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La Copertina
03 lug 2015
BRUNO CACCIA, “rete criminale dei casinò dietro l’omicidio del procuratore”. La verità ufficiale delle sentenze messa in discussione dalla controinchiesta condotta dall'avvocato FABIO REPICI. Secondo il quale non fu solo il boss Belfiore a entrare in scena, ma un gruppo interessato alla gestione delle case da gioco, composto da Santapaola, Epaminonda, SARO CATTAFI e Miano
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“È tempo di riaprire il processo per fare definitivamente chiarezza su una delle pagine più buie della storia torinese e nazionale”. Con le parole pronunciate da Fosca Nomis, giovane e tenace presidentessa della commissione antimafia torinese, oggi per la prima volta il capoluogo piemontese spazza via la storia ufficiale dell’assassinio di Bruno Caccia, procuratore capo di Torino ucciso il 26 ...

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Lutto nel mondo del cinema: Morto Francesco Alliata. Fu produttore con Rossellini


PALERMO - E' morto nella residenza di famiglia a Bagheria (Pa) Francesco Alliata, principe di Villafranca. Aveva 95 anni. Recentemente era uscito per Neri Pozza il suo libro "Il Mediterraneo era il mio regno. Memorie di un aristocratico siciliano". Regista di cortometraggi subacquei fondò la Panaria film con Roberto Rossellini che produsse i film Vulcano e La carrozza d'oro. I funerali si svolgeranno a Palermo, nel cimitero di Sant'Orsola, il 3 luglio alle 12. ...
MESSINA: Case gialle Bordonaro, accoltellati due giovani


Due giovani con numerose ferite d’arma da taglio ed un minorenne tuttora irreperibile. E’ quanto rimane di un misterioso episodio avvenuto ieri sera intorno alle 20 alle Case Gialle di Bordonaro sul quale stanno cercando di far luce i Carabinieri della Compagnia Messina Sud. Per gli investigatori si tratterebbe di un duplice ferimento, una discussione degenerata fra tre giovani fin quando non è spuntato un coltello e due di loro sono finiti in ospedale mentre il terzo, probabilmente il feri...
RASSEGNAWEB - MESSINA: Il concorso pilotato alla facoltà di Veterinaria, in appello è battaglia sulle intercettazioni


Non sarà un passaggio in appello “liscio” quello per il processo scaturito dalla sospensione delle funzioni per due mesi, nel luglio 2007, dell’allora Rettore dell’Università di Messina, Franco Tomasello. Ieri mattina si è aperto il processo d’appello con una lunga sfilza di eccezioni preliminari del collegio difensivo su tutta una serie di questioni. In particolare sulla utilizzabilità di una gran parte della mole di intercettazioni telefoniche ed ambientali agli atti del processo...

 

MESSINA: Omicidio Marchese, inflitti tre ergastoli. L’uccisione all’Annunziata del 2005. Riconosciuti come mandanti il boss Marcello D’Arrigo e i due Vinci



Tre ergastoli aveva chiesto l’accusa. Tre ergastoli sono stati inflitti per i tre personaggi considerati i mandanti dell’omicidio di Stefano March...
CALCIO: Scandalo Catania, Pulvirenti: "Ho comprato le partite a 100 mila euro l'una". Le ammissioni davanti al gip della città etnea durante l'interrogatorio di garanzia: lo ha raccontato il procuratore Salvi. Si è avvalso della facoltà di non rispondere Gianluca Impellizzeri



CATANIA - Antonino Pulvirenti ha ammesso "nel corso di un lungo interrogatorio di avere comprato le cinque partite al centro dell'inchiesta a partire da Varese-Catania". Lo ha af...
L'APPROFONDIMENTO: Il 'caso Parmaliana' di Luciano Mirone



di Luciano Mirone - Cettina Merlino Parmaliana, moglie del docente universitario Adolfo Parmaliana, vittima della mafia e del malaffare suicidatosi il 2 Ottobre 2008 lanciandosi da un ponte dell’...

Nastri d’argento: Munzi, Garrone, Sorrentino. Gassmann miglior attore, l’attrice è la Buy. Migliore canzone a De Gregori per “Sei mai stata sulla luna?”

