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BARCELLONA: Processo Gotha 3, dura condanna per il tecnico Ravidà


da Carmelo Amato - http://www.strettoweb.com - Il collegio giudicante del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, composto dal presidente Celi e dai consiglieri Processo e Gugliotta, ha stabilito una condanna ed una assoluzione nell’ambito del processo Ghotha3, l’operazione scattata il 24 luglio del 2012 ed eseguita dai carabinieri del Ros. Le indagini consentirono di tessere la tela sugli strettissimi rapporti di collaborazione fra le mafie di Messina...
Barcellona, processo Last Orange: aperta fase istruttoria. Prossima udienza l’8 giugno


Carmelo Amato - http://www.strettoweb.com - E’ iniziata stamane avanti al Giudice Monocratico del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, Dr.ssa Maria Celi, P.M. Dr. Sozio, l’assunzione delle prove ammesse nell’ambito del procedimento relativo all’operazione denominata Last Orange, scattata all’alba del 17 aprile 2014 e che, in questa fase, vede coinvolti oltre alla società di Terme Vigliatore Transport Line Soc. Coop. anche l’imprenditore di ...
MESSINA, A LARGO DI PARADISO L'ALTINIA CARICA DI CINGOLATI. UN MERCANTILE UTILIZZATO PER IL TRASPORTO DI MUNIZIONI NEI PRINCIPALI SCACCHIERI DI GUERRA INTERNAZIONALI: Ancora una carretta del mare per il trasporto armi nello Stretto di Messina






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MESSINA: Morto il giornalista Gino Mauro. E' deceduto nella notte. Da qualche giorno era ricoverato in ospedale



E' morto nella notte, stroncato da un infarto, l'ex capo ufficio stampa della Provincia di messina, Gino Mauro (nella foto di Enrico Di Giacomo). Da qualche settimana era ricoverato in ospedale p...
Sbarco di mezzi militari a Sant'Antioco. Manifestanti bloccano il convoglio



Manifestazione di protesta al porto di Sant'Antioco da parte degli appartenenti alle associazioni contro le basi militari in Sardegna. Visto che nei prossimi giorni riprenderanno le esercitazioni, circa 25 manifes...
MAZZARRA' SANT'ANDREA (MESSINA): Restituiti al sindaco Salvatore Bucolo il denaro contante ed i preziosi orologi



Sono stati restituiti - a seguito di ricorso al Tribunale del riesame - al sindaco di Mazzarrà Sant'Andrea Salvatore Bucolo, il denaro contante, ed i pr...

L’INCHIESTA DI ANTONIO MAZZEO – Sui veleni disseminati dalle forze armate è stata avviata un’inchiesta da parte della Procura di Cagliari: Militari siciliani alla guerra nel poligono sardo di Capo Teulada. Il 26 marzo decine di blindati e cingolati hanno lasciato il porto di Messina per la Sardegna

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Migliaia di bombe, ogive e missili sono stati esplosi durante le esercitazioni che da oltre mezzo secolo le forze armate italiane e straniere effettuano nel poligono di Capo Teulada, Sardegna sud-occidentale, uno dei più estesi di tutto il territorio nazionale, 7.200 ettari circa. Giochi di guerra che hanno disseminato in un territorio unico dal punto di vista paesaggistico e naturale sostanze cancerogene e veleni mortali. Nonostante le proteste delle popolazioni locali, le azioni dirette dei movimenti No war, decine di mozioni ed interrogazioni parlamentari e le recenti inchieste giudiziarie, a Capo Teulada, reparti provenienti da ogni parte d’Italia e dai paesi dell’Alleanza atlantica continuano a sparare e spareranno ancora sino alla prossima estate. Dal 1° al 26 aprile sarà la volta delle unità e dei mezzi della Brigata Meccanizzata “Aosta”, di stanza in Sicilia. Il 26 marzo, decine di blindati e cingolati hanno lasciato il porto di Messina per la Sardegna (nella foto di Enrico Di Giacomo), a bordo della nave “Maior” di proprietà della compagnia di navigazione “Levantina Trasporti” di Bari, che il Ministero della Difesa affitta dal 1992 per trasportare armi ed esplosivi in Italia e all’estero.

