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La Copertina
31 ott 2014
LA SENTENZA - L'EX SINDACO PEPPINO BUZZANCA CONDANNATO A PAGARE 28 MILA EURO: Nel gennaio 2009 Juventus e Monaco si sfidarono in un'amichevole di lusso a Messina. L'ex sindaco e due dirigenti finanziarono l'organizzazione dell'evento. Ora sono stati condannati per danno erariale
buzzanca

Di Riccardo Lo Verso - PALERMO - L'organizzazione di una partita di calcio costa caro, anzi carissimo, all'ex sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanza, e agli ex capo e dirigente dell'ufficio di Gabinetto, Antonio Ruggeri e Giuseppe Mauro. Esattamente 57 mila e 600 euro tanto quanto era il contributo assegnato nel dicembre 2008 alla società San Marco Sport Events.



DOPO LA VISITA DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA A MESSINA: Caso Manca, l’Antimafia sentirà il Procuratore di Viterbo

di Luciano Mirone - La Commissione nazionale antimafia ha deciso di ascoltare il procuratore di Viterbo Alberto Pazienti e il Pubblico ministero Renzo Petroselli p...
IL CASO - Revoca del vitalizio a Cuffaro. Ok dall'avvocatura dello Stato

PALERMO - Con un parere inviato al presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Giovanni Ardizzone, (che lo aveva richiesto anche in relazione alla vicenda dell'ex presidente della Regione e deputato ...
LE NOSTRE FOTO - MESSINA: Immigrazione, ennesimo sbarco al molo Colapesce












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RASSEGNAWEB – Barcellona P.G, vicenda Aias: Rinviati a giudizio, tra gli altri, l’ex assessore Sanzarello e Natale D’amico, già assessore alla Provincia

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, dott. Danilo Maffa, ha rinviato a giudizio cinque persone coinvolte nell’inchiesta dell’Aias del Longano, che nel 2013, a seguito di indagini condotta dal Pubblico Ministero Francesco Massara e dal Procuratore Salvatore De Luca, fece emergere un ampio disegno criminoso ed uno scenario inquietante di reati di abuso d’ufficio, minacce e offesa contro la persona. Tra le persone rinviate, a vario titolo, per i reati sopra ascritti, Sebastiano Sanzarello, deputato regionale della XII legislatura ( dall’8 luglio ’96 al 27 giugno 2001 ), assessore alla sanità della Regione Siciliana negli anni ’98, ’99 e 2001, e Natale D’Amico, assessore della provincia regionale di Messina negli anni 1998, 2003 e 2005 nonché referente politico di Sanzarello a Barcellona P.G. Rinvio a giudizio anche per Francesco Lo Trovato, ex presidente dell’AIAS Nazionale, Giuseppe Grasso e, Sergio Lo Trovato. Defunto un sesto indagato, Giovanni Di Quattro. In aula ha retto il quadro accusatorio sostenuto dal Pm Massara. Importanti, e allo stesso tempo ritenute attendibili, si sono rivelate le deposizioni dell’ex Presidente dell’Aias Luigi La Rosa e quelle della moglie. Prossima udienza fissata per il 22 aprile. Nel processo impegnati i legali Francesco Russo, Vito Pirrone, Antonella Lo Presti e Nino Favazzo. Si sono costituiti parti civili Luigi La Rosa, rappresentato dal legale Sebastiano Fazio, Sebastiano Messina, rappresentato dal legale Giuseppe Tortora, la famiglia Arnò, rappresentata dai legali Gianluca Giardina e Mariano Munafò. http://www.strettoweb.com/2014/10/tribunale-barcellona-p-g-vicenda-aias-nomi-eccellenti-rinviati-giudizio/206126/

MESSINA: Processo “Gotha-Pozzo 2”. Sconti di pena alla mafia barcellonese in appello

Erano le dieci di sera passate quando s’è avuto il responso: lievi sconti di pena in appello e tre assoluzioni “piene” per capi, gregari e fiancheggiatori della cupola mafiosa barcellonese. Il nome in codice del processo che s’è chiuso ieri in appello a Messina è “Gotha-Pozzo 2”, ovvero la prima fondamentale operazione antimafia degli ultimi anni che ha scardinato le sicurezze mafiose di Cosa Nostra del Longano nel 2011. Un processo che ha “tenuto” anche in secondo grado.