TAORMINA – Una spartizione a tre dei premi più importanti, tra Anime nere, Il racconto dei racconti e Youth – La giovinezza. I riconoscimenti mancati a Cannes e, prima ancora, a Venezia, sono stati riscattati ai Nastri d’argento da una specie di pareggio fra gli autori e i titoli più interessanti dell’anno. Vittoria di strettissima misura di Paolo Sorrentino come regista del miglior film 2015, Youth La giovinezza, che conquista anche fotografia (Luca Bigazzi) e montaggio (Cristiano Travaglioli), insieme ad Anime nere di Francesco Munzi al quale vanno i Nastri per la migliore produzione (Cinemaundici di Luigi e Olivia Musini) e per la sceneggiatura (ancora Munzi con Fabrizio Ruggirello e Maurizio Braucci). E tre Nastri d’Argento anche a Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, che conquista riconoscimenti per i costumi firmati da Massimo Cantini Parrini (con la Sartoria Tirelli), per il sonoro in presa diretta (Maricetta Lombardo) e per le scenografie (di Dimitri Capuani). “È un film che continua a crescere e a camminare lungo un percorso che spero sia ancora lungo – commenta Francesco Munzi – un percorso iniziato alla Mostra di Venezia ma che l’ha portato ad avere successo anche all’estero, oltre che in Italia, perché racconta una storia italiana ma una storia di contrasti e sentimenti, che ha un valore universale e quindi è comprensibile a tutti”. Sono questi alcuni dei risultati dell’edizione 2015 dei Nastri d’argento assegnati dal SNGCI, il Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani, attribuiti ai film usciti nel corso dell’anno solare. Sorrentino viene premiato per la regia del film con Michael Caine e Harvey Keitel uscito in contemporanea con la partecipazione in concorso all’ultimo Festival di Cannes. Il film dell’anno – già annunciato – è Il giovane favoloso al quale sono stati attribuiti Nastri per la regia di Mario Martone, per l’interpretazione di Elio Germano e al produttore Carlo Degli Esposti. Un Nastro speciale a Cristina Comencini che con il suo Latin Lover “ha celebrato affettuosamente e con ironia un grande amore per il cinema di ieri”, un’autrice “sempre in prima linea non solo nelle battaglie per il cinema di qualità – sottolinea il SNGCI – ma in difesa continua dei diritti e delle ragioni delle donne”. La cerimonia di consegna dei premi questa sera, al Teatro Antico di Taormina, e poi in onda su Rai Movie il primo luglio in seconda serata e su RaiUno, sempre in seconda serata, il 3 luglio. Dopo il buon successo in sala, Se Dio vuole di Edoardo Falcone, la commedia con Alessandro Gassmann e Marco Giallini, conquista il Nastro come miglior esordio. Ma la vera sorpresa dell’anno è Noi e la Giulia di Edoardo Leo, migliore commedia, che dopo David, Globi e Ciak porta a casa anche un Nastro a Claudio Amendola come miglior attore non protagonista. Anche a Rai Cinema, che festeggia i suoi primi quindici anni di attività, un Nastro da coproduttore (Anime Nere, Il giovane favoloso). Completano il palmarès di questa edizione i Nastri alle attrici, Margherita Buy migliore protagonista per Mia madre e Micaela Ramazzotti migliore attrice non protagonista per Il nome del figlio, il Nastro ad Alessandro Gassmann, migliore attore per Il nome del figlio e I nostri ragazzi. Alla lista si aggiungono Ninetto Davoli – che ha ricevuto a Roma il Nastro alla carriera – e due signore del teatro: Giulia Lazzarini, splendida protagonista di Mia madre di Nanni Moretti e Adriana Asti, non protagonista, anche lei nel ruolo di una madre, nel Pasolini di Abel Ferrara.

E ancora, il Nastro d’argento per il miglior soggetto va a Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo per Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores, la migliore scenografia è quella di “Il racconto dei racconti”, di Matteo Garrone, firmata da Dimitri Capuani, al film di Garrone anche, come detto, il Nastro per i migliori costumi e quello per il miglior sonoro in presa diretta, attribuito a Maricetta Lombardo. Infine, la migliore colonna sonora è quella realizzata da Nicola Piovani per Hungry Hearts di Saverio Costanzo mentre il Nastro per la migliore cannzone originale va a Francesco De Gregori per Sei mai stata sulla luna?.

Per la prima volta va a una donna il Premio Nino Manfredi: la vincitrice è Paola Cortellesi, “tra le più ironiche interpreti della commedia italiana”, come si legge nella motivazione. Un premio attribuito d’intesa con il SNGCI da Erminia Manfredi, moglie di Nino, che si dice “orgogliosa di premiare Paola Cortellesi per essersi saputa distinguere in tutte le discipline dello spettacolo e aver saputo prendere egregiamente lo scettro di due grandi attrici quali Monica Vitti e Mariangela Melato”.

Altri riconoscimenti: a Adriano Giannini il Nastro Porsche, a Luca Zingaretti il Nastro Hamilton, a Serena Autieri il Nastro Cusumano.

MESSINA: Le motivazioni della sentenza di dicembre. Il “caso corvo” e le lettere anonime. Perché l’on. dei Dr BEPPE PICCIOLO è stato condannato. Per il giudice il deputato adottò «una precisa strategia»: ecco quale

PICCIOLO

SEBASTIANO CASPANELLO – GAZZETTA DEL SUD – Il “corvo” che tra il 2006 e il 2007 inviò alla Procura esposti anonimi calunniosi era l’ex consigliere comunale, oggi deputato regionale dei Dr, Beppe Picciolo. Da qui la sentenza del dicembre che lo ha condannato a 2 anni e 6 mesi e le cui motivazioni sono state pubblicate solo nei giorni scorsi. Motivazioni che chiariscono, una volta per tutte, i contorni di quanto accaduto. Per il giudice monocratico Mario Samperi quella di Picciolo fu calunnia perché «è indubbio che le espressioni riportate negli esposti integrassero gli estremi delle condotte idonee a determinare l’avvio di procedimenti penali a carico di Catalioto Antonio, Dalmazio Antonino e Germanà Michele».

Il contenuto dell’esposto inviato il 23 agosto 2006, che faceva emergere una «illegittima prassi del pagamento di “un pizzo di una consulenza pilotata” introdotta dall’assessore all’Urbanistica dell’epoca, Catalioto», era «totalmente falso». Così come «completamente infondate» erano le accuse contenute nel secondo esposto, quello del giugno 2007, che metteva nel mirino oltre a Catalioto l’allora numero uno di MessinAmbiente Dalmazio, accusati di essere proprietari di terreni interessati dallo smaltimento di rifiuti. «Non c’è dubbio alcuno – si legge nella sentenza – sulla materialità delle condotte ascritte a Picciolo, essendo pacificamente emerso che l’imputato ebbe a fare spedire gli esposti dalle proprie segretarie, nel 2006 e nel 2007, alle varie autorità indicate nelle missive». La difesa ha provato a sostenere che «l’imputato si sarebbe limitato a spedire le lettere, senza redigerle, commettendo una serie “leggerezze”» e che «mancherebbe la prova della piena consapevolezza da parte di Picciolo della innocenza di Catalioto e Dalmazio».

