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La Copertina
28 mag 2016
ECCO LE INTERCETTAZIONE - MESSINA, L'OPERAZIONE 'MATASSA' SULLA LURIDA COMPRAVENDITA DEI VOTI: INTERROGATO PAOLO SIRACUSANO, 'BECCATO' IN UNA TELEFONATA CON BALDASSARRE GIUNTI. E' INDAGATO DI CONCORSO IN ASSOCIAZIONE A DELIQUERE FINALIZZATA ALLA CORRUZIONE ELETTORALE
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NELL'INTERROGATORIO DI GARANZIA IL PENTITO BISOGNANO NON RISPONDE - Messina, i boss arrestati esultavano per il crac della Tecnis: "Così si apre spazio per noi"










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RASEGNAWEB - MESSINA: Busta con proiettile e minacce all’avvocato Bonni Candido


da NORMANNO.COM - Una busta con un proiettile e una minaccia, destinatario l’avvocato Bonni Candido, noto penalista messinese, impegnato nei più importanti tra i processi che vedono coinvolti colletti bianchi. La busta, gialla, è giunta all’indirizzo di studio del professionista. Conteneva un proiettile e poche righe, scritte al computer, sufficienti a far comprendere che a qualcuno quel penalista...
RASSEGNAWEB - MESSINA: Operazione OTOLANDIA, la truffa delle protesi acustiche. CONDANNATI I MEDICI ACHILLE SALVINI (5 ANNI) E ROBERTO FORMENTO (3 ANNI E 5 MESI)


Cinque le condanne inflitte dai giudici della seconda sezione penale (presieduta da Fabio Pagana, a latere Claudia Misale e Antonino Barbagallo), due le assoluzioni, nell’ambito del processo scaturito dalla operazione Otolandia, del 2009, sulle protesi acustiche che vedeva al centro dell’inchiesta una società, accusata di avere messo in piedi una serie di truffe (50) per ottenere dall’Asl 64mila euro che - sostenne l’accusa - non erano dovuti....

 

MESSINA: IL FALLIMENTO DELLA GEDIM COSTRUZIONI. GLI ONOREVOLI BASILIO E ANTONINO GERMANA' CONDANNATI ANCHE IN APPELLO PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA (3 ANNI E DUE MESI)



  LA CORTE D'APPELLO DI MESSINA HA PARZIALMENTE RIFORMATO LA SENTENZA DI PRIMO GRADO NEL PROCESSO SCATURITO DAL FALLIMENTO DELLA 'GEDIM' COSTRUZIONI, IMPRESA ...
Calcio Scommesse Lega Pro: Procura di Catania apre inchiesta. 5 LE PARTITE DEL MESSINA SOTTO OSSERVAZIONE

Sedici partite anomale, 5 del campionato di Serie A e 11 di Lega Pro, sono state rilevate sul dossier presentato dai bookmakers agli inquirenti. La notizia, riportata ieri da La Repubblica, ha avuto un riscontro oggi: la Procura di Catania ha infatti aperto un’inchiesta per quel che riguarda i match del campionato di terza categoria. Giri di scommesse anomali che hanno fatto scattare un campanello d’allarme e sui quali si indagherà nelle ore e nei gio...
LA DECISIONE DEL TRIBUNALE DEL RIESAME: Messina, domiciliari per il consigliere comunale Paolo David



Arresti domiciliari per il consigliere comunale Paolo...