La sentenza d’appello.

Ecco i dettagli del verdetto emesso dal collegio presieduto dal giudice Antonio Brigandì e composto dai colleghi Carmelo Cucurullo ed Enrico Trimarchi. Tredici le condanne: al boss Giovanni Rao 16 anni; al boss Salvatore “Sem” Di Salvo 17 anni; al boss Salvatore Ofria 14 anni e 6 mesi. Poi le altre condanne: Francesco Cambria, 6 anni; Giuseppe Roberto Mandanici 4 anni; Maurizio Trifirò, 6 anni; Roberto Martorana, 8 anni; Concetto Bucceri, 6 anni; Francesco D’Amico, 8 anni; Carmelo Francesco Messina, 6 anni; Carmelo Vito Foti, 10 anni; Ottavio Imbesi, 6 anni; Tindaro Marino, 6 anni (la somma di due condanne). Sono stati assolti con formula piena «per non aver commesso il fatto» Francesco Ignazzitto e Anna Marino, la terza assoluzione («perché il fatto non costituisce reato») riguarda invece Salvatore Buzzanca. Nel caso di Imbesi si sono registrate alcune importanti assoluzioni parziali, in altri casi hanno inciso l’eslcusione dell’aggravante mafiosa oppure della recidiva, in altri è stata applicata la “continuazione” con altre precedenti sentenze. La Corte ha dichiarato poi inammissibili gli appelli presentati da Maria Gatto, Antonella Rao, Palmina Rao, Samantha Rao, Carmela Bellinvia, Luisella Alesci e Carmelo Ofria. Confermato quasi integralmente dai giudici anche il quadro delle confische per milioni di euro ai patrimoni, eccezion fatta per la revoca relativa a un fabbricato di Barcellona in via Generale A. Cambria. Sono state confermate anche le statuizioni per i risarcimenti a favore dei Comuni di Barcellona e Mazzarrà, a carico dei tredici condannati, in più a Rao per l’Aias e a Marino per la Seds. DA GDS

“Un’errata lettura di una tabella dell’Allegato Infrastrutture del Def ha indotto a ipotizzare un rifinanziamento del Ponte sullo Stretto di Messina”. Così il Ministero delle infrastrutture e trasporti smentisce che ci sia un rifinanziamento dell’opera

“Si tratta – spiega il Ministero – della tabella Revoche e reimpieghi, pubblicata sul sito del Cipe per obbligo di legge sin dal gennaio scorso e riportata all’inizio dell’Allegato Infrastrutture. Il Decreto legge 23 dicembre 2013, n. 145 (convertito dalla legge n. 9 del 21 febbraio 2014) stabilisce, all’art. 13, comma 1/bis, che venga pubblicata un’anagrafe dei provvedimenti aventi forza di legge con i quali siano state revocate le assegnazioni disposte con delibere Cipe per la realizzazione di interventi infrastrutturali”.

Tromba d’aria in mare al largo di Lipari

Una tromba d’aria ha attraversato il mare al largo di Monte Rosa di Lipari, l’ isola più grande dell’arcipelago delle Eolie. Il fenomeno è avvenuto all’alba, dopo che si era placata la pioggia torrenziale che è si è abbattuta per quasi tutta la notte sull’arcipelago. Nelle scorse settimane un’altra tromba d’aria era stata notata nelle Eolie, nel tratto di mare compreso tra Vulcano e Lipari.