In realtà, afferma il giudice, «non risulta alcun elemento serio e concreto che potesse legittimare un erroneo convincimento» che le accuse rivolte ai due potessero essere in qualche modo fondate. Inoltre «vanno rimarcate le assurde modalità di ricezione delle lettere e le altrettanto assurde modalità di spedizione da parte dell’imputato». A partire dalla «anomala circostanza che le lettere, pervenute nella cassetta postale di Picciolo, fossero custodite in buste aperte». E la circostanza che nel “girarle” alla Procura Picciolo non abbia allegato note di accompagnamento «non può essere sbrigativamente attribuita a mera superficialità», perché «non è credibile che un consigliere comunale di notevole esperienza politica (…) potesse essere così sprovveduto da non conoscere le più elementari regole di correttezza istituzionale». Tutt’altro, «l’omissione, lungi dall’essere riconducibile ad inesperienza del Picciolo, rispondeva ad una precisa strategia dell’imputato volta ad occultare la reale provenienza delle missive ed impedirne l’individuazione». Tanto che «Picciolo affidava a due distinte segretarie la trasmissione delle missive, all’evidente scopo di ridurre il rischio di essere scoperto».

Circostanze poi “confessate” dallo stesso Picciolo a Catalioto, una volta intuito che le indagini avrebbero facilmente portato a lui. «Sull’esistenza di ragioni di contrasto tra Catalioto e Picciolo per la supremazia all’interno del partito Udeur hanno riferito sia Catalioto che Capurro (altro ex consigliere comunale, ndc), sulla cui attendibilità non c’è motivo di dubitare».

Completamente assolto, invece, l’ex consigliere Ciccio Curcio, in primis perché nei giorni “contestati” è stato dimostrato che fosse in commissione al Comune, secondo perché «l’unica deposizione a carico è quella resa» da un dipendente delle Poste, che «aveva indicato la corporatura di Curcio come “normale”, mentre risulta pacifico che l’imputato presenta una corporatura caratterizzata da evidente gibbo».

I fatti.
Nell’agosto 2006 arrivava all’allora sindaco Genovese una lettera, firmata dall’arch. Michele Germanà, nella quale l’assessore all’Urbanistica del tempo, Catalioto, veniva in sostanza accusato di intascare tangenti. Nel giugno 2007, invece, alla Procura veniva inviato un esposto, a firma di tale Giovanni Cucè, presidente dell’associazione “Nuove Frontiere”, che invece accusava lo stesso Catalioto e l’amministratore di MessinAmbiente Dalmazio di conflitto di interessi, indicandoli come proprietari di terreni interessati da operazioni di smaltimento rifiuti. In un incontro con lo stesso Catalioto, Piccolo ammetterà di aver inviato sia le lettere del 2007 che quelle del 2006, perché ricevute alla propria casella di posta al Comune.

CALCIOSCOMMESSE, L’INCHIESTA SULL’ACR MESSINA E LO MONACO: Ecco come i magistrati hanno interpretato il linguaggio “cifrato” degli intercettati

La “Gazzetta del Sud” ha pubblicato le intercettazioni relative all’inchiesta che la Procura di Catania ha avviato sulla presunta combine relativa al match tra ACR Messina ed Ischia. Come già avvenuto in occasione delle conversazioni relative ai dirigenti del Catania, i protagonisti hanno utilizzato un linguaggio “criptato”, che i magistrati hanno poi spiegato nel dispositivo.

Come emerge dal fascicolo inviato al giudice per le indagini preliminari, risultano indagati e destinatari di avvisi di garanzia il presidente Pietro Lo Monaco, il Dg Alessandro Failla e il Ds Fabrizio Ferrigno, per avere, “in concorso tra di loro”, assieme a Gianluca Impellizzeri, socio maggioritario della “Betpro Sicilia srl”, una agenzia di scommesse, ed ex calciatore del Modica, «offerto o promesso denaro o altra utilità o vantaggio ad alcuni calciatori del Messina e dell’Ischia, allo stato non identificati, al fine di raggiungere il risultato prestabilito di 1-1, diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione sportiva, in modo da poter realizzare l’ingiusto profitto derivante dal provento delle scommesse sull’incontro di calcio del campionato di Lega Pro, girone C, Messina-Ischia Isola Verde, disputatosi in data 18.04.2015 e terminato poi effettivamente con il risultato di 1-1. Con l’aggravante di essere il risultato della competizione influente ai fini dello svolgimento di concorsi pronostici e scommesse regolarmente esercitati. In Messina ed altre località italiane in epoca antecedente e prossima al 18 aprile». Questo ciò che viene riportato a pagina 267 della tesi accusatoria sostenuta degli inquirenti.

Grande rilievo è dato ovviamente all’intercettazione tra Impellizzeri, nella cui abitazione romana sono stati rinvenuti 100.000 euro ritenuti provento di scommesse rivelatesi vincenti, ed il Ds Ferrigno: «In data 18 aprile 2015, con inizio alle ore 14:30, si svolgeva l’incontro di calcio Messina-Ischia Isola Verde conclusosi con il risultato di 1 a 1. Tale risultato era il frutto di una combine come emergerà dagli elementi sottoindicati. L’attività di intercettazione telefonica disposta sull’utenza in uso a Gianluca IMPELLIZZERI metteva in luce, infatti, come quest’ultimo, la sera del 17 aprile 2015, era in trepidante attesa di una “BOMBA PAZZESCA”. Pervenutagli, tramite messaggio su altra utenza telefonica o, più probabilmente, via web, la conferma di quanto stava aspettando, l’IMPELLIZZERI iniziava freneticamente a contattare telefonicamente, condividendo la notizia, o ad incontrare di persona, una serie di soggetti appartenenti alla sua rete ai quali consegnava materialmente il denaro da investire. La “BOMBA PAZZESCA” di cui l’IMPELLIZZERI rendeva partecipi i suoi conoscenti era data dall’indicazione di scommettere, con riferimento alla partita MESSINA-ISCHIA, sul 2 nel primo tempo (vantaggio temporaneo dell’Ischia) e sul pareggio (X) quale risultato finale».