IL CASO: Una donna di 32 anni muore dopo l’estrazione di un dente a Messina

Una donna di 32 anni, Veronica Tedesco, è morta oggi in uno studio dentistico a Messina in seguito alla estrazione di un dente. Sembra che la donna sia stata colpita da shock anafilattico. Sul caso indaga la polizia che ha sequestrato lo studio. Il corpo della vittima è stato trasportato al Policlinico. L’anafilassi è definita come «una grave reazione allergica a rapida comparsa e che può causare la morte». Nelle forme più gravi si parla di «shock anafilattico». È causata da una particolare forma di ipersensibilità, comunemente detta “allergia”, verso una sostanza antigenica (detta allergene). Le cause più comuni comprendono punture di insetti, alimenti e farmaci. In genere si presenta con una serie di manifestazioni cliniche tra cui prurito, angioedema (gonfiore) della faccia e della gola, rapido calo della pressione arteriosa sistemica. A livello fisiopatologico, l’anafilassi è una reazione di ipersensibilità del I tipo, dovuta al rilascio di mediatori da parte di alcuni tipi di globuli bianchi attivati da meccanismi immunitari e non. Viene diagnosticata sulla base dei sintomi e dei segni che si presentano. L’esposizione alla sostanza può avvenire per inalazione, ingestione, contatto o inoculazione dell’allergene. La reazione di anafilassi propriamente detta avviene nei confronti di un antigene con cui il soggetto è già entrato in contatto precedentemente.

Messina, sui Nebrodi la scuola degli orrori: fermate tre maestre

L’ordine ai bambini era secco: “Sia chiaro, quello che succede in classe non si deve riferire a casa e quello che succede a scuola deve rimanere a scuola”. Nell’unica scuola elementare di questo paesino di nemmeno un migliaio di anime dei Nebrodi, il cui nome resta segreto per la privacy dei bambini, non sarebbe dovuto passare inosservato quel che accadeva ogni giorno in classe. Ma alla fine ci sono voluti i pianti e i terrorizzati racconti di alcuni bambini di sei, sette anni e le denunce dei genitori a fermare tre maestre che mantenevano l’ordine in classe a suon di schiaffi, botte e spintoni. Maltrattamenti, quelli raccontati dai bambini e denunciati dai genitori, che sono stati poi ripresi da una telecamera piazzata nelle aule dai poliziotti del commissariato di Sant’Agata di Militello.

Tre i provvedimenti interdettivi emessi dal giudice per le indagini preliminari di Patti Ugo Molina su richiesta del sostituto procuratore Orlando. La più grande delle maestre, una donna di 57 anni, è stata interdetta dall’insegnamento per un anno, le altre due più giovani, una di 47 e l’altra di 40 anni, sospese per sei mesi. I provvedimenti sono stati notificati questa mattina a scuola dalla polizia.

L’indagine è nata quando, nell’anno scolastico in corso, i genitori di alcuni bambini delle elementari si sono insospettiti perché i loro figli non volevano più andare a scuola o entravano in classe impauriti o tornavano a casa piangendo. Persino la recita scolastica sembrava terrorizzarli. Un bambino ha raccontato di un compagno colpito con violenza sulla nuca dopo essersi addormentato sul banco, colpito cosi forte da procurarsi un bernoccolo in fronte, un altro preso a schiaffi solo per aver detto di volere cambiare maestra. Piano piano le famiglie sono riuscite a far raccontare ai bambini quel che succedeva in classe e si sono rivolti al commissariato di polizia di Sant’Agata. Da qui la decisione degli inquirenti di piazzare a scuola una telecamera che ha confermato i ripetuti maltrattamenti subiti dai piccoli alunni.

Le immagini sono chiare: in una l’insegnante afferra con violenza il bambino dalla giacca della tuta e lo trascina fuori strattonandolo e urlando, in un’altra uno dei bimbi porta alla cattedra il proprio compito e la maestra lo colpisce con uno schiaffo in pieno volto, poi lo blocca su una sedia e lo colpisce ancora. In altre immagini si vedono bimbi terrorizzati nascondersi sotto i banchi. E poi le intercettazioni registrano un campionario di insulti in siciliano: “Sei una capra, cretino, schifosi, cammina tu e tua madre pure… Un porcospino sei, un ritardato mentale, siete cosa di stare per la strada è di andarsene

veramente nel carcere minorile, non siete cosa di stare con le persone perbene. Appena tu non scrivi ti vengo a prendere e ti passo con i piedi sulla pancia, vi lascio il segno addosso per tutta la vita”.

