucce all’interno. Tornando ai due distinti profili di responsabilità addebitati dai carabinieri, si sta approfondendo l’esatto ruolo che nel folle ritorno al lido, fucile in pugno, del ventiseienne, avrebbe avuto l’amico diciottenne. Se sia stato proprio lui, come si sospetta, ad averlo accompagnato all’Horcynus Orca, comunque restando in auto, o se invece sia stata un’ulteriore persona a recarsi alle 4 del mattino con D. R fino alla Punta. Quanto alla prima fase della nottata, ovvero agli eventuali reati di minacce, violenze o danneggiamenti, si tratta di fattispecie per le quali si procede solo a querela di parte. Ecco perché i due giovani sono, oggi, indagati esclusivamente con l’accusa di porto d’arma da fuoco e di esplosioni pericolose in luogo pubblico. da gazzetta del sud.it

MESSINA: Arrestati 4 presunti scafisti, incastrati dalle testimonianze dei sopravvissuti

Sono state le testimonianze dei 287 migranti sbarcati ieri pomeriggio al Molo Marconi a far sì che, in meno di 24 ore, gli agenti della Squadra Mobile di Messina chiudessero il cerchio sui 4 presunti scafisti. Si tratta di Mahmoud Achraf Khmiss, egiziano di 20 anni, Hashim Said, palestinese di 27 anni, Mousa Ismal, egiziano di 24 anni, Ahmed Moustapha Ali, egiziano di 20 anni. Tutti loro si trovano adesso al carcere di Gazzi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria e sono accusati di aver guidato il barcone malandato su cui erano a bordo gli altri profughi. Un viaggio, quello intrapreso da donne, uomini e bambini, iniziato sulle coste libiche e poi terminato in mezzo al Canale di Sicilia dove, a salvarli tutti, era arrivata la nave Monte Sperone della Guardia di Finanza. Tutti i migranti sono stati accolti a Messina, fatti rifocillare, visitati, segnalati e poi trasferiti nei centri di prima accoglienza del PalaNebiolo, all’Annunziata, e dell’ex Caserma di Bisconte, a Camaro. (Ve. Cro.) da tempostretto.it

Messina: Ancora uno sbarco di migranti in città

Proseguono senza sosta gli sbarchi nel Porto di Messina, in uno scenario paradossale che sfoggia, da un lato, la lussuosa nave da crociera della MSC e, dall’altro, la Monte Sperone della Guardia di Finanza. La prima, attraccata in bella vista a salutare la città, ospita turisti e viaggiatori estivi. La seconda, defilata al Molo Marconi, ospita 288 sopravvissuti.

197 uomini, 56 donne e 35 bambini hanno messo piede in città poco dopo le 17.30, accolti come sempre dalla macchina organizzativa coordinata dalla Prefettura di Messina.

MESSINA: Scritta ingiuriosa sull’auto di Ialacqua. Indaga la Digos

Graffiata la fiancata dell’auto dell’assessore all’Ambiente del comune di Messina, Daniele Ialaqua. Sulla portiera lato passeggero qualcuno ha inciso una scritta ingiuriosa probabilmente con una chiave. L’assessore si trovava nella sede dell’Amam, sul viale Giostra, dove è rimasto dalle 13.30 alle 18 circa e, una volta uscito da una delle riunioni per discutere il passaggio di lavoratori e servizi all’azienda acque, ha trovato l’incisione sulla sua auto. “Ho presentato denuncia alla Digos – ha detto Ialaqua – non so se l’atto vandalico sia legato alla mia attività politica, anche se è probabile”. (ANSA)

MESSINA: Antonina Santisi nuovo assessore ai servizi sociali

Colpo di scena a palazzo Zanca, il sindaco Renato Accorinti ha accolto le dimissioni di Nino Mantineo e ha già nominato il nuovo assessore ai Servizi Sociali. Si tratta della Psicologa Antonina Santisi, 53 anni, nata a Furci Siculo, dirigente dell’Asp di Messina, volontaria dell’Unicef. Le criticità segnalate – ha spiegato il primo cittadino – richiedono una risposta immediata e nuove energie per rilanciare nella direzione dell’efficienza un settore determinante per la qualità della vita di una larga fascia di cittadini. La conferenza di presentazione si terrà lunedì, al Comune, alle 10 nella sala Falcone e Borsellino.