Nell’approssimarsi dell’incontro, Lo Monaco, Failla e Ferrigno avrebbero discusso «di un giocatore” che avrebbe fatto prima “quattro” e poi l’indomani “uno” per un totale di “cinque assist”. Tali conversazioni appaiono all’evidenza contraddittorie, criptiche e prive di significato e di senso logico se inserite nel contesto calcistico secondo una mera interpretazione letterale per i seguenti motivi: – in quel periodo il calciomercato era chiuso e pertanto non vi era alcun giocatore da visionare in vista di un acquisto immediato; – LO MONACO a giugno lascerà la compagine societaria del Messina e dunque non aveva alcun interesse all’acquisto di alcun calciatore. Inoltre, in nessun’altra occasione nel corso di tutto il servizio intercettativo a suo carico, sviluppatosi dal 26 marzo all’11 maggio 2015, LO MONACO aveva mai parlato di calciatori da ingaggiare per il futuro; – non è possibile che un calciatore che avrebbe giocato il giorno successivo avesse già fatto un assist; – non è possibile che una partita che si doveva ancora disputare fosse già stata “registrata”; – il fantomatico giocatore prima appariva “senza procuratore” e poi possedeva un “procuratore” che era “inaffidabile”; – il presunto giocatore, che il giorno prima aveva fatto “quattro assist”, l’indomani “vedendo la partita”, non li aveva più fatti salvo poi, improvvisamente, un’ora prima dell’inizio dell’incontro Messina-Ischia, essersi “ripreso alla grande” ed “ha mantenuto le credenziali”; – LO MONACO starebbe valutando questo giocatore da acquistare ma, inspiegabilmente ed illogicamente, tira in ballo “l’altra squadra” che “è risultata fasulla!”. Oltre a quanto sopra indicato, si evidenzia che LO MONACO, prima della partita in questione, diceva al figlio di non andare allo stadio e, dopo l’incontro, gli chiedeva, sintomaticamente e stranamente, il risultato finale del primo tempo specificando infine che, ai fini della classifica, arrivare quart’ultimi o quint’ultimi era la medesima cosa. Conseguentemente, gli elementi enucleati sono dimostrativi di un’attività delinquenziale da parte dei vertici del Messina volta ad alterare il naturale esito dell’incontro con l’Ischia al fine di ricavare l’ingiusto profitto derivante dal provento delle scommesse sportive effettuate da parte di IMPELLIZZERI»..

«L’IMPELLIZZERI, come si rilevava infatti dalle ultime tre conversazioni che seguono, vantava una pregressa conoscenza col direttore sportivo FERRIGNO. Quest’ultimo, in particolare, in data 28 aprile 2015, contattava IMPELLIZZERI da una cabina telefonica e, cripticamente ma significativamente, gli dava appuntamento al “primo posto” scartando “il secondo posto”».

Trattativa: Fulci, la Falange Armata e quel mondo sommerso dei Servizi

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di Lorenzo Baldo – Coincidenze. Probabilmente per certi apparati dello Stato è più comodo parlare in questi termini. Ma il binomio Servizi segreti-Falange Armata emerso dalle dichiarazioni dell’ex capo del Cesis Francesco Paolo Fulci è decisamente impattante. Nella sua testimonianza odierna al processo sulla trattativa riaffiora il ricordo di due cartine geografiche mostrategli da un suo fidato analista: una con i luoghi da dove partivano le telefonate targate “Falange Armata” e l’altra con le ubicazioni delle sedi periferiche del Sismi. Risultato? Le due cartine erano perfettamente “sovrapponibili”. Ancora coincidenze? Certo è che queste ambigue circostanze vanno ad infittire i tanti misteri nascosti dietro a questa strana sigla, utilizzata ad intermittenza per rivendicare stragi e omicidi eccellenti, fino a sparire inghiottita nei buchi neri del nostro disgraziato Paese, per poi tornare in auge nel febbraio del 2014 all’interno di una strana lettera di minacce indirizzata a Totò Riina. Il racconto di Fulci affonda le radici nella lista dei 15 nomi di agenti dei Servizi addestrati a maneggiare esplosivi. A questi nominativi l’ex ambasciatore ne aggiunge un altro: quello del colonnello Walter Masina, che però non fa parte della “VII divisione” e degli “Ossi”. “Non avrei dovuto farlo ma volevo fargliela pagare – aveva dichiarato a verbale –, dato che Masina era quello che spiava la mia abitazione”.

Nei suoi ricordi riemerge anche la prospettiva di una indagine del Cesis con un obiettivo ben definito: verificare se nei giorni delle stragi del ’93 di Roma, Firenze e Milano quegli stessi 007 si fossero trovati nei paraggi dei luoghi degli attentati. Su sollecitazione del pm Tartaglia l’ex ambasciatore ricorda la richiesta esplicita dell’ex Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, di fornire quei nominativi all’ex capo della Polizia Vincenzo Parisi. Ma perché Scalfaro sapeva di quella lista, quasi in tempo reale, quando su quell’affaire si sarebbe dovuta mantenere la massima segretezza? Lo stesso Fulci a distanza di anni ammette di non avere mai saputo se quell’indagine fosse stata fatta o meno. Quello che rammenta perfettamente sono invece le microspie piazzate in tutta la sua casa, l’arma del dossieraggio, con tanto di macchina del fango – ben oliata – contro di lui e contro la sua famiglia. “Avevo detto a mia moglie: ‘se mi succede qualcosa andate a vedere se qualcuno di quei nomi era nei paraggi…’”. La lista di Fulci era peraltro finita in Parlamento il 16 novembre 1994, inserita in un’interrogazione parlamentare dell’onorevole di Rifondazione Comunista Martino Dorigo. Al processo sulla trattativa Stato-mafia sembra di assistere ad una spy-story. Ma la storia grigia del nostro Paese supera di gran lunga qualsiasi sceneggiatura cinematografica. “Due giorni prima di assumere l’incarico al Cesis – ricorda in aula Fulci – telefonarono dicendo: ‘qui Falange Armata uccideremo l’ambasciatore Fulci’. Io dissi: ‘cominciamo bene, ma come fanno a sapere del mio incarico quando tutto è coperto da assoluto riserbo?’. Un messaggio che si ripeté due o tre giorni dopo l’inizio del mio incarico. Della Falange Armata avevo sentito parlare sui giornali”. Di sicuro la nomina di Fulci da parte dell’allora Premier Giulio Andreotti non era stata oggetto di pubblicità sui media. “Ci fu una campagna violentissima di un giornaletto che circolava negli ambienti dei Servizi, si dicevano sul mio conto e su quello di mia moglie le nefandezze più terribili. Al momento del primo messaggio della Falange Armata, comunque, erano a conoscenza del mio insediamento al Cesis parecchie persone nell’ambito degli addetti ai lavori, soggetti dei Servizi e del ministero degli Esteri”. Tartaglia rilegge quindi in aula uno stralcio delle dichiarazioni di Fulci tratte dal suo verbale di interrogatorio del 2014. “Mi sono convinto che tutta questa storia della Falange Armata – dichiarava l’ex ambasciatore solamente un anno fa – faceva parte di quelle operazioni psicologiche previste dai manuali di ‘Stay Behind’ (Gladio, ndr): facevano esercitazioni, come si può creare il panico in mezzo alla gente, creare le condizioni per destabilizzare il Paese, questa è sempre l’idea”. Il pm osserva che quando erano cominciate le rivendicazioni della Falange Armata, l’operazione “Gladio” non esisteva più (per lo meno ufficialmente), a chi si riferiva, quindi? La replica di Fulci è alquanto schietta: “vuole che gliela dica tutta? Qualche nostalgico”. Che potrebbe essere utilizzato ancora su “chiamata diretta” di uno Stato-mafia bisognoso di una nuova destabilizzazione? ANTIMAFIADUEMILA.COM