La maestra più spietata era la più anziana, le altre due spesso osservavano impassibili e senza intervenire e quando sono state interrogate dalla polizia hanno apertamente negato anche dopo aver saputo dell’esistenza della telecamera che aveva ripreso tutto. ALESSANDRA ZINITI – LA REPUBBLICA

I PARTICOLARI – I NOMI E LE FOTO DEGLI ARRESTATI – Operazione “Vecchia Maniera”, gli accordi tra un collaboratore di giustizia e un imprenditore mafioso: ARRESTATO IL PENTITO CARMELO BISOGNANO

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ROTTINO-StefanoCavallo_vitodigiorgio  L’intensa attività d’indagine, denominata Operazione “Vecchia Maniera”, che ha portato all’arresto di 4 persone per i reati per i reati di attribuzione fittizia di titolarità societarie (art.12 quinquies D.L.306/92 L.203/91), tentata estorsione ed estorsione aggravata dal metodo mafioso e per l’appartenenza dell’autore ad associazione mafiosa, Carmelo Bisognano, Tindaro Marino, Angelo Lorisco e Stefano Rottino, è stata avviata nel 2015 dal Commissariato di Pubblica Sicurezza di Barcellona P.G., a margine delle indagini sul conto del sodalizio mafioso riconducibile a Cosa Nostra siciliana denominato “dei barcellonesi” ed in particolare della sua storica diramazione territoriale c.d. “dei mazzarroti”, che condussero il 16 aprile 2015 all’arresto di otto esponenti della cosca di Mazzarrà S. Andrea per i reati di associazione mafiosa, estorsioni, detenzione e porto illegale di armi.   Le indagini del presente procedimento hanno avuto origine da alcune intercettazioni telefoniche, esperite dagli investigatori del Commissariato e disposte dalla D.D.A. nell’ambito della predetta operazione antimafia, dalle quali è emerso, come rilevato dal Gip nell’ordinanza oggi eseguita, “che Bisognano Carmelo, collaboratore di giustizia, sottoposto a programma di protezione e residente in località protetta, continuava a coltivare anomali “interessi” per il territorio di Mazzarrà S. Andrea, nonostante si fosse allontanato da tempo da quell’area”. Egli era, infatti, intervenuto a difesa di un imprenditore di Mazzarrà S.Andrea, che aveva subìto a scopo estorsivo l’incendio di un veicolo, prendendo le sue parti e dissuadendo gli autori, Giuseppe Cammisa, Sebastiano Torre Sebastiano e Mario Panté (affiliati alla cosca dei “mazzaroti” e tutti arrestati il 16.4.2015 nell’operazione antimafia “Gotha V”), dal continuare nella loro attività estorsiva (“… Melo dice di lasciare stare, di finirla con queste discussioni, con queste cose, di finirla, altrimenti scende lui e la fa finire.”).   Bisognano aveva un diretto interesse nella società di cui era formalmente titolare l’imprenditore di Mazzarrà S.Andrea. Le indagini poste in essere, ed in particolare le intercettazioni telefoniche ed ambientali, hanno consentito di provare che l’uomo, con la fattiva collaborazione del fedelissimo Lorisco Angelo, nel mese di agosto 2015 ha concluso un vero e proprio “pactum sceleris” con Marino Tindaro, caratterizzato da uno scambio di prestazioni con reciproco vantaggio.   Bisognano, infatti, nella sua veste di collaboratore di giustizia, si è impegnato a rilasciare dichiarazioni più favorevoli nei confronti di Marino, rispetto a quelle in precedenza rese nell’ambito dei vari procedimenti che lo riguardavano. Marino, dal canto suo, ha promesso erogazioni di cospicue somme di denaro e si è impegnato a coinvolgere il collaboratore nella sua attività imprenditoriale, entrando in affari direttamente con costui fino al punto di costituire e finanziare una società, di fatto riconducibile ad entrambi, anche se intestata a terze persone e cioè gli odierni indagati.   Nel mese di dicembre Bisognano aveva reso le dichiarazioni richiestegli dal Marino per “alleggerire” la sua posizione e le stesse venivano utilizzate nell’ambito di un procedimento di prevenzione a carico del Marino, nonché innanzi alla Corte di Cassazione nel giudizio c.d. “Gotha 1 – Pozzo 2” che lo vedeva imputato. Sul punto il Gip, nell’affermare la sussistenza del reato di cui all’art. 371 ter c.p. (false dichiarazioni), rileva che “può senz’altro sostenersi che Bisognano abbia rilasciato false dichiarazioni sulla posizione del Marino stesso, in quanto oggettivamente diverse da quelle in precedenza rese, assolutamente più favorevoli per quel soggetto in quanto ne attenuavano non poco la sua responsabilità penale. La scelta fatta dal Bisognano era volta a svolgere una nuova, lucrosa attività imprenditoriale, al riparo da “occhi indiscreti”.   