Da quando è stata trasformata in uno dei reparti d’élite delle forze armate italiane per le operazioni di pronto intervento, la Brigata “Aosta” ha scelto Capo Teulada come il luogo dove testare sistemi d’arma e strategie d’attacco perlomeno due volte l’anno. La prima grande esercitazione a fuoco dei reparti siciliani risale al maggio-giugno 2005 (nome in codice Cardega 2005). Al tempo fu ancora la nave “Maior” a sbarcare nel porto di Sant’Antioco 180 mezzi ruotati, 24 cingolati, 13 autoblindo e 700 uomini e donne della Brigata “Aosta”. “Le attività a Capo Teulada sono state finalizzate all’affinamento delle procedure che, dal maggio 2006 e per sei mesi, l’Aosta dovrà attuare in Kosovo”, riferì il portavoce dell’Esercito. “Le tre settimane trascorse in Sardegna hanno consentito di mettere in atto un intenso programma addestrativo: tiri con armi portatili e di reparto diurni e notturni; tiri con mitragliatrice Browning; esercitazioni a fuoco di squadre e plotoni fucilieri meccanizzati e blindo; scuole tiro con mortai pesanti, artiglieria e sistemi d’arma Folgore; addestramento all’impiego di esplosivi, ecc.”. Stavolta i reparti dell’Aosta raggiungono la Sardegna con i blindati leggeri di nuova generazione Iveco VTLM “Lince”, i veicoli corazzati da combattimento Oto Melara VCC-1/2, gli autoblindo 8×8 “Centauro”.

Contro la prossima campagna di esplosioni e bombardamenti si sta mobilitando la rete No basi – né qui né altrove che annuncia azioni di disturbo, come quelle intraprese nell’aprile 2014, quando centinaia di attivisti riuscirono a bloccare per alcune ore il passaggio dei blindati diretti a Capo Teulada. “In questi giorni teniamo d’occhio i porti e le strade verso il poligono, pronti a ostacolare i movimenti e le manovre dei mezzi della brigata proveniente dalla Sicilia”, spiegano i portavoce del movimento. “Il 19 novembre 2014 abbiamo cercato d’impedire lo spostamento dei mezzi militari dal porto di Sant’Antioco al poligono di Teulada, mentre il 5 dicembre, durante una manifestazione lungo il perimetro della base, varie irruzioni attraverso varchi praticati nei
reticolati hanno provocato il blocco delle esercitazioni. Ancora il 20 dicembre,
un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione all’interno del perimetro del
poligono militare di Teulada”.

I danni ambientali e alla salute delle popolazioni che risiedono nei pressi del poligono e gli effetti negativi sull’economia locale sono sotto gli occhi di tutti da tempi remoti, ciononostante il Ministero della difesa si ostina a non voler trovare soluzioni alternative all’uso di Capo Teulada o quanto meno a ridurre il numero e il peso delle esercitazioni nell’area. Durante una recente campagna di rilevamento di sostanze inquinanti all’interno dell’area del poligono, sono state riscontrate percentuali di Torio 232 (elemento radioattivo la cui esposizione a medio e lungo termine è cancerogena per l’uomo), superiori da 10 a 20 volte a quelle presenti normalmente nell’ambiente naturale. L’1 dicembre 2005, l’allora sen. Mario Bulgarelli dei Verdi, in un’interrogazione al Ministro della difesa, riferì che nel corso di una riunione del Comitato misto paritetico per le servitù militari della Sardegna, le autorità militari ammisero che “nelle 335 esercitazioni effettuate nel 2004 a Capo Teulada furono impiegati in particolare 140 missili anticarro Milan e 49 missili Tow, entrambi contenenti amianto e torina, sostanze altamente tossiche, in grado di provocare l’inquinamento del terreno, delle falde e delle piante”. Nella stessa riunione, fu pure riconosciuto “l’utilizzo, a fini addestrativi, di fosforo bianco, secondo le tecniche d’attacco messe in atto dagli Usa in occasione dell’assedio di Falluja, in Iraq”.

Numerosi poi gli incendi all’interno del poligono generati dalle esercitazioni a fuoco (l’ultimo è avvenuto nell’ottobre 2014, nel corso delle “operazioni di tiro con le armi di piccolo calibro – 7.62 mm – da bordo degli elicotteri”, come dichiarato dal Ministero della difesa) o gli “incidenti” che hanno coinvolto la popolazione civile e le imbarcazioni di pescatori delle marinerie dei comuni di Teulada e Sant’Anna Arresi.

“Il poligono militare di Capo Teulada viene considerato dalle Forze armate un’area unica in Italia, in quanto consente lo svolgimento di fondamentali attività addestrative delle Forze terrestri presenti in Sardegna e delle unità Alleate”, riporta l’Indagine conoscitiva sulle servitù militari della Commissione difesa della Camera dei deputati (2007). “Il poligono assicura ogni anno l’addestramento dei volontari per renderli idonei ad ogni tipologia di impiego operativo in patria e all’estero, supportando le Brigate in approntamento per operazioni internazionali”.