MESSINA: Operazione “Pozzo”. Cassazione rigetta i ricorsi, le condanne sono definitive

DA NORMANNO.COM – La Cassazione ha rigettato i ricorsi dei sei imputati del troncone principale del processo scaturito dall’operazione antimafia “Pozzo”, scattata il 30 gennaio del 2009, nel barcellonese.

Ha quindi confermato la condanna a 18 anni di reclusione a Carmelo D’Amico, 43 anni, considerato il capo del braccio armato della famiglia dei “Barcellonesi” e Tindaro Calabrese, 40 anni, di Mazzarrà Sant’Andrea, capo dell’ala secessionista della cosca dei “Mazzarroti”.

Antonino Bellinvia, 59 anni, di Barcellona, detto “Django”, è stato condannato a 12 anni di reclusione, 3 anni per mafia in continuazione con la condanna definitiva di “Mare nostrum”e 9 anni e una multa per i reati di estorsione e danneggiamento.

Dodici anni di reclusione, come partecipe dell’organizzazione mafiosa, per Antonino Calderone, 38 anni. Sei anni e mezzo di reclusione e pagamento di una multa di 2mila euro, per Mariano Foti, 43 anni di Barcellona e 7 anni per Gaetano Chiofalo, 40 anni, di Gala, frazione di Barcellona, entrambi riconosciuti colpevoli della sola estorsione.

Per Foti e Chiofalo il Tribunale ha escluso, assolvendo entrambi, il reato associazione mafiosa, ed inoltre, gli stessi, insieme ad Antonino Bellinvia, sono stati assolti anche dai reati di furto, detenzione e porto illegale di armi.

FALLIMENTO CLINICA SANTA RITA: Regione, indagato l’assessore alle infrastrutture Pizzo. Procura di Messina apre inchiesta

sanita

MESSINA – Dopo l’assessore regionale al territorio il messinese Maurizio Croce coinvolto nell’ambito dell’indagine sulla centrale di Vado Ligure, indagato anche un altro assessore regionale, nato a Palermo ma trapiantato da anni a Messina, Giovanni Pizzo che ha la delega alle infrastrutture. L’esponente Udc ha già avuto notificato dalla Procura di Messina un ‘informazione di garanzia per il fallimento della Clinica Santa Rita.

La vicenda.

Pizzo gestiva il Centro medico insieme a Grazia Romano, ma nel 2011 l’Asp di Messina ha sospeso l’attività della casa di cura per criticità sotto il profilo igienico organizzativo e assistenziale. In seguito è avvenuto anche il fallimento della società, che aveva una esposizione debitoria milionaria. Nei mesi scorsi i sindacati hanno cercato di risolvere la situazione dei lavoratori, rimasti senza ammortizzatori sociali. Qualche altra clinica si era fatta avanti per l’acquisto dei beni della Santa Rita e per una ricollocazione dei dipendenti, ma è arrivata una revoca dell’accreditamento definitiva nel 2014. Ad oggi per motivi burocratici e giudiziari nessuno di quei lavoratori è stato poi reintegrato in nessuna clinica. Pizzo aveva ribattuto che la colpa era dell’Azienda sanitaria 5 che non gli aveva versato alcuni contributi che spettavano alla clinica, ma allora l’Asp aveva sottolineato che non era assolutamente vero, e che ritardi nei pagamenti erano quelli ordinari e che aveva trattenuto del denaro perché aveva pagato una società di factoring per un credito che poi si è rivelato inferiore a quello vantato dalla clinica. In seguito Pizzo a Palermo e si è avventurato nella ristorazione ma anche lì la sue impresa è fallita. Nelle prossime ore Crocetta ora dovrà decidere se ritirare la delega agli assessori indagati e sci potrebbe essere un rimpasto di Giunta. Gianluca Rossellini – Corriere del Mezzogiorno

CALCIOSCOMMESSE: MESSINA-ISCHIA, ECCO LE ACCUSE E LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE

ACR MESSINA

da http://www.pianetamessina.com – Nelle 315 pagine dell’ordinanza redatta dalla Procura della Repubblica di Catania, relativa all’inchiesta su alcune partite pilotate dal Catania calcio, c’è una parte dedicata alle indagini sulla presunta combine della partita Messina-Ischia. Riportiamo, in anteprima, il testo della tesi accusatoria degli inquirenti etnei, con allegate le intercettazioni telefoniche durante alcuni colloqui che hanno visto protagonisti il presidente del Messina Pietro Lo Monaco, il ds Fabrizio Ferrigno e l’ad Alessandro Failla, indagati dalla Procura di Catania per frode sportiva.