Dalle intercettazioni e dai relativi riscontri documentali è, inoltre, emersa la prova del reato di cui all’art.12 quinquies L.203/91, relativo alla attribuzione fittizia della titolarità della società i cui intestatari fittizi sono oggi indagati.   “Dalle intercettazioni è emerso che l’effettivo proprietario della società era Carmelo Bisognano il quale, non potendo figurare in prima persona nell’assetto societario a causa dei suoi trascorsi giudiziari e dell’attuale status di collaboratore di giustizia, si è occupato personalmente di far intestare le quote agli odierni indagati avvalendosi della fattiva collaborazione di Tindaro Marino”. Quest’ultimo ha corrisposto somme di denaro e consegnato veicoli per lo svolgimento delle attività della società, in alcuni casi sollecitato direttamente da Bisognano che, nelle conversazioni intercettate, gli ha ricordato gli impegni assunti e da lui mantenuti con le dichiarazioni rese in suo favore.   Ultimamente la coppia, proprio attraverso la società, era molto attiva allo scopo di accaparrarsi lavori pubblici da effettuare nella zona tirrenica della provincia di Messina, ricavandone lauti guadagni e tornando a lavorare alla “vecchia maniera”.   La società “ era di fatto gestita dai due con la fattiva collaborazione di Angelo Lorisco. In particolare, il Bisognano e il Marino sono “le teste pensanti” della società, coloro che ne decidevano le sorti e il destino, e ciò anche in ragione della loro “competenza specifica” in materia.   Lo stesso Marino dimostra di vantare consolidati rapporti nel palermitano, nel mese di febbraio 2016, allo scopo di introdurre in quel cantiere alcuni mezzi della società, e mette in contatto Lorisco con un capo cantiere di una società impegnata a Palermo in lavori ferroviari. Dopo diversi incontri tra il Lorisco ed il capo cantiere, il cui contenuto è stato puntualmente riferito a Bisognano ed intercettato dagli investigatori, si giunge a stipulare il contratto di lavoro nell’attesa del rilascio della certificazione antimafia e, come rileva il Gip, proprio “le ultime conversazioni intercettate in ordine di tempo hanno messo in luce il particolare attivismo del duo Bisognano/Lorisco per ottenere la certificazione antimafia a favore della società, condizione imprescindibile per la piena operatività della stessa” ed al fine di “velocizzare il rilascio del certificato antimafia” cercavano di attivare ogni “conoscenza”.   Inoltre ai due viene contestato il reato di tentata estorsione commesso, nel mese di febbraio 2016, in danno di due imprenditori edili di Terme Vigliatore. In tal caso dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali, come rileva il Gip, emerge la chiara intenzione di Bisognano e Lorisco di imporre alla società dei due imprenditori edili, l’utilizzo di mezzi di lavoro nella propria disponibilità. L’intenzione era di ottenere detti lavori con la minaccia ai titolari della società in questione, veicolata dal Lorisco, di rendere dichiarazioni che avrebbero pregiudicato la posizione dei due imprenditori edili, e quindi delle società da costoro gestite. E ciò a differenza di quanto avvenuto nel passato, allorquando, invece, egli avrebbe omesso di riferire all’Autorità Giudiziaria fatti e circostanze aventi rilievo penale sul conto dei predetti.   Dalle attività di indagine condotte dal Commissariato P.S. di Barcellona P.G. è emersa inoltre la responsabilità di Stefano Rottino e Angelo Lorisco per un’ attività estorsiva condotta, nei mesi di gennaio e febbraio 2016, in danno di una società avente diversi punti di vendita nella città del Longano per il commercio di prodotti per la cura della persona. Per tale reato sono state ritenute sussistenti dal Gip le aggravanti di cui all’art.7 del D.L.152/91 in quanto le condotte sono state poste in essere con “metodo mafioso”, nonché l’aggravante prevista nel caso in cui l’autore sia persona che fa parte di una associazione mafiosa (ROTTINO Stefano è stato condannato in esito al processo “Gotha 4” per il reato di cui all’art.416 bis).   Le intercettazioni ed i relativi riscontri, hanno consentito di accertare che Rottino, su indicazione di Giuseppe Antonino Treccarichi, pregiudicato condannato per associazione mafiosa nel procedimento penale “Gotha 4”, incaricava Angelo Lorisco di riscuotere una somma di denaro presso i punti vendita, cosa che effettivamente il Lorisco faceva dopo aver informato Bisognano che “intuendo la natura illecita della richiesta avanzata dal Rottino suggeriva al Lorisco di essere estremamente cauto”.