Il grande poligono sardo è suddiviso in quattro aree addestrative (Alfa, Bravo, Charlie e Delta) e in una zona d’installazioni permanenti che fa capo alla Caserma S. Pisano. L’area Alfa è percorribile da ruotati e cingolati e consente lo svolgimento di attività a livello di gruppo tattico, aereocooperazione, schieramento di artiglierie e aviolancio. L’area collinare Bravo contiene al suo interno il poligono di tiro per armi individuali e di reparto di Portu Tramatzu ed è utilizzata per lo svolgimento di attività con armi di reparto, mortai, mitragliatrici, nonché per lo schieramento di artiglierie. L’area Charlie, costituita da un costone collinoso e da una zona pianeggiante, permette lo svolgimento di attività a fuoco di complesso minore, lo schieramento di mortai, l’impiego di unità anfibie nonché attività concernenti la scuola di tiro per missili teleguidati. Infine l’area Delta, costituita da una penisola interdetta al transito dei mezzi e delle persone per la presenza di residuati esplosivi, utilizzata però come area d’arrivo per colpi di mortaio ed artiglierie, missili, sganci d’emergenza di aerei e per tiri navali contro costa e bombardamenti aerei. Nelle intenzioni delle forze armate, Capo Teulada potrebbe divenire presto pure un poligono interforze per la sperimentazione dei velivoli senza pilota di ultima generazione. Due anni fa sono stati avviati al suo interno lavori di sbancamento e realizzazione di una rampa per il decollo e l’atterraggio dei droni militari. Sui veleni disseminati dalle forze armate a Capo Teulada, nel settembre 2013 è stata avviata un’inchiesta da parte della Procura di Cagliari. La scorsa estate i magistrati hanno ordinato alle forze armate di avviare gli interventi di bonifica ambientale di un’area del poligono, con la rimozione degli ordigni inesplosi e degli innumerevoli residuati metallici dispersi. Per tale compito era stata predisposta una task force composta da personale specializzato del 5° reggimento genio dell’Esercito di Macomer (Nuoro) e del 7° reggimento di Difesa NBC (Nucleare, Batteriologica e Chimica) di Civitavecchia. Gli esiti sono del tutto ignoti; di contro le esercitazioni a fuoco di carri armati e cannoni sono proseguite da allora sino ad oggi, ininterrottamente, giorno e notte.

MESSINA: Morto il “compagno” Saro Ansaldo Patti

Lutto nel mondo della politica. Oggi è morto Saro Ansaldo Patti, già dipendente della Camera di Commercio, e figura di alto spessore politico. Militante del Pci è stata una colonna storica della sinistra messinese. Ansaldo Patti, classe 1933, nel 2008 si candidò a sindaco della città di Messina, presentandosi come il rappresentante della società civile, di sinistra, ma lontano dalle logiche di partito.