Questa, di seguito, l’introduzione redatta dai magistrati etnei:

“In data 18 aprile 2015, con inizio alle ore 14:30, si svolgeva l’incontro di calcio di ‘Lega Pro’ Messina-Ischia Isola Verde conclusosi con il risultato di 1 a 1. Tale risultato era il frutto di una combine, come emergerà dagli elementi sottoindicati. L’attività di intercettazione telefonica disposta sull’utenza in uso a Gianluca IMPELLIZZERI metteva in luce, infatti, come quest’ultimo, la sera del 17 aprile 2015, era in trepidante attesa di una “BOMBA PAZZESCA”. Pervenutagli, tramite messaggio su altra utenza telefonica o, più probabilmente, via Web, la conferma di quanto stava aspettando, l’IMPELLIZZERI iniziava freneticamente a contattare telefonicamente, condividendo la notizia, e/o ad incontrare di persona, una serie di soggetti appartenenti alla sua rete (tra i quali non figura nessuno del Messina ndr) ai quali consegnava materialmente il denaro da investire”.

Nel dispositivo della Procura, nel quale Lo Monaco, Failla, Ferrigno risultano indagati, viene addebitato insieme a Impellizzeri (arrestato per il troncone d’inchiesta relativa al Catania) il “delitto di cui agli artt. 110 c.p. e 1, comma 1 e 3, L. 13/12/1989 n. 401, per avere, in concorso tra di loro – sostiene la Procura etnea – offerto o promesso denaro o altra utilità o vantaggio ad alcuni calciatori del Messina e dell’Ischia, allo stato non identificati, al fine di raggiungere il risultato prestabilito di 1-1, diverso da quello conseguente al corretto e leale svolgimento della competizione sportiva, in modo da poter realizzare l’ingiusto profitto derivante dal provento delle scommesse sull’incontro di calcio del campionato di ‘Lega Pro’, ‘girone C’, Messina- Ischia Isola Verde, disputatosi in data 18.04.2015 e terminato poi effettivamente con il risultato di 1-1. Con l’aggravante di essere il risultato della competizione influente ai fini dello svolgimento di concorsi pronostici e scommesse regolarmente esercitati. In Messina ed altre località italiane in epoca antecedente e prossima al 18.04.2015″.

“Dalle conversazioni seguenti, captate sull’utenza monitorata (in uso a LO MONACO), emergeva chiaramente – aggiungono i magistrati etnei – che la responsabilità della combine in esame era da attribuirsi e ricondurre a LO MONACO Pietro (proprietario dell’Acr Messina s.r.l.), a Alessandro FAILLA (amministratore delegato dell’Acr Messina s.r.l.’) e FERRIGNO Fabrizio (direttore sportivo dell’Acr Messina s.r.l.’). I suddetti, infatti, nell’approssimarsi dell’incontro, discutono di “un giocatore” che avrebbe fatto prima “quattro” e poi l’indomani “uno” per un totale di “cinque assist”. Tali conversazioni appaiono all’evidenza contraddittorie, criptiche e prive di significato e di senso logico se inserite nel contesto calcistico secondo una mera interpretazione letterale per i seguenti motivi:

- in quel periodo il calciomercato era chiuso e pertanto non vi era alcun giocatore da visionare in vista di un acquisto immediato; LO MONACO a giugno lascerà la compagine societaria del Messina e dunque non aveva alcun interesse all’acquisto di alcun calciatore. Inoltre, in nessun’altra occasione nel corso di tutto il servizio intercettativo a suo carico, sviluppatosi dal 26 marzo all’11 maggio 2015, LO MONACO aveva mai parlato di calciatori da ingaggiare per il futuro;
non è possibile che un calciatore che avrebbe giocato il giorno successivo avesse già fatto un assist; non è possibile che una partita che si doveva ancora disputare fosse già stata “registrata”; il fantomatico giocatore prima appariva “senza procuratore” e poi possedeva un “procuratore” che era “inaffidabile”; il presunto giocatore, che il giorno prima aveva fatto “quattro assist”, l’indomani “vedendo la partita”, non li aveva più fatti salvo poi, improvvisamente, un’ora prima dell’inizio dell’incontro Messina-Ischia, essersi “ripreso alla grande” ed “ha mantenuto le credenziali”; LO MONACO starebbe valutando questo giocatore da acquistare ma, inspiegabilmente ed illogìcamente, tira in ballo “l’altra squadra” che “è risultata fasulla!”.

Oltre a quanto sopra indicato, si evidenzia che LO MONACO, prima della partita in questione, diceva al figlio di non andare allo stadio e, dopo l’incontro, gli chiedeva, sintomaticamente e stranamente, il risultato finale del primo tempo specificando infine che, ai fini della classifica, arrivare quart’ultimi o quint’ultimi era la medesima cosa. Conseguentemente, gli elementi enucleati sono dimostrativi di un’attività delinquenziale da parte dei vertici del Messina volta ad alterare il naturale esito dell’incontro con l’Ischia al fine di ricavare l’ingiusto profitto derivante dal provento delle scommesse sportive effettuate da parte di IMPELLIZZERI”.

“Impellizzeri e Ferrigno si conoscevano”

“L’IMPELLIZZERI, come si rilevava infatti dalle ultime tre conversazioni che seguono, vantava una pregressa conoscenza col direttore sportivo FERRIGNO. Quest’ultimo, in particolare, in data 28 aprile 2015, contattava IMPELLIZZERI da una cabina telefonica e, cripticamente ma significativamente, gli
dava appuntamento al “primo posto” scartando “il secondo posto”.