 

IL COMUNICATO DELLA QUESTURA.   Dalle prime ore di oggi, in diverse località della provincia di Messina, i poliziotti del Commissariato P.S. di Barcellona Pozzo di Gotto, con la collaborazione della Squadra Mobile di Messina, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Messina, d.ssa Monica Marino, su richiesta del Procuratore Capo della Repubblica Guido Lo Forte e dei P.M. Vito Di Giorgio e Angelo Cavallo della Direzione Distrettuale Antimafia.   L’operazione ha portato all’arresto di 4 soggetti per i reati di attribuzione fittizia di titolarità societarie (art.12 quinquies D.L.306/92 L.203/91), tentata estorsione ed estorsione aggravata dal metodo mafioso e per l’appartenenza dell’autore ad associazione mafiosa. Nel medesimo procedimento a tre degli arrestati (Bisognano, Marino, Lorisco) viene inoltre contestato, in concorso, il reato di false dichiarazioni ed a Bisognano e Lorisco il reato di favoreggiamento.   Altre 4 persone sono indagate in stato di libertà per avere concorso nel reato di attribuzione fittizia di titolarità societarie.   Sono stati arrestati:   BISOGNANO Carmelo, nato a Mazzarrà S. Andrea (ME) il 23.8.1965, pregiudicato, condannato in via definitiva per associazione mafiosa quale promotore e capo della cosca mafiosa dei “Mazzaroti”, articolazione della “famiglia” mafiosa di Barcellona P.G., dal 2010 collaboratore di giustizia, domiciliato in località di protezione; MARINO Tindaro, nato a Gioiosa Marea (ME) il 15.6.1960, pregiudicato, arrestato il 24.6.2011 nell’ambito dell’operazione “Pozzo 2”, condannato in data 14.1.2016 in via definitiva per concorso in associazione di tipo mafioso, in atto è sottoposto alla misura degli arresti domiciliari; LORISCO Angelo, nato a Barcellona Pozzo di Gotto il 27.11.1967, residente in Mazzarrà Sant’Andrea, pregiudicato; ROTTINO Stefano, nato a Mazzarrà Sant’Andrea il 18.11.1972, ivi residente, pregiudicato, in atto sottoposto al regime degli arresti domiciliari in S. Agata Militello. I provvedimenti scaturiscono da una complessa attività investigativa, avviata nel 2015 dal Commissariato di Pubblica Sicurezza di Barcellona P.G., a margine delle indagini sul conto del sodalizio mafioso riconducibile a Cosa Nostra siciliana denominato “dei barcellonesi” ed in particolare della sua storica diramazione territoriale c.d. “dei mazzarroti”, che condussero il 16 aprile 2015 all’arresto di otto esponenti della cosca di Mazzarrà S. Andrea per i reati di associazione mafiosa, estorsioni, detenzione e porto illegale di armi. BISOGNANO-CARMELO

Migranti, rivolta nel centro per minori a Messina: distrutti arredi e suppellettili

MESSINA – Protesta nel centro di accoglienza per minori di Fondachelli Fantin. I migranti, tutti minorenni non accompagnati, lamentavano le condizioni di vita del centro, ricavato all’interno dello stadio comunale. Una sistemazione che non avrebbe soddisfatto i migranti. Ieri la protesta e’ esplosa, i migranti hanno manifestato arrivando anche a danneggiare arredi e suppellettili. Letti, rubinetti, armadi ed altro sono stati resi inservibili. Sono intervenuti carabinieri e polizia. A fine giornata, dopo aver placato gli animi e’ arrivata la decisione di trasferirli dal centro montano a Messina. Una parte di questi migranti, in tutto 22 ragazzi, a Messina. Sono stati destinati all’ex hotel Liberty. Questa mattina un altro gruppo di 16 persone ha lasciato Fondachelli Fantina per essere trasferito a Messina, questi ultimi nvece, sono stati destinati in una struttura di viale Regina Elena.