MESSINA, LA MORTE DI ILARIA: Sotto torchio il 39enne. È l’uomo che guidava l’auto e che l’ha portata al lungomare del Ringo

ILARIA

Vanno avanti in profondità le indagini della Squadra mobile e della Procura sulla morte della sedicenne Ilaria Boemi, stroncata sulla spiaggia del Ringo dagli effetti dell’assunzione di cristalli di ecstasy in un bicchiere di birra. E mentre si cercano squarci di verità su tutte le responsabilità, emergono o vengono riferiti nuovi particolari. Tutti da verificare, naturalmente. È durato ieri oltre due ore l’interrogatorio da parte del sostituto procuratore Stefania La Rosa dell’uomo di 39 anni, uno degli indagati dell’inchiesta, che quella notte, dopo l’assunzione della sostanza da parte di Ilaria, a quanto pare condivisa insieme ad alcuni amici, le diede con la sua auto il passaggio dal centro alla spiaggia del Ringo. Lì dove s’è consumata la tragedia che ha scosso Messina e l’Italia intera. Il trentanovenne, assistito dall’avvocato Flavia Buzzanca, ha fornito la sua ricostruzione di quanto sarebbe accaduto tra la sera del nove e l’alba del 10 agosto. Il suo legale, alla fine, ha dichiarato di sentirsi «molto serena e tranquilla per il fatto che il mio assistito, come già aveva fatto una prima volta, si è messo a disposizione degli inquirenti per una puntuale conoscenza della realtà dei fatti, e lo ha fatto con dovizie di particolari». L’uomo avrebbe riferito di non essere mai stato un assuntore di stupefacenti, e detto di aver frequentato saltuariamente Ilaria, sempre in compagnia. E che anche quella notte in spiaggia era presente con loro un’a ltra ragazza. Avrebbe poi rimarcato con forza di aver chiamato immediatamente i soccorsi, in particolare una persona che si trovava sulla pista ciclabile, allorquando Ilaria ha accusato la grave crisi che l’ha portata alla morte. Non avrebbe chiamato il 118 con il suo telefonino in quanto lo aveva dimenticato all’interno dell’auto. Ma proprio sulla tragica “e s c a l ation” tra l’assunzione dei micidiali granuli di Mdma e la morte della studentessa dello Jaci, avrebbe fornito alcuni particolari un po’ diversi da quelli fin qui raccolti. La terribile mistura di birra ed ecstasy – avrebbe affermato – sarebbe stata bevuta da Ilaria non nella zona del Duomo ma in piazza Del Popolo, ancora più lontano dal lungomare in cui poi è morta. Ma qui s’innesterebbe un altro elemento di novità, da verificare. Secondo il trentanovenne la puntata notturna al Ringo non sarebbe stata una decisione presa a seguito della crisi poi rivelatasi mortale per la povera ragazza, ma il frutto della voglia di fare un bagno notturno. Solo sull’arenile del Ringo – q u esta la sua versione – Ilaria avrebbe accusato quel malore che non le ha lasciato scampo. Tra le precisazioni dell’u omo, assistito dal suo legale, vi sarebbe anche quella relativa al fatto di non essersi mai allontanato durante quella notte maledetta. Sia nell’immediatezza – anche se per un attimo avrebbe negato di conoscerla in quanto sarebbe stato sotto choc per la tragedia – che per svariate ore sino all’alba, ma poi sempre ammettendo di conoscerla, durante la permanenza dell’ambulanza sul lungomare del Ringo e durante il trasferimento del corpo della povera Ilaria all’obitorio del Policlicnico.

Alessandro Tumino – gazzetta del sud

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Il treno del ferro


Voci nel fango