Progressivo n. 1322 del 17.4.2015 ore 21.35.37 in entrata sull’utenza di Pietro Lo Monaco da quella in uso a Fabrizio Ferrigno.
Fabrizio Ferrigno con Pietro Lo Monaco.
….omissis….
Trascrizione integrale dalle ore 21.36′ 02″:
Ferrigno: …ma…ho visto la partita direttore…bellissima…una bella partita…una bella partita…ha fatto quattro assist…
Lo Monaco: ah!
Ferrigno: …e domani…e poi domani mi vedo l’altra partita e forse fa…m’hanno detto che fa un altro assist il ragazzo…in tutto sarebbero cinque assist che ha fatto…
Lo Monaco: …uh…ma sei sicuro che lo fa l’altro assist? La partita la deve giocare ancora! Ferrigno: No, no, è registrata direttore…no…no…già…no…no…no…no…no…già…
Lo Monaco: …ma com’è tecnicamente è bravo?
Ferrigno: E’ bravo…è bravo direttore… è bello! Anzi…anzi…benissimo proprio…bene bene…ìl ragazzo è
forte…
Lo Monaco: …uh…
Ferrigno: … senza procuratore perciò non ci sono problemi…
Lo Monaco: …uh uh uh…che gioca con il Monopoli hai detto no?
Ferrigno: Col Monopoli direttore, è del novanta si…si…è bravo…è bravo… veramente un bel giocatore,
direttore…mo più tardi mi vedo l’altra partìta…o domani mattina…e m’ha detto…
Lo Monaco: … ma se abbiamo la sicurezza….se…se abbiamo la sicurezza va bene!
Ferrigno: Sì, va benissimo…
Lo Monaco: … senti ma io e te vediamoci un attimino…la mattina presto però…

Ferrigno: … va benissimo…va benissimo…ok…
Lo Monaco: …hai capito o no?
Ferrigno: Sì…si…sì…eh va bene! Più o meno quando?
Lo Monaco: Verso le nove!
Ferrigno: Va benissimo!
Lo Monaco: Tanto noi a che ora giochiamo?
Ferrigno: E’ alle due e mezza la partita domani
Lo Monaco: Va be’ ci vediamo alle nove – nove e mezzo…va bene?
Ferrigno: Quando dice lei direttore io non ho problemi…
Lo Monaco: … quindi tu pensi che è un giocatore da prendere?
Ferrigno: …si…è un giocatore da prendere direttore! E’ un giocatore da prendere perchè…veramente poi ha il cento otto firmato e tutto, è un affare…
Lo Monaco: …va bene dai…ci vediamo alle nove e mezza a Tremestieri…va bene?
Ferrigno: Va benissimo…va benissimo…
Lo Monaco: Ciao Fabrizio…
Ferrigno: Arrivederci direttore arrivederci…
Lo Monaco: …ciao…

Progressivo n. 1331 del 18.4.2015 ore 11.12.22 in entrata sull’utenza di Pietro Lo Monaco da quella in uso al figlio Vincenzo Lo Monaco
Pietro Lo Monaco con il figlio Vincenzo.
Pietro: Pronto!
Vincenzo: Ehi pa…
Pietro: Eh Vincenzo che dicevi?
Vincenzo: No dico…tu non vieni oggi allo stadio giusto?
Pietro: No no no…
Vincenzo: ..e quindi devo venire a Villafranca a
Pietro: Ma non ci andare manco tu allo stadio che vai a vedere Vincenzo…che vai a vedere?

Vincenzo: Papà ma smettila…ormai è finito il campionato io me lo guardo…è finito il campìonato..basta…non è che io vado in mezzo ai “cristiani” papà…cì sto tutta la settimana in mezzo ai “cristianì”…

Progressivo n. 1333 del 18.4.2015 ore 11.14.57 in entrata sull’utenza di Pietro Lo Monaco da quella in uso ad Alessandro Failla

Conversazione integrale tra Alessandro Failla e Pietro Lo Monaco.
Lo Monaco: Sì?
Failla: Direttore la disturbo?
Lo Monaco: Sì Failla mi dica…
Failla: …due secondi…io ho visto quella partita che mi ha detto di vedere no? Ma quel…quel calciatore…quello…chi era quella mezzala…
Lo Monaco: …uh…
Failla: …ha fatto…due assist…rispetto alle insomma credenziali iniziali… dico…bisogna continuarlo a seguire? Eh bisogna prenderlo? Fare una relazione positiva oppure niente?
Lo Monaco: Mi diceva Fabrizio…ha fatto degli assist complessivi per….
Failla: …si…si…
Lo Monaco: …cinque. Quattro più…più uno in un’altra circostanza
Failla: …si! …si!! peròòò…in realtà poi la partita nella ripresa ha mostrato… …un copione completamente diverso! …inc…
Lo Monaco: …no! e allora no! dai!
FaìIla: …allora lo lasciamo stare non lo seguiamo cerchiamo…
Lo Monaco: ma no… no! no! non ne vale la pena proprio… non esiste!!…
Failla: …va bè! perchè c’è stato qualche altro giocatore che ha rubato la scena a questo!!
Lo Monaco: …addirittura
Failla: sì! sì! è plausibile questo! quindi ecco perchè diciamo prima era nel vivo del gioco poi evidentemente …non era adatto…
Lo Monaco: uhm! quindi mancanza di personalità …ma questo quando è successo poi?
Failla: ma ora questo discorso nella… che ne so… dal ventesimo in poi… già dava dei segnali poi tutto il secondo tempo… ora siamo nei minuti fìnali…
Lo Monaco: no! no! non stuzzìchìamo niente! ehm! …gli diciamo a Fabrizio che non la proseguiamo la
trattativa con il giocatore! ..no… anche perchè ..non ne vale la pena va! !..

Failla: certo! certo! è chiaro!
Lo Monaco: …non ne vale la pena!
Failla: va bè! comunque lui sta vedendo i minuti finali… ehehm! …dico nel caso in cui… dovesse cambiare l’ìndiriz zo che uno lo segue da un’altra partita importante… lui ci da un appuntamento…

Lo Monaco: …ma il suo procuratore è inaffidabile! …è inaffidabile! …è inaffidabile!
Failla: …non lo so! non lo so!
Lo Monaco: …è inaffidabile prima tutto la disponibilità del giocatore tutto…e ora…così sono…va be dai!
Meglio così! Meglio così! si vede che era…
Failla: …destino…
Lo Monaco: …va be! Va bene! …giusto, giusto così!!
Failla: va be! ok! arrivederci!