Messina: scomparso da venerdì, trovato morto in dirupo

MESSINA – Il cadavere di Cosimo Scopelliti, 32 anni, è stato ritrovato a Dinnamare a Messina dove la sua auto per motivi da accertare, sarebbe finita fuori strada in un dirupo. Dell’uomo, che faceva il giardiniere non si avevano notizie da venerdì scorso quando aveva salutato la moglie dicendo di andare a lavorare. Ora è stato ritrovato il cadavere che è stato trasportato all’ospedale Papardo di Messina. Indagano i carabinieri.

Il card. Montenegro eletto presidente di Caritas Italiana

FRANCO MONTENEGRO

L’Assemblea Generale della Cei ha eletto il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, presidente della Commissione episcopale per il Servizio della Carità e la Salute e, in quanto tale, presidente di Caritas Italiana e della Consulta ecclesiale degli Organismi Socio-assistenziali.

Domiciliari per l’ex Igea Virtus Millesi nella nuova Calciopoli

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da messinaora.it – Un’inchiesta sui clan camorristici di Secondigliano proietta sospetti su partite truccate del campionato di serie B. Dieci arresti sono stati eseguiti su richiesta del pool anticamorra di Napoli coordinato dal procuratore aggiunto Filippo Beatrice, uno dei magistrati che ha condotto l’inchiesta di Calciopoli. I fatti si riferiscono al campionato di serie B 2013-2014. Un calciatore di serie A, Armando Izzo del Genoa è indagato. L’ex Igea Virtus Francesco Millesi è, invece, ai domiciliari.

Le indagini ipotizzano contatti fra il capoclan della Vinella Grassi Umberto Accurso, arrestato 11 maggio scorso dopo tre anni di latitanza, diretti ad alterare il risultato delle gare. L’inchiesta è condotta dal pm Maurizio De Marco con i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale.

In particolare, le indagini, seguite anche dal PM della Direzione nazionale antimafia Maria Vittoria De Simone, hanno fatto venire alla luce la capacità di influenzare alcune partite del campionato di serie B giocate in Campania nel maggio del 2014: attraverso un contatto, Izzo, non raggiunto da misura cautelare ma indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, il capoclan Accurso e la sua organizzazione avrebbero attratto nell’orbita criminale altri soggetti, che avrebbero messo a disposizione ingenti somme di denaro per corrompere giocatori di una squadra di serie B. Almeno due partite disputate nel maggio 2014 sarebbero state truccate: Modena-Avellino e Avellino – Reggina. Per Modena Avellino, disputata il 17 maggio 2014, il boss Accurso avrebbe promesso prima 200 mila euro, offrendone poi 150 mila e infine consegnato 30 mila a un intermediario, l’ex calciatore Luca Pini, che li avrebbe a sua volta dati al calciatore oggi all’Acireale ed ex Igea ( 2000-03) Francesco Millesi. La somma sarebbe stata utilizzata per corrompere altri calciatori e influire sul risultato finale della gara. In questa vicenda sono indagati di frode sportiva Millesi e il calciatore Maurizio Peccarisi.

Per Avellino Reggina del 25 maggio 2014, nel capo di imputazione è citato anche Izzo. Su questa partita, il clan aveva scommesso 400 mila euro sulla vittoria dell’Avellino, guadagnandone 110 mila. A Millesi sarebbero stati consegnati attraverso Pini 50 mila euro destinati a corrompere non meglio identificati calciatori della Reggina. Pini e Millesi sono indagati di concorso esterno in associazione camorristica: nei loro confronti la Procura ha disposto gli arresti domiciliari. (@Gianfranco Pensavalli)

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Il treno del ferro


Voci nel fango