MESSINA: Terremoto Ciacci, licenziato l’unico dirigente di Messinambiente

Natale Cucè

Una porta chiusa a chiave e un lucchetto a renderne impossibile l’accesso. «Gli hanno sigillato la stanza», sussurra un dipendente di MessinAmbiente. La stanza è quella del direttore tecnico, anzi, dell’ex direttore tecnico della società che gestisce la raccolta rifiuti in città, l’ing. Natale Cucè (nella foto). Licenziato in tronco, ieri mattina, dal commissario liquidatore di MessinAmbiente Alessio Ciacci. Una decisione che desta clamore, sia perché giunge senza alcun preavviso “ufficiale”, sia perché Cucè fino a ieri era l’unico dirigente rimasto nell’azienda di via Dogali. L’altro, Nino Miloro, era andato in pensione qualche mese fa. La notizia si sparge in mattinata – anche se chi frequenta Ciacci sa che da giorni il provvedimento era nell’aria – ma il comunicato ufficiale, sul sito internet di MessinAmbiente, appare solo nel pomeriggio, dopo un’assemblea dei soci nella quale, giurano i partecipanti, l’argomento Cucè non è stato nemmeno sfiorato. Al termine della riunione, Ciacci si è confrontato con alcuni dipendenti, poi è partito per il fine settimana e farà ritorno in città lunedì. Questi i contenuti del comunicato stampa: «In data odierna – si legge – si è interrotto il rapporto lavorativo di MessinAmbiente con l’ing. Natale Cucè nei suoi due ruoli precedentemente ricoperti di direttore tecnico e responsabile servizio prevenzione e protezione sulla sicurezza dei lavoratori. È stato nominato direttore tecnico ad interim il responsabile tecnico, ing. Roberto Lisi. L’azienda prosegue nel suo impegni sugli obiettivi strategici di risparmio dei costi, qualità dei servizi, raccolta differenziata, prevenzione e protezione dei lavoratori». Poche parole, che lette così, senza altre spiegazioni, farebbero intuire che evidentemente per Ciacci (e forse anche per il suo più fidato collaboratore, Raphael Rossi) la figura di Cucè, uomo della “vecchia guardia” di MessinAmbiente insieme proprio all’altro ex dirigente Miloro, non fosse compatibile con questi obiettivi dell’azienda. Ciacci preferisce non rilasciare dichiarazioni, anche perché è plausibile che partirà un percorso giudiziario, con un più che probabile ricorso da parte dello stesso Cucè. Quest’ultimo aveva ereditato proprio da Miloro il ruolo di direttore tecnico, mentre quello di responsabile tecnico è stato affidato da subito a Lisi, l’unico ad averne i requisiti. A Cucè, che in passato si era occupato anche del personale, era rimasto il ruolo di responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Un incarico dirigenziale da oltre 95 mila euro lordi l’anno. Al di là delle “non” dichiarazioni, in via Dogali è da tempo che si avvertono malumori e contrasti interni tra i vertici di MessinAmbiente. Inoltre è certo che Cucè fosse stato destinatario, nei mesi scorsi, di almeno due provvedimenti disciplinari. «Non è un fulmine a ciel sereno», spifferano dall’azienda. E qualcuno ricorda i precedenti. Ad esempio quella nota, che Ciacci inviò a funzionari e dirigenti della società poco dopo il suo arrivo a Messina, dopo uno dei primi blocchi della raccolta. Già allora il commissario minacciò provvedimenti disciplinari e non solo. «In caso di questa ulteriore e grave mancanza –mise nero su bianco – si renderanno necessari ulteriori provvedimenti nei vostri confronti». I provvedimenti disciplinari sono arrivati. E ora anche l’ulteriore provvedimento. Un licenziamento in tronco destinato a far discutere.

Sebastiano Caspanello – GAZZETTA DEL SUD

CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA – BARCELLONA: Aquilia e Scirocco condannati a 7 anni. I due imprenditori erano stati arrestati nell’inchiesta Gotha 1 dopo le accuse dei collaboratori di giustizia Santo Lenzo, Melo Bisognano e Alfio Giuseppe Castro

SCIROCCO

Il tribunale di Barcellona ha condannato a sette anni di reclusione, per concorso esterno in associazione mafiosa, gli imprenditori Mario Aquilia e Francesco Scirocco, il primo di Barcellona, il secondo di Gioiosa Marea, arrestati nel 2011 nell’operazione antimafia Gotha 1. Aquilia e Scirocco sono stati assolti dall’accusa di estorsione ed hanno ottenuto la scarcerazione I giudici, infatti,dopo tre anni di reclusione hanno revocato l’ordinanza di custodia cautelare. A sostenere l’accusa nel processo il PM Fabio D’Anna che per entrambi aveva chiesto la condanna a 13 anni.

Aquilia e Scirocco erano stati arrestati nell’inchiesta Gotha 1 dopo le accuse dei collaboratori di giustizia Santo Lenzo, Melo Bisognano e Alfio Giuseppe Castro che li avevano indicati come vicini alla famiglia mafiosa di Barcellona.

Michele Galluccio al vertice della Corte d’appello di Messina

Incarico di prestigio per l’attuale presidente del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto, Michele Galluccio, nominato ieri dal Csm al vertice della Corte d’appello di Messina. Il magistrato 62enne ha vinto per un solo voto – undici a dieci – il duello con il calabrese Luciano Gerardis, presidente del Tribunale di Reggio Calabria. Un risultato sofferto che conferma le spaccature emerse già all’interno della commissione. Candidato di Unicost, Galluccio ha chiaramente ricevuto il voto dei componenti del suo gruppo di appartenenza (Sangiorgio, Cananzi, Spina, Forciniti e Palamara), di Galoppi (Magistratura indipendente), Morgigni (Autonomia e Indipendenza), dei laici Balducci, Zaccaria e Fanfani e del neo procuratore generale della Cassazione, Pasquale Ciccolo.