Progressivo n. 1334 del 18.4.2015 ore 12.26.22 in entrata sull’utenza di Pietro Lo Monaco da quella in uso a Fabrizio Ferrigno

Conversazione integrale tra Pietro Lo Monaco e Fabrizio Ferrigno.

Lo Monaco: Fabri
Ferrigno: Direttore, tutto a posto?
Lo Monaco: Eh ma…ma Failla mi ha chiamato che il giocatore non era
Ferrigno: …non è… si direttore non era… non ha fatto più i due…i quattro assist la ..io vedendo la partita
e tutto ma non è colpa sua…non è colpa sua… è colpa dell’altra squadra… no no anzi anzi il ragazzo è dispiaciutissimo perchè ci aveva messo il pensiero e tutto…
Lo Monaco:…non l’hanno messo in condizione di esprimere le sue potenzialità…
Ferrigno:…esatto…esatto…
Lo Monaco:… e quindi l’altra squadra è risultata fasulla!

Ferrigno: Fasulla…fasulla… come infatti…
Lo Monaco:…ma perchè ci hanno messo l’uomo addosso a marcare a uomo?
Ferrigno: E penso di sì… e solo… solo… così lo potevano bloccare… solo a uomo direttore…
Lo Monaco:…ho capito va be allora non lo prendiamo più lasciamo stare…
Ferrigno… però direttore non è colpa del procuratore…
Lo Monaco: ma tu avevi fatto dei passi? No!
Ferrigno: No…no assolutamente… quando mai direttore…
Lo Monaco: …va bene…
Ferrigno:…e no però no, io ci tengo direttore che il procuratore cose io mi sono sentito ha detto “guarda a me mi dispiace tanto però non è colpa del ragazzo, è colpa di questi qua che l’hanno messo a uomo a marcare…colpa loro… “
Lo Monaco: …uh…uh…uh…va bene…va bene va…perfetto va bene…
Ferrigno: …va bene direttore? Allora lasciamo stare tutto…
Lo Monaco: va bo… ciao ciao ciao…
Ferrigno: va benissimo, arrivederci, arrivederci.

Progressivo n. 1337 del 18.04.2015 ore 13.30.40 in uscita dall’utenza in uso a Lo Monaco Pietro verso quella in uso a Alessandro Failla.

Conversazione integrale tra Pietro Lo Monaco e Alessandro Failla.

Failla: Pronto!
Lo Monaco: Sì Failla…
Failla: …la disturbo perchè poi questo giocatore si è ripreso alla grande eh!
Lo Monaco: …uh…

Failla: si è ripreso…si è ripreso… è riuscito un attimino a ribaltare no? Si è liberato della marcatura…e…si è ripreso… quindi diciamo le credenziali… le credenziali… le ha mantenute Ecco…

Progressivo n. 1340 del 18.4.2015 ore 16.24.04 in entrata sull’utenza di Pietro Lo Monaco da quella in uso al figlio Vincenzo Lo Monaco.

Conversazione integrale tra Pietro Lo Monaco e il figlio Vincenzo.

Pietro: Vincenzo!
Vincenzo: Ehi pa…
Pietro: …ahu…
Vincenzo: …è finita mo’…1 a 1…
Pietro: …uh…
Vincenzo: …però è un peccato…un peccato…abbiamo fatto 200 palle gol…2…2 pali diretti proprìo…2 pali
diretti nel secondo tempo…pareva stregata…cioè…
Pietro: …ma il primo tempo come è finito?
Vincenzo: il primo tempo 1 a 0 per loro…
Pietro: …uh…uh…
Vincenzo: …eh…il secondo tempo abbiamo giocato molto meglio del primo tempo…
Pietro: …chi ha fatto gol?
Vincenzo: Corona! Capito? Ma per un…peccato…peccato…perchè…(incompr.)…
Pietro: …ma hanno giocato le altre squadre? Va be’ Vincenzo arrivare quinti o arrivare quarti è la stessa cosa…quart’ultimi…
Vincenzo: …no…no…lo so…non fa niente…

Pietro: …noi…noi abbiamo buttato tutto via con il Melfì…con il Martìnafranca…
Vincenzo: …con il Catanzaro stesso…
Pietro: …con il Catanzaro…abbiamo buttato via tante…eh…potevamo avere…12…13…
…omissis…
Vincenzo: …nel secondo tempo i due pali…uno prima del gol…poi segnamo 1 a 1…subito pigliamo il
secondo palo…poi l’ultimo…glì ultimi 10 minutì…compreso il recupero si vede che si sono accontentati
del pareggìo…eh…
Pietro: …uh…uh…uh…
Poi Vincenzo passa il telefono a Fabrizio Ferrigno il quale parla con Pietro Lo Monaco della partita disputata dal Messina.
Il 28 Aprile 2015 Ferrigno telefona due volte a Impellizzeri

Progressivo n. 1860 del 28.4.2015 ore 09.56.42 in entrata sull’utenza di Impellizzeri da quella di un impianto pubblico installato a Catania in piazza Michelangelo Buonarroti. Fabrizio Ferrigno chiama Impellizzeri. I due si danno appuntamento alle 13 “al primo posto” scartando il “secondo posto”.

Progressivo n. 1939 del 28.4.2015 ore 18.21.27 in uscita dall’utenza di Impellizzeri verso quella in uso a tale Luca.
Impellizzeri chiama Luca al quale dice che per la partita si sta portando Fabrizio Ferrigno.

Progressivo n. 1951 del 28.4.2015 ore 19.50.15 in entrata sull’utenza di Impellizzeri da quella in uso a Fabrizio Ferrigno.

Ferrigno Fabrizio telefona a Gianluca Impellizzeri.
I due si vedranno davanti alla sede del quotidiano la Sicilia”.

fonte: PIANETA MESSINA

video
Il treno del ferro


Voci nel fango