PREVISTI NUOVI CLAMOROSI SVILUPPI – Barcellona: l’Antimafia indagherà su collusioni tra Cosa Nostra, politica, magistratura e servizi deviati

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foto di Enrico Di Giacomo

Se la presidente della Commissione nazionale antimafia Rosy Bindi si spinge a dire che “la morte di Attilio Manca, tutto sembra tranne che un suicidio per overdose”‘, se dice che la Commissione ha intenzione di sentire parecchia gente per risolvere questo caso, se dice che – in seguito alle dichiarazioni rese da Cettina Merlino Parmaliana, vedova del professore universitario Adolfo Parmaliana – la Commissione svolgerà una inchiesta sull’ex Procuratore generale della Corte d’Appello di Messina, Antonio Franco Cassata (autore di un dossier anonimo pieno di veleni sulla figura di Parmaliana, scritto quando il docente universitario era già morto), se dice che le dichiarazioni del nuovo pentito di mafia Carmelo D’Amico sull’omicidio del giornalista Beppe Alfano, portano alla latitanza di Nitto Santapaola in quella città, evidentemente la politica – dalla maggioranza all’opposizione – pare seriamente intenzionata a squarciare il velo sul “Caso Barcellona”, uno dei casi di collusioni fra mafia, politica, parte della magistratura e servizi segreti deviati più clamorosi degli ultimi decenni. E anche se in situazioni come queste la prudenza è d’obbligo, forse, per quanto concerne la soluzione di alcune morti eccellenti, potremmo essere a una svolta.

“Il nostro compito – dice Rosy Bindi – è quello di fare verità e giustizia su delle vicende in cui delle persone perbene sono state prima uccise e poi coperte dal fango della diffamazione. La Commissione antimafia, pur non avendo i poteri della magistratura, ha il dovere di indagare a fondo su certe storie torbide”. Seppure con linguaggio pacato, la Bindi va giù duro e non usa mezze misure, specie quando fa il nome del boss Rosario Cattafi, oggi al 41 bis, “vero stratega”, secondo le ultime risultanze processuali, del connubio fra la Cosa nostra barcellonese e i servizi segreti deviati. Da qui il passo per parlare dell’urologo barcellonese Attilio Manca e del giornalista Beppe Alfano è breve.

Si tratta di due nomi risuonati spesso tra le volte novecentesche della Prefettura di Messina, dove lunedì e martedì la Commissione antimafia ha ascoltato numerose persone, fra cui i familiari delle vittime di mafia, i Procuratori della Repubblica di Messina, di Barcellona e di Patti, i comandanti dei carabinieri, della polizia e della guardia di finanza, le associazioni delle Società civile e le associazioni anti racket.

“Spesso da queste parti – prosegue la presidente dell’Antimafia nazionale – le istituzioni devono svolgere il loro compito con estrema difficoltà: basti pensare che a Barcellona ben quattro Pubblici ministeri stanno per lasciare la sede vacante”. Da un altro lato – seguita l’on. Bindi – noto invece un risveglio straordinario della Società civile che lascia ben sperare”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il vice presidente della Commissione antimafia Claudio Fava: “Ci sono segnali positivi e altri preoccupanti, a Messina come a Barcellona. Fra i segnali positivi bisogna ricordare l’ottima qualità del lavoro svolto dalle Procure di Barcellona e di Messina, e dell’Ufficio delle misure di prevenzione del Tribunale di Messina, una quantità e una qualità di beni sequestrati alla mafia pari al valore di due miliardi. Fra i segnali negativi il fatto che Barcellona continua a essere una delle capitali italiane della mafia. Se vogliamo fare un’equazione, possiamo dire che Barcellona sta a Messina come Corleone sta a Palermo, anzi Barcellona, in questi anni, è andata all’assalto di Palermo. Un altro segnale preoccupante è la presenza della massoneria in certi settori delle istituzioni”.