Di Matteo ritira la domanda per Enna: ora l’attesa per il posto alla Pna

Ora che è stata ritirata la domanda per la Procura di Enna, a Di Matteo non resta che attendere l’esito del Csm per sapere se varcherà o no la porta della Procura nazionale antimafia. Questi, infatti, erano i due concorsi ai quali il pm aveva partecipato. La domanda è stata ufficialmente ritirata lo scorso 18 marzo per il posto di procuratore della Repubblica di Enna, che fino all’8 agosto sarà occupato da Calogero Ferrotti. Sono in 13, attualmente, ad aspirare al posto vacante, tra questi il pm della Dda di Caltanissetta Roberto Condorelli e il pm della procura nissena Fernando Asaro. Già previsto invece, per il prossimo 23 novembre, l’insediamento dei sostituti procuratori che faranno parte dello staff del futuro procuratore, adeguando così l’organico alla mole di lavoro sostenuta dalla procura ennese: si tratta di Stefania Leonte di Calascibetta, Giovanni Romano, originario di Palermo, e Francesco Lo Gerfo di Taormina.

Per Di Matteo, quindi, resta solo da vedere come si pronuncerà il Consiglio superiore della magistratura nella successiva discussione sull’assegnazione dei posti alla procura nazionale antimafia. Discussione che ha subito un altro rinvio e, con tutta probabilità, avrà luogo soltanto dopo Pasqua. Il nome del pm palermitano, inizialmente bocciato, era tornato in gioco a seguito della proposta del togato Aldo Morgigni (Autonomia e Indipendenza) che durante l’ultimo plenum del 17 marzo aveva evidenziato come la Terza Commissione, proponendo la propria terna di nomi, non avesse valutato nel giusto modo la candidatura di Di Matteo. Nella nuova graduatoria stilata da Morgigni Di Matteo è al primo posto secondo il meccanismo dei punteggi assegnati per ogni titolo. Proprio per attendere il verdetto del Csm, il pm del pool trattativa aveva rifiutato la possibilità di un trasferimento, proposto sempre dalla Terza Commissione del Csm, in qualsiasi altra procura per ragioni di sicurezza, a seguito delle continue minacce culminate con la rivelazione di un piano di morte nei suoi confronti. Non è ancora chiaro, però, se gli oltre 17 anni di impegno quasi esclusivamente antimafia e l’indiscussa professionalità (così temuta da predisporre l’eliminazione del magistrato) sarà ugualmente presa in considerazione per un posto alla Pna. Se così fosse si tratterebbe, aveva scritto recentemente la fotografa siciliana Letizia Battaglia in un appello al presidente Mattarella, di “dare un segnale forte da parte dello Stato per salvare la vita a questo magistrato” perché, continuava, “come Lei sa meglio di me la Sicilia è una terra che vive di segnali e mai come in questo momento è importante non isolare il pm Di Matteo”. Uno degli attacchi più recenti contro i pm del processo trattativa Stato-mafia è culminato con una querela per diffamazione, firmata dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dai sostituti Roberto Tartaglia, Francesco Del Bene e Antonino Di Matteo contro “Ultimo”, il colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio che catturò Totò Riina. Ultimo, in due interviste, apostrofava i magistrati definendoli “farisei della giustizia e della ‘infamazione’ reazionaria”, accusandoli di aver realizzato “un golpe funzionale”. L’ufficiale sosteneva poi che l’inchiesta sulla trattativa porterebbe vantaggio solo a Riina, e chiedeva scusa all’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per essere stato chiamato a deporre al processo sui dialoghi tra Stato e mafia. Un chiaro riferimento al pool trattativa che ha fatto scattare l’immediata denuncia.

I pm della trattativa contro ‘Ultimo’. Scatta la querela per diffamazione

PALERMO – I pm che indagano sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia hanno querelato per diffamazione il colonnello Sergio De Caprio, l’ufficiale dell’Arma, soprannominato Ultimo, che catturo’ il boss Toto’ Riina. In due interviste a un sito, rilasciate a ottobre e a febbraio, De Caprio sosteneva, tra l’altro, che l’inchiesta sulla trattativa porterebbe vantaggio solo a Riina. “Ultimo” definiva inoltre i magistrati “farisei della giustizia e della ‘infamazione’ reazionaria” e li accusava di avere realizzato “un golpe funzionale”.

L’ufficiale chiedeva inoltre scusa all’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano, chiamato a deporre al processo trattativa, “per quel che aveva subito da personaggi che operano per esigenze illecite e personali”. Il riferimento era evidentemente ai pm che l’avevano citato. La querela è stata firmata dall’aggiunto Vittorio Teresi e dai pm Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene.

“Sono molto rammaricato: io volevo offendere Riina, invece si sono offesi loro”. Questa la replica del colonnello Sergio De Caprio, il ‘Capitano Ultimo’ che arrestò Riina, alla notizia di essere stato querelato per diffamazione dai pm di Palermo che indagano sulla ‘trattativa’. “Spero che mi potranno perdonare. Altrimenti me ne faro’ una ragione e li risarcirò profumatamente”, aggiunge.

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Il treno del ferro


Voci nel fango