E sulle “morti eccellenti” cosa dice il vice presidente dell’Antimafia nazionale? “Sono assolutamente d’accordo con le parole della collega Bindi: nel caso Manca di tutto si può parlare tranne che di suicidio: Ci sembra una conclusione non adeguata ai fatti acclarato: l’Ufficio di presidenza domani deciderà se ascoltare il procuratore della Repubblica di Viterbo, insieme a tante altre persone, mentre sulla morte di Beppe Alfano credo che la Procura della Repubblica di Barcellona, alla luce delle nuove dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmelo D’Amico, sia intenzionata a chiedere la riapertura del processo”.

On. Fava, ritiene inverosimile che la morte di Attilio Manca possa essere collegata all’operazione di cancro alla prostata che Bernardo Provenzano subì a Marsiglia nel 2003?
Non lo ritengo affatto inverosimile: mi sembra, anzi, che nell’inchiesta di Viterbo ci siano alcune opacità che devono essere assolutamente chiarite.

LUCIANO MIRONE – http://www.loraquotidiano.it/2014/10/29/barcellona-lantimafia-indaghera-su-collusioni-tra-cosa-nostra-politica-magistratura-e-servizi_10104/

Ricompare il Ponte di Messina. Sel: “Governo chiarisca”. In un allegato al Def è previsto un fondo di più di un miliardo per la costruzione dell’opera sullo Stretto

Nessun ponte sullo Stretto di Messina   #9

C’è un allegato che potrebbe riaprire il dossier “Ponte sullo stretto”. E’ nei meandri del Def, il Documento di economia e finanza: 1.287.324.000 euro alla Società Stretto di Messina S. p. a. “Speriamo sia un grossolano errore”, dicono i deputati di Sel che hanno scoperto il fondo nelle tabelle di aggiornamento del Programma infrastrutture strategiche. Ma non ci credono molto, tanto da presentare un’interrogazione diretta al ministro alle Infrastrutture, Maurizio Lupi. “Va chiarito che il governo non voglia riaprire la questione”, dicono.

Per il capogruppo di Sel alla Camera, Arturo Scotto, questo finanziamento è il “segno di una continuità tra gli anni passati e la nouvelle vague di Renzi. Questo atto si iscrive dentro una scelta ben chiara che il governo ha fatto negli ultimi mesi di sostenere grandi opere e non la più grande opera di cui ha bisogno il nostro Paese: il riassetto idrogeologico”.

Secondo Sel, le avvisaglie c’erano già state e pure chiare. Nel testo dell’interrogazione, che sarà presentata nei prossimi giorni, i parlamentari hanno elencato in una pagina tutte le dichiarazioni pro ponte rilasciate da Lupi. “Il ministro si è ricordato di esser stato in Forza Italia” è la battuta di Scotto.

“E’ di una eccezionale gravità – si legge nel testo dell’interrogazione – considerato che l’Allegato Infrastrutture rappresenta il documento programmatico del governo per eccellenza in materia infrastrutturale e il sospetto che questa riassegnazione possa essere varata anche successivamente alla discussione della legge di stabilità 2015, considerate le esternazioni recentemente rese dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti in favore della realizzazione del ponte stesso”.

Realizzazione dell’opera che era stata sospesa dal governo di Mario Monti nel 2012. Il fondo di 1,3 miliardi era stato revocato, come si legge nelle carte del Cipe, e la costruzione del ponte sembrava essere arrivata a un punto morto. Ma è lo stesso amministratore delegato di Salini-Impregilo, capofila del consorzio Eurolink che si trova in contenzioso con lo Stato per il pagamento delle penali dopo il ‘no’, ad augurarsi che “il governo riapra il dossier sul Ponte di Messina”. A settembre, a margine dell’assemblea della società, aveva dichiarato: “Siamo disponibilissimi a rinunciare alla penale, se il progetto ripartisse”, sottolineando di non aver ricevuto alcuna richiesta dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, ma di averne parlato con lui poco tempo prima. http://www.repubblica.it/ambiente/2014/10/29/news/ponte_stretto_messina_sel_interrogazione_lupi_def-99219546/?ref=HREC1-1